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Pace in Palestina
La Veglia di Natale che si svolgerà alle "baracche" promossa dalla
Comunità dell'Isolotto avrà quest'anno per tema la "Germogli di speranza
nei luoghi insanguinati dalla guerra e specialmente in Palestina".
"Pace agli uomini di buona volontà" è il centro dell'annuncio natalizio.
Ma è un annuncio che pronunciato oggi nelle liturgie cristiane di tutto il
mondo ha il sapore amaro dell'ipocrisia. Il mondo cristiano che celebra il
Natale di Gesù ha una grande responsabilità verso le guerre che
insanguinano il mondo e in particolare la Palestina.
Gesù è nato da genitori ebrei-palestinesi che erano assetati di pace
quanto molti ebrei e molti palestinesi di oggi. La Palestina infatti era
attraversata da fortissime tensioni sia per la spietata politica romana di
occupazione, sia per i contrasti interni al mondo ebreo fra i ceti
dirigenti che sfruttavano il popolo, patteggiavano con Roma ed erano
accusati di collaborazionismo e i ceti popolari che soffrivano a causa
dello sfruttamento e dell'occupazione e al cui interno si formavano gruppi
di resistenza anche armata. L'annuncio di pace legato dal Vangelo alla
nascita di Gesù non fu una parola vuota come spesso sono le parole di pace
nei nostri riti sacri. I racconti evangelici della nascita di Gesù,
compreso l'annuncio di "pace per gli uomini di buona volontà", furono
scritti non per narrare una storia ma per testimoniare e trasmettere una
esperienza concreta di germi di pace realizzata da piccole comunità
profetiche. Di storico nel senso che diamo oggi a questa parola i racconti
dei Vangeli hanno ben poco. La grotta, i pastori, gli angeli, la stella, i
magi, sono simboli. Ma simboli di che cosa? Ecco il punto che ci riguarda:
sono simboli di una esperienza di gente per lo più umile ed emarginata che
pone a fondamento della propria esistenza personale e sociale una
singolare fusione di pace e giustizia, di solidarietà tra poveri e impegno
contro la povertà attraverso la condivisione del poco che avevano, una
fusione fra "amore del nemico" e dissenso/denuncia/resistenza, fra amore
per la vita e capacità di donarla e spenderla per l'avvento del "regno di
Dio" che oggi si definirebbe un "mondo nuovo possibile". Se confrontiamo
con questo spirito delle comunità da cui è nato il Vangelo la nostra
società cosiddetta cristiana dobbiamo riconoscere che ci siamo molto
allontanati dal senso del Natale evangelico. Pace e giustizia non stanno
insieme, amore e condivisione nemmeno e il dissenso normalmente si esprime
solo quando ci toccano il portafoglio. Ed è con la determinante
corresponsabilità del nostro sistema economico, militare e anche religioso
che il divario fra povertà e benessere si allarga, la fame dilaga, le
guerre si moltiplicano nel mondo e la Palestina sprofonda sempre più.
Questa denuncia di corresponsabilità e di ipocrisia dei nostri canti e
riti e presepi e pranzi e regali natalizi è una premessa indispensabile.
Ma la Veglia non vogliamo dedicarla agli aspetti negativi quanto piuttosto
alle esperienze positive di minoranze profetiche le quali tentano oggi di
ridare significato vero all'annuncio di pace. Ne abbiamo scelte due,
piccole ma significative.
Una si chiama "Fiori di pace" e consiste nel favorire l'incontro fra
ragazzi palestinesi e israeliani che scelgono di uscire dalla separatezza
e dall'odio a cui sono condannati e di gestire il conflitto e la paura in
cui sono immersi attraverso la conoscenza reciproca, il dialogo, la
condivisione, cioè con un metodo nonviolento.
L'altra si chiama "Saving Children" e consiste in un sistema di
collaborazione tra ospedali e medici israeliani e palestinesi, per curare
i bambini palestinesi nel proprio paese e se necessario in centri
ospedalieri israeliani avendo però come sottofondo e come obiettivo la
costruzione di una rete di rapporti diretti fra israeliani e palestinesi
che favorisca la riconciliazione nella condivisione e nella giustizia.
"Fiori di pace" è presentata in un video commovente; "Saving Children" è
raccontata in un libro per bambini altrettanto toccante, illustrato da
Sergio Staino e scritto da Manuela Dviri, israeliana che ha perso un
figlio morto in combattimento.
Ambedue i documenti sono serviti per un percorso educativo con un gruppo
di bambini della Comunità alle baracche dell'Isolotto e saranno
distribuiti dagli stessi bambini durante la Veglia, a sostegno dei
rispettivi progetti di pace.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme sul significato di una ritualità
legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene al
desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è
stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni
giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condivisione, con coloro che lo desiderano, di un
cammino di crescita culturale e vitale verso la consapevolezza profonda
dei valori, non solo politici ma anche etici, spirituali e religiosi, su
cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Questa vorremmo che fosse la nostra Veglia di Natale, alle baracche in via
degli Aceri 1 a Firenze (e non più in piazza), con inizio alle ore 22,30
del 24 dicembre.
La Comunità dell'Isolotto
Firenze 26 novembre 2007
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