Home                                            Notizie    Storia    Archivio storico     Incontri Domenicali    Esperienze Educative    Libri    Progetti Condivisi     Echi di Stampa   e-Link      Contatti
INVENTARIO Y   '12 NOTIZIARIO       VEGLIE
  W  13 (19-25/03)
 
 
     
      
 

Imputati

Il Presidente del

Tribunale

dott. Guido Accinni

 

 

Giovedì 22 Marzo 2012 Biblioteca delle Oblate - Firenze

Giovedì 22 Marzo 2012 Biblioteca delle Oblate - Firenze

Presentazione del libro

 

  

La folla

 

Imputato Vittorino Merinas

   
   
 

Testi

 

Membri della Comunità

 

 

Giancarla Codrignani, docente di letteratura classica, politologa, teologa.

 

Beniamino Deidda, Procuratore Capo della Repubblica di Firenze

 

Urbano Cipriani -Comunità dell'Isolotto

 

 

Video

 

Presentazione di Valerio Gigante

 

Intervento di membri della Comunità

 

Intervento di Giancarla Codrignani

 

Intervento di Mario Capanna

 

Intervento di Beniamino Deidda

 

Repliche all'intervento di PierLuigi Onorato

 

 

 

Documenti in Archivio

 

 

 
  

 

Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 25 marzo 2012

Storie dell’altro mondo: la solidarietà nel tempo dell’individualismo

riflessioni di Carlo, Claudia, Gisella, Luisella, Maurizio

 

Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te. Praticare la giustizia, amare teneramente, camminare umilmente con il tuo Dio.

Michea (6,8) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

                                                                                                              Giovanni  (15, 9-13)

Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri ».

                                                                                             Giovanni  (13, 33-35)            

tratto da “Il Dio degli esclusi” di Jacques Gaillot:

“Siete stati chiamati alla libertà” (Gal.5,13)….Il Vangelo è rivoluzionario: rende persone libere. Libere in rapporto ad ogni potere, ad ogni organizzazione. Vorrei allora proporvi alcune riflessioni su questa libertà …Innanzi tutto la libertà è inseparabile dalla solidarietà con i più deboli. Sono sempre attento, per quanto riguarda un’istituzione, un organismo, una società, una Chiesa alla seguente questione: qual è la sua capacità di non escludere? Quando un’istituzione ha questa capacità di non escludere è un segno di riuscita. Ma qual è l’istituzione che non esclude?

Gli esclusi sono quelli che la società rigetta, quelli che sono di troppo, quelli che non contano per nessuno, quelli di cui nessuno ha bisogno. E non ci vuole molto a precipitare nell’esclusione. Può succedere finanche ad un vescovo.…Si perde il proprio lavoro, la propria casa…E ci sono tutti gli handicap dell’esclusione che si aggiungono, che si incastrano gli uni sugli altri …e si accumulano…Le esclusioni si accumulano.

Ora non è possibile essere liberi senza gli esclusi. 

Quando si aiutano gli esclusi tutti sono d’accordo, tutti trovano che è giusto…Ma quando si fa in modo che gli esclusi diventino responsabili, che si mettano in piedi, che siano partecipi, che siano coscienti dei loro diritti, allora questo diventa pericoloso. E il potere è diffidente verso di loro. Quando gli esclusi prendono loro stessi la parola, senza bisogno di portavoce, siccome hanno questa libertà diventano pericolosi….Ma si diventa liberi solo aiutando gli altri, gli esclusi, a diventarlo- 

Non è possibile essere liberi senza gli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro.

Se essi sono perdenti, noi saremo perdenti con loro.

Non ce la caviamo se non insieme.

La solidarietà è l’avvenire. La solidarietà non ha frontiere.

E come potremmo essere felici senza gli altri, senza quelli che sono escludi dalla felicità?

Come può la Chiesa annunciare il Vangelo della libertà se quelli che ne hanno la responsabilità non sono liberi?

Il termine “amore” usato nel Vangelo potrebbe essere trasformato oggi, forse più laicamente, in “solidarietà”; anche padre Alex Zanotelli ha scelto di intitolare un suo libro di riflessioni sulla attualità della parola dei profeti dell’Antico Testamento “la solidarietà di Dio”. 

