24.05.2026 – Visitate i carcerati (Mt,25). Riflessioni sul carcere minorile e su quale giustizia vogliamo, che punisce o che aiuti a crescere?

La Comunità nella assemblea domenicale del 24 maggio 2026, di fronte alla situazione carceraria minorile, si è interrogata, su quale sia la realtà carceraria degli Istituti minorili e su quale sia la società che vogliamo per i giovani a partire da quelli più vulnerabili. Lo ha fatto dialogando con Sarah Ferraiolo giovane sociologa, operatrice volontaria presso il carcere minorile di Bologna e con Paola Sani volontaria al minorile di Firenze.

La riflessione ha preso avvio dal passo del vangelo di Matteo (25, 34-36) in cui, tra le cosiddette opere di misericordia, vi è il “visitare i carcerati“. Un invito inaudito per l’epoca poiché nella mentalità del tempo il carcerato era considerato, in quanto colpevole, abbandonato da Dio ed escluso da ogni gesto di vicinanza e compassione. Gesù capovolge questa visione- Inoltre in un suo commento p. Alberto Maggi precisa che “visitare” non significa portare conforto, ma cibo e concreta possibilità di sopravvivere a chi rischiava di morire. Le analogie con il presente sono maggiori di quanto possa sembrare a prima vista.

Analizzando gli ultimi Rapporti Antigone (https://www.rapportoantigone.it/) registriamo che nelle carceri minorili italiane attualmente sono detenuti circa 600 ragazzi, per lo più maschi, per metà italiani e per metà di altre nazionalità (e quest’ultimi senza reti familiari), molti dei quali in attesa di giudizio e per reati non gravi spesso legati al piccolo spaccio e contro il patrimonio. Registriamo anche che negli ultimi anni, il cd Decreto Caivano e i vari Decreti Sicurezza hanno ampliato il numero di reati, aggravato le pene, ridotto le forme alternative al carcere, producendo sovraffollamento, permanenza prolungata in cella, interruzioni dei già fragili percorsi scolastici e rieducativi per il passaggio al carcere alla maggiore età, forte utilizzo di psicofarmaci per controllare le tensioni, problemi di salute.

I dati di medio-lungo periodo mostrano che i fenomeni di criminalità giovanile sono sostanzialmente stabili e non si nota una vera emergenza. Ugualmente gli episodi più eclatanti sono presentati all’opinione pubblica con molto clamore, alimentando la paura e sostenendo l’urgenza di una politica di sicurezza fondata sulla repressione. E’ questa una deriva guidata per lo più dalla politica securitaria di destra che trova facile riscontro in fasce della popolazione che – di fronte alle proprie inquietudini e incertezze economiche e sociali – reagiscono chiedendo intransigenza, repressione e carcere in misura sempre più frequente, anche per i minori.
Invece tutti gli esperti concordano nel ritenere che la carcerazione minorile, concepita in termini punitivi, non affronti e non risolva il disagio giovanile ma spesso anzi alimenti i meccanismi che sottostanno ai comportamenti violenti, e che al contrario servano risorse e proposte psicologiche ed educative e prevenzione nei territori, nelle scuole e nelle periferie. Ancora una volta ci rendiamo conto che il carcere (termine che non compare nella Costituzione italiana) nella grandissima maggioranza dei casi non costituisce uno strumento di trasformazione di scelte sbagliate e di crescita individuale; il carcere non trasforma, non rieduca, non reinserisce e non aiuta nessuno, tantomeno i nostri ragazzi difficili. Svolge però una funzione sociale che è quella di “rinchiudere, separare, allontanare” la marginalità.
Risuona quindi forte la domanda di fondo: quale giustizia vogliamo? Non vogliamo una giustizia vendicativa, non vogliamo una società che rinchiude la marginalità. Vogliamo una giustizia che riconosca i diritti e la dignità di ogni persona e che fornisca percorsi psicologici, di crescita, di istruzione e formazione, di acquisizione di senso di responsabilità a tutti. Crediamo che investire in educazione, comunità e alternative al carcere non sia solo una scelta etica ed evangelica ma una condizione per una sicurezza più giusta e duratura, una società migliore. Strade percorribili sono possibili.