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Domenica mattina 3 febbraio alle ore 10,30
alle baracche, via degli Aceri 1 Firenze,
ripercorriamo l'esperienza comunitaria di
educazione religiosa, laica e non convenzionale, a quarant'anni dalla
pubblicazione del libro della Comunità Isolotto "Incontro a Gesù" (LEF
1968). Il libro costituì una novità a livello mondiale, tanto che fu
tradotto in diverse lingue. Carlo Falconi vi dedicò un intero numero
dell'Espresso n. 48, 1 dic. 1968.
Francesco Vinanti racconterà la memoria tramandata da alcuni stretti
familiari: molti non ci sono più, altri sono ancora in vita. Si tratta di
un gruppo di cernitori di spazzatura, vecchi abitanti dell'Isolotto già da
prima che nascesse il quartiere Ina-casa. Essi videro nel modello di
chiesa che si era affermato nell'Isolotto nascente un riconoscimento
profetico delle loro condizioni di ultimi, di chi da generazioni aveva
vissuto nella miseria estrema, tenuti da tutti, in precedenza, a debita
distanza come sottoprodotti del genere umano. Il nuovo quartiere offriva
inedite opportunità di riscatto e la nuova chiesa la premessa di un
profondo rinnovamento. Il libretto del catechismo "Incontro a Gesù" veniva
letto, da qualcuno studiato, infine conservato, unitamente ai vecchi
attrezzi per l'attività di cernita, come un simbolo con profondi
significati legati alla loro vita, alla loro storia e alla loro identità.
I fatti che seguirono furono vissuti come un trauma, come un offesa. Il
loro dissenso è stato forte, aspecifico e, apparentemente, silenzioso; la
loro spiritualità trasversale ma, per quanto ho potuto avvertire,
straordinariamente convergente, nei contenuti essenziali, anche con i
percorsi successivi all'esperienza della parrocchia.
Nell'incontro verranno proiettate le belle foto di Incontro a Gesù con cui
si apre ognuna delle schede di lavoro, mentre i bambini, che lo vorranno,
potranno leggere brani del libro stesso.
Incontro a Gesù edito nel '68 è certamente datato. Molti contenuti del
libro risentono del clima di quel tempo ancora intriso di sacralità, di
mitizzazione della figura di Gesù, di esaltazione della Chiesa. Tuttavia
con tre mosse strategiche il "catechisno dell'Isolotto" ribaltò il sistema
catechetico: dalla centralità del dogma alla centralità del Vangelo, dalla
trasmissione della verità con domande e risposte preconfezionate alla
condivisione partecipata della ricerca, dall'autosufficienza educativa
ecclesiastica all'apertura verso i movimenti di rifoma pedagogica e verso
la pluralità delle culture compresa quella operaia fino allora
demonizzata.
A quarant'anni dalla sua pubblicazione riteniamo opportuno riproporlo
anche in vista di una eventuale futura pubblicazione di materiali che
ripercorrono l'esperienza comunitaria di una educazione religiosa, laica e
non convenzionale, condotta ininterrottamente fino ad oggi. Sono materiali
che possono interessare genitori ed educatori che aspirano a una
educazione di sintesi fra la tradizione e l'innovazione, fra il mondo
simbolico religioso e la simbologia laica, fra la dimensione scientifica
del sapere e il meglio dell'esperienza religiosa dell'umanità e in
particolare del Vangelo, fra la dimensione spirituale e quella
intellettuale-fantastica-materiale.
La Comunità dell'Isolotto
Comunità dell'Isolotto - Firenze
Incontro comunitario domenica 3 febbraio 2008
a quarant'anni dalla pubblicazione del libro "Incontro a Gesù"
ripercorriamo l'esperienza comunitaria di educazione religiosa,
laica e non convenzionale.
Oggi viene presentata la memoria tramandata a Francesco da alcuni stretti
familiari: molti non ci sono più, altri sono ancora in vita. Si tratta di
un gruppo di cernitori di spazzatura, vecchi abitanti dell'Isolotto già da
prima che nascesse il quartiere Ina-casa. Essi videro nel modello di
chiesa che si era affermato nell'Isolotto nascente un riconoscimento
profetico delle loro condizioni di ultimi, di chi da generazioni aveva
vissuto nella miseria estrema, tenuti da tutti, in precedenza, a debita
distanza come sottoprodotti del genere umano. Il nuovo quartiere offriva
inedite opportunità di riscatto e la nuova chiesa la premessa di un
profondo rinnovamento.
Il libretto del catechismo "Incontro a Gesù"
veniva letto, da qualcuno studiato, infine conservato, unitamente ai
vecchi attrezzi per l'attività di cernita, come un simbolo con profondi
significati legati alla loro vita, alla loro storia e alla loro identità.
I fatti che seguirono furono vissuti come un trauma, come un'offesa. Il
loro dissenso è stato forte, aspecifico e, apparentemente, silenzioso; la
loro spiritualità trasversale ma straordinariamente convergente, nei
contenuti essenziali, anche con i percorsi successivi all'esperienza della
parrocchia.
Verranno proiettate le belle foto di Incontro a Gesù con cui si apre
ognuna delle schede di lavoro, mentre i bambini, che lo vorranno, potranno
leggere brani del libro stesso.
Incontro a Gesù edito nel '68 è certamente datato. Molti contenuti del
libro risentono del clima di quel tempo ancora intriso di sacralità, di
mitizzazione della figura di Gesù, di esaltazione della Chiesa. Tuttavia
fu una novità a livello mondiale, tanto che fu tradotto in diverse lingue.
