La Comunità di base dell’Isolotto dal 1969

Il 29 dicembre 1968, durante la messa delle 11 celebrata da don Ernesto Alba, inviato della curia, la presenza di un gruppo di fascisti alla funzione religiosa provocò l’uscita dei fedeli isolottiani dalla chiesa e la continuazione dell’assemblea di preghiera all’esterno dell’edificio. La stessa mattina, per la celebrazione della messa delle 12, la comunità rientrò in chiesa per continuare la sua assemblea di preghiera voltando le spalle all’altare dove, nel frattempo, era iniziata una nuova celebrazione eucaristica alla presenza dei medesimi fascisti e di don Alba.

Il 31 dicembre si procedé alla riconsegna delle temporalità a Enzo Mazzi, in presenza di Boddi, rappresentante della prefettura, e di don Casini, rappresentante dell’ufficio amministrativo della Curia.

Il sabato successivo, 4 gennaio 1969, la comunità si ritrovò in chiesa (presenti anche la polizia, il questore e un sacerdote di Fiesole che registrava gli interventi) per decidere come comportarsi il giorno successivo, quando si sarebbe ripresentato la questione se lasciare che il luogo sacro fosse riservato all’assemblea dei fedeli oppure alla messa di Nella notte fra il 4 e il 5 gennaio 1969 le mura della chiesa furono tappezzate di manifestini firmati dalle squadre d’azione della città. Il 5  gennaio 1969 l’assemblea dei fedeli, circa 1.500 persone, votò a favore dello svolgimento dell’assemblea di preghiera invece della messa celebrata da don Alba. Questi, a fine mattinata, dichiarò di essere stato impedito nel dire le messe delle 11 e delle 12, e chiese a due persone presenti, il dottor Conti e sua moglie Caterina Adami Lami, di essergli testimoni.

 La Curia diffuse una propria nota sulla vicenda, che venne pubblicata il giorno dopo su “La Nazione Sera”. Il 7 gennaio, mons. Alba depose in questura le proprie accuse di impedimento. Il 15 gennaio, alla notizia del rinvio a giudizio di 5 sacerdoti e 3 laici per istigazione a delinquere e turbamento di funzioni religiose, mille persone firmarono una dichiarazione di corresponsabilità.

In seguito alla sentenza istruttoria del luglio 1970 e all’amnistia per 430 rinviati a giudizio, alla fine del giugno 1971 si aprì il processo per i fatti dell’Isolotto di “istigazione a delinquere“, presieduto dal giudice Guido Accinni, che vide sul banco degli imputati tre laici della comunità: Carlo Consigli, Casimira Furlani, Dianiele Protti; e cinque sacerdoti: Bruno Scremin (di Vicenza), Pergiovanni Ricciarelli e Renzo Fanfani (di Firenze), Vincenzo Barbieri (di Milano) e Vittorino Merinas (di Torino). Fronteggiarono il pubblico ministero Pierluigi Vigna, un gruppo di cinque avvocati provenienti da diverse parti d’Italia, che si erano presentati a titolo volontario e gratuito per difendere i membri della comunità dell’Isolotto. Il processo si concluse il 5 luglio con assoluzione piena degli imputati per non aver commesso il fatto.

Dopo la rimozione di Enzo Mazzi, il cardinale Florit richiese le chiavi della chiesa e dei locali annessi, canonica compresa, e dal 22 gennaio, chiusa ufficialmente la chiesa, la comunità dell’Isolotto continuò a riunirsi in assemblea prima sui gradini del sagrato, poi in piazza, allorquando la curia  rivendicò i propri diritti sull’uso degli spazi antistanti la chiesa e invece il comune non intervenne con dichiarazioni d’impedimento per la concentrazione in strada, mentre si ritrovava per le assemblee di approfondimento presso le “baracche verdi” di via degli Aceri che, per questo motivo, fu scelta come nuova sede della Comunità.

