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"Laicità del Natale"
è il tema della XXXV Veglia di Natale in Piazza Isolotto.
La Veglia avrà inizio alle ore 22,30 del 24 dicembre.
C'è un grande disagio attualmente nella società e nella Chiesa stessa per
questa ripresa da parte delle gerarchie di un dominio sulle coscienze che
credevamo superato dal Concilio. Per questi pesi insopportabili che
vengono scaricati sulle spalle del popolo, delle donne e degli uomini. Per
questa invadenza del potere ecclesiastico nella vita quotidiana che
appesantisce la già grande fatica nel tenere insieme la gioia e il dolore,
la solidarietà e la sicurezza, l'amore degli altri e l'amore di sé, la
paura e la speranza, la vita e la morte.
E allora c'è davvero bisogno di laicità come riappropriazione dal basso
della esistenza in tutti i suoi aspetti.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme anche sul significato di una
ritualità legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene
al desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è
stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni
giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condividere, con coloro che lo desiderano, un
cammino di crescita culturale e vitale verso al consapevolezza profonda
dei valori di laicità su cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Collegamenti con l'attualità del tema "laicità", testimonianze,
animazioni, canti, letture e riflessioni bibliche, preghiere, eucarestia.
Questa vorremmo che fosse la Veglia di Natale in piazza.
Cari auguri
La Comunità Isolotto
Un Natale laico?
E' possibile un Natale laico? E' possibile vivere la
festa della vita che nasce liberandola dal dominio del sacro? Sottraendola
sia al dominio del rito clericale sia al dominio del rito consumistico? E'
questo il tema su cui vorremmo riflettere nella Veglia in piazza
dell'Isolotto (o dovunque quest'anno si faccia, poi ne parleremo).
Natale/Laicità: due parole. Hanno qualcosa in comune fra loro? Natale è
una parola antica, tutti crediamo di sapere che cosa significa. Laicità
invece è una parola moderna, oggi molto usata sebbene a tanti sfugga il
suo significato. Perché avvicinare due parole all'apparenza così lontane?
Perché noi crediamo che sia il Natale sia la laicità abbiano al fondo il
significato di liberazione da ogni forma di dominio: liberazione dal
dominio sulle coscienze e sulle conoscenze, dal dominio sui corpi, dal
dominio sulla natura. "Rovesciati i potenti dai loro troni e sollevati i
senza potere, ricolmati di beni gli affamati e rimandati a mani vuote i
ricchi": con questo sguardo dal basso Maria vede il senso della nascita di
suo figlio Gesù che ella porta in seno. Con questo sguardo vorremmo vivere
il Natale oggi. E per noi è uno sguardo che potremmo definire laico perché
il significato della "laicità" sta soprattutto nel guardare dal basso la
vita e la realtà tutta. "Laico" nel suo senso originario vuol dire
appartenente al popolo. Ed era usato in senso dispregiato per distinguere
dal clero la massa senza potere, per separare la casta di coloro che sanno
dal popolino ignorante che deve sempre essere guidato e imboccato.
Oggi sentiamo un grande bisogno di riscattare il valore della laicità.
Sentiamo l'esigenza di una liberazione globale dal dominio in tutte le sue
forme sia clericali che secolari.
In particolare c'è un grande disagio attualmente nella società e nella
Chiesa stessa per questa ripresa da parte delle gerarchie di un dominio
sulle coscienze che credevamo superato dal Concilio. Per questi pesi
insopportabili che vengono scaricati sulle spalle del popolo, delle donne
e degli uomini. Per questa invadenza del potere ecclesiastico nella vita
quotidiana che appesantisce la già grande fatica nel tenere insieme la
gioia e il dolore, la solidarietà e la sicurezza, l'amore degli altri e
l'amore di sé, la paura e la speranza, la vita e la morte.
E allora c'è davvero bisogno di laicità come riappropriazione dal basso
della esistenza in tutti i suoi aspetti e non solo nell'aspetto politico.
Sentiamo il bisogno di riflettere insieme sul significato di una ritualità
legata alla memoria della nascita di Gesù. Il Natale appartiene al
desiderio popolare di fare festa per la vita che nasce. Ma forse ci è
stato sottratto, è stato trasformato in un rito lontano dalla vita di ogni
giorno ed ora è ridotto a un rito consumistico.
Sentiamo il bisogno di condivisione, con coloro che lo desiderano, di un
cammino di crescita culturale e vitale verso al consapevolezza profonda
dei valori su cui costruire un "mondo nuovo possibile".
