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"...le nostre mani per uscire dall'emarginazione e progettare un futuro migliore..."

 

     Esistono nella società le risorse umane per affrontare costruttivamente le emergenze dovute alle grandi trasformazioni della nostra epoca fra cui il crescente divario fra ricchezza e povertà, l'immigrazione e la convivenza fra culture diverse?


  Esistono ma spesso non fanno notizia.
   Manca l'informazione.
    Chi cerca uno sbocco positivo e non si limita a covare o a gridare le proprie paure scaricandole irresponsabilmente sui capri espiatori di turno ha difficoltà a comunicare.
   Favorire la comunicazione delle esperienze positive e la crescita delle coscienze può essere uno dei modi per affrontare i problemi che emergono.

   Prendiamo ad esempio il tema della convivenza coi rom accampati nelle nostre periferie.

  Il Quartiere 4, Isolotto, di Firenze, alle prese con il campo o meglio con i vari campi del Poderaccio, ha dato negli anni un contributo notevole con la progettazione e realizzazione di esperienze positive di integrazione nel rispetto dei diritti e delle identità ed ha dimostrato che è di lì che si passa anche per dare sicurezza ai cittadini.

 


"Kimeta" è il nome di una giovane donna rom prematuramente scomparsa ed il cui ricordo suscita ancora tanto rimpianto in chi l'ha conosciuta. "Kimeta" abbiamo titolato il laboratorio di servizi (stiratura, aggiustatura, cucito, ricamo...), scaturito da un progetto di donne dell' Isolotto e di donne di altre culture, in particolare rom, con il coinvolgimento delle istituzioni del Quartiere 4.


     La donna ha sempre rappresentato nella cultura del popolo rom un elemento fondamentale dell'economia familiare , in un contesto però fortemente maschilista .

     Nell'incontro con la nostra cultura questo ruolo non è cambiato.

     I pregiudizi, l'emarginazione le pessime condizioni ambientali in cui si sono trovate a vivere hanno impedito loro ogni possibilità di inserimento lavorativo ed esse hanno dovuto mettere in atto strategie di sopravvivenza quotidiana legate ai residui della nostra economia di consumo.


     Dal 1998 ad oggi l'esperienza ha continuato il suo percorso arricchendosi via via di novità e contributi. Chi volesse conoscerci , oggi è attivo il
"Laboratorio Kimeta"
via Modigliani 125 - Firenze
dal lunedì al venerdì ore 9-12 mercoledì pomeriggio ore 15-18
 

 

 

 

Il percorso di un'esperienza

 

settembre 1995

      Nasce un gruppo di confronto su "donne e volontariato" promosso dalla commissione Sicurezza Sociale del Quartiere 4, Isolotto, di Firenze; vi aderiscono una ventina di donne provenienti dalle diverse realtà dell'associazionismo di base del quartiere.

    Dopo una serie di dibattiti e riflessioni ci si pone il problema rom in quanto è una realtà del nostro territorio e ci si chiede: "perchè non intrecciare un rapporto con le donne rom del campo nomadi del Poderaccio?

gennaio 1996
      Ci siamo recate al campo e abbiamo conosciuto un gruppo di donne rom.

    Sono scaturiti una serie di incontri che avevano quale obiettivo principale conoscerci, comunicare, socializzare i bisogni.

  Trovare un lavoro ed inserirsi nella nostra società è stato il primo e fondamentale desiderio espresso dalle donne rom. Abbiamo capito che ogni tipo di relazione con loro poteva crescere ed approfondirsi se si innestava su queste loro richieste fondamentali.

    Il tema lavoro ha costituito l'argomento di molti altri incontri e insieme abbiamo cercato di crescere nella consapevolezza delle difficoltà che ci si presentavano.

  L'atteggiamento tenuto dalle donne del volontariato è stato di non elargire promesse e progetti, (anche perchè non ne avevamo la possibilità), ma di costruire insieme ipotesi a partire da un impegno comune per cercare soluzioni, basandoci sulla collaborazione fra donne e sulla assunzione di responsabilità individuali e di gruppo.      

