12.04.2023 – Il nostro ricordo di Jacques Gaillot. “Non è possibile essere liberi senza gli esclusi”. Brevi note sulla vita, le scelte e i pensieri del vescovo di Partenia

Il 12 aprile 2023 è morto il vescovo di Partenia, Jacques Gaillot, prezioso compagno di cammino, credibile testimone del messaggio evangelico. Con affetto lo ricordiamo offrendo a chi non lo avesse conosciuto alcune note biografiche, alcuni stralci dal suo libro “Il dio degli escusi” che ben sintetizzano il suo pensiero e le sue scelte di vita, un articolo di Enzo Mazzi.

Note biografiche: Jacques Gaillot (Saint-Dizier, 11 settembre 1935 – Parigi, 12 aprile 2023) è stato un vescovo cattolico e attivista francese per i diritti degli emarginati. Per le sue posizioni contro la guerra, a favore dei diritti degli immigrati clandestini “sans papier” e per le critiche contro l’omofobia della Chiesa fu osteggiato dalla Chiesa francese e da papa Wojtyla.
Dal 1957 al 1959 svolse il servizio militare obbligatorio in Algeria, durante la guerra di indipendenza del paese, rimanendone profondamente colpito.
Dal 1960 al 1962 completò gli studi in teologia a Roma conseguendo la laurea. Nel 1961 fu ordinato sacerdote e nel 1982 fu nominato vescovo di Évreux in Francia. Nel suo primo messaggio pasquale affermò: “Cristo è morto al di fuori delle mura, come è nato al di fuori delle mura. Se vogliamo vedere la luce, il sole della Pasqua, noi stessi dobbiamo andare fuori dalle mura“. E ancora: “Non sono qui per convincere il convinto o prendermi cura del bene, io sono qui per sostenere i malati e offrire una mano a chi si è perduto. Un vescovo deve rimanere in cattedrale o andare per strada? Io ho fatto la mia scelta“.
Nel gennaio 1995 fu convocato in Vaticano dove fu messo di fronte ad un aut-aut – dimettersi dall’incarico di vescovo o essere rimosso d’ufficio. Rifiutò di dimettersi. Gli fu tolto l’incarico di vescovo di Évreux e gli fu assegnata la sede di Partenia, una sede episcopale nel deserto d’Algeria soppressa nel V sec d.C.
In quella occasione le comunità di base italiane gli manifestarono la loro solidarietà con una serie di lettere indirizzate al papa e ai giornali, e iniziando una relazione portata avanti negli anni fino ad oggi. Lo invitarono al Seminario Nazionale delle cdb del 1995 “In principio era la coscienza” dove fece un intervento molto importante.
Venne a Firenze più volte negli anni divenendo amico e sostenitore delle esperienze della comunità dell’Isolotto e della comunità delle Piagge, che a loro volta ne hanno conosciuto e apprezzato la sua grande umanità, la forza e la credibilità del suo modo di vivere il messaggio evangelico.
Nel 2015 papa Francesco lo ha incontrato esprimendogli affetto e riconoscimento per il suo impegno a fianco degli esclusi.
Nel 2017 una piccola delegazione della Comunità dell’Isolotto lo incontrò a Parigi nella Veglia di Natale portandogli i saluti degli amici che aveva all’Isolotto e alle Piagge; lui dedicò loro una calda accoglienza.
A febbraio 2022 Gaillot è stato fra i firmatari della lettera inviata da realtà di base e cittadini ai vescovi e ai sindaci in occasione dell’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”.

Alcuni pensieri di Jacques Gaillot
(da “Il Dio degli esclusi” ed. la meridiana, 2003)

“Siete stati chiamati alla libertà” (Gal.5,13)….Il Vangelo è rivoluzionario: rende persone libere. Libere in rapporto ad ogni potere, ad ogni organizzazione. Vorrei allora proporvi alcune riflessioni su questa libertà …Innanzi tutto la libertà è inseparabile dalla solidarietà con i più deboli. Sono sempre attento, per quanto riguarda un’istituzione, un organismo, una società, una Chiesa alla seguente questione: qual è la sua capacità di non escludere? Quando un’istituzione ha questa capacità di non escludere è un segno di riuscita.
Ma qual è l’istituzione che non esclude?
Gli esclusi sono quelli che la società rigetta, quelli che sono di troppo, quelli che non contano per nessuno, quelli di cui nessuno ha bisogno. E non ci vuole molto a precipitare nell’esclusione. Può succedere finanche ad un vescovo.…Si perde il proprio lavoro, la propria casa…E ci sono tutti gli handicap dell’esclusione che si aggiungono, che si incastrano gli uni sugli altri …e si accumulano…Le esclusioni si accumulano.
Ora non è possibile essere liberi senza gli esclusi.

