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INVENTARIO Y   '05 Notiziario       Veglie
  W  52 (19-25/12)
   

 

"Laicità del Natale"
è il tema della XXXV Veglia di Natale in Piazza Isolotto.
 


La Veglia avrà inizio alle ore 22,30 del 24 dicembre.
 


C'è un grande disagio attualmente nella società e nella Chiesa stessa per questa ripresa da parte delle gerarchie di un dominio sulle coscienze che credevamo superato dal Concilio. Per questi pesi insopportabili che vengono scaricati sulle spalle del popolo, delle donne e degli uomini. Per questa invadenza del potere ecclesiastico nella vita quotidiana che appesantisce la già grande fatica nel tenere insieme la gioia e il dolore, la solidarietà e la sicurezza, l'amore degli altri e l'amore di sé, la paura e la speranza, la vita e la morte.
E allora c'è davvero bisogno di laicità come riappropriazione dal basso della esistenza in tutti i suoi aspetti.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme anche sul significato di una ritualità legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene al desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condividere, con coloro che lo desiderano, un cammino di crescita culturale e vitale verso al consapevolezza profonda dei valori di laicità su cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Collegamenti con l'attualità del tema "laicità", testimonianze, animazioni, canti, letture e riflessioni bibliche, preghiere, eucarestia.
Questa vorremmo che fosse la Veglia di Natale in piazza.

Cari auguri

La Comunità Isolotto
 

 

Un Natale laico?
 

E' possibile un Natale laico? E' possibile vivere la festa della vita che nasce liberandola dal dominio del sacro? Sottraendola sia al dominio del rito clericale sia al dominio del rito consumistico? E' questo il tema su cui vorremmo riflettere nella Veglia in piazza dell'Isolotto (o dovunque quest'anno si faccia, poi ne parleremo).
Natale/Laicità: due parole. Hanno qualcosa in comune fra loro? Natale è una parola antica, tutti crediamo di sapere che cosa significa. Laicità invece è una parola moderna, oggi molto usata sebbene a tanti sfugga il suo significato. Perché avvicinare due parole all'apparenza così lontane? Perché noi crediamo che sia il Natale sia la laicità abbiano al fondo il significato di liberazione da ogni forma di dominio: liberazione dal dominio sulle coscienze e sulle conoscenze, dal dominio sui corpi, dal dominio sulla natura. "Rovesciati i potenti dai loro troni e sollevati i senza potere, ricolmati di beni gli affamati e rimandati a mani vuote i ricchi": con questo sguardo dal basso Maria vede il senso della nascita di suo figlio Gesù che ella porta in seno. Con questo sguardo vorremmo vivere il Natale oggi. E per noi è uno sguardo che potremmo definire laico perché il significato della "laicità" sta soprattutto nel guardare dal basso la vita e la realtà tutta. "Laico" nel suo senso originario vuol dire appartenente al popolo. Ed era usato in senso dispregiato per distinguere dal clero la massa senza potere, per separare la casta di coloro che sanno dal popolino ignorante che deve sempre essere guidato e imboccato.
Oggi sentiamo un grande bisogno di riscattare il valore della laicità. Sentiamo l'esigenza di una liberazione globale dal dominio in tutte le sue forme sia clericali che secolari.
In particolare c'è un grande disagio attualmente nella società e nella Chiesa stessa per questa ripresa da parte delle gerarchie di un dominio sulle coscienze che credevamo superato dal Concilio. Per questi pesi insopportabili che vengono scaricati sulle spalle del popolo, delle donne e degli uomini. Per questa invadenza del potere ecclesiastico nella vita quotidiana che appesantisce la già grande fatica nel tenere insieme la gioia e il dolore, la solidarietà e la sicurezza, l'amore degli altri e l'amore di sé, la paura e la speranza, la vita e la morte.
E allora c'è davvero bisogno di laicità come riappropriazione dal basso della esistenza in tutti i suoi aspetti e non solo nell'aspetto politico.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme sul significato di una ritualità legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene al desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condivisione, con coloro che lo desiderano, di un cammino di crescita culturale e vitale verso al consapevolezza profonda dei valori su cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Questa vorremmo che fosse la Veglia di Natale in piazza.
Proprio in piazza? Ancora e sempre in piazza? E' la domanda fatale dopo 35 anni che passiamo la notte di Natale sotto la tettoia del mercato di piazza dell'Isolotto. Non abbiamo ancora una risposta. Stiamo discutendo. Forse decideremo all'ultimo momento. Magari deciderà per noi il tramontano che a volte toglie la pelle scendendo gelido da Monte Morello! Se non proprio in piazza, potrebbe essere lì vicino, nelle "Baracche" in via degli Aceri.
Comunque a tutti "Buon laico Natale".