Carlo Falconi vi dedicò un intero numero dell'Espresso n. 48, 1 dic. 1968.
Con tre mosse strategiche il "catechismo dell'Isolotto" ribaltò il sistema
catechetico: dalla centralità del dogma alla centralità del Vangelo, dalla
trasmissione della verità con domande e risposte preconfezionate alla
condivisione partecipata della ricerca, dall'autosufficienza educativa
ecclesiastica all'apertura verso i movimenti di riforma pedagogica e verso
la pluralità delle culture compresa quella operaia fino allora
demonizzata.
A quarant'anni dalla sua pubblicazione riteniamo opportuno riproporlo
anche in vista di una eventuale futura pubblicazione di materiali che
ripercorrono l'esperienza comunitaria di una educazione religiosa, laica e
non convenzionale, condotta ininterrottamente fino ad oggi. Un elenco e
una analisi di tali materiali è allegata al fascicolo.
Francesco, Elisabetta, Martina e Elena, Adriana, Enzo, Fiorella
TESTIMONIANZA
Nel colorito ricordo, tutto primitivo e fanciullesco del Viale dei
Bambini, suggestione e nostalgia si amalgamano e fanno da padroni.
Le scale dell'abitazione della nonna erano una meta rassicurante che
anticipava il vero punto di approdo: la finestra che si apriva sul
viale-giardino, uno stradone lastricato ai bordi, e al centro addobbato da
un vivace boschetto.
In piedi, sopra la sedia, affacciato da quella balaustra, potevo
impossessarmi segretamente di immagini che ora, nella memoria, nel
percorso a ritroso verso le origini, si condensano di un velato splendore
e di una dolce magia. Lo stretto legame tra i vegetali e la storia
dell'ambiente che li ospita era intriso di sostanza spirituale alla quale
mi sentivo saldamente legato. Da quella finestra le parole erano respirate
come l'aria per poi essere custodite in segreto, quasi con gelosia.
Sentivo un senso di quiete anche quando i ricordi della nonna si bagnavano
di lacrime, anche quando le parole le procuravano il riemergere di una
sofferenza profonda che il volto non riusciva a nascondere. Quel mondo
popolato di emozioni, ricordi, tristezze, non di rado punzecchiato dalla
mia sfacciata curiosità, era lucido e dominato da una costante presenza
critica e liberatrice della ragione.
La nonna si chiamava Almafida. L'essenza suggestiva del nome, nella sua
composizione e complessità, era in qualche modo speculare all'unicità
dell'immagine che mi voleva trasmettere: un'unica immagine ma costituita
da tre oggetti, tre oggetti misteriosi, gelosamente riposti nel
sotto-scala, adibito a rifugio e a custodia di quel passato gravato dalla
dolcissima ansia di essere trasmesso.
L'origine della storia era irradiato da quelle figure che apparentemente,
nella loro staticità, sembravano segnarne la conclusione.
Non era facile spiegare ad un bambino il significato e il legame dei tre
oggetti ma la voglia di farlo certo non mancava. Forse, soddisfare quella
curiosità era l'occasione da tanto cercata, il momento per dare una storia
a una famiglia di 'senza storia', un volto a dei 'senza volto'. Era lo
straordinario e appassionato inizio delle vivide e interminabili
narrazioni che gravitavano su quell'immagine seminata dai ricordi e
levigata dai sogni.
<<Io quelle robe lì ce l'ho dentro l'anima. Quei due attrezzi - soggiunse
la nonna puntando il dito - sono un forcone e un marraffio e servivano al
tuo babbo, ai tuoi zii e ai tuoi nonni per scegliere la spazzatura. In
questo incarto>>- proseguì sollevando un sottile pacchetto legato con
spago da cucina <<tuo zio Walter ha voluto conservare un libro>>.
Con le mani tremanti ma decise prese a spacchettare. La carta e lo spago
furono posati con cura su uno sgabello di legno, quasi ad assicurarsi un
intimo ed esclusivo contatto con il libro.
Nella sincerità di una lunghissima pausa di silenzio pregustai la
drammaticità e la passione di quanto da lì in poi sarebbe stato detto.
La nonna mi fece notare che il libro era intitolato "Incontro a Gesù" e
aggiunse: <<Gesù era amico di noi poveri e nessuno ce lo aveva mai detto!
S'era schiavi dell'ignoranza e della miseria, si mangiava pane e moccio…
quando si era fortunati ad avere il pane! Abbiamo vissuto l'inferno,
l'inferno quello vero non quello inventato… Com'era lontano Dio! Come si
tenevano a debita distanza coloro che nel tempio predicavano in suo
nome…poi - spiegò la nonna singhiozzando - arrivò un soffio di vento e un
brivido di speranza, sembrava che dall'inferno si potesse uscire, qualcuno
si era messo a cercare Dio proprio tra la gente come noi ma… - soggiunse
la nonna soffocando il singhiozzo - qualcosa si ruppe e noi non avevamo
ancora imparato a reagire…>>.
Cominciai allora ad incalzare con le domande. Volevo dei chiarimenti.
Qualcuno in famiglia mi aveva già parlato di certi fatti…; sentivo
vorticare nella testa memorie non mie ma che in qualche modo mi
appartenevano.
La nonna, allora, fiera del suo ricordare mi disse: "lascia che ti
spieghi…".
………
Francesco Vinanti
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