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INVENTARIO Y   '07 Notiziario       Veglie
  W  52 (24-30/12)
   

 

Pace in Palestina
 


La Veglia di Natale che si svolgerà alle "baracche" promossa dalla Comunità dell'Isolotto avrà quest'anno per tema la "Germogli di speranza nei luoghi insanguinati dalla guerra e specialmente in Palestina".
"Pace agli uomini di buona volontà" è il centro dell'annuncio natalizio. Ma è un annuncio che pronunciato oggi nelle liturgie cristiane di tutto il mondo ha il sapore amaro dell'ipocrisia. Il mondo cristiano che celebra il Natale di Gesù ha una grande responsabilità verso le guerre che insanguinano il mondo e in particolare la Palestina.
Gesù è nato da genitori ebrei-palestinesi che erano assetati di pace quanto molti ebrei e molti palestinesi di oggi. La Palestina infatti era attraversata da fortissime tensioni sia per la spietata politica romana di occupazione, sia per i contrasti interni al mondo ebreo fra i ceti dirigenti che sfruttavano il popolo, patteggiavano con Roma ed erano accusati di collaborazionismo e i ceti popolari che soffrivano a causa dello sfruttamento e dell'occupazione e al cui interno si formavano gruppi di resistenza anche armata. L'annuncio di pace legato dal Vangelo alla nascita di Gesù non fu una parola vuota come spesso sono le parole di pace nei nostri riti sacri. I racconti evangelici della nascita di Gesù, compreso l'annuncio di "pace per gli uomini di buona volontà", furono scritti non per narrare una storia ma per testimoniare e trasmettere una esperienza concreta di germi di pace realizzata da piccole comunità profetiche. Di storico nel senso che diamo oggi a questa parola i racconti dei Vangeli hanno ben poco. La grotta, i pastori, gli angeli, la stella, i magi, sono simboli. Ma simboli di che cosa? Ecco il punto che ci riguarda: sono simboli di una esperienza di gente per lo più umile ed emarginata che pone a fondamento della propria esistenza personale e sociale una singolare fusione di pace e giustizia, di solidarietà tra poveri e impegno contro la povertà attraverso la condivisione del poco che avevano, una fusione fra "amore del nemico" e dissenso/denuncia/resistenza, fra amore per la vita e capacità di donarla e spenderla per l'avvento del "regno di Dio" che oggi si definirebbe un "mondo nuovo possibile". Se confrontiamo con questo spirito delle comunità da cui è nato il Vangelo la nostra società cosiddetta cristiana dobbiamo riconoscere che ci siamo molto allontanati dal senso del Natale evangelico. Pace e giustizia non stanno insieme, amore e condivisione nemmeno e il dissenso normalmente si esprime solo quando ci toccano il portafoglio. Ed è con la determinante corresponsabilità del nostro sistema economico, militare e anche religioso che il divario fra povertà e benessere si allarga, la fame dilaga, le guerre si moltiplicano nel mondo e la Palestina sprofonda sempre più.
Questa denuncia di corresponsabilità e di ipocrisia dei nostri canti e riti e presepi e pranzi e regali natalizi è una premessa indispensabile. Ma la Veglia non vogliamo dedicarla agli aspetti negativi quanto piuttosto alle esperienze positive di minoranze profetiche le quali tentano oggi di ridare significato vero all'annuncio di pace. Ne abbiamo scelte due, piccole ma significative.
Una si chiama "Fiori di pace" e consiste nel favorire l'incontro fra ragazzi palestinesi e israeliani che scelgono di uscire dalla separatezza e dall'odio a cui sono condannati e di gestire il conflitto e la paura in cui sono immersi attraverso la conoscenza reciproca, il dialogo, la condivisione, cioè con un metodo nonviolento.
L'altra si chiama "Saving Children" e consiste in un sistema di collaborazione tra ospedali e medici israeliani e palestinesi, per curare i bambini palestinesi nel proprio paese e se necessario in centri ospedalieri israeliani avendo però come sottofondo e come obiettivo la costruzione di una rete di rapporti diretti fra israeliani e palestinesi che favorisca la riconciliazione nella condivisione e nella giustizia.
"Fiori di pace" è presentata in un video commovente; "Saving Children" è raccontata in un libro per bambini altrettanto toccante, illustrato da Sergio Staino e scritto da Manuela Dviri, israeliana che ha perso un figlio morto in combattimento.
Ambedue i documenti sono serviti per un percorso educativo con un gruppo di bambini della Comunità alle baracche dell'Isolotto e saranno distribuiti dagli stessi bambini durante la Veglia, a sostegno dei rispettivi progetti di pace.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme sul significato di una ritualità legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene al desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condivisione, con coloro che lo desiderano, di un cammino di crescita culturale e vitale verso la consapevolezza profonda dei valori, non solo politici ma anche etici, spirituali e religiosi, su cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Questa vorremmo che fosse la nostra Veglia di Natale, alle baracche in via degli Aceri 1 a Firenze (e non più in piazza), con inizio alle ore 22,30 del 24 dicembre.

La Comunità dell'Isolotto

Firenze 26 novembre 2007

 

Veglia 2007

 

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