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Festa di accoglienza dei bambini in piazza Isolotto Firenze, domenica
prossima 10 giugno al mattino a partire dalle ore 10.
All'Isolotto un gruppo di genitori insieme ad alcuni educatori, in
continuità creativa con l'esperienza educativa della Comunità, tentano la
difficile strada di una educazione di sintesi fra la tradizione e
l'innovazione, fra il meglio dell'esperienza religiosa dell'umanità e in
particolare, ma in modo non esclusivo, fra il Vangelo e la scienza, fra la
dimensione spirituale e quella intellettuale-fantastica-materiale, fra il
mondo simbolico e rituale religioso e la simbologia laica.
Esiste attualmente una quantità di offerta sul piano educativo oltre la
scuola: corsi per tutti i gusti, dalla danza al catechismo. E' una specie
di consumismo educativo che però frantuma la personalità dei bambini,
mentre il ruolo dei genitori è svuotato e si esaurisce nella delega alle
varie agenzie educative e nell'accompagnare i figli di qua e di là in una
rincorsa senza tregua.
Quel gruppo di genitori dell'Isolotto cerca, faticosamente bisogna dirlo,
di riprendersi il ruolo di educatori accettando di crescere insieme ai
loro figli e di ricomporre in una sintesi nuova la propria personalità.
Non sono sognatori. Fanno cose piccole ma vere. Potrebbe trattarsi di una
brezza di futuro.
La festa annunciata concluderà l'esperienza educativa di quest'anno.
Saranno protagonisti bambini di varie età.
Alcuni neonati saranno "carezzati simbolicamente", dagli altri bambini,
dai genitori, dagli adulti presenti, sia con l'acqua e con le parole che
nella tradizione cristiana significano il battesimo, sia con l'olio
profumato di bergamotto, segno dell'accoglienza nella solidarietà perché
olio proveniente dalle cooperative di giovani che nella piana di Goia
Tauro lavorano le terre confiscate alla mafia e sono oggetto di gravi
intimidazioni.
Inoltre pietre segnate dall'impegno, dalla riflessione, dalla creatività
di piccoli e grandi andranno a comporre una futura strada ideale da
percorrere insieme, mano nella mano. In fondo alla strada ciascuno
scriverà il proprio nome su un grande arcobaleno colorato: chiamarci per
nome, affermare la propria soggettività e non intrupparsi, mantenere
relazioni positive è l'unico e fondamentale legame che mantiene viva la
comunità.
E infine il segno della condivisione del pane e del vino nel segno della
memoria di Gesù e anche di tutti coloro che hanno vissuto e dato la vita
nella solidarietà e nell'amore. Per alcuni bambini più grandi sarà una
festa particolare, un rito di passaggio, un riconoscersi nello spirito
dell'esperienza comunitaria che ognuno e ognuna di loro poi vivrà se lo
vorrà e come lo vorrà, senza cioè marcare l'appartenenza.
Sarà una ritualità religiosa oppure laica? O forse ambedue? Non è questo
il tempo di sintesi nuove aperte al futuro? Ci sono contraddizioni? Il
nuovo non è mai puro. Il bambino che nasce è sempre intriso di sangue. Sta
alle levatrici lavarlo carezzandolo dolcemente.
Firenze 5 giugno 2007
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