Addio a Giancarlo Zani. Stare nella vita non come spettatori ma come protagonisti, non rinchiudersi mai e camminare con gli altri

Nei giorni scorsi ci ha lasciato Giancarlo Zani, una persona che ha vissuto per anni nel quartiere dell’Isolotto e che è stata molto vicina all’esperienza condotta prima in parrocchia e poi alla Comunità dell’Isolotto. Giancarlo ha partecipato a momenti importantissimi della vita della comunità, tra l’altro con un ruolo fondamentale nell’Assemblea del 31 ottobre 1968, di cui ha firmato il verbale, e partecipando a moltissime assemblee comunitarie degli anni ’60 e ’70. Il suo impegno, a vantaggio non solo della comunità ma dell’intero quartiere, è stato fondamentale nel 1967 quando venne aperta la scuola popolare, una delle primissime in Italia.
La scuola, che si ispirò all’esperienza milaniana della scuola di Barbiana, si tenne per oltre 10 anni alle baracche verdi, lo spazio già occupato dalle prime scuole elementari del quartiere, permettendo a oltre 400 studenti lavoratori di conseguire la licenza media. Giancarlo può a buon diritto esserne considerato il fondatore, e tuttora molti dei suoi ex allievi lo ricordano con affetto.
Dopo il suo trasferimento con la famiglia a Bagno a Ripoli, Giancarlo è rimasto a lungo per la comunità un punto di riferimento importante, offrendo sempre un contributo di idee originale e significativo, soprattutto sui temi della pace. Anche nel nuovo comune di residenza, dove trasferì il suo impegno in associazioni di volontariato e nell’amministrazione comunale, ha lasciato tracce del suo agire molto forti e un ricordo che rimarrà nel tempo.

In un biglietto lasciato alla sua famiglia (qui nella foto) ha scritto che:
«bisogna stare nella vita non come spettatori ma come protagonisti, cercando di non rinchiudersi nella propria cerchia personale ma di camminare con gli altri e, se possibile, aiutarli sempre».

Per tutti noi è una presenza viva, che alimenta la memoria collettiva della comunità.

Riportiamo inoltre, qui di seguito, una sua testimonianza: una lettera inviata nel 2004 a Enzo Mazzi, Sergio Gomiti e alla Comunità, nella quale racconta nel dettaglio le vicende e l’esperienza della scuola popolare dell’Isolotto.