Questa vorremmo che fosse la Veglia di Natale in piazza.
Proprio in piazza? Ancora e sempre in piazza? E' la domanda fatale dopo 35
anni che passiamo la notte di Natale sotto la tettoia del mercato di
piazza dell'Isolotto. Non abbiamo ancora una risposta. Stiamo discutendo.
Forse decideremo all'ultimo momento. Magari deciderà per noi il tramontano
che a volte toglie la pelle scendendo gelido da Monte Morello! Se non
proprio in piazza, potrebbe essere lì vicino, nelle "Baracche" in via
degli Aceri.
Comunque a tutti "Buon laico Natale".
La Comunità dell'Isolotto
Laicita' e Bibbia
Natale 2005
Il concetto di "laicità" è un concetto moderno ed è chiaramente assente
nella Bibbia, ma vi sono in essa elementi significativi che si possono
considerare i presupposti della laicità, intesa come autonomia
dell'individuo nei vari ambiti della sua vita: etico-sociale, religioso e
anche politico.
Un passo fondamentale verso questa autonomia si trova nella profezia di
Geremia 31,31-34, che annuncia il fallimento della vecchia Alleanza con
Jahwè e l'instaurazione di una nuova Alleanza. Il fallimento del vecchio
Patto, sancito sul Sinai, deriva dall'incapacità della classe dirigente di
Israele di creare un ordine sociale secondo giustizia: essa al contrario
ha fondato il suo potere sull'inganno e la prevaricazione (cfr. Ger
9,1-8).
Il nuovo Patto invece è caratterizzato dall'assenza di una legge
coercitiva, dall'assenza anche di un'autorità che impone determinati
obblighi, perché ciascuno si comporterà secondo la propria coscienza; in
essa infatti è inscritta la legge di Dio. (lettura di Ger3131-34)
Questa profezia è poi ripresa e sviluppata sotto altri aspetti anche da
Ezechiele 34 e da Gioele 3, i quali predicono comunque la realizzazione di
un rapporto diretto tra Dio e il suo popolo.
La prima comunità cristiana si concepisce nell'ottica della Nuova Alleanza
annunciata da Geremia, in opposizione alla Vecchia Alleanza del Sinai: se
questa è fondata su prescrizioni e divieti il cui archetipo si riscontra
nel racconto del peccato di Adamo che prende il frutto dell'albero della
conoscenza del bene e del male in violazione delle norme stabilite da Dio,
la Nuova Alleanza si fonda sulla consapevolezza che l'uomo è diventato
figlio di Dio e che perciò partecipa della conoscenza della verità di Dio:
non solo quindi può, ma deve prendere del frutto dell'albero della
conoscenza. Non c'è più una legge imposta dall'esterno, da un'autorità, ma
una legge radicata nell'intimo del cuore, nella coscienza individuale
abitata da Dio. In questo contesto Gesù diffidava i suoi discepoli dal
considerarsi "maestri", dal creare quindi una gerarchia di sapienza tra
gli uomini, perché l'unico maestro è Dio e gli uomini si pongono tutti su
uno stesso livello, fratelli con pari dignità e pari diritti.
In effetti lo Spirito di Dio scende indistintamente su tutti coloro che
credono nel messaggio di Gesù Cristo, e tutti nel giorno della Pentecoste
sentono la Buona Novella nella propria lingua, radicata quindi nella
propria tradizione culturale. Sentono perciò di non dipendere da
un'autorità estranea alla propria vita, ma di dipendere unicamente dallo
Spirito di Dio (Atti 2,14-18): Si realizza in loro la profezia di Gioele
(3,1-5) che annunciava che tutti, indipendentemente dalla loro condizione
sociale e dalla loro cultura, sarebbero diventati profeti di Dio, cioè
suoi interpreti.
Ciò crea stupore e incredulità perché vengono sconvolte le normali
gerarchie sociali; in particolare la distinzione tra sapienti e ignoranti
non ha più valore dopo il dono dello Spirito, anzi sono gli ignoranti a
istruire i sapienti. Significativo a tal proposito è l'episodio di Atti
4,5-22, in cui Pietro e Giovanni, dopo aver guarito uno storpio, devono
giustificarsi davanti al Sinedrio, ed essi, illetterati e senza cultura,
danno una vera e propria lezione ai sacerdoti.
