Home                                            Notizie    Storia    Archivio storico     Incontri Domenicali    Esperienze Educative    Libri    Progetti Condivisi     Echi di Stampa   e-Link      Contatti
RICERCA <           Y   '01 '02 '03 '04 '05 '06 '07 '08 '09                                    > NOTIZIARIO       VEGLIE
                        W  03 11 23 52          
   

 

La Quaresima



La Quaresima oggi, nel tempo della secolarizzazione, non ha più nessun significato per la vita di ogni giorno. I giovani non immaginano nemmeno quello che ha significato per noi più anziani. Era un tempo di pesante penitenza e di digiuni giornalieri. In realtà questo significato di penitenza è stato aggiunto nel tempo come strumento di colpevolizzazione.


La Quaresima nasce piuttosto all'interno dell'esperienza delle comunità da cui sono scaturiti i Vangeli come tempo dedicato all'attesa costruttiva del ritorno di Cristo e dell'instaurazione del "Regno". E questo concetto della quaresima non lo traggono dal nulla. Lo assumono da un archetipo che si ritrova in molte antiche tradizioni.


Il significato principale del numero quaranta (quaresima vuol dire quaranta giorni) sembra che sia dall'antichità più remota proprio quello dell'attesa. Attesa di che cosa? Attesa del compimento di un ciclo storico, attesa del passaggio da una condizione di vita ad un'altra, attesa non di una ripetizione di ciò che è già stato ma di un cambiamento radicale.


Quaranta sono i giorni del diluvio…i giorni della permanenza del popolo ebreo nel deserto… i giorni trascorsi da Mosè sul Sinai…i giorni che passano dalla nascita di Gesù alla presentazione di lui al Tempio…i giorni di permanenza di Gesù nel deserto…quaranta le ore dalla sepoltura alla resurrezione…quaranta i giorni dalla resurrezione all'ascensione. Tutti avvenimenti biblici che segnano una trasformazione radicale. Quaranta dunque non è solo un numero, è un archetipo, un modello di una condizione perenne della esistenza umana: l'attesa e la trasformazione.


Questo significato del numero quaranta si ritrova in molta parte della religiosità antica. Ha avuto ad esempio un ruolo particolare nei riti funebri di molti popoli. Il passaggio dalla vita alla morte secondo la ritualità funebre antica non avviene subito dopo la morte ma dopo quaranta giorni. Quaranta è infatti il numero di giorni necessario perché l'essere umano si spogli definitivamente del proprio corpo. Un morto, secondo le credenze, non è totalmente morto che alla fine di quel periodo e la cerimonia di quel giorno, la quarantena, toglie le ultime proibizioni del lutto. In alcuni popoli in quel giorno la vedova può pronunciare la formula di rito "Ora io ti lascio", che la rende libera di passare a seconde nozze. L'usanza della quarantena proviene sembra da questa credenza, secondo cui il numero quaranta rappresenta un ciclo che introduce in una vita nuova.


I Vangeli scrivono che Gesù visse quaranta giorni nel deserto prima di iniziare la sua missione e quaranta ore nella tomba. In realtà le comunità che produssero i Vangeli descrivevano la loro condizione e i loro ideali: erano loro che vivevano in una specie di deserto morale e sociale, in una specie di quarantena, fuori dalle strutture del Tempio, fuori dal vecchio mondo che stava morendo, in attesa costruttiva (l'eucaristia, la condivisione…) di un "nuovo mondo possibile" (per tradurre il significato della loro attesa in linguaggio attuale) che loro chiamavano "regno di Dio", "cieli nuovi e terra nuova".


La Quaresima in questo senso nuovo e antico di attesa costruttiva di un mondo nuovo possibile forse ci appartiene. Quanti danni produce la ossificazione e ritualizzazione sacrale delle tradizioni che impedisce l'abbraccio fecondo fra tradizioni e vita!
Buona quaresima!