La Comunità dell'Isolotto
 

 

 

Laicita' e Bibbia

Natale 2005

 


Il concetto di "laicità" è un concetto moderno ed è chiaramente assente nella Bibbia, ma vi sono in essa elementi significativi che si possono considerare i presupposti della laicità, intesa come autonomia dell'individuo nei vari ambiti della sua vita: etico-sociale, religioso e anche politico.

Un passo fondamentale verso questa autonomia si trova nella profezia di Geremia 31,31-34, che annuncia il fallimento della vecchia Alleanza con Jahwè e l'instaurazione di una nuova Alleanza. Il fallimento del vecchio Patto, sancito sul Sinai, deriva dall'incapacità della classe dirigente di Israele di creare un ordine sociale secondo giustizia: essa al contrario ha fondato il suo potere sull'inganno e la prevaricazione (cfr. Ger 9,1-8).
Il nuovo Patto invece è caratterizzato dall'assenza di una legge coercitiva, dall'assenza anche di un'autorità che impone determinati obblighi, perché ciascuno si comporterà secondo la propria coscienza; in essa infatti è inscritta la legge di Dio. (lettura di Ger3131-34)
Questa profezia è poi ripresa e sviluppata sotto altri aspetti anche da Ezechiele 34 e da Gioele 3, i quali predicono comunque la realizzazione di un rapporto diretto tra Dio e il suo popolo.

La prima comunità cristiana si concepisce nell'ottica della Nuova Alleanza annunciata da Geremia, in opposizione alla Vecchia Alleanza del Sinai: se questa è fondata su prescrizioni e divieti il cui archetipo si riscontra nel racconto del peccato di Adamo che prende il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male in violazione delle norme stabilite da Dio, la Nuova Alleanza si fonda sulla consapevolezza che l'uomo è diventato figlio di Dio e che perciò partecipa della conoscenza della verità di Dio: non solo quindi può, ma deve prendere del frutto dell'albero della conoscenza. Non c'è più una legge imposta dall'esterno, da un'autorità, ma una legge radicata nell'intimo del cuore, nella coscienza individuale abitata da Dio. In questo contesto Gesù diffidava i suoi discepoli dal considerarsi "maestri", dal creare quindi una gerarchia di sapienza tra gli uomini, perché l'unico maestro è Dio e gli uomini si pongono tutti su uno stesso livello, fratelli con pari dignità e pari diritti.
In effetti lo Spirito di Dio scende indistintamente su tutti coloro che credono nel messaggio di Gesù Cristo, e tutti nel giorno della Pentecoste sentono la Buona Novella nella propria lingua, radicata quindi nella propria tradizione culturale. Sentono perciò di non dipendere da un'autorità estranea alla propria vita, ma di dipendere unicamente dallo Spirito di Dio (Atti 2,14-18): Si realizza in loro la profezia di Gioele (3,1-5) che annunciava che tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale e dalla loro cultura, sarebbero diventati profeti di Dio, cioè suoi interpreti.
Ciò crea stupore e incredulità perché vengono sconvolte le normali gerarchie sociali; in particolare la distinzione tra sapienti e ignoranti non ha più valore dopo il dono dello Spirito, anzi sono gli ignoranti a istruire i sapienti. Significativo a tal proposito è l'episodio di Atti 4,5-22, in cui Pietro e Giovanni, dopo aver guarito uno storpio, devono giustificarsi davanti al Sinedrio, ed essi, illetterati e senza cultura, danno una vera e propria lezione ai sacerdoti.
D'altra parte illetterati e senza cultura erano anche Maria e Giuseppe e tutti quei pastori che assistono alla nascita di Gesù ed accolgono il messaggio di vita annunciato dagli angeli: in loro si realizza in modo privilegiato la conoscenza di Dio.