D'altra parte illetterati e senza cultura erano anche Maria e Giuseppe e
tutti quei pastori che assistono alla nascita di Gesù ed accolgono il
messaggio di vita annunciato dagli angeli: in loro si realizza in modo
privilegiato la conoscenza di Dio.
Tale messaggio di liberazione e di autonomia nello Spirito è ancor più
esplicito in Paolo, che nella lettera ai Galati (3,23-4,11) si lamenta che
la sua predicazione non sia stata capita da loro, in quanto essi si
dimostrano disponibili a sottomettersi alle norme della legge di Mosè. Ma
la legge ha senso soltanto come strumento educativo, ed ha valore nella
misura in cui l'uomo è ancora minorenne, incapace di riconoscere la verità
di Dio. Con la fede in Cristo noi abbiamo però ricevuto lo Spirito e
quindi siamo diventati figli di Dio, partecipi cioè della sapienza di Dio.
Perciò nessuno, dice Paolo, ci può imporre obblighi, costringerci a
pratiche di culto che fanno parte di quella minore età che noi abbiamo
superato. Queste pratiche (cfr. Col 2,16-23) hanno la parvenza di
saggezza, perché assecondano la nostra emotività, ma non hanno alcun
valore per il superamento del nostro egoismo, per farci uscire dal nostro
guscio individualistico e creare un'unica e solidale comunità in Cristo,
che è la Chiesa.
Da questa analisi è chiaro che la laicità rimanda a valori fondativi del
Cristianesimo e negarli significa tradire il messaggio stesso di Gesù
Cristo e svuotarlo del suo significato più profondo e più rivoluzionario.
RESOCONTO
Comunità dell'Isolotto - Veglia di
Natale 2005
Orme
Tante persone, almeno duecento, con-vocate da un richiamo forte, palpabile
nel clima di complicità nel voler dare alla festa un senso di diversità
rispetto ai canoni sia sacri che profani: la piazza, la sfida del clima
gelido, il dissenso nei confronti del Natale imbalsamato nei riti
ecclesiastici o mitizzato nei riti consumistici. Dissenso però creativo:
la resistenza, l'amicizia, l'affettività, il tenersi per mano, la memoria,
per molti la fede, la spiritualità, e forse per alcuni anche la curiosità.
Un richiamo forte ma indefinibile ben oltre gli spunti offerti sopra.
Ognuno era lì, nella piazza, con motivazioni proprie.
La Veglia. Parole condivise. Parole non calate da un pulpito, da una
cattedra, da un qualsiasi piedistallo. Parole frutto di prassi di ricerca
comunitaria, tessute di tante relazioni aperte. Parole che tentano di
essere coerenti e di non svolazzare sopra la vita ma che partono dalla
vita e alla vita ritornano. Parole, come dice la preghiera della
eucaristia letta coralmente, che si nutrono della memoria storica di tutti
i popoli, delle parole tramandate, delle pagine dei libri sacri, della
fatica di ogni ricerca, della vitalità di ogni cellula del grande
organismo umano.
Non solo parole.
Simboli: Il pane e vino, la luce di tante fiammelle, il fuoco, la bandiera
della pace come tovaglia, l'albero della conoscenza del bene e del male
con tanti frutti "proibiti" che si sono invece colti, condivisi e mangiati
come complicità con la scelta di Eva a cui abbiamo dato il senso di scelta
primordiale e ancestrale (archetipo?) di laicità.
Gesti: la raccolta di firme per la difesa della Costituzione, la raccolta
di firme contro il commercio di armi, la solidarietà con la mobilitazione
fuori-dentro le mura del carcere, con i lavoratori della MATEC e di altre
aziende a rischio, con le popolazioni della Val di Susa….
Urbano ha introdotto la Veglia con queste parole che oltre l'inizio forse
sono anche la conclusione.
Terzo Natale di guerra
36 anni di Resistenza
(il primo Natale di resistenza fu celebrato nel 1968 quando avevamo ancora
la disponibilità della chiesa che riconsegnammo pochi giorni dopo; da
allora è iniziata la resistenza fuori, "oltre le mura", e dunque siamo
alla XXXV veglia in piazza, ndr.)
Una generazione è passata
Le bandiere della pace sono ancora lì, rese irriconoscibili
dall'inquinamento di complicità e di menzogne dei poteri costituiti,
dall'asservimento dei mezzi di comunicazione di massa, i veri mezzi di
distruzione di massa.
