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Comunità dell'Isolotto - Firenze, 23 novembre 2008
Incontro comunitario
"Una scuola di laboratori": la testimonianza di Giancarlo, Gisella, Nicoletta

 


Lettura del Vangelo

Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato.
Come al solito entrò nella sinagoga
In giorno di sabato per la lettura.
Gli fu presentato il volume del profeta Isaia.
Aperto che l'ebbe, trovò questo brano:
"Lo spirito del Signore è su di me,
egli mi ha inviato ad annunciare il vangelo ai poveri.
Mi ha mandato a rinfrancare i cuori sfiduciati,
a proclamare la libertà ai prigionieri,
a restituire ai ciechi la vista, a rendere liberi gli oppressi,
a proclamare il tempo della liberazione".
Richiuse il volume, lo restituì, poi si sedette.
Gli sguardi di tutti erano fissi sopra di lui.
Incominciò dunque a dir loro:
"qui e ora si compie questa scrittura
che avete udito poco fa con i vostri orecchi". dal Vangelo di Luca



Spunti di riflessione
La storia, tutta la storia, può essere vista come un grande movimento di liberazione dal basso portato avanti da donne e uomini di tutti i tempi, luoghi e popoli, spinti da una forza che si sprigiona dall'interno della vita e dall'intimo delle relazioni.
E così il Vangelo è una lettura della storia dalla parte dei "senza storia"; è l' "annuncio buono" per i poveri, i cuori sfiduciati, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi: "qui e ora" si sta realizzando una tappa di tale cammino di liberazione.
La "Scrittura" che si avvera in questo momento e in questo luogo, come dice Gesù nella sinagoga di Nazaret, non è "parola di Dio" in senso dogmatico che si riversa sulla storia per dominarla, ma al contrario è spirito in divenire che anima i processi di liberazione: "lo spirito del Signore è su di me", cioè su un uomo tra gli uomini e le donne, un "figlio dell'uomo" o "figlio dell'umanità" in cammino (appellativo prevalente di Gesù nei vangeli).
E' un vero e proprio rovesciamento: non più la storia come marcia trionfale del dominio, segnata dalle gesta di eroi, di santi, di potenti, negata alla gente comune chiamata "senza storia", ma la storia come immenso movimento dal basso spinto da una forza che sembra sempre sopraffatta e che invece non è mai distrutta.
Il Vangelo è la storia vista come una perenne resurrezione.
A questo è giunta la nostra consapevolezza nella lettura del Vangelo. E insieme nell'avvicinamento più o meno approfondito di molte altre tradizioni ed esperienze religiose e culturali.
Questa lettura della storia c'induce a guardare all'attuale movimento per la scuola come un nuovo segno, un "qui e ora", di un processo storico di trasformazione dal basso, responsabile, lento e globale, che investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Riconosciamo nell'esperienza di Gisella, Nicoletta, Giancarlo e altri loro colleghe/i orme familiari: la centralità delle relazioni e della soggettività delle persone, studenti e insegnanti; il coinvolgimento di tutte le facoltà delle persone coinvolte nel processo educativo (i laboratori) non solo dell'intelletto ma del corpo e delle emozioni; la collaborazione (la comunità educante) come asse centrale dell'educazione; la condivisione del sapere….


Il libro "Una scuola di laboratori. L'esperienza del tempo flessibile e altro ancora nella scuola Media di Lastra a Signa"

Perché questo libro

Eravamo quattro amici al bar
(pressappoco della stessa età)
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità
di anarchia e poi di libertà tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e
proponevi i tuoi farò…..

("Eravamo quattro amici al bar" canzone di Gino Paoli)


Giancarlo ha varcato i cancelli della Scuola Media "Leonardo da Vinci" di Lastra a Signa nel 1979, per uscirne, come pensionato, il 31 agosto del 2004; proveniva da Quarrata. A Lastra ha insegnato nel Tempo Prolungato e nel Tempo Normale.

Paola è arrivata anche lei nel 1979, per uscirne, come pensionata, il 31 agosto 2007; proveniva dalla "Barsanti" dell'Isolotto a Firenze, istituto a tempo pieno; a Lastra ha insegnato nel Tempo Prolungato e nel Tempo Normale.

