30.01.2022 – Riflessioni sul Mediterraneo e sull’Europa come fortezza

Riflettiamo insieme sulla situazione del Mediterraneo in vista dell’incontro dei Vescovi e dei Sindaci che si terrà a Firenze dal 23 al 27 febbrario “Mediterraneo frontiera di pace”.

Fonte: www.limesonline.com – Carta di Laura Canali 2016

Amnesty International (settembre 2019): “La rotta del Mediterraneo centrale – intrapresa ogni anno da decine di migliaia di donne, uomini e bambini in cerca di salvezza a bordo di barche fatiscenti – è diventata sempre più pericolosa e contraddistinta da un alto tasso di mortalità. Le persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie che tentano la traversata del Mediterraneo – spesso già provate da prolungati periodi di detenzione nelle carceri libiche, uno dei paesi con il maggior numero di partenze –, sono sempre più esposte al rischio di morte a causa della progressiva scomparsa di entità – internazionali, governative e non governative – dedite al soccorso in mare. La sostanziale inattività delle missioni europee, come il decadimento della missione Sophia, e l’inasprimento delle politiche italiane in tema di migrazione, hanno di fatto posto le basi per quella che da più parti è stata definita una vera e propria “ecatombe” nel Mar Mediterraneo. Una re:sponsabilità di tutta l’Europa e dell’Italia che, dal 2016, iniziarono a investire nel rafforzamento della capacità delle autorità marittime libiche di pattugliare le loro coste, intercettare in mare rifugiati e migranti diretti verso l’Europa e riportarli in Libia, oltre che a stringere accordi informali con milizie coinvolte nel traffico dei rifugiati e migranti. Sono state ignorate, invece, le richieste più volte lanciate dalle organizzazioni della società civile di riformare strutturalmente le politiche migratorie europee e garantire l’apertura di canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti, in misura adeguata alla gravità della situazione. Se osserviamo nello specifico gli ultimi 12 mesi, oltre ai naufragi, purtroppo già accaduti in passato, a partire dal suo insediamento a giugno 2018, il nuovo governo italiano ha deciso di assicurare e spettacolarizzare il blocco di nuovi arrivi di persone straniere via mare trattenendole per giorni senza una base legale o un ordine della magistratura. Le conseguenze della politica dei “porti chiusi” e della complementare strategia di criminalizzazione e denigrazione delle Ong – iniziata già con il provvedimento del precedente ministro dell’Interno Marco Minniti e il codice di condotta delle Ong – sono ormai evidenti: con l’annichilimento delle flotte non governative votate al soccorso in mare, nei mesi estivi si è registrato uno spaventoso aumento del tasso di mortalità in mare.

[Lettera a Mario Draghi del 20.04.2021 delle ong che operano con i migranti (stralcio)]: […] Ogni volta che si ripete un naufragio speriamo che sia l’ultimo. Anche la tragedia di questi giorni poteva molto probabilmente essere evitata. Nelle oltre 24 ore trascorse tra la prima segnalazione di Alarm Phone e il consumarsi della tragedia, la Ocean Viking ha atteso un intervento delle autorità marittime che coordinasse le operazioni, ma nonostante le autorità italiane, libiche e maltesi fossero tenute costantemente informate, questo coordinamento non c’è stato, o almeno non ha coinvolto l’unica nave di soccorso presente in quel momento. Che questa mancanza sia stata fatale è sotto gli occhi di tutti: oltre cento persone hanno perso la vita. Questa, presidente, è la realtà del Mediterraneo. Dal 2014, più di 20.000 uomini, donne e bambini sono morti o scomparsi nel Mediterraneo centrale, che conferma il suo triste primato di rotta migratoria più letale al mondo. Nessuno degli accordi e provvedimenti adottati dagli Stati, dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum, è mai riuscito a far diminuire il tasso di mortalità. […] (Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea Watch, Sos Mediterranee)

Save the Children nella giornata internazionale per i diritti dei migranti, riferendosi ai bambini e alle bambine e alle loro famiglie travolte nelle acque del Mediterraneo o sperduti nei boschi di Slovenia, Croazia o al confine tra Bielorussia e Polonia: “Non possiamo girarci dall’altra parte davanti alle politiche disumane di un’Europa che ai suoi confini ignora le sofferenze di uomini, donne, bambine e bambini”; …. Vogliamo dire con fermezza da che parte stiamo e cosa non vogliamo. Non vogliamo che la vita dei bambini e delle loro famiglie venga utilizzata come merce di scambio e non vogliamo neanche un’Europa dove violenze, abusi e morti siano considerati danni collaterali e dove la difesa di un confine abbia la prevalenza sulla protezione anche di un solo essere umano“. [….] “I migranti, compresi i bambini, continuano ad annegare nel Mediterraneo. Nonostante molte persone rischino la vita per raggiungere l’UE, non esistono meccanismi coordinati per la ricerca, il salvataggio e lo sbarco delle persone. Se possibile, la situazione è resa ancora più complessa dall’intervento della guardia costiera libica, nei confronti della quale ci sono evidenze di violazioni di diritti umani fondamentali commesse durante il coordinamento delle azioni di salvataggio. Salvare vite umane dovrebbe essere sempre la preoccupazione principale di qualsiasi operazione nel Mediterraneo. Gli Stati hanno l’obbligo di cooperare e coordinarsi per soccorrere le persone in difficoltà, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale. Gli sforzi di ricerca e salvataggio da parte degli Stati e dell’UE devono essere intensificati ed è necessario garantire che le navi nel Mar Mediterraneo, anche qualora siano navi mercantili o di organizzazioni non governative, non incontrino alcun ostacolo quando soccorrono e sbarcano le persone in difficoltà“.

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