La Comunità parrocchiale dell’Isolotto 1955-1968

In conseguenza del decreto Arcivescovile dell’8 marzo 1955, Vescovo il Cardinale Elia Dalla Costa, nasce la Beata Maria Vergine Madre delle Grazie, circoscrizione parrocchiale del Villaggio dell’Isolotto inizialmente presso l’Oratorio della Madonna della Querce – edificio quattrocentesco di via Palazzo dei Diavoli –,  poi nella nuova chiesa Santa Maria Madre delle Grazie in piazza dell’Isolotto– edificio in costruzione dal 1952  e consacrato nel dicembre 1957  –, il giovane sacerdote Don Enzo Mazzi, nominatone parroco, celebrerà il suo ministero. Alle soglie del Concilio Vaticano II – iniziato solamente nel 1962 –, in quella che fu la Firenze degli anni cinquanta, luogo in cui prenderanno vita i movimenti rinnovatori della Chiesa ed in cui si annovereranno le esperienze di Padre Balducci – prima con il gruppo del Cenacolo e dal 1958 con la rivista «Testimonianze» –, di Don Milani – nella scuola per operai e contadini a S. Donato a Calenzano prima dell’esilio a Barbiana del 1954 e dell’esperienza di Lettera a una Professoressa–, di Don Bruno Borghi – tra i primi nell’Italia della Scomunica ai Comunisti di Pio XII ad apprendere l’esempio dei preti operai francesi, e divenire operaio alla fabbrica di gomma Gover –, prenderà vita la Comunità Cristiana dell’Isolotto.

Fin da subito la nuova parrocchia intraprese un progetto di pastorale missionaria che accentuava l’orizzontalità nel rapporto sacerdote-fedeli: nella Chiesa si svolgevano delle Assemblee, ossia riunioni dove la Comunità alla lettura delle sacre scritture affiancava la discussione su problematiche sociali e sviluppava riflessioni politiche; su decisione dell’Assemblea stessa [?], dato l’obbligo imposto al sacerdote dal rito tridentino – codificato durante il Concilio di Trento –, di dover dir messa in latino, alle letture delle scritture bibliche ad opera degli officianti un gruppo di laici ai lati dell’altare faceva seguire la traduzione in italiano; ulteriormente, riguardo alla volontà di sviluppo comunitario in senso “orizzontale” e nel riflesso che essa comporta nel rito della Santa Messa, è interessante ricordare come il nuovo edificio ecclesiastico – già utilizzato per la celebrazione liturgica in una sua ala a costruzione non ultimata –, fornì l’occasione per far celebrare al sacerdote – l’altare posto al centro della sala , la messa in senso frontale, anticipando di fatto le nuove forme liturgiche codificate nel Concilio Vaticano II.

La Comunità parteciperà sempre più attivamente al dibattito nella Chiesa toccata dal Concilio –  morto Giovanni XXIII nel 1963, portato avanti sino al 1965 da Paolo VI –intervenendo con nuove istanze sociali. Nella seconda metà degli anni sessanta, Paolo VI promulgò l’enciclica Populorum Progressio – Il progresso dei popoli, della Pasqua 1967 –, ed Humanae Vitae – Vite Umane, del Luglio 1968 –, pontificando in una Chiesa in bilico tra correnti conservatrici e rivoluzionarie, ma segnando al tempo stesso un marcato interesse verso problematiche politiche non soltanto spirituali, facendo coesistere alle riflessioni morali innovative analisi economiche e sociali: la Comunità dell’Isolotto fu tra quelle piccole realtà che operarono per spingere la Santa Sede all’accoglimento delle istanze provenienti dai movimenti sociali degli anni sessanta, movimenti che videro un grandissimo consenso in seguito all’aggressione Americana del Viet-nam e per cui durante la Domenica delle Palme del 1967 la Comunità assieme a quella di San Luca a Vingone – parroco Don Fabio Masi –, e della Casella – parroco Don Sergio Gomiti –, elaborò una lettera/manifesto – firmata da oltre 2000 fedeli –, indirizzata a Paolo VI.

