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Comunità dell'Isolotto
Incontro comunitario eucaristico
Domenica 7 gennaio 2007
Letture corali
Un'altra parabola disse loro:
Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa,
che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi
ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi
e diventa un albero,
tanto che vengono gli uccelli del cielo
e si annidano fra i suoi rami.
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A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione,
a chi sono simili?
Sono simili a quei bambini
che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!
È venuto infatti Giovanni il Battista
che non mangia pane e non beve vino,
e voi dite: ha un demonio.
È venuto il figlio dell'umanità che mangia e beve, e voi dite:
Ecco un mangione e un beone,
amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli".
Qualche spunto di riflessione:
E' qui con noi, ancora una volta, una persona che sentiamo molto vicina:
Christian. Ed questa volta è qui con una testimonianza proveniente da una
rete di relazioni, raccontata in un libro.
La loro testimonianza non nasce dal nulla. Le fonti culturali dei loro
valori sono molteplici, custodite nel grembo della saggezza umana e della
utopia che si tramandano da millenni e si arricchiscono di epoca in epoca.
Noi abbiamo una storia che vogliamo valorizzare: la consuetudine alla
fonte del Vangelo e dei profeti biblici. Non come fonte che sarebbe sacra
a differenza di altre fonti chiamate profane. Ma come fonte di sapienza e
di utopia insieme ad altre fonti, tutte in qualche modo sacre, specchio e
riflesso della sacralità dell'universo e della vita.
Il Vangelo è un inno alla natura e alla vita e insieme uno sguardo limpido
senza inganni e infingimenti della realtà sociale; è una esperienza di
partecipazione alle tribolazioni, alle sofferenze e ai drammi umani e
insieme un cammino di liberazione; è anche una protesta e un giudizio
contro le ipocrisie, le ingiustizie, le discriminazioni e
contemporaneamente un grande sogno di cambiamento, una riserva di
ottimismo e di speranza. Purtroppo ce lo hanno reso noioso, lo hanno
trasformato in un codice di verità assolute e un peso insopportabile di
norme morali impietose. Vogliamo ancora una volta liberarlo dalla gabbia
religiosa. Lo consideriamo un po' il nostro compito.
Leggiamo alcuni brani che ancor più di altri esprimono quel senso di
ottimismo, di partecipazione ai drammi umani delle realtà più emarginate,
di impegno e di ricerca di varchi di liberazione, di pochezza delle
realizzazioni, di contraddizioni e di frustrazioni e al tempo stesso di
resistenza, tutte cose di cui parla il libro di Christian.
… il più piccolo di tutti i semi …
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete
o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la
vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli
uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di
loro? … Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non
filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria,
vestiva come uno di loro. … Cercate prima il regno di Dio e la sua
giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non
affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue
inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
… "Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai". Gli rispose Gesù: "Le volpi
hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio
dell'uomo non ha dove posare il capo". E un altro dei discepoli gli disse:
"Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre". Ma Gesù gli
rispose: "Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti".
… vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!…
È venuto il figlio dell'umanità che mangia e beve, e voi dite:
ecco un mangione e un beone,
Queste espressioni che fanno parte delle nostre letture evangeliche danno
forse il senso della esperienza di vita dei primi cristiani da cui nasce
il Vangelo, che non si chiamavano ancora cristiani.
Essi s'identificano con la espressione "Figlio dell'uomo" o "Figlio
dell'umanità". E' il loro leader, è Gesù il "Figlio dell'uomo", ma lo sono
anche loro. E' questa la loro identità più profonda. E con ciò indicano il
senso della loro partecipazione alla vicenda umana nei suoi caratteri
essenziali, potremmo dire nella sua essenzialità e nudità. E' per questo
loro non appartenere a nessuna bandiera che i primi cristiani ebbero
un'esistenza molto difficile, incerta, contraddittoria. Si sentivano
piccolo seme; erano incerti sul loro domani: comunità nascevano, comunità
sparivano; vivevano contraddizioni difficili da gestire: la famiglia,
seppellire i padri, gli affetti, le tradizioni …; erano incompresi e
perseguitati per la loro non appartenenza. Nessuno voleva ballare alla
loro musica. Il loro pacifismo era inviso dagli ebrei ribelli armati, gli
zeloti, i guerriglieri si direbbe oggi, quelli che dirigevano la rivolta.
Ma i cristiani erano anche malvisti dal partito dei sadducei e da quello
dei farisei, i moderati si direbbe oggi, perché i cristiani era sì
pacifisti ma radicali, contrari al compromesso con l'impero, mentre i
sadducei e i farisei avrebbero voluto cercare una via di compromesso con i
romani. Infine i cristiani erano considerati dai romani come la fazione
degli ebrei più pericolosa. Il loro radicalismo pacifista basato su un
messianismo nonviolento poteva infiammare la rivolta popolare più di
quello che non sapessero fare gli zeloti-guerriglieri. Contro la
ribellione armata i romani avevano armi a quel tempo imbattibili. Ma
contro la rivolta sorda del messianismo pacifista si sentivano impotenti.
Forse l'esperienza dei primi cristiani, spogliata dal contesto storico di
quel tempo, ci può dare anche oggi qualche spunto di speranza.
Preghiera della eucarestia
Desideriamo rendere attuale
il significato originario della eucarestia
tenuto vivo nei secoli da tante esperienze di base:
condivisione esistenziale mai appagata,
testimonianza di un impegno personale e comunitario
che cerca e vuole livelli sempre più alti di giustizia
e quindi tende di continuo a un "oltre".
Perché la condivisione del pane e del vino
è simbolo della condivisione del corpo e del sangue,
della vita intera,
anima della trasformazione continua della storia,
motore intimo della lotta inesausta per la giustizia.
Come ci ha testimoniato Gesù.
Prima di essere ucciso, mentre sedeva a tavola con gli apostoli,
prese del pane, lo spezzò, lo distribuì loro dicendo:
"prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".
Poi, preso un bicchiere, rese grazie,
lo diede loro e tutti ne bevvero.
E disse loro: "questo è il mio sangue
che viene sparso per tutti i popoli".
Invochiamo il tuo Spirito:
questo pane e questo vino condivisi,
questa comunità che li offre e li consuma in memoria di Cristo,
divengono segni di vita, di resurrezione, di
liberazione
per chi è oppresso, carcerato, emarginato,
assetato di giustizia e di pace.
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