Noi siamo qui ancora resi quasi invisibili dal mantello di omertà dei
poteri costituiti, dei mezzi di comunicazione di massa.
Siamo "fan", fanatici? Fan di che cosa?
Siamo stati il segno premonitore di quello che oggi è un fatto d'evidenza
palmare: noi intendevamo difendere l'autonomia e la libertà del popolo di
dio contro l'alleanza dio e mammona che portò qui un giorno del '69 un
cardinale, un prefetto, con le forze dell'ordine e i gruppi d'appoggio di
S.Giovanni da Capestrano, con una schiera di fedeli ortodossi e di persone
educate e benpensanti; con l'avallo del diritto, con la forza della Legge,
ci hanno sfrattato dalle mura, ci hanno tolto la legittimazione, ci hanno
resi estracomunitari.
Sembrava una bega di famiglia, un problema che riguardava "i fedeli",
bigotti o meno bigotti, credenti veri o falsi, sinceri o opportunisti.
Oggi siamo qui a prendere atto che quei "fedeli"… rappresentavano i
cittadini, tutti i cittadini, perché chi difende il diritto di pregare, il
diritto di leggere e interpretare il libro delle scritture sacre, chi
pretende di gustare il frutto della grande mela del libero arbitrio
difende anche se non lo sa il "sidereus nuncius" di Galileo e l' "origine
delle specie" di Darwin, "il Manifesto del Partito Comunista" di Carlo
Marx, la "critica della religione" di Feuerbach, la "Dichiarazione dei
diritti" americana 1776 e francese 1789-93, l'articolo 1 e 2 e 3 della
Costituzione partigiana 1946.
E come i partigiani furono bollati come banditi così noi qui stasera siamo
ancora e sempre banditi, ma non allo sbando. Banditi da questa alleanza
dio e cesare che mai s'era presentata così aperta e forte e prepotente,
forte e prepotente come la paura che la genera, la paura di chi vede il
mondo muoversi e lo vorrebbe fermo.
E' questa paura che genera i mostri, la loro paura, i mostri della guerra,
assassinio, tortura, morte. I nuovi cavalieri dell'Apocalisse. Quelli
stessi contro cui combatte l'America democratica alle prese col governo
della guerra e della teocrazia: non in nostro nome. Come loro noi siamo
qui. Perché il punto è questo: la storia è piena di esempi in cui la gente
che aveva la ragione dalla sua parte combatté contro le tremende
circostanze e riuscì vittoriosa.
Ed è anche piena di esempi di gente che ha passivamente aspettato di
venirne fuori, solo per essere inghiottita da un orrore tale che mai
avrebbero immaginato.
Il futuro non è già scritto…… The future is unwritten.
Sarà quello che noi ci ritagliamo ……Which one we get is up to us.
Comunià dell'Isolotto
Natale 2005
messaggi
Grazie dei bellissimi messaggi che ci avete inviato col programma della
Veglia.
Ci è dispiaciuto non essere con voi perché fuori Firenze. Ma vi sentiamo
vicini nel cuore e nelle lotte.
Auguri per un 2006 meno violento di quest'anno, e se possibile anche
nonviolento.
Con affetto
Alberto ed Anna Luisa L'Abate
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Carissimo Enzo,
sono veramente in imbarazzo per il modo in cui vi ho deluso. So che la mia
presenza non era certo determinante: la veglia deve essere stata
un'occasione straordinaria per tutte/i coloro che vi hanno partecipato. La
mia assenza ha penalizzato solo me stessa, lo so.
Ho in questo periodo molti momenti di tristezza che diventano un egoistico
crogiolarsi nelle difficoltà. La nausea e la febbre erano solo una
somatizzazione che mi davano la scusa per rimanere a casa da sola ... e
sentirmi sola !!! Ma, ti prometto, ne verrò fuori.
Un abbraccio e grazie di tutto,
Lisa Clark
Nota:
Lisa aveva scritto in precedenza in risposta a un nostro invito:
Caro Enzo,
grazie, grazie, per questo invito. Mi farà davvero piacere essere alla
Veglia e, se vuoi, leggere la lettera di Albino. Ci sentiamo presto.
Un abbraccio
Lisa
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Caro Enzo,
per motivi legati al mio attuale (obbligato) attivismo (Costituzione e
elezioni prossime) non ho potuto partecipare al dibattito sulla situazione
carceraria che si è tenuto nella mia facoltà, perché dovevo essere a
un'altra riunione in un'altra città.
