24.10.2021 – Incontro con Giovanni Farina, sulla sua vicenda umana, sulla scrittura in carcere, sul rapporto tra carcere e società

Nel maggio 2015 abbiamo parlato in Comunità, con Giuliano Capecchi, del libro di Giovanni Farina, Aspettando il 9999. Poesie e scritti dall’ergastolo e dal 41 bis, (Sensibili alle foglie, 2015). In quel periodo Giovanni era detenuto a Catanzaro, in regime di AS1, e gli veniva applicato l’”ergastolo ostativo”. La prima lettera che gli abbiamo inviato serviva a raccontargli come si era svolto l’incontro, a inviargli il fascicolo preparato per quella occasione e a spiegargli chi eravamo e perché ci occupavamo, e ci eravamo occupati, di carcere. Da lì è iniziato il nostro scambio epistolare, che spesso ha voluto dire anche scambio di informazioni su quello che capitava a lui e su quanto noi andavamo facendo, invio dei fascicoli dei nostri incontri e delle nostre veglie. Lo scambio è proseguito quando lui è stato trasferito prima nel carcere di San Gimignano, poi al “Gozzini” a Firenze, ed è stato uno scambio molto ricco.  Giovanni ci ha dato anche spesso contributi e spunti di riflessione, inviandoci sue poesie e scritti, che spesso abbiamo letto insieme, partecipando anche se “a distanza” a molti nostri incontri.

Giovanni avrebbe molte cose da dire, da comunicare e trasmettere anche sul carcere, dato che l’ha conosciuto in tutte le sue evoluzioni e nei mutamenti – sul piano sociologico e storico – che il carcere ha attraversato, dagli anni ’70 a oggi, e anche di questo ha parlato nei suoi libri, ma oggi vorremmo lasciarlo libero di comunicarci quello che crede, dato che si tratta di un  primo incontro con la comunità dopo che per più di 6 anni siamo rimasti in contatto con lui, attraverso le lettere che Paola prima, e poi Claudia, hanno scambiato con lui, e anche con gli incontri avuti con lui  al “Gozzini” e infine con le telefonate, permesse ai detenuti nel periodo del Covid-19.

Vorremmo dedicare buona parte dell’incontro alla lettura di alcune poesie e testi tratti dai suoi libri, ricordando che questo è il primo incontro nel quale Giovanni può parlare dei suoi scritti con persone che vivono fuori, se si eccettua la presentazione del suo libro Sogni lucenti tra mura bianche di cemento. Poesie e racconti, tenuto all’interno del “Gozzini” nel settembre del 2018.

Potremo confrontarci liberamente su quanto esprimono le sue poesie, nelle quali si coglie molto bene il sentirsi parte della natura, la capacità di Giovanni Farina di ricordarla, pur in una condizione nella quale il rapporto con la natura gli era del tutto negato. Si percepisce una forza dell’uomo, una “salute” nel senso pieno, che nasce sicuramente dalla sua educazione familiare, dal rapporto sano con uomini, piante, animali che aveva assimilato nella sua famiglia di origine – nell’infanzia e nella giovinezza, periodo nel quale ha lavorato come pastore – caratteristiche che in qualche modo gli hanno reso possibile affrontare la dura prova della detenzione senza esserne completamente stravolto e trasformato.  Ma la sua capacità di resistenza è stata anche a lungo e faticosamente coltivata in carcere, attraverso pratiche di cui, se vuole, ci parlerà.

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