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Comunità dell'Isolotto
Preghiere corali
Quando vedete una nube levarsi all'occidente,
voi dite subito: Viene la pioggia
e così avviene.
E quando soffia il vento del sud,
voi dite: Farà caldo
e così succede.
Ipocriti! Voi sapete riconoscere
l'aspetto della terra e del cielo,
e non sapete comprendere
i segni di questo tempo? …
Se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.
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Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato.
Come al solito entrò nella sinagoga
In giorno di sabato per la lettura.
Gli fu presentato il volume del profeta Isaia.
Aperto che l'ebbe, trovò questo brano:
"Lo spirito del Signore è su di me,
egli mi ha inviato ad annunciare il vangelo ai poveri.
Mi ha mandato a rinfrancare i cuori sfiduciati,
a proclamare la libertà ai prigionieri,
a restituire ai ciechi la vista, a rendere liberi gli oppressi,
a proclamare il tempo della liberazione".
Richiuse il volume, lo restituì, poi si sedette.
Gli sguardi di tutti erano fissi sopra di lui.
Incominciò dunque a dir loro:
"Oggi si è compiuta questa scrittura
che avete udito poco fa con i vostri orecchi".
All'udir queste parole, tutti i presenti nella sinagoga
si sentirono pieni di sdegno
e, levatisi in piedi, lo cacciarono fuori dalla città.
dal Vangelo di Luca
Preghiera della eucaristia
Celebriamo l'eucaristia
condividendo con gioia
i frutti del lavoro umano: il pane e il vino,
nella memoria di Gesù
e nella memoria dell'immenso sforzo di liberazione
compiuto nei secoli da donne e uomini
che hanno lottato per dare significato positivo
alla loro vita di lavoro
e alla lotta contro l'alienazione e l'oppressione.
La vita comunitaria,
il nostro unire le esperienze quotidiane,
i passi, i pensieri, le emozioni, le angosce,
è un cammino di liberazione
dal dominio del sacro
e da una visione negativa
della storia umana.
In tale cammino di liberazione inseriamo la memoria di Gesù.
Il quale la sera prima di essere ucciso
mentre sedeva a tavola con apostoli e apostole
prese del pane lo spezzò e lo diede loro dicendo:
prendete e mangiate, questo è il mio corpo.
Poi prese un bicchiere di vino lo benedì
e lo diede loro dicendo:
questo è il mio sangue sparso per voi:
fate questo in memoria di me.
Che per lo Spirito di Gesù
questa eucaristia non sia un sacrificio
ma un annuncio evangelico
di riconciliazione
fra il corpo, il sangue, il lavoro,
la vita spesa per la giustizia,
la storia della liberazione,
il mistero che ci avvolge.
Spunti di riflessione
…
Ipocriti! Voi sapete riconoscere
l'aspetto della terra e del cielo,
e non sapete comprendere
i segni di questo tempo? …
…
Sono i Vangeli che dicono queste cose con forza profetica in un tempo di
grandi trasformazioni, il primo secolo. Potrebbero dirle oggi? Forse sì.
E' cresciuta enormemente la nostra capacità di misurare e dominare terra e
cielo ma ci sfugge il senso dei segni dei tempi che si dispiegano sotto i
nostri occhi increduli. Dove ci sta portando la mostruosità distruttiva
dell'attività umana che per creare ricchezza sta uccidendo "Gaia", la
follia del modello di sviluppo fondato sulla divinizzazione della tecnica,
del danaro e della competizione mercantile liberista che disgrega i
rapporti umani, la incredibile potenza degli arsenali bellici che per dare
sicurezza si apprestano a incenerire la terra intera con tecnologie sempre
più avanzate?
E al tempo stesso però che cosa annuncia la percezione
nuova che ha l'umanità di essere un'unica famiglia in una minuscola
fragile casa, su di un pulviscolo vagante nello spazio infinito? L'attuale
ampiezza del movimento per difendere e sviluppare la scuola, quella scuola
che noi abbiamo chiamato "scuola tenda", è una increspatura di superficie
oppure siamo di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e
fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile,
lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del
convivere?
Sentiamo che dal basso sta nascendo qualcosa di nuovo; ma che cosa? Dove
ci sta portando? Al di là delle parole d'ordine, degli slogan, delle
giuste rivendicazioni, della straordinaria e colorita creatività simbolica
delle manifestazioni, si può scavare un po' nell'intimo del movimento e
delle sensazioni nostre, di persone intimamente coinvolte?
Marco Benvenuti, ricercatore universitario, ci offrirà alcuni spunti di
riflessione partendo dalla sua esperienza.
Riportiamo alcuni di tali spunti tratti da una sua riflessione più ampia.
"Egoismo stupido" ed "egoismo intelligente"
... "Egoismo stupido" ed "egoismo intelligente" si differenziano solo per
l'aggettivo e possono coesistere in ciascuno di noi. Le centinaia di
migliaia di studenti, genitori, professori, maestri, ricercatori,
personale tecnico-amministrativo che si stanno mobilitando in questi
giorni ed in queste ore nel paese esprimono … un naturale ed assolutamente
non manovrato bisogno di "egoismo intelligente". Esprimono un consapevole
ed autocritico progetto di costruzione di un nuovo mondo che nello
specifico passa attraverso un elemento di vitale importanza quale
l'educazione e la crescita culturale del paese. Il paventare
arrogantemente l'intervento della polizia per poi fare subito dietrofront
è un evidente sintomo di seria preoccupazione di chi detiene il primato
archetipico dell'egoismo stupido. Anche in noi, in quelle centinaia di
migliaia di persone che dissentono c'è "egoismo stupido" che però gestito
ed elaborato diventa "egoismo intelligente".