Ma considero il durissimo "argomento" come una componente intrinseca del
lavoro sulla Costituzione. I primi di gennaio sono fitti di appuntamenti a
ripetizione, anche perché la questione elettorale è urgente e impegnativa.
Ma ci tengo a dirti che sento il dovere di fare qualcosa.
Un augurio sincero a te e a tutta la comunità.
Pancho (Francesco Pardi)
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"Misericordia e verità si incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia dal cielo si affaccerà".
Buon Natale e felice 2006
Pierpaolo Loi (Cagliari)
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ciao Enzo,
sono contento del tuo resoconto...
ero bloccato a casa da un fastidioso mal di stomaco...
ho proprio perso una gran cosa...
ciao
Massimo Torelli (Firenze)
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Dare senso alle proprie riflessioni o alle cose che diciamo, siano esse
comunitarie o individuali, significa anche darle concretezza.
Il darsi gli auguri di Buon Natale significa che quello sforzo di adesione
al messaggio evangelico, che spesso assume forte impegno di verità,
giustizia e pace di non facile realizzazione, trovi l'altro in empatia
tale da fargli augurare che il cammino sia sempre più coerente e di facile
realizzazione.
Per questo auguriamo a tutti . BUON NATALE !!!
Per La Segreteria Tecnica Nazionale
Benedetto Musacchia
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AUGURI!
Poiché l'impegni con la mia famiglia allargata(anzi allargatissima),
probabilmente non mi consentirà di essere con voi alla Veglia di Natale
vorrei così mandare un grosso abbraccio a tutti . Grazie del vostro Amore,
della Passione e dell'Affetto che ogni volta avverto a fare qualcosa
insieme a
voi .Un bacio e vi auguro tantissima felicità.
Tiziana (Galli)
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CARO ENZO NON SO SE RIUSCIREMO AD ESSERE PRESENTI.
AUGURONI A TUTTI.
ALESSIO Marilli
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Grazie della comunicazione. Noi avremo la veglia di Natale domani sera e
porteremo bandiere di pace e cartello che annuncia la laicità come:
- pluralità di visione della vita
- convivialità delle differenze
- inclusività senza discriminazione alcuna
- corresponsabiltà nella condivisione.
Sinceri auguri a tutta la comunità da parte della nosra comunità che vi
ricorderà con stima ed affetto.
La comunità di Oregina
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Caro Enzo e voi tutti,
c'è proprio bisogno di affrontare con forza e determinazione questo tema,
non solo per l'invadenza micidiale del potere ecclesiastico, ma anche
perchè sono in tanti i laici, uomini e donne, che esercitano il potere
politico e amministrativo con la stessa cultura e strategia dei potenti
della chiesa. Anche a loro dobbiamo dire con forza BASTA!!!!!!
Non sarò fisicamente con voi alla veglia perchè impegnato in un incontro
delicato a Sarajevo (Bosnia), ci sarò col pensiero e la consapevolezza che
accomuna tutte le persone che credono e operano nella nonviolenza.
Consapevolezza e comunione che ne preti ne cardinali ne politici da
strapazzo e volgari, possono recidere.
Buona rinascita a tutti. Gigi (Ontanetti)
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grazie Enzo,...è un bellissimo programma...
accogliete anche i miei auguri
padre Bernardo
San Miniato al monte
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Caro Enzo Mazzi
l'ho incontrata a Chianciano al convegno delle CdB e con mia moglie
Luisella le abbiamo parlato del quartiere vicentino denominato Villaggio
del Sole che nel 2010 farà 50anni. Abbiamo cominciato a raccogliere
racconti autobiografici di italiani e starnieri residenti, li faremo
tradurre nelle lingue parlate nel quartiere (arabo, cingalese, lingue
balcaniche in caratteri latini e cirillici).
Fra qualche mese i tempi saranno maturi per venirvi a trovare e conoscere
l'area nomadi.
Intanto le chiedo un favore: avere, in forma elettronica, il vostro
Notiziario sulla sulla LAICITA' riportato per estratto da Adista.
Interessa soprattutto a me (Luisella è disposta a "digiugnare" più di me
quanto a comunità ed eucarestia) e ad alcuni miei amici. Riceverei anche
il vostro periodico se mi viene suggerita un'offerta per le spese.
Grazie e cordiali saluti
Roberto Brusutti
via Biron di Sotto, 109 - 36100 Vicenza
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