[...] quella carità che è assieme dono e legame, che viene manifestata da Gesù Cristo in persona, cioè da un Dio che per potersi donare completamente si incarna in un uomo, per poter essere di esempio per tutti e per poter salvare, con la propria morte, tutti i suoi fratelli, questa carità è stata, purtroppo e troppo spesso, ridotta al rango di pura elemosina. Io direi che questa sia una profonda deformazione del significato del termine "carità". Ecco perché è stata creato un nuovo nome per questo tipo di generosità umana che è il termine solidarietà....

[…] Basti pensare, per esempio, all'Enciclica Pace in terram di Papa Giovanni XXIII, scritta nel 1963 in cui si parlava della pace come valore universale. Questo documento apostolico ha dato l'avvio, assieme a molti altri, al Concilio Ecumenico Vaticano II. Come esempio è stato seguito da Papa Paolo VI, il quale disse: "Il nuovo nome della pace è lo sviluppo dei popoli". Anche queste parole "Sviluppo dei popoli" ispirarono una importantissima Enciclica intitolata, appunto, Populorum progressio. Vent'anni dopo troviamo Giovanni Paolo II il quale afferma: "Il vero, nuovo, nome della pace è solidarietà", ovvero questo valore capace di mettere in grado coloro che si potrebbero trovarsi in una situazione socialmente più fortunata, di maggiore agio economico, di percepire la propria responsabilità nei confronti dei settori dell'umanità che vivono nella povertà o nel disagio più totale.

[…] l'essere umano, in quanto persona e in quanto categoria, possiede, contemporaneamente, dei valori individuali e dei valori collettivi. Se noi esasperassimo i valori umani individuali, rischieremmo di soffocare i reali valori collettivi.

L'era del capitalismo è l'epoca della esaltazione dell'individualismo, dell'essere più forte, dell'essere i più fortunati; è l'epoca che sta esaltando l'individualismo nazionale, ossia delle nazioni più forti, più fortunate, e tutto questo sta avvenendo per una serie di circostante geografiche e storiche ben precise. Ora, di fronte a questa escalation individualistica, di cui vediamo tutti i risultati, dovremmo fermarci a considerare come lo sviluppo dell'economia, sollecitato dal capitalismo, abbia portato in moltissime società ad una ricaduta sociale sul piano delle emarginazioni e delle povertà. È un fenomeno che vediamo all'opera quando ci viene detto che per salvare l'economia devono necessariamente diminuire i posti di lavoro. Per queste e per altre ragioni vediamo crescere la disoccupazione. È l'insorgere di tutta questa cultura individualistica a richiedere che venga promossa una solidarietà più solida, ovvero una maggiore attenzione ai rapporti fra le varie categorie sociali, tra i vari settori produttivi, fra i vari individui, che possa riequilibrare i limiti di quest'ideologia, oggi dominante, che è il capitalismo.

[…] Io direi che le religioni, a cominciare dalla religione cattolica, dovrebbero aiutare gli uomini a superare la chiusura tipica dell'individualismo umano, e promuovere la comprensione del fatto che la personalità si realizza non tanto nella misura in cui essa si chiuda al confronto con l'altro, ma nella misura in cui si essa può donarsi. È un legame, questo della solidarietà, con il quale mi arricchisco nella misura in cui mi dono.

[da un intervento di d. Luigi Bettazzi]

[Quanto segue è tratto dal capitolo “Solidarietà”, di Rainer Zoll, dalla Enciclopedia delle Scienze Sociali (1998), edizioni Treccani] 

La nozione di solidarietà ha assunto oggi una tale varietà di significati e di usi che si rende necessario operare una distinzione tra un'accezione ristretta e una ampliata del concetto. Alla prima fa riferimento ad esempio la definizione proposta da Luciano Gallino, che nel Dizionario di sociologia (1978), alla voce Solidarietà scrive "Termine [...] per designare la capacità dei membri di una collettività di agire nei confronti di altri come un soggetto unitario". Anche la definizione fornita da Irene von Reitzenstein (1961) mette in rilievo l'aspetto dell'azione collettiva nonché quello dell'eguaglianza della posizione sociale e degli scopi dell'azione. Analogamente Alessandro Pizzorno (1966) a proposito dei sistemi di solidarietà afferma che essi mirano "a rendere eguale per tutti l'appartenenza ad una determinata collettività". Cella (1993) dal canto suo mette l'accento sull'interesse dell'individuo all'agire solidale.