… Temo, per i teorici dell' "egoismo stupido", che si stia lentamente
mettendo in moto un processo di elaborazione di massa sull'egoismo
intelligente che entro la dialettica parlamentare e nei megafoni dei media
può essere denigrato e ridicolizzato ma che fuori, nel mondo reale,
rappresenta un serio tentativo di darci un futuro.
Aprire un serio dibattito sul welfare in Italia significa prima di tutto
fare i conti con il proprio "egoismo stupido" perché quello intelligente
possa finalmente liberarsi. Senza perdersi nelle complesse ragioni che
affondano le radici nella natura e lunga storia del nostro paese, è
necessario cominciare ad assumersi ciascuno e ad ogni livello le proprie
responsabilità.
Io sono un ricercatore dell'ateneo di Firenze, il quale in Italia è uno
tra i più vicini al fallimento. Sono parte di questo ateneo da 9 anni con
circa 10 anni di precariato nella ricerca post-laurea, la mia è una storia
comune e sicuramente più fortunata rispetto a quella di tanti precari
attuali. Le ragioni del fallimento economico dell'ateneo fiorentino sono
probabilmente simili nei principi generali a quelle del Comune di Catania.
Io potrei non sentirmi responsabile, dato il lungo percorso di gestione
non oculata delle risorse che ha portato al dissesto dell'ateneo. Mi sento
invece profondamente coinvolto perché questo è il luogo dove avrei voluto
dare il mio piccolo contributo al futuro del mio paese ed in parte credo
di aver fallito. Non ho fatto il possibile perché questo non avvenisse e
le piccole forze di cui dispongo non possono essere un alibi
autoassolutorio.
Penso però che se l'ateneo fiorentino è in queste
condizioni vi deve essere una compartecipazione responsabile al danno che
va oltre i rettori, i direttori amministrativi, i professori, i
ricercatori ed il personale tecnico amministrativo e che necessariamente
chiama in causa la politica in scelte sull'Università di significato più
ampio. Chi nella maggioranza, così come nell'opposizione parlamentare
ritiene di non sentirsi responsabile perché comunque le scelte le ha fatte
qualcun altro, magari della parte politica opposta, è un egoista stupido
che deve riflettere e cercare una dimensione più intelligente del proprio
agire. Che cos'è stata l'autonomia universitaria a prescindere da chi l'ha
voluta, Berlinguer? Altri? Non è importante la paternità della riforma ma
la logica, assolutamente bipartisan, che l'ha partorita. Che cosa sono
state le riforme dei corsi di laurea entro un autonomia universitaria
deresponsabilizzante?
Che cosa hanno rappresentato i concorsi universitari
degli ultimi 15 anni per la proliferazione dei corsi di laurea ed il
dissesto finanziario del sistema? Sono stati provvedimenti legislativi
partoriti dagli universitari? Suggeriti dagli universitari ai politici?
Come possono concordare politica e mondo accademico e della ricerca i
criteri per la valutazione obiettiva della produttività e del merito?
Si può tentare di trovare in risposte a queste domande l'orizzonte ideale
da cui ripartire? Chi nella maggioranza politica che governa questo paese
è disposto a costruire una discussione su questi aspetti bypassando le
polemiche in linguaggio parlamentarese o gli slogan televisivi?
Finora ho ascoltato posizioni che demagogicamente titillano, con un
lessico rodato, l' "egoismo stupido" dell'opinione pubblica: "stipendificio",
"scuola come ammortizzatore sociale", "fannulloni", "baroni",
"meritocrazia". A prescindere dalle rassicurazioni, i tagli previsti dal
governo sembrano lasciare poco spazio alla fantasia su come alcuni di
questi slogan possano trasformarsi in atti concreti di riforma.
Ad esempio come si coniuga la "meritocrazia" con il
blocco dei turn-over? Come si valutano e valorizzano coloro che comunque,
pur nel generale sistema degli sprechi, hanno fatto e fanno il loro
dovere? Si deve pensare ad un auto-delazione o alla raccolta firme per
testimoniare la serietà, competenza ed abnegazione di singoli e strutture
entro l'Università?
Ho il forte sospetto, scusate la malafede, che a domande di questo tipo ed
a moltissime altre possibili sarà difficile dare risposta immediata fino a
che chi teorizza e promuove l'egoismo stupido sarà convinto che questo è
giusto. No! Ho sbagliato e continuo a sbagliare! Così come ha sbagliato
chi, singoli, movimenti, partiti, ha creduto in questi venti anni che il
problema fosse l'archetipo e non invece la naturale predisposizione
all'egoismo stupido, naturalmente congenita in ognuno di noi. Mi voglio un
po' dimenticare di chi detiene il primato archetipico dell' "egoismo
stupido" e concentrarmi su di noi perché quella visione del nuovo mondo
possibile possa emergere anche in coloro che continuano a sperare nel
Superenalotto".
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