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Notiziario della Comunità Isolotto
Comunità di base
Edizione informatica
n. 0 - 2007 aprile - progressivo 326
 


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Cronaca dell'incontro di presentazione del libro
"Laicità nella società nello stato nella chiesa"
Isolotto "baracche" Firenze
14 aprile 2007 ore 17



E' stata in gran parte mantenuta la promessa: vivere in positivo e con l'ottimismo della speranza l'attuale momento, così inquietante per l'evidente arretramento del valore della laicità, come tempo di gestazione, che ci obbliga a lottare con una forza e una determinazione che avevamo un po' perse, per il recupero dei valori più alti della laicità che abbiamo intravisto nella Chiesa del Concilio e nella società di quel tempo e di cui sono un segno le testimonianze pubblicate nel libro.
Ci ha aiutato in questo la premessa musicale offerta da Fabio Torriti e Massimo Signorini, con la viola il primo e con la fisarmonica il secondo.

L'occasione dell'incontro era data dalla presentazione del libro pubblicato dall'Archivio storico della Comunità dell'Isolotto e dal Comune di Firenze:

"Laicità nella società, nello stato nella Chiesa"
VIII Convegno nazionale delle Comunità cristiane di base italiane
Firenze-Scandicci 1-3 maggio 1987
Nuova edizione riveduta degli atti
a cura di Enzo Mazzi, Tina Savitteri, Stefano Toppi.
Prefazione di Giuseppe Matulli; interventi di: Ernesto Balducci, Giuseppe Barbaglio, Ciro Castaldo, Giulio Girardi, Pietro Ingrao, Hans Küng, Benedetta Liberio, Domenico Maselli, Enzo Mazzi, Lidia Menapace, Giorgio Spini; contributi collettivi di sei gruppi di studio.

Ha introdotto Enzo Mazzi.
"Il libro sulla Laicità e questo incontro di presentazione - ha detto - ci sembra che costituiscano non solo occasione per rilanciare un tema scottante, la laicità appunto, ma ora anche per bilanciare la negatività di tutta questa dolorosa vicenda che ha investito la chiesa fiorentina e un po' tutti noi. Mi ritrovo nelle coraggiose dichiarazioni di monsignor Alessandro Plotti, vescovo di Pisa, già Presidente dei vescovi toscani, in una bella intervista a Repubblica di giovedì scorso, il quale ha detto: 'Le cose vanno portate alla luce, sottoponendole alle persone responsabili che con il vescovo condividono la gestione della diocesi. Perché - ha concluso Plotti - la Chiesa è di tutti; e di mezzo, quando si sbaglia, ci vanno tutti e non una diocesi sola'. Non è questa in certo senso una lezione di laicità?
E noi siamo qui a fare la nostra parte, tutta in positivo, così speriamo".
Enzo Mazzi ha anche voluto mettere in evidenza l'identità del luogo dove si è svolto l'incontro. "Lo spazio dove siamo, le Baracche, - ha detto - luogo storico di laicità pensata e vissuta, anzi potremmo dire luogo storico di resistenza positiva e creativa di laicità. Qui, negli anni cinquanta nacque, in forma provvisoria, la prima scuola dell'Isolotto, con un gruppo di insegnanti e genitori che, in sinergia con attività di animazione educativa svolte dalla Comunità, incominciò a sperimentare nuove forme di educazione e di didattica, che poi si sono sviluppate nelle altre scuole del quartiere, aperte alla soggettività infantile, alla diversità, all'inserimento di handicappati, ai bisogni dei ragazzi e ragazze, al pluralismo e quindi in sintesi alla laicità. Qui, nel novembre 1966 nacque il Comitato unitario di soccorso per l'alluvione, segno alto di laicità, assai contrastato, che insieme a tanti altri nella città dette vita al grande movimento dei quartieri. Qui, nell'ottobre 1968, discutemmo in una assemblea affollata, densa, partecipata, il documento che poi avremmo diffuso nel Quartiere per giungere a una risposta al vescovo di Firenze il quale aveva scritto al parroco 'o ritratti o ti dimetti'. Da li' nacque sostanzialmente la comunità di base. La sostanza del documento fu: 'Il parroco siamo tutti noi, siamo insieme a te 'Popolo di Dio', vieni dunque a comunicare a tutti noi le tue ansie e le tue critiche'. Dopo quarant'anni di resistenza in questa linea di laicità continuamente rinnovata, ritroviamo espressioni simili nelle parole che sopra ho citato di un vescovo, mons. Plotti: 'la Chiesa è di tutti'. Era proprio qeusto che volevamo sentire, dopo quarant'anni di resistenza creativa e positiva.

