CHI SIAMO

 

Si può definire in poche parole? E’ difficile ma ci proviamo. Siamo un gruppo di persone che vivono insieme l’avventura umana come cammino di liberazione continua e graduale, mai da considerare compiuta, da ogni forma di irregimentazione e chiusura. “Oltre i confini” è un po’ il nostro emblema. Non solo oltre i confini esterni, chiusure di razza, nazione, religione, partito, ecc., ma anche oltre quelli interni alle nostre persone, chiusure mentali, psicologiche, affettive, culturali, ecc. Non abbiamo programmi né obbiettivi né conquiste. E’ lo stesso camminare insieme il nostro programma.

Comunità è una parola che può essere intesa in molti significati. Anche la comunità può essere chiusura e prigione. Noi la usiamo per esprimere il nostro tentativo di mettere al primo posto nella organizzazione sociale le relazioni personali. Riteniamo importante la identità individuale di ognuno e di ognuna ma consideriamo distruttivo l’individualismo che porta alla competizione di tutti/e contro tutti/e. Al tempo stesso consideriamo importante l’essere insieme, cioè la comunità, ma vediamo bene il pericolo di un comunitarismo che schiaccia l’individuo, lo rende un essere sottomesso, privo di autonomia e crea pulizie etniche, nazionalismi, colonialismi, pensiero unico, dominio globale del danaro.

Più e prima che una precisa aggregazione o associazione, siamo un orientamento verso un modo di essere. Meglio ancora, si potrebbe dire che siamo un’area di consenso e di partecipazione verso un modo di essere nella vita sociale e personale.

Ma per comprenderci siamo da collocare in una storia .

 

La storia. 

La storia è quella del dopoguerra. La guerra aveva definitivamente messo a nudo la miseria di tutte le aggregazioni istituzionali e la loro incapacità di rispondere ai bisogni fondamentali della persona: felicità, benessere, solidarietà, pace. La ricostruzione esistenziale e morale doveva ripartire dalla radice: dalle relazioni umane e dalla forza dell’amore.

Il clima di quel tempo è efficacemente descritto nella pubblicazione della Comunità dell’Isolotto Oltre i confini (LEF, Firenze, 1995):

 

Avvenimenti fondanti quali il disgelo internazionale, il Concilio Vaticano II, il mitico '68-'69, vengono non di rado considerati come realtà storiche staccate le une dalle altre e frutto dell'iniziativa dall'alto o ispirate da grandi leaders.

 

Noi, invece, li abbiamo vissuti e conosciuti come segni di un processo di trasformazione dal basso della società. E più precisamente come momenti di un grande sforzo, di un immenso tentativo di unificazione del mondo nel segno della speranza.

 

La guerra aveva dato al mondo la coscienza della propria unità, ma lo aveva fatto nel segno tragico della distruzione. In particolare, la bomba atomica rendeva tutti solidali sotto la sua macabra cupola di fuoco, di morte, di terrore.

 

Tale coscienza di unità non poteva restare prigioniera della paura. L'uomo ha bisogno di creatività e di speranza come il corpo necessita dell'aria.

 

Ed ecco nei decenni successivi alimentarsi progressivamente in tutto il mondo un crogiolo di esperienze positive e creative, diverse fra loro, tutte orientate però all'unità planetaria sulla base di alcuni valori:

 

 

la crescita delle coscienze e della loro autonomia rispetto a qualsiasi potere;

 

l'antiautoritarismo e la desacralizzazione di istituzioni, ruoli, ideologie, religioni;

 

l'universalismo planetario basato sull'accoglienza reciproca in quanto persone anzi in   quanto viventi, prima e oltre le identità di sangue, di etnia, di cultura, religione, chiesa;

 

il rinnovamento non come progetto che cala dall'alto, ma come frutto della presa di coscienza e dell'autodeterminazione delle masse popolari;

 

la ricerca di un futuro migliore attraverso un'alternativa al modello di sviluppo tecnologico-consumistico, alternativa basata sull'uso di tutte le risorse materiali, tecnologiche e morali per il riscatto e la liberazione delle persone e dei popoli.

 

I percorsi concreti erano:

 

partecipazione-decentramento-democratizzazione;

 

comunità-comunione-condivisione-collaborazione;

 

non violenza-non competizione-egualitarismo.

 

In quel processo tante parrocchie in Italia e nel mondo tendono a organizzarsi come comunità, in senso reale e non solo nominale. Anche la parrocchia dell’Isolotto diviene un processo di formazione comunitaria. Nasce la Comunità dell’Isolotto, nascono a livello mondiale le comunità di base.