Gisella non ha più avuto l'utilizzazione alla Scuola Media "Gramsci" dell'Isolotto, interamente a Tempo Pieno (scuola da lei scelta proprio per le caratteristiche che presentava) e ha dovuto recarsi a Lastra, sua sede di ruolo, nel 1980 e lì è rimasta fino al pensionamento avvenuto nel 2003. Ha insegnato nel Tempo Normale.

Nicoletta è giunta nel 1983 per rimanere a Lastra fino alla pensione nel 2007. Proveniva dalla "Fermi" di Scandicci. Ha insegnato nel Tempo prolungato.

C'era un quinto amico al bar, con noi, Raffaele, che ci ha lasciato improvvisamente il 6 luglio 2007, appena pensionato, ma ha partecipato alla stesura del libro , non solo perché continuamente presente nei ricordi, ma anche perché ci è stato prezioso il suo materiale (documenti, relazioni, articoli, verbali) catalogato con cura e meticolosità in alcune cartelline: non buttava via proprio niente!
"Raffa" è stato a Lastra dal 1978 al 2007; ha insegnato nel Tempo Pieno e nel Tempo Prolungato.

Ci siamo conosciuti a scuola, subito siamo entrati in sintonia ed è iniziata la nostra lunga amicizia.
In una serata estiva del 2007, alla vigilia della partenza per le vacanze, ci siamo trovati a cena e abbiamo incominciato a chiacchierare di noi. Paola, Nicoletta e Raffaele, appena pensionati, chiedevano a Gisella e a Giancarlo come avevano vissuto loro questo importante cambiamento:
"Bene, si possono portare avanti con più tempo e tranquillità i propri interessi… Manca un po' il
rapporto con i ragazzi… Ma poi la scuola, ora, è cambiata, è finita la sperimentazione del Tempo Flessibile, la " riforma Moratti" ha stravolto il nostro modo di intendere e vivere la professione; il rapporto, soprattutto con i genitori, è diventato molto problematico; i ragazzi sono più protetti, meno maturi e responsabili."

Poi, tra un taralluccio e un bicchier di vino, abbiamo dato stura alle memorie:
"Vi ricordate quella lite accesissima, durante un collegio, con Gianni il nostro preside, che non poteva ammettere che avevamo ragione? O quando lo buttavamo fuori dalle sezioni sindacali, perché dovevamo discutere "di lui"? E quello che ci dovevamo inventare per tenere a scuola Salvatore, o farcelo tornare quando scappava? La gita a Venezia quando abbiamo perduto un ragazzo, o quando portavamo gli alunni delle terze in discoteca, grande trasgressione, e ballavamo con loro? Ricordate i pranzi insieme a Attilio, il custode ottimo cuoco, che ci cucinava la ribollita e poi tornavamo in una classe a preparare il materiale per i lavori che ci inventavamo…?
Ma perché non scriviamo un libro che lasci memoria e testimoni questa nostra esperienza?! Abbiamo fatto (e parliamo non solo per noi cinque, ma per la maggioranza degli insegnanti) delle cose importanti, socialmente e didatticamente in quella scuola, è peccato che tutto ciò vada perduto. La nostra esperienza potrebbe servire ad altri insegnanti, soprattutto a quelli giovani, dando loro degli stimoli per porsi delle domande sul proprio modo di lavorare, eventualmente per migliorarlo e delle idee per inventare nuovi progetti"