Tale messaggio di liberazione e di autonomia nello Spirito è ancor più esplicito in Paolo, che nella lettera ai Galati (3,23-4,11) si lamenta che la sua predicazione non sia stata capita da loro, in quanto essi si dimostrano disponibili a sottomettersi alle norme della legge di Mosè. Ma la legge ha senso soltanto come strumento educativo, ed ha valore nella misura in cui l'uomo è ancora minorenne, incapace di riconoscere la verità di Dio. Con la fede in Cristo noi abbiamo però ricevuto lo Spirito e quindi siamo diventati figli di Dio, partecipi cioè della sapienza di Dio.
Perciò nessuno, dice Paolo, ci può imporre obblighi, costringerci a pratiche di culto che fanno parte di quella minore età che noi abbiamo superato. Queste pratiche (cfr. Col 2,16-23) hanno la parvenza di saggezza, perché assecondano la nostra emotività, ma non hanno alcun valore per il superamento del nostro egoismo, per farci uscire dal nostro guscio individualistico e creare un'unica e solidale comunità in Cristo, che è la Chiesa.

Da questa analisi è chiaro che la laicità rimanda a valori fondativi del Cristianesimo e negarli significa tradire il messaggio stesso di Gesù Cristo e svuotarlo del suo significato più profondo e più rivoluzionario.
 

 

RESOCONTO

Comunità dell'Isolotto - Veglia di Natale 2005
 


Orme

Tante persone, almeno duecento, con-vocate da un richiamo forte, palpabile nel clima di complicità nel voler dare alla festa un senso di diversità rispetto ai canoni sia sacri che profani: la piazza, la sfida del clima gelido, il dissenso nei confronti del Natale imbalsamato nei riti ecclesiastici o mitizzato nei riti consumistici. Dissenso però creativo: la resistenza, l'amicizia, l'affettività, il tenersi per mano, la memoria, per molti la fede, la spiritualità, e forse per alcuni anche la curiosità. Un richiamo forte ma indefinibile ben oltre gli spunti offerti sopra. Ognuno era lì, nella piazza, con motivazioni proprie.
La Veglia. Parole condivise. Parole non calate da un pulpito, da una cattedra, da un qualsiasi piedistallo. Parole frutto di prassi di ricerca comunitaria, tessute di tante relazioni aperte. Parole che tentano di essere coerenti e di non svolazzare sopra la vita ma che partono dalla vita e alla vita ritornano. Parole, come dice la preghiera della eucaristia letta coralmente, che si nutrono della memoria storica di tutti i popoli, delle parole tramandate, delle pagine dei libri sacri, della fatica di ogni ricerca, della vitalità di ogni cellula del grande organismo umano.
Non solo parole.
Simboli: Il pane e vino, la luce di tante fiammelle, il fuoco, la bandiera della pace come tovaglia, l'albero della conoscenza del bene e del male con tanti frutti "proibiti" che si sono invece colti, condivisi e mangiati come complicità con la scelta di Eva a cui abbiamo dato il senso di scelta primordiale e ancestrale (archetipo?) di laicità.
Gesti: la raccolta di firme per la difesa della Costituzione, la raccolta di firme contro il commercio di armi, la solidarietà con la mobilitazione fuori-dentro le mura del carcere, con i lavoratori della MATEC e di altre aziende a rischio, con le popolazioni della Val di Susa….
Urbano ha introdotto la Veglia con queste parole che oltre l'inizio forse sono anche la conclusione.