Giuseppe Matulli, vicesindaco di Firenze, ha dato ragione della prontezza con cui circa un anno fa ha aderito alla proposta di pubblicare insieme alla Comunità i preziosi materiali del Convegno del 1987. E' stato per il bisogno di ritrovare valori alti di laicità "rispetto al degrado che si è realizzato nell'ultimo ventennio", come ha voluto scrivere nella prefazione del libro.
"Non è un tempo facile per esprimersi con libertà di coscienza per i politici cattolici - così Matulli era stato presentato da Enzo Mazzi - specialmente dopo la Nota della CEI. Giuseppe lo ha fatto. Egli per fortuna non è solo. Lo stesso Prodi si è espresso con chiarezza più volte. In particolare nel ricordo di Nino Andreatta espresso di recente alla Camera il Presidente del Consiglio ha fatto proprie alcune affermazioni di Andreatta a proposito della laicità: 'Ciascuno attinge alla sapienza e cerca di tradurla in azione…senza la sacrilega intenzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte'. E poi Prodi ha continuato: 'Perché le cose non sono mai assolute. In questo sta la laicità: la forma più alta di anti-ideologia, di anti-fondamentalismo, di anti-assolutismo; la laicità come migliore condizione nella quale si possono confrontare opinioni, culture, fedi, valori diversi, garantiti dalle regole comuni della nostra Costituzione' ".
L'intervento di Matulli si è riferito a queste espressioni di Andreatta e di Prodi e si è svolto tutto sula stessa lunghezza d'onda.

Tina Savitteri e Stefano Toppi, curatori del libro, hanno letto un'accurata selezione dei materiali della pubblicazione.

Il magistrato di Cassazione Pierluigi Onorato, da sempre vicino alla Comunità, ha espresso con passione e competenza, in un intervento spontaneo, il bisogno forte di ancorare al principio di rigorosa laicità lo sviluppo della vita democratica.
Giuseppe D'Eugenio, presidente del Consiglio di Quartiere dell'Isolotto, ha dato ragione della sua tensione di coerenza e fedeltà all'etica della laicità nella conduzione del Quartiere dell'Isolotto attraverso la ricerca costante di percorsi di partecipazione, vera partecipazione, partecipazione dal basso, non puramente formale, in continuità con le precedenti amministrazioni, come del resto è richiesto dall'identità e dall'anima della popolazione del Quartiere fortemente radicata nel principio di laicità.

Lidia Menapace, anch'essa molto vicina alla Comunità, fin da quando nel 1968 venne a solidarizzare con l'Isolotto insieme a un gruppo di Bolzano di cui faceva parte Alex Langer, ha sviluppato un'analisi storica dell'arretramento sul piano della laicità che ha raggiunto ormai livelli incredibilmente bassi. In particolare ha analizzato con profondità tale arretramento nel tema della famiglia come istituzione che da parte di una gerarchia autoritaria e di una società impaurita si vorrebbe a fondamento dell'identità e dei diritti dell'individuo. Insomma si vorrebbe tornare al tempo in cui prima veniva il "sabato", cioè l'istituzione, il patto, la regola, e poi l'essere umano. Mentre al contrario la secolarizzazione ha ormai fra i suoi positivi principi la convinzione che "il sabato è fatto per l'uomo", ogni istituzione, ogni patto, ogni regolamentazione è uno strumento dell'individuo, della sua responsabilità e della sua rete di relazioni. Si tratta, ha detto, di una visione ottimista e fiduciosa della realtà umana, in contrasto col pessimismo degli attuali fondamentalisti della difesa della famiglia.
Sergio Gomiti, colonna della vita comunitaria e curatore instancabile della memoria e dell'Archivio storico, ha fatto il suo rientro, "miracoloso - ha detto, dopo un anno di grave malattia.
I partecipanti si sono trattenuti per una convivialità e si sono lasciato con un appuntamento per un nuovo incontro sulla laicità il 27 ottobre di quest'anno, nel salone dei duecento in Palazzo Vecchio.