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INVENTARIO Y   '06 Notiziario       Veglie
  W  52 (18-24/12)
   

 

Veglia dell'Isolotto
Natale 2006
note di cronaca



Sono 37 anni che la Comunità dell'Isolotto celebra il Natale con una veglia che si ispira al presepio vivente di Greccio: le persone in carne ed ossa sono l'icona attuale di Gesù.
E stanotte la Veglia dell'Isolotto ha voluto testimoniare che la maternità di Maria s'incarna nella maternità delle tante "Marie" che vengono da lontano in cerca di speranza, di un futuro per i loro figli, madri spesso sole, donne con storie intense e di grande coraggio. Ma si incarna anche nelle esperienze, emozioni, problemi, fatiche delle madri della comunità, del quartiere, della città-mondo.
Le madri, è stato detto da alcune testimonianze, si sentono e sono un po' tutte "straniere/migranti". Come la madre di Gesù, straniera a Betlemme, dove "per lei non ci fu posto" e si trovò a partorire in una stalla. Dare la vita è un'esperienza che pone in condizione obiettiva di estraneità rispetto alla cultura dell'alienazione, dell'esclusione, della guerra, e al tempo stesso dare la vita è dare impulso alla cultura del dono, dell'accoglienza, della nonviolenza, della pace universale. La cultura femminile, il "dare vita" non solo ai figli propri, è sognare un mondo in cui "il bambino lattante possa stendere la sua mano nella tana della vipera" come dice Isaia. Per questo la pace è donna.
La memoria della nascita di Gesù è stata fatta da un gruppo di bambini in forma di racconto. Tale racconto è stato elaborato in un laboratorio educativo, sulla base dei dati contenuti nei Vangeli anche apocrifi. Soprattutto il racconto della nascita di Gesù è stato inserito con pari dignità in una serie di altri racconti di nascite e di relazioni madri/figli, secondo una linea educativa che vuole dare consapevolezza dell'umanità piena del "Figlio dell'uomo".
Non è mancata un'espressione di apprezzamento per la testimonianza alta e coraggiosa che ha dato Piergiorgio Welby e di solidarietà verso l'anziana madre Luciana e verso il suo desiderio, ufficialmente negato, di un accompagnamento ecclesiale del suo figliolo. Se il morire è un rinascere, come crede con forza la fede cristiana - è stato detto al momento della eucarestia -, la madre di Welby nel suo vivere questo "secondo parto" di suo figlio trova accoglienza piena qui all'Isolotto.
Dopo che per 37 anni il luogo della Veglia è stata la piazza dell'Isolotto, luogo aperto, precario, senza confini, quest'anno si è svolta nelle "Baracche", luogo storico della solidarietà fin dall'alluvione. La Comunità ha voluto però dare un segno di continuità realizzando un percorso dalla piazza alle Baracche con una serie lumi e grandi pannelli magicamente dipinti dall'artista curdo Fuad Aziz, recanti simbologie di mani materne che cullano, carezzano, suonano nenie, nutrono, abbracciano.

Firenze 25 dicembre 2006