Terzo Natale di guerra

36 anni di Resistenza
(il primo Natale di resistenza fu celebrato nel 1968 quando avevamo ancora la disponibilità della chiesa che riconsegnammo pochi giorni dopo; da allora è iniziata la resistenza fuori, "oltre le mura", e dunque siamo alla XXXV veglia in piazza, ndr.)
Una generazione è passata
Le bandiere della pace sono ancora lì, rese irriconoscibili dall'inquinamento di complicità e di menzogne dei poteri costituiti, dall'asservimento dei mezzi di comunicazione di massa, i veri mezzi di distruzione di massa.
Noi siamo qui ancora resi quasi invisibili dal mantello di omertà dei poteri costituiti, dei mezzi di comunicazione di massa.
Siamo "fan", fanatici? Fan di che cosa?
Siamo stati il segno premonitore di quello che oggi è un fatto d'evidenza palmare: noi intendevamo difendere l'autonomia e la libertà del popolo di dio contro l'alleanza dio e mammona che portò qui un giorno del '69 un cardinale, un prefetto, con le forze dell'ordine e i gruppi d'appoggio di S.Giovanni da Capestrano, con una schiera di fedeli ortodossi e di persone educate e benpensanti; con l'avallo del diritto, con la forza della Legge, ci hanno sfrattato dalle mura, ci hanno tolto la legittimazione, ci hanno resi estracomunitari.
Sembrava una bega di famiglia, un problema che riguardava "i fedeli", bigotti o meno bigotti, credenti veri o falsi, sinceri o opportunisti.
Oggi siamo qui a prendere atto che quei "fedeli"… rappresentavano i cittadini, tutti i cittadini, perché chi difende il diritto di pregare, il diritto di leggere e interpretare il libro delle scritture sacre, chi pretende di gustare il frutto della grande mela del libero arbitrio difende anche se non lo sa il "sidereus nuncius" di Galileo e l' "origine delle specie" di Darwin, "il Manifesto del Partito Comunista" di Carlo Marx, la "critica della religione" di Feuerbach, la "Dichiarazione dei diritti" americana 1776 e francese 1789-93, l'articolo 1 e 2 e 3 della Costituzione partigiana 1946.
E come i partigiani furono bollati come banditi così noi qui stasera siamo ancora e sempre banditi, ma non allo sbando. Banditi da questa alleanza dio e cesare che mai s'era presentata così aperta e forte e prepotente, forte e prepotente come la paura che la genera, la paura di chi vede il mondo muoversi e lo vorrebbe fermo.
E' questa paura che genera i mostri, la loro paura, i mostri della guerra, assassinio, tortura, morte. I nuovi cavalieri dell'Apocalisse. Quelli stessi contro cui combatte l'America democratica alle prese col governo della guerra e della teocrazia: non in nostro nome. Come loro noi siamo qui. Perché il punto è questo: la storia è piena di esempi in cui la gente che aveva la ragione dalla sua parte combatté contro le tremende circostanze e riuscì vittoriosa.
Ed è anche piena di esempi di gente che ha passivamente aspettato di venirne fuori, solo per essere inghiottita da un orrore tale che mai avrebbero immaginato.

Il futuro non è già scritto…… The future is unwritten.
Sarà quello che noi ci ritagliamo ……Which one we get is up to us.

 


Comunià dell'Isolotto
Natale 2005
messaggi


Grazie dei bellissimi messaggi che ci avete inviato col programma della Veglia.
Ci è dispiaciuto non essere con voi perché fuori Firenze. Ma vi sentiamo vicini nel cuore e nelle lotte.
Auguri per un 2006 meno violento di quest'anno, e se possibile anche
nonviolento.
Con affetto
Alberto ed Anna Luisa L'Abate
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Carissimo Enzo,
sono veramente in imbarazzo per il modo in cui vi ho deluso. So che la mia presenza non era certo determinante: la veglia deve essere stata un'occasione straordinaria per tutte/i coloro che vi hanno partecipato. La mia assenza ha penalizzato solo me stessa, lo so.
Ho in questo periodo molti momenti di tristezza che diventano un egoistico crogiolarsi nelle difficoltà. La nausea e la febbre erano solo una somatizzazione che mi davano la scusa per rimanere a casa da sola ... e sentirmi sola !!! Ma, ti prometto, ne verrò fuori.
Un abbraccio e grazie di tutto,
Lisa Clark

Nota:
Lisa aveva scritto in precedenza in risposta a un nostro invito:
Caro Enzo,
grazie, grazie, per questo invito. Mi farà davvero piacere essere alla Veglia e, se vuoi, leggere la lettera di Albino. Ci sentiamo presto.
Un abbraccio
Lisa
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Caro Enzo,
per motivi legati al mio attuale (obbligato) attivismo (Costituzione e elezioni prossime) non ho potuto partecipare al dibattito sulla situazione carceraria che si è tenuto nella mia facoltà, perché dovevo essere a un'altra riunione in un'altra città.
Ma considero il durissimo "argomento" come una componente intrinseca del lavoro sulla Costituzione. I primi di gennaio sono fitti di appuntamenti a ripetizione, anche perché la questione elettorale è urgente e impegnativa.
Ma ci tengo a dirti che sento il dovere di fare qualcosa.
Un augurio sincero a te e a tutta la comunità.
Pancho (Francesco Pardi)
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"Misericordia e verità si incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia dal cielo si affaccerà".