Già da queste definizioni emergono gli elementi essenziali della definizione 'classica' del concetto di solidarietà: eguaglianza di posizione sociale, comunione dell'agire, anzi comunanza sotto vari aspetti. Su un punto tuttavia, ossia il riferimento negativo a una 'controparte sociale', le opinioni sono discordi. Già nel 1914 Robert Michels osservava che "per la formazione di un gruppo di solidarietà è necessaria a priori l'esistenza di una netta contrapposizione; si è solidali solo contro qualcuno"; a suo avviso, una "solidarietà universale della società - la solidarietà nella sua forma più pura esiste solo di fronte a certi eventi naturali elementari", ma anche in questo caso avrebbe il carattere della difesa. Una solidarietà universale del genere umano, secondo Michels, non è che una irraggiungibile utopia.

Peraltro, sin dalla nascita del concetto di solidarietà, compaiono definizioni che evitano ogni riferimento a una controparte antagonista. Léon Bourgeois (1896), ad esempio, afferma che "tra ogni individuo e tutti gli altri esiste un legame necessario di solidarietà".  Charles Gide (1829), dal canto suo, osserva che "la solidarietà, ovvero la dipendenza reciproca di tutte le parti di un medesimo corpo, è la caratteristica della vita".  Questa definizione della solidarietà si incontra per la prima volta nel “Discours sur l'esprit positif” del padre della sociologia, Auguste Comte (1844), che usa il concetto nel senso di vincolo sociale senza ulteriori specificazioni, come sinonimo di coesione o integrazione sociale. Nella definizione di Comte abbiamo altresì una delle prime ricorrenze del termine nella sua accezione moderna: "il legame di ciascuno con tutti, sotto una pluralità di aspetti, tale da rendere involontariamente familiare l'intimo sentimento della solidarietà sociale, adeguatamente inteso in tutte le epoche e in tutti i luoghi"

Storicamente già alcuni protagonisti della rivoluzione francese avevano utilizzato nei loro discorsi il concetto di solidarietè, ma si deve arrivare  alla edizione del 1835 del “Dictionnaire  de l'Académie française”  nel quale si legge: "dicesi talvolta, nel linguaggio comune, della responsabilità reciproca che si stabilisce tra due o più persone" per passare da un contesto puramente giuridico a quello sociale. Nella sua opera “De l'humanité”, apparsa nel 1840, il filosofo francese Pierre Leroux parla della "mutua solidarietà degli uomini" come espressione più autentica della carità, dopo aver aspramente criticato la "triplice imperfezione della carità cristiana" - concepita in termini di dovere, nel senso attuale anche di condiscendenza. Leroux afferma che la solidarietà deve essere reciproca, e sostiene di essere il primo ad aver usato il termine nel suo nuovo significato. 

In epoca premoderna, quando le misure assistenziali costituivano l'unica forma di politica sociale, la solidarietà esisteva unicamente nel contesto di comunità e di gruppi fortemente coesi – le cosiddette reti sociali primarie, ovvero la famiglia, la famiglia estesa, il vicinato, le associazioni religiose, ecc. Mentre oggi il fondamento della politica sociale e della sua prassi è costituito dalla solidarietà sociale, alla base della prassi assistenziale vi è il principio della caritas, che implica una netta distinzione gerarchica tra chi dà e chi riceve - differenza che non viene annullata, ma semmai rafforzata dall'atto del dare. 