Quando si aiutano gli esclusi tutti sono d’accordo, tutti trovano che è giusto…Ma quando si fa in modo che gli esclusi diventino responsabili, che si mettano in piedi, che siano partecipi, che siano coscienti dei loro diritti, allora questo diventa pericoloso. E il potere è diffidente verso di loro. Quando gli esclusi prendono loro stessi la parola, senza bisogno di portavoce, siccome hanno questa libertà diventano pericolosi….Ma si diventa liberi solo aiutando gli altri, gli esclusi, a diventarlo.

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Non è possibile essere liberi senza gli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro.
Se essi sono perdenti, noi saremo perdenti con loro.
Non ce la caviamo se non insieme.
La solidarietà è l’avvenire.
La solidarietà non ha frontiere.
E come potremmo essere felici senza gli altri, senza quelli che sono escludi dalla felicità?
Come può la Chiesa annunciare il Vangelo della libertà se quelli che ne hanno la responsabilità non sono liberi?

Un papa, un vescovo. Wojtyla e il genocidio della profezia
articolo di Enzo Mazzi pubblicato su Avvenimenti il 25 gennaio 1995
riproposto nel libro di Enzo Mazzi “Compagni di cammino. Scritti 1981-2011” Ed. LibriLiberi, 2021

Nelle Filippine, masse sterminate di giovani plaudono al papa [Wojtyla, ndr] che li invita a donare sé stessi per il bene degli altri, purché lo facciano in comunione effettiva col fondamento della Chiesa: Pietro, “la roccia”, contro i “falsi maestri”. In Francia, il vescovo di Evreux, mons. Jacques Gaillot, seminatore infaticabile di solidarietà evangelica, è drammaticamente “sollevato” dalla guida della sua diocesi con un drastico ordine del Vaticano. In Italia, la Chiesa di Milano scopre amaramente, attraverso il suo settimanale diocesano, la realtà dura di un mondo dei fedeli praticanti in gran parte estraneo ai valori della solidarietà, preoccupato di difendere egoisticamente il proprio benessere, corresponsabile della vittoria della destra e sostenitore della sua politica antisolidale.
Si può ritenere che i tre avvenimenti siano separati fra loro. Ma è una separatezza che non tiene, appena si sollevi il coperchio del consumismo quotidiano dell’informazione e si cerchino un po’ a fondo le dinamiche della storia. I tre fatti si rivelano emblematici di una situazione assai intrigata e inquietante.
Wojtyla si presenta al mondo con la certezza incrollabile di essere la roccia su cui si fonda il senso divino della vita e della storia. Egli è convinto di possedere, per mandato divino e come istanza suprema della Chiesa, lo splendore della verità sulla creazione e sull’uomo che sola può consentire di varcare le soglie della speranza. La sua leadership mondiale in campo etico è resa forte dal monolitismo della Chiesa romana. Se la roccia avesse delle crepe profonde, l’autorità infallibile del papa non sarebbe credibile e il mondo perderebbe la via maestra e forse unica della salvezza. Ma siccome le crepe ci sono e sempre più vistose, occorre tamponarle escludendo, allontanando, scomunicando, quelle realtà ecclesiali che vengono ritenute responsabili della divisione e del dissenso.
Insomma, non ci può essere il bagno di consenso a Manila se Gaillot resta vescovo a Evreux. Ma l’esclusione di Gaillot è l’emblema e l’ultimo anello di una specie di genocidio della profezia. Per essere monolitica la Chiesa ha dovuto privarsi delle realtà più vive, creative, coraggiose e profetiche. E così, sul fronte dei valori di solidarietà non assistenzialistica restano solo alcuni movimenti e le associazioni cattoliche di volontariato sostenute da alcuni pastori illuminati. Poi c’è il vuoto: la folla plaudente e deresponsabilizzata che va dietro a chi le promette il paradiso sia in terra che in cielo. Anche da qui nasce la vittoria della destra.
Monsignor Oscar Romero uscì piangendo dall’ultimo burrascoso incontro col papa, ma non si arrese e proseguì il suo impegno profetico fino al sacrificio della vita. Anche monsignor Gaillot è uscito piangendo dall’incontro col papa e con i funzionari vaticani e anche lui non si è arreso. Forse è vero che la resistenza è l’unica salvezza in quest’epoca di forte rischio per la democrazia a livello mondiale.