Le lotte sociali del quartiere – sprovvisto dei servizi essenziali per non essere considerato solamente un quartiere dormitorio–, per la nascita di una scuola elementare – dal 1955 situata temporaneamente nelle “Baracche Verdi” –, portarono alla Costituzione di un Comitato che ricevette l’appoggio della Comunità, e nell’ottobre del 1959 alle manifestazioni dei genitori per la costruzione di una scuola in muratura – scuola edificata solamente nel 1963 alla Montagnola.

La coesione che la Comunità dimostrava portando avanti le rivendicazioni del quartiere, fece sì che nel 1966, all’indomani dell’Alluvione – benché l’Arno fosse tracimato dove vi era l’argine più basso, ovvero dalla parte delle Cascine, e non da quella dell’Isolotto –, per fronteggiare l’emergenza trovarono sede nella Chiesa i primi Comitati spontanei di soccorso.

Merita menzione a parte l’esperienza delle Case Famiglia che la Comunità intraprese sin dal 1959 offrendo locali abitativi della parrocchia per l’ospitalità di alcuni orfani – dapprima dati in affidamento ed in seguito adottati –, ma da subito inseriti in Famiglie, e quindi autonomi dalla struttura parrocchiale.

Nel corso degli anni l’opera di Don Enzo Mazzi  – coadiuvato dai cappellani dapprima Don Sergio Gomiti e successivamente Don Paolo Caciolli –, mostrerà crescente sensibilità alle problematiche politiche della città. Nella Firenze delle intense lotte operaie che nel 1954 – sindaco Giorgio La Pira –, avevano portato al salvataggio della Pignone ad opera dell’Eni di Enrico Mattei ed alla nascita della Nuovo Pignone, la Galileo – industria di punta nella produzione di strumentazione ottica, anch’essa di Rifredi –, annunciò quasi mille licenziamenti: in seguito alla manifestazione contro il violento sgombero della fabbrica occupata avvenuto la mattina del 27 gennaio 1959, il caso Galileo – poi ridimensionato dai nuovi accordi sindacali –, divenne argomento di confronto anche in ambienti ecclesiali; da menzionare a questo proposto l’articolo di Don Nesi su «Testimonianze», che fornì spunto ai sacerdoti dell’Isolotto per intraprendere un dibattito – criticando il loro atteggiamento in relazione ai licenziamenti della Galileo –, con i preti di Rifredi. Ulteriormente, riguardo alle lotte operaie fiorentine, da ricordare la solidarietà espressa insieme ad altri sacerdoti fiorentini – tra i quali anche Don Bruno Borghi –, con le rivendicazioni degli operai della F.I.V.R.E – Fabbrica Italiana Valvole Radio Elettriche –, e contro il nuovo assetto aziendale che nel 1963 portò a 150 licenziamenti.

Concluso il secondo mandato – dal 1961 al 1965 –, del sindaco Giorgio La Pira, la Comunità si discosterà sempre più dalla politica della Democrazia Cristiana, prendendo aperta posizione contro l’amministrazione di centrosinistra – che vedrà sindaco Piero Bargellini poi sostituito dal vicesindaco Lelio Lagorio –, ed affiggendo – firmato da 42 cittadini –, un manifesto che denunciava la formazione delle liste elettorali democristiane come reazionarie: la rivendicazione di autonomia dell’elettorato cattolico dalla Democrazia Cristiana portò Don Enzo Mazzi ad essere oggetto delle rimostranze della curia.

Difatti in Curia – sino alla morte del cardinale Elia dalla Costa nel 1961 come Coaudiator –, dal 1954 era stato nominato – formatosi con il Cardinale Ottaviani e su posizioni vicine all’«Osservatore Romano» –, Ermenegildo Florit che si era posto in senso piuttosto reazionario rispetto al Cardinale Elia dalla Costa, cercando a livello politico di arginare nella Democrazia Cristiana coloro che gravitavano intorno alla figura di Giorgio la Pira: un chiaro segno di protesta all’operato di questo nuovo corso, avvenne già nell’ottobre del 1964, quando – condannato in Appello per incitamento alla disobbedienza civile padre Balducci il 1 giugno 1964 e criticato dalla Curia, e dimesso da rettore del Seminario Maggiore Monsignor Bonanni –, Don Lorenzo Milani e don Bruno Borghi indirizzarono una lettera a tutti i Sacerdoti della Chiesa fiorentina, richiedendo – in linea con le innovazioni di altri vescovati –, una maggiore condivisione delle scelte vescovili, suscitando un dibattito accolto anche da Don Enzo Mazzi – da cui la lettera indirizzata a Monsignor Florit del 7 ottobre 1964,  e provocando una dura risposta dell’Arcivescovo.

