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Comunità dell'Isolotto -

Incontro eucaristico domenica 6 novembre 2005
"Mai dire fine"
 


Lettura corale dal Vangelo di Matteo

In quello stesso giorno vennero a lui dei sadducei,
i quali affermano che non c'è risurrezione, e lo interrogarono:
"Maestro, Mosè ha detto:
Se qualcuno muore senza figli, il fratello ne sposerà la vedova
e così susciterà una discendenza al suo fratello.
Ora, c'erano tra noi sette fratelli;
il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza,
lasciò la moglie a suo fratello.
Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo.
Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.
Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie?
Poiché tutti l'hanno avuta".
E Gesù rispose loro: "Voi vi ingannate,
non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio.
Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito,
ma si è come angeli nel cielo.
Quanto poi alla risurrezione dei morti,
non avete letto quello che vi è stato detto da Dio:
Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe?
Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi

Lettura dal libro della Genesi

Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio.
Egli disse alla donna:
"È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino? ".Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete". Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei? ". Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare? ". Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Alla donna disse:
"Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà".
All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per tee mangerai l'erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai! ".

Lettura dalla lettera di Paolo ai Romani

Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.

Riflessione

Abbiamo davanti oggi tre brani della Bibbia: uno tratto dal vangelo di Matteo, uno dalla Genesi e l'ultimo dalla lettera di Paolo ai Romani.
Nel primo, in quello del Vangelo, c'è a quanto pare una certa confusione fra vita e morte. Una confusione che potrebbe anche essere una sana confusione: "Dio è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe" e fin qui va bene. La confusione viene poi quando dice "E quindi non è il Dio dei morti ma dei vivi", dal momento che Abramo e i suoi discendenti sono morti. E' forse una sana confusione perché questa separazione che c'è nella nostra coscienza, nella nostra cultura, fra vita e morte può darsi che sia distruttiva.
In ogni caso, sia nelle religioni sia nelle culture laiche sia nel sentire comune predomina una visione della morte come realtà a sé, separata dalla vita, contrapposta alla vita, nemica della vita.
E' questa separatezza che si ritrova nel brano biblico tratto dalla Genesi, separatezza ripresa e rafforzata dalla Lettera ai Romani di Paolo: "A causa del peccato la morte entrò nel mondo".
E' in conseguenza di una tale separatezza e contrapposizione fra la morte e la vita che si assolutizzano ambedue: la vita da un lato come bene assoluto e la morte dall'altro come male assoluto, frutto del peccato. E' in nome di una tale contrapposizione che non solo si nega l'eutanasia ma si fa di tutto, proprio di tutto, per prolungare la vita anche a costo di sofferenze indicibili e non di rado lesinando le cure palliative. E' in nome di tale contrapposizione che si colpevolizzano come assassine le donne che abortiscono e si dà un carattere restrittivo e punitivo alla legislazione sulla procreazione assistita. E però è sempre in nome di tale contrapposizione, per affermare i propri interessi vitali, che si legittima la rapina liberista ed è per difendere la vita propria o la sacra vita della patria, che si legittima la violenza, la pena di morte e infine la guerra.
E' stato presentato di recente, il 22 ottobre, a Livorno presso la comunità del luogo Pio, un libro di Martino Morganti, libro postumo. Raccoglie alcuni scritti di questo nostro grande amico. Il libro è intitolato "Mai dire fine". Il titolo e il contenuto del libro sono molto attinenti a questi spunti sulla vita e la morte.
Considerava la finitezza come l'essenza stessa vita. "Mai dire fine" per lui aveva un significato di continuità trasformatrice, di vitalità cosmica in perenne divenire, non di assolutizzazione ed eternizzazione del già dato, del già realizzato, del già edito.

Egli dice in un lettera pubblicata nel libro:

Carissimi,
Mai dire fine. "Fine" - ve ne sarete accorti - cambia volto dal femminile al maschile. Dice cose diverse, quasi opposte.
La fine è brutta, funerea: segna il punto o il momento in cui qualcosa o qualcuno termina.
Il fine è bello, arioso: propone uno scopo, un obiettivo; apre e sostiene la continuità.
Facile scoprire prepotenze maschiliste filtrate anche nel linguaggio: il negativo al femminile e il positivo al maschile. Ma non trascurabile un'ipotesi buonista: che questa spartizione sia stata programmata in vista di un matrimonio nel quale la fine, accasandosi appunto con il fine, cessi di essere terminale e diventi misterioso consegnarsi ad altri prosegui. Un matrimonio garantito. Cosicché la fine non è mai e in nessun caso legata definitivamente al suo tragico zitellaggio, al suo essere priva de il fine. Tanto da rendere la fine vocabolo improprio almeno quando pretenda di indicare il definitivo, il senza seguito.


E' letterariamente bella questa immagine del matrimonio fra vita e morte. Ma soprattutto è vera, di quella verità trasparente, luminosa, capace di dare una svolta al cammino umano storico ed esistenziale. Dalla morte nemica della vita, alla morte sposa amata della vita, "sorella morte" per Francesco d'Assisi, tanto amata da scomparire quasi nell'abbraccio con la vita.

La consapevolezza di questo abbraccio vita-morte ritorna nella poesia con cui il libro si apre:

UNA FOGLIA IN PIU'

Sensazioni che nascono al momento.
Le poche piante della piccola chiostra
sembrano fare a meno del sole,
che arriva raramente e con tempi avari
bloccato dalle quattro pareti di quattro piani
che fanno da pozzo al fondo in cui alitano.
E c'è morte: una foglia che appassisce;
un'intera pianta che si trasforma in arido e secco fustello.
Ma c'è anche vita.
E se trovo normale che, anche in considerazione
dell'ambiente, ci sia morte,
ogni segno di vita mi stupisce:
una foglia in più è stordimento massimo.
Lo stordimento del veder nascere
senza capire come possa esserci nascita, vita.
E della foglia in più so anche meno del nulla che so di me
o di un animale.
Il poco che so mi attenua la sorpresa.
Ma quella foglia? So che altri sanno.
La mia ignoranza mi favorisce (il pregio del difetto):
mi concede un più di stupore rispetto a chi sa
o sa un po' di più.
Ma quella foglia in più è il più che coltivo.
Non penso alla morte.

Possiamo riflettere e socializzare queste profonde intuizioni.


Preghiera della eucaristia

Gesù una volta ha detto:
amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima,
con tutta la tua mente, con tutte le tue forze,
e amerai il prossimo tuo come te stesso.
Non c'è altro comandamento più grande di questi.
Nessuno ha amore più grande
di chi sacrifica la propria vita per i suoi amici.

E Gesù, la notte prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola insieme alle persone che stavano con lui,
prendendo un pezzo di pane, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
"prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo".
Poi, preso il calice del vino, lo diede loro dicendo:
"prendete e bevetene tutti: questo è il calice per la nuova alleanza.
Fate questo in memoria di me".
Dopo la sua morte e resurrezione,
la moltitudine dei credenti aveva un cuor solo e un'anima sola:
né vi era chi dicesse suo quello che possedeva, ma tutto fra loro era comune.
E non c'era nessun bisognoso fra loro.

Che la presenza del tuo Spirito alimenti l'amore fra noi e nel mondo,
come nelle prime comunità cristiane.

Padre nostro….


Preghiera corale

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio;
chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore.
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno ha mai visto Dio, se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi e l'amore di Dio in noi è perfetto.
Se uno dicesse: "io amo Dio" e odiasse il suo fratello, è un mentitore.
Chi, infatti, non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede.

(dalla prima lettera di Giovanni apostolo.)