A quel punto ci siamo messi a riflettere sul nostro modo di lavorare: siamo sempre partiti dalla realtà dei ragazzi, dalle loro difficoltà e, prima di dare un giudizio o una valutazione negativa degli alunni, ci siamo interrogati se qualcosa non funzionasse in noi, nel nostro modo di porci in relazione con loro, o proprio nella modalità con cui cercavamo di sviluppare le loro abilità, o nella scelta stessa dei contenuti disciplinari. Partivamo, cioè, dal metterci in discussione noi, docenti, quindi le esperienze didattiche che abbiamo costruito avevano, certo, un retroterra culturale e teorico, ma si inserivano in "quella" realtà e cercavano di dare risposte a "quei" problemi. Abbiamo passato, meglio dire vissuto, tanto tempo a scuola per inventare progetti, trovare materiale (nei primi anni ancora battevamo a macchina e usavamo il ciclostile per fare le copie da dare ai ragazzi!!), senza riscuotere una lira in più (solo recentemente, con l'autonomia, qualche soldo ci è arrivato per alcune attività come fondo incentivante).
Ma dobbiamo dire, sinceramente, che ci siamo stati bene a scuola, abbiamo lavorato con grande entusiasmo e ci siamo anche divertiti!
Anche perché ci sono stati bene pure i ragazzi, la loro serenità, lo stare bene a scuola, l'insegnare in modo che essi imparassero "divertendosi", sono sempre stati elementi fortemente presenti in noi. Per questo molta attenzione abbiamo riservato alla "costruzione del gruppo" classe, alla creazione di un clima di reciproco rispetto e solidarietà, affrontando con serenità, nei momenti di "discussione", i problemi personali e collettivi che emergevano, cercando di smussare spigolosità, ma anche lavorando sull'accettazione delle reciproche differenze, nel bene e nel male. Oggi chiameremmo tutto ciò "promozione al benessere", allora Raffaele diceva : "Alunno e docente contento rende per cento"!!
Il riscontro che ne abbiamo avuto è stato nel vedere che costruivamo dei progetti che avevano le gambe per camminare e che noi eravamo dei soggetti attivi (insieme ai ragazzi), i protagonisti del saper essere e saper fare; questa era la nostra professionalità che aveva un valore e che si aggiornava continuamente.
L'altro elemento che vorremmo riuscire a comunicare, cosa non semplice da fare, è il "clima" che c'era in quella scuola, un clima di accoglienza, di solidarietà, di fiducia e stima pur nella diversità delle idee. Certo, non tutti la pensavamo allo stesso modo, non tutti abbiamo creduto in certe esperienze, per cui il rischio era quello di non poterle realizzare completamente; alcuni hanno fortemente subito la sperimentazione del Tempo Flessibile, di discussioni animate ce ne sono state tante!!
Ma questo non ha inciso sul "clima": stavamo bene ( i trasferimenti chiesti sono stati pochissimi!), c'era davvero una profonda accoglienza, eravamo una "comunità scolastica". Si sono stretti rapporti di amicizia, sorretti da occasioni conviviali e ludiche collettive: pranzi per gli auguri di Natale con lo scambio di regalini, nei locali della mensa della scuola, gite fatte insieme (noi adulti), occasioni culturali vissute comunitariamente…
Dobbiamo dire che tale clima è stato facilitato e incentivato anche dal nostro preside, Gianni, che, da subito, si è fatto dare del "tu", per cui le distanze formali sono crollate e che, nel bene e nel male, ha creduto e realizzato una gestione democratica della scuola.
Ci si può anche divertire a fare gli insegnanti!!

Ed ora eccoci qui, a scrivere questo libro, ma nelle pagine che vi aspettano, "serie" e forse anche un po' ripetitive e noiose, provate a sentire l'entusiasmo che mettevamo nel lavoro, le gratificazioni che raccoglievamo, il nostro sentirci "realizzati" come insegnanti (certo, anche con crisi periodiche, senso di fallimento e impotenza….).
Un consiglio: leggete queste pagine tra un taralluccio e un bicchier di vino!

