Comunita' dell'Isolotto-Firenze  

 

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SOLIDARIETA'

 

SERGIO GOMITI (21/10/1931 - 12/04/2020)

 

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Rivista ADISTA - 25 Aprile 2020.


 
 



Firenze 12 Aprile 2020
Comunichiamo con dolore, affetto tenerezza che Sergio ci ha lasciati/e questa notte, ci fa piacere renderlo presente e ricordarlo con questo testo che ha scritto recentemente per la rivista Adista



Nel mondo che faremo Dio è risorto, di Sergio Gomiti,
da Adista 14.04.2019

All'inizio di questo racconto, che va sotto il nome di Passione di Cristo, Gesù capisce che la minaccia che viene dai potenti e dai sacerdoti è concreta, che il pericolo è imminente.
E' un momento di sconforto e di disorientamento, per lui e per tutti coloro che lo hanno seguito: c'è chi non ha capito, chi si perde in chiacchiere su chi sia il più grande tra loro, chi ha paura, chi cerca la spada, chi è pronto ad andarsene. Ed è il momento in cui Gesù fa la sintesi di una vita e di un'esperienza comunitaria per come si era svolta fino ad allora. E infatti in questo momento difficile, di fronte alla paura e alla violenza del potere, Gesù sintetizza in pochi gesti e in poche parole tutto il loro percorso.
E' come se Gesù avesse detto: 'ciò che davvero conta, ciò che potete fare se davvero mi faranno fuori e se volete che davvero questa nostra esperienza sopravviva, è vivere insieme da fratelli, affrontare le difficoltà senza escludere nessuno (Gesù mangia anche con Giuda, anche con Pietro, certamente anche con le donne e i bambini). E’ condividere il pane e il vino, cioè condividere ogni aspetto della vita'.
I gesti sono quelli del mangiare insieme a tavola, le parole sono “fate questo in memoria di me”. Questo è, per me, il succo di questa storia.
Fate questo in memoria di me significa vivere senza che vi siano né padroni né servi, né padri né maestri, dove non ci sia chi ha troppo e chi non ha nulla, dove non ci sia chi mangia e chi rimane senza, dove non ci siano coloro che pretendono di sapere tutto e chi non ha voce, dove non ci sia chi guadagna una fortuna e chi non ha lavoro. L'essere cristiani deve avere questo orizzonte pratico e il celebrare la cena di Gesù deve avere questo significato; se non ce l'ha, allora è tutta una bugia, sono tutte chiacchiere inutili e dannose.
Fin dagli inizi della nostra comunità [Comunità dell'Isolotto, ndr] abbiamo cercato di vivere la fraternità e la liturgia in questo modo vivo e attuale: per esempio, nel 1968 non avremmo potuto celebrare la pasqua senza stare dalla parte di Martin Luther King che era appena stato ammazzato e dalla parte dei neri cui erano negati diritti e dignità.
Oggi non possiamo celebrare la cena di Gesù e la pasqua, senza stare dalla parte di tutti coloro che fuggono dalla guerra, che tentano di passare il mare, di tutti coloro che cercano pane, lavoro, diritti e dignità.
Inoltre in questo racconto, secondo me, c'è l'ossatura di come dovrebbe essere la chiesa, ossia “ecclesia”, “comunità delle comunità” che fanno riferimento al messaggio evangelico: comunità sorelle, alla pari, che cercano, ciascuna nel proprio contesto, di vivere la fraternità.
La storia del cristianesimo, che in questi anni ho studiato a lungo, mostra invece come la Chiesa di Roma, fin dai primi secoli, ha assunto posizioni di potere e di autorità, ha cercato la ricchezza e ha messo in atto un'infinita serie di violenze, roghi ed esclusioni. E ogni volta che la Chiesa di Roma ha escluso qualcuno, per mantenere il proprio potere, per la pretesa di conoscere il volere di Dio, in realtà ha rotto la fraternità e il senso della “ecclesia”, nella quale, come ha detto Giovanni XXIII nell'enciclica Pacem in terris possono esserci solo posizioni di servizio e non di potere.
Riconoscersi come fratelli, tra tutti i cristiani e tra tutti gli uomini e le donne del pianeta, e agire solo in termini di servizio è una cosa fondamentale: se ciò accadesse allora la chiesa sarebbe un segno di pace nel mondo, servirebbe a qualcosa.
Io sogno ancora un mondo in cui non ci siano esclusi e sogno ancora una chiesa che non esclude ma che anzi stia dalla parte di chi non è difeso da nessuno.
E ogni volta che viviamo la fraternità e che difendiamo gli indifesi succede che quella esperienza di Duemila anni fa, ma anche tante altre che son venute dopo, non è morta ma risorge e vive nelle nostre vite e nelle nostre scelte. Questa è per me la resurrezione.

Oggi la convivialità (lettura comune)
Nella tradizione ebraica si fa memoria del passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù alla liberazione.
Nella tradizione cristiana facciamo memoria della resurrezione di Gesù come passaggio da una logica dove domina il potere e la violenza ad una logica dove conta la condivisione, la vita, l’armonia con l’universo.


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COMUNITA' DELL'ISOLOTTO
PASQUA 12 Aprile 2020



Dopo l’8 marzo abbiamo sospeso il nostro ritrovarci comunitario compresa l’Assemblea della domenica per non esporci a rischi di contagio da Covid-19 e per vivere la comune situazione che tutti si ritrovano ad affrontare in queste settimane.
Ci siamo mancati, ma ci siamo anche sentiti vicini, utilizzando il telefono (e poco altro) ma soprattutto sapendo di essere vicini nei pensieri gli uni degli altri/e. Ognuno/a di noi, ciascuno/a come ha potuto, ha mantenuto lo sguardo positivo e attento sul presente, attento ai bisogni di chi nel quartiere è in difficoltà e ha bisogno di un aiuto pratico o economico, a chi vive la condizione carceraria, a chi a Gaza continua a resistere, a chi ha avuto modo di fare delle riflessioni interessanti su questo tempo. Molti di noi hanno con più attenzione curato le piante, osservato la natura e il cielo finalmente più terso.
Non ci rivedremo nel giorno della Pasqua - nemmeno in videoconferenza che non tutti abbiamo - e manterremo la sosta in questa dimensione di attesa.
Con i contributi di tutti/e abbiamo però preparato questo fascicolo, fatto con i nostri pensieri o con le notizie che in questo tempo ci hanno colpito, e che è pensato come un dono e un segno di condivisione.
Vivremo la festa in quella dimensione domestica e familiare che, come ci ricorda Giuseppe nella prossima riflessione, era la sua dimensione originaria.
E continuando a sentirci coinvolti, a partire dalla nostra vita quotidiana, nel passaggio da una cultura di guerra e di morte ad una società animata dalla solidarietà, dalla fraternità e dal sentirci parte del nostro unico e prezioso pianeta,
   Auguri di buon passaggio, buona Pasqua.

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Comunita Isolotto Post

Giovanni Palagi

Guido Mori

Mirko Dormentoni

Circolo Arci Isolotto