| |
|
Storia dell'Iran
-Elamiti e Medi (terzo-primo millennio a.C.)
-Achemenidi e il primo Impero persiano 550-330 a.C.
-Ciro Il (il Grande) periodo di regno 559-530 a.c. Cambise periodo di
regno 529-522 a.c.
-Dario I (il Grande) periodo di regno 522-486 a.c. Serse periodo di regno
486-465 a.c. Artaserse l periodo di regno 465-425 a.c. Dario Il periodo di
regno 424-405 a.c. Artaserse Il periodo di regno 405-359 a.c. Capitali:
Shush (Susa), Babilonia e Persepoli
- Alessandro Magno e la fine di Persepoli
-Seleuco, generale di Alessandro 323-162 a.C.
-L'ascesa dei Parti 247 a.c.- 224 d.C. Popolo "laico", vendicarono
Spartaco, uccidendo, 20 anni dopo, Crasso (battaglia di Carre, 53 a.C.)
-I Sasanidi e il secondo Impero persiano 224-642 d.C.
I periodo di regno 241-272 Shahpur (Sapore): nel 260 d.C. a Edessa
sconfigge Valeriano.
Zoroastrismo=religione di stato
Il periodo di regno 310-379 Khusro (Cosroe) Il : conquista di Egitto,
Siria, Palestina,Turchia.
- Gli Arabi e l'Islam
642-1051 Califfato degli Omayyadi: 642-750, capitale Damasco
Califfato degli Abbasidi: 750-830, capitale Baghdad;
-L'avvento dei Selgiuchidi 1051-1220
1072-92 Capitale: Isfahan
-Gengis Khan e Tamerlano 1256-1335
-I Safavidi e il terzo Impero persiano 1502-1795
Abbas I (Abbas il Grande) periodo di regno 1587-1629
Capitali: Tabriz e poi Isfahan
Capitale: Shiraz (palazzo reale di Isfahan)
- I Qagiari:
Nasser AI-Din Capitale: Teheran mal governo 1848-96
Tentativo di riforma costituzionale, interferenze di Russia, Inghilterra,
Turchia 1795-1925
- I Pahlavi 1925-79
Reza periodo di regno 1925-41 (brutta copia di Ataturk, suo presunto
modello)
Mohammad Reza periodo di regno 1941-79: al servizio dell'Inghilterra (Anglo-Iranian
Oil Company, poi BP)
Mossadegh spodestato da un colpo di stato CIA - 1953 -
Gli Stati Uniti prendono per sé il 40% dei proventi della BP.
- Khomeini 1979-1989
Guerra Iraq-Iran 1980-1988
Khamenei-Rafsanjani 1988-1997
1995 Stati Uniti decretano il blocco contro lo "stato canaglia"
Khatami e i riformisti 1997-2005
Ahmadinejad-Khamenei e i fondamentalisti 2005-2009
Ahmadinejad-Khamenei c.s. giugno 2009 secondo man
|
|
|
| |
|
Le donne dell’Iran
Ho camminato per le strade di Shiraz, Yazd,
Esfahan e ancor più che le moschee e i palazzi, maestosi e attraenti nella
loro bellezza orientale, guardavo le donne, sole, a coppie, a gruppi, ma
sempre infagottate nei loro mantelli neri o, nei casi migliori, avvolte
nel piccolo soprabito che le copriva quasi fino al ginocchio, là dove
spuntavano gli immancabili pantaloni. La stagione era calda, metà
settembre, ma raramente ho visto un piede nudo nel sandalo, mai una testa
scoperta. L'attrice del filmetto per famiglie che ho visto in un'affollata
sala di Esfahan, molto elegante, con un grazioso soprabito e tacchi alti,
portava il foulard perfino la notte, quando andava a dormire. Però
l'argomento del film non sarebbe dispiaciuto nemmeno qua da noi. La
giovane coppia in crisi decideva di scambiarsi i ruoli: lui a casa a
districarsi nelle faccende domestiche e nella cura dei due figli, lei a
dirigere la piccola azienda di famiglia per la gestione di una sala per
banchetti di nozze. Alla fine il risultato è quasi femminista: lei si
rivela una manager superiore al marito, lui si arrende e desidera
ardentemente far pace e detti pure lei le condizioni. Il tutto piuttosto
ingenuo e cinematograficamente scontato, ma a suo modo significativo. Mi è
anche capitato di vedere un matrimonio nel momento in cui le donne
restano sole e si danno alla pazza gioia, spogliandosi dei mantelli e
mostrandosi con vestiti così scollati, aderenti e rilucenti di lustrini
che difficilmente verrebbero indossati da noi in simili occasioni. E i
balli, le grida, il tripudio di gioia liberata che è d'uso in queste
occasioni. Per cui, traendo una più che probabile conclusione, viene da
dire che la coltre nera che avvolge queste donne e tanto le imbruttisce
resta un funesto quanto superficiale mezzo di repressione che in sostanza
intacca poco la vitalità e il desiderio di affermare le proprie esigenze
imprescindibili. So che le donne iraniane sono presenti largamente nelle
scuole, nei pubblici uffici (non possono diventare giudice) in vari
ambienti di lavoro, ho visto nel cortile di una scuola superiore gruppi di
ragazze che chiacchieravano vivacemente tra loro e si affollavano e si
affollavano intorno al nostro piccolo drappello di turisti, desiderose di
scambiare parole e di respirare un'aria diversa. Poi è arrivata
un'arcigna insegnante a portarle via, ma loro hanno continuato a ridere e
a fare cenni amichevoli da dietro le finestre chiuse.
In poche parole quello che si percepisce con sufficiente chiarezza è un
livello di maturazione di capacità di autonomia che con difficoltà viene
trattenuto e imprigionato in forme rigide destinate secondo me a non
durare a lungo. Il personaggio di Soheila, la nostra brava guida
iraniana, impersona bene questa situazione. E' una donna giovane e
attraente, divorziata da vari anni, che si guadagna la vita con un lavoro
che fa con passione. E nessuno la giudica male, anzi è rispettata e
apprezzata. In questo la situazione di Soheila non è diversa da quella di
una donna sola in un paese europeo. Mi fermo un momento perché non voglio
lasciarmi prendere la mano da queste impressioni positive. "La gabbia
d'oro" di Shirin Ebadi, premio nobel per la pace 2003 e oggi anche
firmataria dell'appello a mobilitarsi contro la censura dell'informazione
qui in Italia, e "Un matrimonio a Tehran" di Azadeh Moaveni svelano
retroscena piuttosto cupi della situazione politica iraniana e del resto
gli avvenimenti recenti del dopo elezioni del giugno scorso parlano
chiaro in fatto di repressione. "Morale della favola", come dice spesso
Soheila, è che da una parte c'è una volontà politica che non esita a
imporre un regime intollerante a vari
|
|
|