Abbiamo coinvolto il Consiglio di Quartiere sull'ipotesi di un laboratorio di cucito-ricamo-maglia-uncinetto e attività affini per orientarci verso un lavoro che permettesse anche di valorizzare le specifiche caratteristiche culturali delle donne rom.

   Dopo una serie di riunioni fra donne rom, donne del volontariato e rappresentanti del Quartiere, siamo riuscite a formulare un progetto di formazione-lavoro, finanziato da Regione, Comune e Quartiere 4.

   "Donne per le donne" è la parola d'ordine dell'iniziativa su cui abbiamo scommesso e che stiamo portando avanti da tre anni.
 

 

agosto 1997
    Il progetto viene finanziato. Esso prevede l'inserimento di 10 donne rom a cui è' assicurato un gettone di presenza mensile di 400mila lire ciascuna.

    Vengono concordate modalità e regole organizzative del corso, a partire dalla volontà di realizzare una esperienza seria e positiva, ma anche tenendo conto dei bisogni delle persone e delle realtà che partecipano all'iniziativa.

Pertanto viene così programmato:
- Il corso avrà sede fuori dal campo perché ciò favorisce l'inserimento nel territorio.
- Le regole saranno elaborate insieme e non imposte dall'alto in modo che poi vengano rigorosamente rispettate.
- Si aderisce attraverso una iscrizione che impegna le partecipanti ad una presenza costante.
- Le partecipanti saranno scelte in ordine di iscrizione.
- Si sceglie un orario che si concili con i bisogni e i ritmi di vita delle donne rom interessate, affinchè poi questo venga rispettato.
- La presenza si articolerà su tre giorni alla settimana per 4 ore al giorno.
- Ci sarà un controllo per le presenze.
- Le assenze prolungate ed ingiustificate faranno decadere dal diritto alla partecipazione.


    Caratteristica fondante dell'iniziativa è stata la piena partecipazione di tutte le persone alla elaborazione e realizzazione del progetto, pertanto ogni decisione difficoltà problema, viene discusso e risolto insieme attraverso frequenti riunioni di confronto.

gennaio 1998
     Inizia il corso di formazione. Come ogni esperienza nuova, anche questa comincia fra insicurezze, timori, perplessità ed anche....disagi e pregiudizi, ma ci accorgiamo presto che il coinvolgimento e l'impegno di tutti è molto forte.
    Lo sforzo per conoscersi ed accettarsi reciprocamente, la fatica di intendersi fra culture e linguaggi differenti, la constatazione che le abilità possedute dalle donne rom in materia sono molto limitate e l'apprendimento è lento e difficile, mettono alla prova energie ed ottimismi iniziali e ci costringono a ridimensionare gli entusiasmi ma ci permettono anche di scoprirci e valorizzarci reciprocamente.
     Viene inserito nel progetto un corso di alfabetizzazione primaria che nasce dalla presa di coscienza che anche questo è un bisogno fondamentale per le donne rom. Su dieci partecipanti solo due sanno leggere e scrivere.

   La maggior parte non riconosce il proprio nome, non sa fare la propria firma, non sa usare un quaderno o prendere in mano una matita, non conosce il calendario né l'orologio, non sa usare il metro, discrimina la moneta solo in base al colore, non ha mai preso da sola un autobus pur vivendo a Firenze da anni.
     Anche qui il cammino si fa lungo, date le difficoltà e il tempo limitatissimo che all'alfabetizzazione viene dedicato, ma si ottengono comunque risultati importanti. Lentamente le difficoltà e i disagi cedono il passo alle confidenze, alla collaborazione, ad un clima di reciproca accoglienza e solidarietà.

    Cresce la fiducia reciproca, perché tutte esprimiamo impegno costante e buona volontà. Ci accorgiamo che l'esperienza è arricchente e gratificante, vogliamo che continui non solo per il lavoro futuro ma anche per noi stesse.
    Partecipiamo a varie iniziative di Quartiere e quasi sempre sono proprio le donne rom ad illustrare e raccontare l'esperienza che stiamo facendo:
finalmente

HANNO LA PAROLA!.