Nei periodi di transizione o di crisi, la coscienza di tale differenza diventa particolarmente acuta. Pur senza adoperare l'espressione 'politica sociale' Georg Simmel ha fornito un'analisi molto precisa di questa problematica: "Il dovere [dell'assistenza ai poveri] può presentarsi come semplice correlato della pretesa dei poveri. In particolare nei paesi in cui l'accattonaggio è un vero e proprio mestiere, i mendicanti credono, più o meno ingenuamente, che l'elemosina sia un loro diritto" (1908). Tuttavia dall'esistenza di un 'diritto dei bisognosi' non deriva necessariamente un'equiparazione dei diritti tra chi dà e chi riceve, un annullamento delle differenze sociali. In questo senso la carità, che toglie ai ricchi per dare ai bisognosi, "non comporta affatto un'equiparazione tra queste posizioni individuali", né "annulla la tendenza alla differenziazione della società in poveri e ricchi". È qui che risiede la distinzione tra assistenzialismo e politica sociale. Tutt'altro carattere infatti, osserva Simmel, ha la pretesa all'assistenza fondata sull'appartenenza di gruppo del povero. Questa appartenenza - come status di cittadino - può essere estesa anche all'intera società; in questo caso il rapporto non è più gerarchico, ma si basa sull'eguaglianza e sulla virtuale reciprocità.

La Rivoluzione francese negava ancora ai poveri lo status di cittadini. Una politica basata sull'esclusione di determinati individui o gruppi di individui è inconciliabile con la politica sociale e la solidarietà, e in questo senso si può affermare che nella Rivoluzione francese non vi fu un'autentica politica sociale. Nel suo studio sulla cittadinanza T.H. Marshall (1950) ha definito il Novecento come secolo della cittadinanza sociale, e sebbene si possano avanzare dubbi più che legittimi sul fatto che essa abbia trovato piena realizzazione, tuttavia è senz'altro vero che nel XX secolo alcuni Stati hanno cercato, con l'ausilio della politica sociale, di realizzare l''eguaglianza' del cittadino sociale e di conseguenza la solidarietà della società nel suo complesso. "Le politiche solidaristiche sono state accettate, legittimate e incontestate solo nella misura in cui sono state considerate come un diritto piuttosto che come forme di carità o di altruismo. [...] La cittadinanza sociale riconosce a ogni individuo il diritto di usufruire di benefici che in sistemi di valori diversi sarebbero giustificati in altro modo o sono garantiti solo in termini avvilenti, in quanto coloro che li ricevono non sono considerati membri a pieno titolo della comunità" (Baldwin, 1990).

 

- Una esperienza di solidarietà : il fondo essere del quartiere 4 di Firenze 

Dal 2002 nel Quartiere 4 di Firenze (circa 68.000 abitanti) è attivo il FONDO DI AIUTO SOCIALE ESSERE.

Svolge attività di solidarietà finanziaria e di microcredito a favore di persone e famiglie con problemi contingenti di disagio o insufficienza economica, che fanno parte di questa comunità territoriale o in essa svolgono o vogliono intraprendere attività lavorative, di valore culturale e/o sociale.

Poiché il FONDO ESSERE opera con denari raccolti soprattutto fra i cittadini, ciò che ne orienta l’attività può essere così sintetizzato “Chi ha qualcosa in più lo metta a disposizione di chi oggi non ha il sufficiente consentendogli domani, a sua volta, di aiutare altri”.

Rispetto alle 4 associazioni promotrici, attualmente partecipano alla gestione del fondo e lo sostengono più di 25 associazioni e realtà diverse operanti nel quartiere, attraverso la disponibilità dei volontari che svolgono le varie attività.

Il FONDO ESSERE ha l’appoggio del Consiglio di Quartiere e collabora strettamente con i Servizi Sociali Territoriali.

Nelle pagine seguenti uno schema semplificato descrive le modalità di funzionamento del Fondo Essere.

dal regolamento del Fondo Essere :

 Premessa

 La società contemporanea continua a confrontarsi con situazioni di marginalità estrema, economica e sociale, subita da individui o famiglie, destinate quantitativamente ad aumentare anche nel nostro paese, per le logiche attuali dell'economia e per la profonda crisi strutturale che si sta determinando nella società globalizzata.

Situazioni determinate da cause diverse, ma soprattutto dalla mancanza di lavoro e dall'impossibilità di disporre di un reddito che consenta l'autosufficienza e la soddisfazione di bisogni elementari, generano sia sradicamento dalla comunità, sia problemi relazionali fra individui che, indipendentemente dal modello di famiglia, possono incidere drammaticamente nei rapporti fra i componenti.