Buon Natale e felice 2006
Pierpaolo Loi (Cagliari)
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ciao Enzo,
sono contento del tuo resoconto...
ero bloccato a casa da un fastidioso mal di stomaco...
ho proprio perso una gran cosa...

ciao
Massimo Torelli (Firenze)
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Dare senso alle proprie riflessioni o alle cose che diciamo, siano esse comunitarie o individuali, significa anche darle concretezza.

Il darsi gli auguri di Buon Natale significa che quello sforzo di adesione al messaggio evangelico, che spesso assume forte impegno di verità, giustizia e pace di non facile realizzazione, trovi l'altro in empatia tale da fargli augurare che il cammino sia sempre più coerente e di facile realizzazione.
Per questo auguriamo a tutti . BUON NATALE !!!

Per La Segreteria Tecnica Nazionale
Benedetto Musacchia
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AUGURI!
Poiché l'impegni con la mia famiglia allargata(anzi allargatissima),
probabilmente non mi consentirà di essere con voi alla Veglia di Natale
vorrei così mandare un grosso abbraccio a tutti . Grazie del vostro Amore,
della Passione e dell'Affetto che ogni volta avverto a fare qualcosa insieme a
voi .Un bacio e vi auguro tantissima felicità.
Tiziana (Galli)
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CARO ENZO NON SO SE RIUSCIREMO AD ESSERE PRESENTI.
AUGURONI A TUTTI.
ALESSIO Marilli
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Grazie della comunicazione. Noi avremo la veglia di Natale domani sera e porteremo bandiere di pace e cartello che annuncia la laicità come:
- pluralità di visione della vita
- convivialità delle differenze
- inclusività senza discriminazione alcuna
- corresponsabiltà nella condivisione.
Sinceri auguri a tutta la comunità da parte della nosra comunità che vi ricorderà con stima ed affetto.
La comunità di Oregina
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Caro Enzo e voi tutti,
c'è proprio bisogno di affrontare con forza e determinazione questo tema, non solo per l'invadenza micidiale del potere ecclesiastico, ma anche perchè sono in tanti i laici, uomini e donne, che esercitano il potere politico e amministrativo con la stessa cultura e strategia dei potenti della chiesa. Anche a loro dobbiamo dire con forza BASTA!!!!!!
Non sarò fisicamente con voi alla veglia perchè impegnato in un incontro delicato a Sarajevo (Bosnia), ci sarò col pensiero e la consapevolezza che accomuna tutte le persone che credono e operano nella nonviolenza. Consapevolezza e comunione che ne preti ne cardinali ne politici da strapazzo e volgari, possono recidere.
Buona rinascita a tutti. Gigi (Ontanetti)
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grazie Enzo,...è un bellissimo programma...
accogliete anche i miei auguri

padre Bernardo
San Miniato al monte
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Caro Enzo Mazzi
l'ho incontrata a Chianciano al convegno delle CdB e con mia moglie Luisella le abbiamo parlato del quartiere vicentino denominato Villaggio del Sole che nel 2010 farà 50anni. Abbiamo cominciato a raccogliere racconti autobiografici di italiani e starnieri residenti, li faremo tradurre nelle lingue parlate nel quartiere (arabo, cingalese, lingue balcaniche in caratteri latini e cirillici).
Fra qualche mese i tempi saranno maturi per venirvi a trovare e conoscere l'area nomadi.
Intanto le chiedo un favore: avere, in forma elettronica, il vostro Notiziario sulla sulla LAICITA' riportato per estratto da Adista. Interessa soprattutto a me (Luisella è disposta a "digiugnare" più di me quanto a comunità ed eucarestia) e ad alcuni miei amici. Riceverei anche il vostro periodico se mi viene suggerita un'offerta per le spese.
Grazie e cordiali saluti
Roberto Brusutti
via Biron di Sotto, 109 - 36100 Vicenza