 

Bairamsha Racconta

 

 

   "Nella nostra cultura rom le donne non lavorano, non vanno a scuola: sono gli uomini che hanno questo diritto.

   Le donne devono fare figli, badarli, crescerli, lavare, stirare, cucinare, rimanere chiuse nel campo senza entrare in relazione con il mondo esterno.

   Anche quando, per necessità, andiamo a chiedere l'elemosina, non usciamo da questo nostro mondo chiuso, non entriamo in rapporto con gli altri.

    Al Poderaccio si sono fatte tante riunioni, ma quasi sempre sono solo gli uomini che parlano e discutono mentre le donne ascoltano e stanno zitte Fra noi donne adulte del campo, anche se siamo in Italia da otto-dieci anni, pochissime riescono a capire la lingua italiana e ancora meno a parlarla, la maggior parte di noi è analfabeta e non sa fare la propria firma.

    E' stato dunque difficile all'inizio parlare con le donne dell'Isolotto e capirci: ci sono voluti molti incontri, era la prima volta che si facevano riunioni solo fra donne ed è stato difficile convincere tante di noi a partecipare, a parlare, a dire le proprie idee...forse perchè non credevamo di poter combinare qualche cosa di buono fra donne, ma questo ci ha permesso di conoscerci meglio e di fare amicizia.
    Ora, tre giorni alla settimana, mentre i nostri figli vanno a scuola, dieci di noi veniamo al laboratorio che ha come sede provvisoria i locali della comunità dell'isolotto. qui noi impariamo a fare qualcosa di utile e di bello, qualcosa che può diventare un lavoro, e con il contributo di quattrocentomila lire al mese, previsto dal progetto, possiamo fare la spesa invece di chiedere l'elemosina.

     Questa esperienza per noi non è solo un laboratorio, è un luogo per parlare, discutere, decidere tutte insieme. Finalmente usciamo dal mondo chiuso del campo per fare esperienze nuove insieme ad altre donne di Firenze e questo ci fa sentire più uguali e meno emarginate.    

   Donne rom e donne del volontariato, fianco a fianco, ago e filo in mano o chine sulle macchine, cuciamo, ricamiamo, facciamo uncinetto e maglia e intanto parliamo, ci raccontiamo, ci ascoltiamo e insieme prendiamo coscienza.

     Ogni giorno, insieme al lavoro, anche un'ora di alfabetizzazione, perché imparare a leggere e scrivere è il primo passo verso l'integrazione e noi donne rom lo abbiamo ben capito. Saper leggere e scrivere ci fa sentire più sicure, quando andiamo a scuola a parlare con le maestre dei nostri figli sappiamo cosa dire e poi possiamo firmare, mentre prima non sapevamo farlo e sentivamo vergogna.

      E' un passo avanti per noi e anche per i nostri uomini che, visto che guadagniamo, ci lasciano andare. alcune di noi, prima di questa esperienza, non erano mai salite sull'autobus o entrate in un bar.

   Ora non potremmo più tornare indietro!"

 

 

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  Un'esperienza di solidarietà femminile narrata dalla viva voce delle donne protagoniste. 

    Nel Quartiere popolare dell'Isolotto di Firenze un gruppo di donne appartenenti all'associazionismo di base, alle istituzioni del territorio ed al campo rom del Poderaccio hanno dato vita ad un laboratorio di cucito e stireria: un sevizio agli abitanti del quartiere ed un lavoro per il riscatto e la dignità di donne socialmente emarginate.

  In queste pagine si raccontano le motivazioni, le difficoltà, il percorso di questa esperienza, ma soprattutto l'incontro delle diversità, le relazioni ed i vissuti di tutte coloro che hanno collaborato, ciascuna con la propria sensibilità, disponibilità ed ottimismo, alla realizzazione del progetto.

  Un libro per comunicare uno stile di integrazione ed una capacità operativa al femminile: contenuti, valori e realizzazioni di donne che accettano di mettersi in gioco e di osare il futuro possibile.