Lo scontro con la Comunità dell’Isolotto si manifesta anche riguardo al rito liturgico, per cui il Vescovo Cardinale Florit in una la lettera del 18 maggio 1967, avocando la codifica alla Santa Sede ed al Vescovo stesso, accusa Don Enzo Mazzi di commettere «vari abusi nel rito della Santa messa» essendo in «atteggiamento di indisciplina, non solo, ma anche di orgogliosa disubbidienza», compiendo «arbitrarie innovazioni» che in parte – «omissione di certe genuflessioni, segni di croce, baci, variazioni nel rito dell’offertorio e della Comunione» –, entreranno in vigore solamente il mese successivo, ed in altra parte – «sostituzione di testi, di orazioni o la mutilazione di altre come il Prefazio» –, non rientreranno nelle disposizioni dell’Istruzione della S. Congregazione dei Riti neanche dopo quella data.

I rapporti con il vescovo diverranno sempre più aspri, sino a quando, sulla base dell’intervento di Don Enzo Mazzi al seminario di aggiornamento biblico-teologico del clero tenutosi l’8 gennaio 1968, si porrà inizio ad una definitiva rottura che nel giugno 1968 – senza preventiva comunicazione scritta da parte della Curia –, vedrà Don Enzo Mazzi – in attesa di cresimare un gruppo di ragazzi –, rifiutato in udienza dal Vescovo, in quanto sub judice – sotto giudizio. L’occasione del Vescovo per la definitiva rimozione del sacerdote Don Enzo Mazzi avviene il 22 settembre 1968, quando – intervenuta la polizia per sgomberare il Duomo di Parma occupato dai fedeli che protestavano contro la decisione vescovile di trasferire la Chiesa in altra sede –, Don Enzo Mazzi – assieme ai parroci della Casella e di Vingone –, sottoscrisse una lettera di solidarietà agli occupanti: il 30 settembre l’arcivescovo Florit mandò a Don Mazzi un ultimatum, una lettera nella quale si intimava «o sei disposto a ritrattare pubblicamente un atteggiamento così offensivo verso l’autorità della Chiesa» oppure «intendi dimetterti dall’ufficio di parroco»; il 7 ottobre don Sergio Gomiti – parroco della Casella –, inviò al vescovo una lettera di solidarietà nei confronti di Don Enzo Mazzi, assumendosi la corresponsabilità dei fatti, e similare scritto inviò Don Bruno Borghi – in quel momento parroco di Quintole.

L’8 ottobre il Vescovo, in conclusione della risposta a Don Sergio Gomiti, resta in attesa della ritrattazione.

L’autoritarismo del Vescovo su Don Mazzi, portò la Comunità ad organizzare un’assemblea, che si poneva l’interrogativo «la condanna del Vescovo riguarda solo Don Mazzi?»: ricevuta anche una lettera di solidarietà sottoscritta da 93 sacerdoti diocesani, il 31 ottobre 1968, con un’ampia partecipazione – quasi 10.000 persone dentro e fuori la Chiesa –, l’Assemblea redasse un verbale in cui si affermava la «decisa opposizione verso qualsiasi ritrattazione». Il 3 dicembre 1968, il Vescovo – a mezzo del Vicario Urbano Bruno Panerai –,  inviò il «decreto di remozione», che impose a Don Enzo Mazzi la sospensione del ministero parrocchiale, affidandolo temporaneamente allo stesso Vicario Bruno Panerai. Grazie alla rimozione che coinvolse anche Don Sergio Gomiti e Don Paolo Caciolli – rimozione che in un tentativo di riappacificazione vide anche l’intervento epistolare di papa Paolo VI –, prenderà vita la Comunità di base dell’Isolotto, che dall’anno successivo celebrerà fuori dall’edificio ecclesiastico – nella Piazza dell’Isolotto –, la sua funzione.