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Comunità dell'Isolotto
Incontro comunitario
Domenica 2 aprile 2006
Lettura corale
Il tempo messianico
Il lupo dimorerà presso l'agnello
e la tigre si accovaccierà accanto al capretto,
il vitello e il leone pascoleranno insieme
e un bimbo piccolo li condurrà per mano.
La mucca e l'orsa staranno insieme al pascolo
e i loro piccoli si sdraieranno insieme
e il leone come il bue mangerà l'erba.
Un bambino lattante giocherà sul covo dell'aspide
e un bambino appena svezzato
stenderà la sua mano nella tana della vipera...
Non si farà più del male né si compierà più strage.
dal profeta Isaia
"Cambieresti" è una parola magica.
Nasce da pezzettini di cinque parole:
C-onsumi, AMBIE-nte, R-isparmio E-nergetico, STI-li di vita.
Ce ne parleranno Eliana e Mattia.
I valori che esprime la loro esperienza sono: ottimismo, amore per l'altro
l'altra e per la natura, senso del limite, voglia di cambiare abitudini in
nome della sostenibilità e della giustizia e un pizzico di magia.
Il loro sogno non nasce dal nulla. Le fonti culturali dei loro valori sono
molteplici, custodite nel grembo della saggezza umana e della utopia che
si tramandano da millenni e si arricchiscono di epoca in epoca.
Noi abbiamo una storia che vogliamo valorizzare: la consuetudine alla
fonte del Vangelo e dei profeti biblici. Non come fonte che sarebbe sacra
a differenza di altre fonti chiamate profane. Ma come fonte di sapienza e
di utopia insieme ad altre fonti, tutte in qualche modo sacre, specchio e
riflesso della sacralità dell'universo e della vita.
Il Vangelo è un inno alla natura e alla vita, è un grande sogno di
cambiamento, è una riserva di ottimismo e di poesia. Purtroppo ce lo hanno
reso noioso, lo hanno trasformato in un codice di verità assolute e di
norme morali impietose. Vogliamo ancora una volta liberarlo dalla gabbia
religiosa.
Leggiamo alcuni brani che ancor più di altri esprimono quel senso di
ottimismo, di amore verso la natura, di poesia di cui parla l'esperienza "Cambiresti?",
e anche qui con un pizzico di magia.
Il seme
Da notare che il termine "regno dei cieli" usato nel seguente brano oggi
si potrebbe anche tradurre con "Terra futura" oppure "Mondo nuovo
possibile"
Un'altra parabola disse loro: "Il regno dei cieli si può paragonare a un
granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il
più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli
altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo
e si annidano fra i suoi rami".
Il pane
Da notare il pizzico di magia nella moltiplicazione dei pani e le
esagerazioni del narratore che forse hanno un significato simbolico.
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che
avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in un
luogo solitario, e riposatevi un po' ". Era infatti molta la folla che
andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora
partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono
ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e
si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a
insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si
avvicinarono i discepoli dicendo: "Questo luogo è solitario ed è ormai
tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi
vicini, possano comprarsi da mangiare". Ma egli rispose: "Voi stessi date
loro da mangiare". Gli dissero: "Dobbiamo andar noi a comprare duecento
denari di pane e dare loro da mangiare? ". Ma egli replicò loro: "Quanti
pani avete? Andate a vedere". E accertatisi, riferirono: "Cinque pani e
due pesci". Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi,
sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di
cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo,
pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li
distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si
sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei
pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
L'Erba, i gigli, gli uccelli
Da notare che il termine "Regno di Dio" per il Vangelo significa proprio
l'opposto di "regno dei rappresentanti di Dio". Significa invece il tempo
della liberazione da ogni dominio, il tempo del primato dei rapporti
fraterni, il tempo della comunità aperta di persone libere.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete
o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la
vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli
uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di
loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola
alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come
crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico
che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà
gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non
affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro
celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e
la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non
affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue
inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
L'accumulo
Uno della folla gli disse: "Maestro, dì a mio fratello che divida con me
l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o
mediatore sopra di voi? ". E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da
ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non
dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo
ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché
non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei
magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i
miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni,
per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli
disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello
che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non
arricchisce davanti a Dio".
Volpi e uccelli, tane e nidi
Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all'altra
riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: "Maestro, io ti seguirò
dovunque tu andrai". Gli rispose Gesù: "Le volpi hanno le loro tane e gli
uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare
il capo".
E un altro dei discepoli gli disse: "Signore, permettimi di andar prima a
seppellire mio padre". Ma Gesù gli rispose: "Seguimi e lascia i morti
seppellire i loro morti".
Il figlio dell'umanità
A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono
simili? Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni
agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!
È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino,
e voi dite: Ha un demonio. È venuto il figlio dell'umanità che mangia e
beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei
peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli".
Ed ora chiediamo a Eliana e Mattia di raccontarci la loro esperienza.
Preghiera della eucarestia
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano":
per noi più che una preghiera è un grido. E' il grido del mondo della
fame.
Trasformato in preghiera rituale,
recitato da bocche sazie oltre misura eppure sempre avide,
suona come una provocazione: dacci oggi il "nostro" pane,
il pane che ci spetta come proprietà esclusiva.
Ma il pane accaparrato e negato alla condivisione è fonte di maledizione.
E così mentre una parte di umanità, sempre più piccola, muore di eccessi,
un'altra parte, sempre più ampia, muore di fame.
Ma nella esperienza di vita da cui è nato il Vangelo
"dacci oggi il nostro pane quotidiano"
esprime un senso opposto all'accaparramento,
esprime la fecondità della terra da condividere,
da spartire e da moltiplicare perché basti per tutti.
Il pane condiviso è pane moltiplicato, fonte di benedizione universale:
questa è l'etica del Vangelo.
Spezzare il pane è dare se stessi, non dall'alto ma in condizione di
parità,
in un intreccio di relazioni personali.
La sera prima di essere ucciso, mentre era a tavola con i suoi, spezzò il
pane, lo benedì, lo diede loro e disse 'prendete e mangiatene questo è il
mio corpo'.
Poi prese un bicchiere di vino e disse
'prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue'.
Lo Spirito che vive in questa memoria di Gesù,
ma non in modo esclusivo perché vive ugualmente nelle memorie e nelle fedi
delle infinite diversità culturali e religiose,
trasformi questo pane, attraverso la nostra responsabilità,
lo renda pane condiviso, pane moltiplicato,
pane sufficiente per tutti, fonte di benedizione universale,
e moltiplichi le esperienze di condivisione.
Preghiera corale
"come gli uccelli del cielo"
Il Signore disse a Mosè nel deserto:
'Ecco io vi farò piovere pane dal cielo;
e il popolo andrà a raccoglierlo
quanto gliene bisogna giorno per giorno.
La mattina quando la rugiada fu evaporata,
ecco sulla superficie del deserto qualcosa di minuto e granuloso,
di sapore come di schiacciata fatta col miele.
E Mosè disse loro: Questo è il pane che il Signore vi dà per mangiare.
Raccoglietene quanto serve per il proprio alimento,
nessuno ne serbi per domattina.
Fecero così e s'avvidero che chi ne aveva raccolto molto
non gliene mancava e chi ne aveva raccolto poco non gli mancava,
e lo chiamarono manna.
Ma alcuni non obbedirono a Mosè e serbarono la manna;
ma ci entrarono i vermi e imputridì.
dal libro dell'Esodo
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