Vi aspetta un'introduzione di Gianni, il nostro preside, che sottolinea come docenti, alunni e genitori siano stati i protagonisti centrali del percorso educativo nella nostra scuola che, per realizzare tutto ciò, ha dovuto praticare "un'organizzazione sistemica".
Seguono: alcune riflessioni sui principi didattici che ci hanno guidato e che si sono sviluppati nel corso degli anni e su come era organizzata la scuola con la sperimentazione del Tempo Flessibile; e alcune delle esperienze didattiche che abbiamo affrontato con i ragazzi, corredate, esemplificativamente, dalle metodologie e dal materiale che abbiamo utilizzato.
Tra le tante attività significative che in questi anni hanno caratterizzato la nostra scuola abbiamo scelto quelle che ci sono sembrate particolari e diverse da quelle attuate da altri istituti e che conosciamo meglio in quanto ci hanno visti protagonisti. Per non essere troppo noiosi abbiamo tralasciato altre esperienze, altrettanto importanti, quali il laboratorio di informatica che fin dal 1991 è stato offerto a tutti gli alunni; le "settimane verdi" a sfondo ambientale, talvolta in condizioni da Robinson Crosuè per le prime e le seconde; la "giornata sulla neve" in cui veniva coinvolta gran parte della scuola, i ragazzi delle seconde e delle terze, come promozione alla scoperta di uno sport, per molti "nuovo"; i laboratori come il "gioco del bridge" e "degli scacchi" con partecipazione a gare nazionali; quello di "sartoria" con sfilata finale di presentazione dei modelli realizzati; quello di "tradizioni popolari" che ha intessuto uno stretto legame con il territorio, recuperando memorie di attività scomparse (lo scalpellino, le trecciaiole, ecc…) e di quelle in via di trasformazione, e della cultura popolare (canzoni, proverbi, filastrocche, ecc…); le feste di fine anno delle terze, nella scuola, a cui partecipavano ragazzi, insegnanti e genitori, con cena e balli allietati da orchestre di ex alunni e genitori, ecc…

Buona lettura!

Vorremmo terminare con un augurio che ci facciamo e vi facciamo:

Eravamo quattro amici al bar
…………………………......
e quest'oggi poi verso le tre
son venuti quattro ragazzini
si son seduti lì vicino
con davanti due coche e due caffè
li sentivamo chiacchierare
han deciso di cambiare
tutto questo mondo che non va.

(Sempre dalla canzone di Gino Paoli )


Dopo questo libro finiremo come dice la canzone?

Siamo quattro amici al bar
che vogliamo cambiare il mondo
e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
e forse non ci incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai.

("Eravamo quattro amici al bar" Gino Paoli e Vasco Rossi)




Preghiere corali

Quando vedete una nube levarsi all'occidente,
voi dite subito: Viene la pioggia
e così avviene.
E quando soffia il vento del sud,
voi dite: Farà caldo
e così succede.
Ipocriti! Voi sapete riconoscere
l'aspetto della terra e del cielo,
e non sapete comprendere
i segni di questo tempo? …
Se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo di Luca

***********

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri,
perché l'amore è da Dio;
chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore.
Carissimi, se Dio ci ha amato,
anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno ha mai visto Dio;
se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi
E l'amore di Dio in noi è perfetto.
Se uno dicesse: "io amo Dio",
e odiasse il suo fratello,
è un mentitore.
Chi, infatti, non ama il fratello che vede,
non può amare Dio che non vede.

dalla I lettera di Giovanni

Preghiera della eucarestia


La memoria di Gesù
e del movimento di gente umile di cui egli faceva parte
c'induce a guardare la storia con occhi nuovi.
Educati dal Vangelo della tradizione cristiana
e insieme da tante altre tradizioni di sapienza umana,
il divenire storico ci appare come un incessante cammino.
Donne e uomini di tutti i tempi, luoghi e popoli
procedono verso la liberazione
spinti da una forza che si sprigiona dall'interno della vita
e dall'intimo delle relazioni.
Non più la storia come marcia trionfale del dominio,
segnata dalle gesta di eroi, di santi, di potenti,
negata alla gente comune chiamata "senza storia",
ma la storia come immenso movimento dal basso
incerto, fluttuante, con alti e bassi,
conquiste e arretramenti, scoraggiamenti e speranze,
spinto da una forza che sembra sempre sopraffatta
e che invece non è mai distrutta.
E' la storia di una perenne resurrezione.
Come ci ha testimoniato Gesù.
Prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola con i suoi apostoli
prese del pane, lo spezzò, lo distribuì loro dicendo:
"prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".
Poi, preso un bicchiere, rese grazie,
lo diede loro e tutti ne bevvero.
E disse loro: "questo è il mio sangue
sparso per tutti i popoli".
Fate questo in memoria di me.
La condivisione del pane e del vino in memoria di Gesù
sia segno reale della condivisione della vita intera,
anima della trasformazione continua della storia,
spirito intimo della lotta inesausta per la giustizia.