INSIEME PER LA PACE. Il 2 agosto 2026 – 28° Incontro – Dopo il grido di dolore dei mesi scorsi, Amar Rihan profugo di Jabalia (Gaza) con la famiglia torna in piazza e racconta l’ecocidio in corso in Palestina.

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Gli scenari di guerra sempre più tragici e
il genocidio a Gaza
hanno spinto numerose realtà, cittadine e cittadini a partecipare agli incontri
Insieme per la pace
che si svolgono ogni prima domenica del mese
in piazza dell’Isolotto dalle 9:30 alle 10:30
.
La piazza diventa uno spazio aperto di condivisione, denuncia e speranza: un luogo affacciato sul mondo, aperto a chiunque senta il desiderio, il bisogno,
di dare voce al proprio desiderio e impegno per la pace.

Ognuno può portare e condividere un pensiero,
una notizia, una riflessione, una preghiera,
una testimonianza, un appello, una proposta,
una poesia, una canzone.
Dal 5 maggio 2024, per ogni incontro è stato realizzato un fascicolo che raccoglie gli interventi e le testimonianze proposte in piazza.
I fascicoli sono qui sotto disponibili.

Domenica 2 agosto 2026 Amar Rihan, profugo palestinese di Jabalia, è tornato a Insieme per la pace e ha affidato alla figlia Sundus una riflessione per descrivere l’ecocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania.
Ecco le sue parole.

L’ecocidio a Gaza
Quando la guerra diventa una guerra contro l’essere umano, la terra, l’acqua e l’aria.

La tragedia di Gaza non si limita più alle vittime e alla distruzione urbana, ma ha ormai raggiunto le basi ambientali su cui si fonda la vita stessa. Ciò che sta accadendo oggi a Gaza rappresenta un esempio drammatico di ciò che nella letteratura ambientale internazionale viene definito ecocidio, ovvero la distruzione su larga scala degli ecosistemi in modo tale da minacciare la sopravvivenza delle comunità umane e privarle delle risorse fondamentali per vivere.
L’ecosistema della Striscia di Gaza ha subito danni senza precedenti che hanno colpito contemporaneamente le risorse idriche, il suolo, l’aria, il mare, la biodiversità e le infrastrutture ambientali. Le conseguenze di questa catastrofe sono destinate a protrarsi per decenni, anche dopo la fine della guerra.
L’acqua è diventata una delle principali vittime del conflitto: la maggior parte delle strutture idriche e delle reti fognarie è stata messa fuori servizio e tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue hanno smesso di funzionare. Delle 54 stazioni di pompaggio e dei serbatoi d’acqua, solo un numero limitato continua a operare parzialmente. Questo ha provocato la contaminazione delle falde acquifere e dell’ambiente marino, aumentando la diffusione di malattie legate all’acqua contaminata.
Anche i terreni agricoli hanno perso la loro capacità produttiva a causa della vasta distruzione di alberi e colture. Il suolo è stato contaminato da metalli pesanti, residui di munizioni, sostanze chimiche e acque reflue non trattate. Ciò minaccia la sicurezza alimentare e rende il ripristino della produzione agricola un processo che richiederà molti anni di bonifica e riabilitazione.
Il mare, che per lungo tempo è stato una fonte di sostentamento e di vita, è stato anch’esso colpito dall’inquinamento continuo causato dalle acque reflue, dai rifiuti, dalle sostanze pericolose e dai residui delle munizioni. Questo ha portato al quasi completo collasso del settore della pesca e mette in pericolo l’intera catena alimentare marina.
Anche l’aria è diventata parte della tragedia: la polvere generata dai bombardamenti e dalle demolizioni, gli incendi frequenti e la combustione di edifici e strutture industriali hanno rilasciato grandi quantità di particolato fine e sostanze tossiche. Ciò ha contribuito all’aumento delle malattie respiratorie, soprattutto tra bambini, anziani e persone affette da patologie croniche.
Uno degli aspetti più gravi della catastrofe ambientale a Gaza è rappresentato dalle macerie. Oggi sono presenti oltre 80 milioni di tonnellate di detriti in un’area geografica piccola e densamente popolata. Una parte di queste macerie contiene amianto, metalli pesanti, sostanze chimiche pericolose e residui di munizioni, rappresentando una minaccia continua per la salute pubblica, per l’ambiente e per la sicurezza delle future generazioni per anni, e forse per decenni.
L’ecocidio non si misura soltanto dal numero di alberi abbattuti, dai pozzi distrutti o dalle tonnellate di macerie accumulate, ma anche dal numero di anni necessari affinché le persone possano recuperare il proprio diritto ad avere acqua pulita, aria sicura, una terra capace di produrre cibo e un mare in grado di sostenere la vita.
L’ambiente a Gaza è diventato una testimonianza silenziosa di una guerra che ha superato i confini dello scontro militare, colpendo le stesse condizioni della sopravvivenza umana. Questo impone alla comunità internazionale una responsabilità giuridica ed etica nella protezione dell’ambiente durante i conflitti armati e nel perseguire coloro che ne causano la distruzione, poiché la tutela dell’ambiente non è un lusso dello sviluppo, ma una parte essenziale del diritto alla vita e alla dignità umana.

“Insieme per la pace” è un’iniziativa promossa e animata dalla Comunità dell’Isolotto e dalla Parrocchia dell’Isolotto insieme ad altre realtà di base del quartiere e della città: Donne Insieme per la Pace, il Circolo 25 Aprile, il gruppo La Comune, la Sezione Anpi Sergio Rusich, la Piccola scuola di Pace e molti cittadini e cittadine senza particolari appartenenze.

Al termine di questo momento la Comunità dell’Isolotto prosegue la riflessione sul tema della pace
presso le ex Baracche verdi in Via degli Aceri 1.