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  W  12 (14-20/03)
   

 

Comunità dell'Isolotto
Incontro comunitario Domenica 20 marzo 2005
(gruppo: Benedetta, Paola, Adriana, Enzo, Fiorella)



Lettura corale dal libro della Genesi cap. 8

Trascorsi quaranta giorni,
Noè aprì la finestra dell'arca
E fece uscire una colomba,
per vedere se le acque
si fossero ritirate dal suolo;
ma la colomba,
non trovando dove posarsi,
tornò a lui nell'arca,
perché c'era ancora l'acqua
su tutta la terra.
Egli stese la mano, la prese
e la fece rientrare presso di sé nell'arca.

Attese altri sette giorni
e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca
e la colomba tornò a lui sul far della sera;
ecco, essa aveva nel becco
un ramoscello di ulivo.
Noè comprese che le acque
si erano ritirate dalla terra.
Aspettò altri sette giorni,
poi lasciò andare la colomba;
essa non tornò più da lui.



Lettura dal Vangelo di Matteo cap. 21

Quando furono vicini a Gerusalemme, giunti al monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: "Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito". Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:

Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te, mite, seduto su un'asina

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:

Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

 


Spunti di riflessione.
 


1. Il diluvio e l'entrata di Gesù a Gerusalemme sono due racconti mitici.


Sono molto lontani fra loro. E sono lontani da noi e dalla nostra cultura.
Ma hanno qualcosa in comune. E possono avere un senso per noi oggi.
Ambedue riflettono l'eco di eventi che forse sono realmente accaduti.
Il diluvio è l'eco di grandi inondazioni avvenute alla fine di un'epoca glaciale.
Miti simili a quello del diluvio biblico si trovano in molte altre tradizioni di popoli antichi compresi gli indiani d'America.
Anche l'entrata di Gesù in Gerusalemme, entrata da re, su di un asinello come aveva fatto il re David, è l'eco mitica di rivolte e utopie di liberazione che circolavano nella Palestina del primo secolo. E' molto dubbio che l'entrata così come è raccontata nei Vangeli sia realmente avvenuta. E' certo invece che il movimento a cui Gesù era legato partecipava al più ampio variopinto movimento popolare di liberazione dalla dominazione romana. Quel movimento sognava la venuta del regno di Dio, senza intermediari, senza compromissioni, al posto della dominazione imperiale.
Un'altra somiglianza fra i due racconti mitici è la comparsa dell'olivo.
Sarà un particolare secondario, ma per noi questa presenza in ambedue dell'olivo può essere significativa. L'olivo in ambedue i racconti significa l'attesa di un mondo nuovo, liberato e pacificato. Ed è un'attesa che inizialmente viene vanificata. Solo in un secondo momento l'attesa è premiata.
Noè manda fuori dall'arca un prima volta la colomba. Ma essa torna senza nulla. Non ha trovato nessun segno di vita. L'inondazione ha distrutto tutto. Noè è costretto ad attendere. Attende una settimana. Ovviamente i sette giorni sono simbolici. Il sette è il numero che scandisce i giorni e i tempi della creazione. E' dunque il numero della trasformazione cosmica, il numero del cambiamento. Ed è il numero che ha in sé proprio il senso dell'attesa e anche dell'ansia per il passaggio da una condizione a un'altra. Noè dunque aspetta un tempo indeterminato, che sembra non finire mai, un tempo che sembra vanificare le speranze e che invece è creativo. Perché dopo sette giorni manda di nuovo fuori la colomba. Ed essa torna col il ramo d'olivo verde, segno della vita nuova che rinasce.
Vediamo ora Gesù. Anche lui ha a che fare con l'olivo. Diciamo Gesù per dire quelle persone, donne e uomini, protagonisti della esperienza che si era formata insieme a Gesù. Essi entrano in Gerusalemme fra rami di olivo ma non trovano il mondo nuovo a cui anelano. Trovano una religione ridotta a mercato, trovano il connubio fra il sinedrio e l'impero, e trovano la croce. Trovano una società che è l'opposto di quella a cui aspirano. Trovano il tradimento dell'olivo. Trovano il diluvio, l'annegamento di ogni speranza. E anche loro, cioè Gesù e il suo movimento, devono aspettare un tempo simbolico, indeterminato. Tre giorni di attesa e di angoscia, tre giorni di sepoltura delle speranze dopo la crocifissione. Anche il tre come il sette è un numero simbolico. Tre giorni può significare un attimo come mille anni. E solo dopo tre giorni ecco emergere l'olivo verdeggiante dopo il diluvio, ecco il sepolcro vuoto, la resurrezione, la vita nuova.
Vi proponiamo di vivere oggi il segno dell'olivo come attesa.