Il sistema finanziario, per altro, esclude dal credito quei soggetti che, indipendentemente dalla capacità e dalla onestà individuale, non sono in grado di “comprare” il denaro del quale hanno bisogno per avviare nuove attività.

Contro le povertà più gravi è importante che il Volontariato e l'Associazionismo di promozione sociale o di qualunque altra natura e i soggetti non profit si attivino. Egualmente è utile che si possano sperimentare forme di finanza capaci di etica e solidarietà nel microcredito.

Per questo motivo, sotto la spinta iniziale della Pubblica Assistenza Humanitas Firenze, le realtà che operano nel Quartiere 4 di Firenze hanno costituito dal 2002 il Fondo di aiuto sociale – PROGETTO ESSERE -

 Art.1

Il PROGETTO ESSERE unisce in rete realtà costituite formalmente o esistenti di fatto che sono impegnate nella solidarietà, nell'aiuto e nell'assistenza sociale, nonché realtà operative e culturali di Terzo Settore e Non Profit.

L'unione è finalizzata:

a)         alla concessione di aiuti economici a singoli individui o a gruppi familiari, in stato di forte povertà e con uno specifico ed urgente bisogno, per contrastare situazioni di disagio momentaneo che la qualità della vita ledono o limitano;

b)         all'alimentazione finanziaria del fondo dal quale tali aiuti sono tratti, tramite attività di raccolta variamente articolate;

c)         alla sensibilizzazione dei cittadini a costituirsi in “comunità solidali”

[…] La partecipazione ad ESSERE è un diritto delle realtà sopra definite, che operano nel Quartiere 4, o nel territorio oggetto dell’ampliamento, avendovi sede e/o essendovi attive con continuità.

 Art. 3

Gli aiuti economici concessi da ESSERE nella forma di erogazioni dirette al richiedente  e specifiche (per bisogni definiti) di somme di denaro sono denominati “Prestiti di solidarietà”.

Sono finalizzati alla soddisfazione di bisogni di carattere sanitario, socio sanitario o esclusivamente sociale, specifici, straordinari e documentabili.

I Prestiti di solidarietà non prevedono scadenze temporali per la restituzione che avverrà come concordato con il loro fruitore. Sugli stessi non è praticato alcun interesse finanziario.

La denominazione "Prestito", pur riferita ad una libera elargizione, rimarca l'impegno morale alla restituzione come elemento qualificante di lotta alla povertà collettiva e singolare e uscita dal bisogno.

 per informazioni vedere : www.fondoessere.org

 

  
  

 

 

 

INTERVENTI

 EROS : C’è un forte condizionamento da parte del potere economico nei confronti delle persone e delle famiglie; ad esempio, la Banca Centrale Europea recentemente ha messo a disposizione delle banche una enorme quantità di denaro ad un tasso del 1%, ma le banche a loro volta non lo hanno utilizzato per metterlo a disposizione delle famiglie e delle imprese.

Il problema non è solamente italiano ed europeo, ma mondiale : proprio ieri, in occasione della presentazione del suo libro a Firenze, Vandana Shiva ha raccontato che in India molti agricoltori si suicidano perché non riescono a restituire i prestiti che hanno ricevuto per sostenere la loro attività.

Le regole fissate per i prestiti e i mutui bancari sono spesso un paravento per negare il sostegno a chi ne ha bisogno, oppure per affossare definitivamente chi aveva contratto un mutuo o un prestito e non è più in condizione di pagare le rate perché ha perso il lavoro.

Nel caso del quartiere 4, con l’esperienza di partecipazione al fondo essere, mi sembra che la rete delle associazioni del territorio ha cercato di superare l’ottica specifica (ricreazione, pratica sportiva,  attività caritatevoli, ecc.) e ha provato ha costituire una vera  e propria “rete di sicurezza” dal punto di vista sociale, impegnandosi tutte insieme nei confronti di un problema che riguarda tutta la collettività.

