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27° incontro nazionale c.d.b.
-Formia 1-3 novembre 2002
"chiamati alla speranza oltre i confini di ogni fondamentalismo"
Laboratorio su "Le religioni tra pace e guerra "
Schematica presentazione
Il fondamentalismo sorge nei periodi di crisi quando è forte la paura di
perdere l'identità e quando ci si sente minacciati?
Oppure è la religione, la quale nella sua realtà storica è stata sempre
molto aggressiva, ad essere per sua natura fondamentalista, perché l'uomo
avrebbe proiettato su Dio la propria aggressività?
E' possibile una religione nonviolenta? E' realmente possibile liberare le
religioni dalla violenza iscritta, come dice qualcuno, nel loro codice
genetico?
Sono possibili un cristianesimo, un islamismo, un ebraismo radicalmente
nonviolenti, è possibile un buddismo non distrattivo e non consolatorio?
Il compito di liberare le religioni dalle radici della violenza è solo di
chi sta "dentro" le religioni stesse? Insomma i laici possono continuare a
chiamarsi fuori dai problemi religiosi, ecclesiali e perfino teologici?
Proponiamo il seguente itinerario di lavoro:
venerdì 1 novembre pomeriggio: confronto a partire dagli spunti a
disposizione dei partecipanti al laboratorio;
sabato mattina: socializzazione di esperienze concrete ( saranno presenti
Luigi Ontanetti dell ' Agesci e Lisa Clark dei Beati Costruttori di pace
);
sabato pomeriggio: tentativo di sintesi del lavoro svolto.
Tenteremo di usare anche strumenti di comunicazione non verbali.
Per approfondire alcuni aspetti del tema del laboratorio segnaliamo:
Karen ARMSTRONG, In nome di Dio - Il fondamentalismo per ebrei, cristiani
e musulmani, Il Saggiatore, Milano 2002.
Ernesto BALDUCCI, La rivoluzione non violenta, Testimonianze n° 328,
9/1990.
AA:VV. Il fondamentalismo come sfida ecumenica, Concilium, 3/1992.
Comunità dell'Isolotto
27° incontro nazionale c.d.b. - Formia 1-3 novembre 2002
"chiamati alla speranza oltre i confini di ogni fondamentalismo?
Spunti di discussione per il Laboratorio su "Le religioni fra pace e
guerra"
Premessa:
Il fondamentalismo intollerante e violento è una degenerazione o è invece
costitutivo delle istituzioni religiose?
Il presidente Ciampi ha di recentesostenuto (a Bratislava il 9 luglio
scorso - così ci dicono i giomali) l'idea di inserire nella nuova
Costituzione europea un esplicito riferimento alla comune matrice
religiosa cristiana. Posizione ribadita da Giuliano Amato (vicepresidente
della Convenzione europea incaricata di scrivere il testo comune), il
quale, col plauso di Gianfranco Fini, ha detto che "la Carta dovrà
contenere anche i valori identitari della società e tra questi la
religione, potente fattore di difesa dei principi di tolleranza tipici
della società europea. ...Le religioni hanno una forza straordinaria, non
vedo ostacoli a inserirle nella Costituzione europea".
Tralasciamo il problema specifico della Costituzione europea, che merita
altre competenze e altri spazi. Invitiamo invece a porsi la domanda, che
hanno evitato di porsi Ciampi, Amato e Fini, se è vero, o meglio se è
totalmente vero, che le religioni, e più in particolare la religione
cristiana nelle sue diverse connotazioni confessionali, sono un "potente
fattore di difesa dei principi di tolleranza". Se lo sono state in passato
e se lo sono adesso. Se il fondamentalismo intollerante e violento è una
degenerazione o se è invece costitutivo delle istituzioni religiose, dei
loro impianti ideologici e simbolici, e in questo caso se è costitutivo di
tutte o solo di alcune religioni.
C' è chi sostiene che le religioni sono radicalmente intolleranti e fonte
di intolleranza. Il fondamentalismo non sarebbe una degenerazione ma un
connotato costitutivo di tutte le religioni. Condividiamo una tale
analisi? Ci rassegniamo a consegnare alle strumentalizzazioni del potere,
che esistono e sono forti, una immensa risorsa di valori e di esperienze
positive e creative quali sono le religioni? Il problema esiste e resiste.
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