La piazza ospitò le assemblee e le veglie di preghiera della comunità fino a quando, il 20 luglio 1969, vi si cominciò a celebrare anche la messa eucaristica, officiata in quella prima occasione da don Mauro Bruni che, forte del fatto di appartenere alla diocesi di Prato, non ritenne di essere vincolato da alcun obbligo di obbedienza verso Florit; ma, in seguito ad una telefonata da Firenze a Prato, fu raggiunto da una sospensione a divinis. Molte altre messe, comunque, continuarono a venir celebrate da preti italiani e sacerdoti venuti da tutto mondo. Il 24 dicembre 1969 anche Enzo Mazzi ricominciò a celebrare la liturgia eucaristica, seguito da Sergio Gomiti il 28 dicembre 1969.

Il 31 luglio 1969 il cardinale Florit riaprì personalmente la chiesa, e vi istituì 1 nuovo sacerdote e 2 diaconi vicentini che si trasferirono in canonica con le loro famiglie, dopo aver liberato prontamente gli alloggi dagli ospiti di Enzo. I nuovi sacerdoti ripresero le regolari officiature in chiesa e, concesso un incontro con la comunità parrocchiale, espressero apertamente il loro dissenso per le posizioni assunte da Enzo e Sergio e dichiararono di non riconoscere la comunità dell’Isolotto come comunità religiosa ma, d’altra parte, di essere pronti ad accogliere in chiesa chiunque vi si fosse recato in veste di singolo fedele. Anche il vescovo non riconobbe la comunità dell’Isolotto come comunità cristiana, ed il suo rifiuto decretò in maniera indiretta l’inizio di una nuova stagione per il gruppo di fedeli che si riuniva attorno a Enzo e Sergio: l’esperienza di comunità di base al di fuori della Chiesa.

La comunità di base dell’Isolotto ha celebrato da allora la propria liturgia eucaristica in piazza, e dal 2006 presso i locali delle ex-“baracche verdi” di via degli Aceri, con gli stessi princìpi ispiratori degli anni ’50; ancora oggi, infatti, la comunità lavora a piccoli gruppi che, a turno, preparano la documentazione e gli interventi della prima parte della messa durante la quale si approfondiscono e si discutono temi legati alla sfera del sociale in ambito mondiale e non soltanto nazionale.

Dopo 22 anni dalla nascita della Comunità di Base dell’Isolotto, e precisamente nel 1982, quando fu nominato vescovo della diocesi di Firenze Silvano Piovanelli, uomo di chiesa della stessa generazione e formazione di Lorenzo Milani e Ernesto Balducci, si pensò che fosse iniziato un periodo di apertura e distensione nei rapporti fra Comunità dell’Isolotto e curia fiorentina in una prospettiva di pluralismo ecclesiale; ma gli episodi di riavvicinamento si avvicendano con silenzi e prese di posizione contraddittorie, come, per esempio la visita di Piovanelli alla Comunità dell’Isolotto il 24 novembre 1985 e la comunicazione, dopo due anni di silenzio, nel 1987, che i nomi di Enzo Mazzi e Sergio Gomiti saranno tolti dall’annuario diocesano.

Piovanelli ritorna il 24 novembre 1988 alle baracche di via degli Aceri, in vista del Sinodo diocesano che si terrà nel giugno del 1992, e si impegna a trasmettere i punti principali dell’intervento di don Mazzi volto ad esortare i membri della curia a rivedere criticamente il proprio recente passato storico, dalle esperienze vissute attraverso l’opera di singoli come Milani e Balducci, a quelle delle comunità di base come l’Isolotto e il Vingone; e ad analizzare criticamente anche le scelte della Chiesa istituzionale, preoccupate ad isolare le realtà cristiane “diverse”, nel tentativo di monopolizzare le manifestazioni etiche, culturali e politiche della comunità cristiana.

Ma il rapporto amichevole fra istituzione e comunità di base non riesce ad esprimersi liberamente, e il disagio persiste per anni, come ammette lo stesso Piovanelli nella lettera che invia a Enzo nel 1999 in occasione della propria remissione del mandato per limiti di età –“mi domando sempre se, in momenti della tua vita, ti ho amato abbastanza.

Il cammino della comunità è proseguito fuori dalle mura, insieme a tutto il movimento delle Comunità di base nate in Italia e in tanti altri paesi soprattutto europei e dell’America latina, intrecciando i nostri passi con tutte le realtà e “gli uomini di buona volontà”impegnati nei processi sociali, culturali e politici per la costruzione di un mondo migliore.