2. Le analogie di questi miti con la realtà attuale sono assai evidenti.


Anche noi viviamo un tempo di attesa. E' un'attesa attiva. E' una scommessa. La nostra colomba continua a tornare a vuoto. Cento e più milioni di persone hanno invaso le strade del mondo contro la guerra. L'inondazione della cultura della violenza non ha fatto un passo indietro. Mezzo milione di persone a Roma per chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena e la fine della guerra. E la colomba tornò insanguinata. E ieri di nuovo a Roma………..per chiedere la fine della occupazione….
E il nostro impegno per la fine della cultura carceraria punitiva anch'esso assomiglia a una colomba senza olivo. Per alcuni di noi è un impegno che dura da mezzo secolo.
Un'attesa infinita. E siamo sempre lì a misurare il livello dell'inondazione della speranza. E l'acqua sembra non scendere. E siamo sempre lì dentro/fuori le sbarre a misurare il grado di inumanità, di ingiustizia, di discriminazione dell'ordinamento sociale. E ora questa porta che si apre o si socchiude, non si sa bene, alla privatizzazione del sistema carcerario.
E non ci arrendiamo e continuiamo a scommettere sulla colomba e sull'olivo
……



Preghiera della eucarestia

Esprimiamo la fede,
qualunque sia la fede
di ognuno di noi,
con le parole
di un testimone attuale
della resurrezione,
ucciso in Salvador
proprio per questa
sua testimonianza
eco fedele delle aspirazioni
di quella parte del popolo
impegnata nella liberazione:
Gesù fu ucciso per la vita storica
che condusse,
come distruttore
dell'ordine ingiusto,
religioso, politico e sociale.
Il Vangelo è una testimonianza
della continuità della vita
con la morte.
E' la vita di Gesù
che dà significato alla sua morte.
Perciò c'è da chiedersi
chi continua a realizzare
nella storia
ciò che fu la vita
e la morte di Gesù...
E' scandaloso proporre i bisognosi,
gli oppressi, gli emarginati,
come salvezza del mondo.
E' scandaloso a molti credenti.
ed è scandaloso anche per coloro
che cercano la liberazione storica.
E' facile vedere gli oppressi
i bisognosi, gli emarginati
come coloro che chiedono
di essere salvati e liberati,
ma non è considerato
politicamente corretto
vederli come salvatori e liberatori.
Tutta la storia
è come racchiusa per noi
in questo gesto semplice
dello spartire il pane
facendo la memoria
della vita-morte-resurrezione
di Gesù.
La sera prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola con i suoi,
prese del pane, lo spezzò,
lo distribuì loro dicendo:
questo è il mio corpo;
prendete e mangiatene tutti.
poi, preso un bicchiere,
rese grazie e lo diede loro dicendo:
questo è il mio sangue
sparso per tutti i popoli.

Ed oggi, lo Spirito
trasformi la memoria
che fonda la nostra ricerca di fede
nella presenza
di ogni testimonianza,
di ogni gesto,
di ogni tentativo umano,
che possano aiutarci a capire
chi continua a realizzare
nella storia attuale
ciò che fu la vita
e la morte di Gesù...
e ci sostenga nell'impegno solidale.

Lettura corale

Entrato Gesù in Gerusalemme,
tutta la città fu in agitazione
e la gente si chiedeva: chi è costui?
E la folla rispondeva:
questi è il profeta Gesù,
da Nazaret di Galilea.
Gesù entrò poi nel tempio
e scacciò tutti quelli che vi trovò
a comprare e a vendere;
rovesciò i tavoli dei cambiavalute
e le sedie dei venditori di colombe
e disse loro:
la Scrittura dice:
la mia casa sarà chiamata casa di preghiera
ma voi ne fate una spelonca di ladri.
Gli si avvicinarono ciechi e storpi
nel tempio ed egli li guarì.
Ma i sommi sacerdoti e gli scribi,
vedendo le meraviglie che faceva
e i fanciulli che acclamavano nel tempio:
osanna al figlio di Davide,
si sdegnarono e gli dissero:
non senti quello che dicono?
Gesù rispose loro:
sì, non avete mai letto:
dalla bocca dei bambini e dei lattanti
ti è giunta la gioia?