Quindi, il valore del progetto Essere è fondamentale non soltanto per la capacità di aiuto che ha dimostrato in questi dieci anni, ma soprattutto per il modo in cui sono stati coinvolti tutti i soggetti della comunità quartiere, comprese le istituzioni.

Il mio rammarico personale è quello che spesso la società, l’insieme dei singoli, non riesce a percepire che quando una persona (e si tratta di un individuo di quella stessa comunità!)  viene a trovarsi in difficoltà non lo si può abbandonare: chi è in difficoltà (e potrebbe succedere ad uno qualunque di noi) mostra una fragilità che si manifesta sia verso se stesso (perdita di fiducia, senso di fallimento, ripiegamento su se stesso, vergogna) sia verso i propri familiari e i propri figli, quando ce ne sono.

In particolare questo aspetto risulta una aggravante all’intero quadro delle difficoltà: chi è in crisi perde il ruolo di esempio e di riferimento nei confronti dei figli, non è più capace di rispondere ai loro bisogni, sia materiali che ideali.

l’intera economia dovrebbe essere umanizzata: si dovrebbe uscire dal circolo vizioso della finanza e delle banche che alimentano se stesse e dedicarsi alle persone, ai loro bisogni e alle loro potenzialità.

 

LUCIANA : vorrei chiedere ad Eros come questa esperienza del fondo Essere possa essere trasferita ai soggetti politici in modo che abbia la possibilità di “contare” di più, non solo dal punto di vista operativo ma anche da quello propriamente politico, ovvero di modello di comunità e di impostazione e priorità di interventi.

In altre parole, esperienze come quella del fondo Essere (ma se ne potrebbero prendere ad esempio altre) dovrebbero superare l’ambito dell’impegno dell’associazionismo ed essere trasformate / utilizzate come modelli dell’agire politico.

 

ROBERTO : aggiungo che la politica ha una grandissima responsabilità nella definizione delle regole alle quali tutti (e in particolare i soggetti forti) dovrebbero attenersi; ad esempio, la Banca Centrale Europea sotto la direzione di Mario Draghi ha trasferito una quantità enorme di denaro solo alle banche e alle istituzioni finanziarie perché le regole (stabilite dalla politica!) impediscono   alla BCE di erogare denaro a favore di enti pubblici (stati, regioni, comuni, ecc.).

Quindi la logica è quella secondo cui una istituzione sovranazionale (la BCE), finanziata e controllata dalle banche centrali dei vari paesi della Unione Europea (quindi con denaro pubblico), può aiutare solo organismi privati e non quelli pubblici.    

Non solo : la politica (sia italiana che europea che statunitense) ha la responsabilità di aver eliminato le regole che suddividevano le attività fra banche di investimento e banche di affari, dando via libera all’utilizzo del denaro raccolto dai risparmiatori per fini speculativi e non per sostenere l’economia reale.

E’ quindi una pura utopia pensare che le banche usino il denaro per sostenere le imprese e le famiglie, visto che lo possono impiegare con rendimenti molto più alti per operazioni speculative.

Quindi è la politica che deve essere messa in discussione, perché ormai le regole vengono dettate ai politici dalle finanziarie.

 

GIUSEPPE: Il concetto di solidarietà è fondamentalmente diverso da quello di beneficienza. Per il progetto di microcredito è necessario responsabilizzare le persone, che ottengono il prestito, a restituire le somme ricevute per responsabilizzarsi e anche per valorizzarsi: in tal modo acquistano un ruolo attivo all'interno della società. Tutti hanno diritto ad avere i mezzi sufficienti per vivere e sviluppare la propria personalità e tutti hanno il dovere di rendersi attivi per solidarizzare con gli altri, anche chi può poco, ma è tenuto a dare quel poco. E' necessario comunque che cambi l'assetto dell'attuale società, che è tarata sulle esigenze dei primi (speculatori, capitalisti ecc.), invece che sugli ultimi, sugli emarginati, come ci insegna il Vangelo. Queste piccole esperienze di microcredito possono contribuire, come granelli di sabbia, a inceppare tutto il meccanismo perverso dell'attuale sistema economico per arrivare ad un suo capovolgimento radicale, conforme al messaggio cristiano.