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Comunità lsolotto
Assemblea eucaristica 

domenica 15 settembre 2002
 


Lettura dal libro dell'Esodo 3,1-6

Mosè stava pascolando il gregge di suo suocero, sacerdote di Madian, e nel guidare il gregge oltre il deserto giunse al monte di Dio, al Horeb.
E l'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto. Ed egli osservò che il roveto era tutto una fiamma di fuoco e non si consumava.
E Mosè disse: "Voglio andare a vedere per qual ragione il roveto non si consumi".
E il Signore lo chiamò di mezzo al roveto, dicendo:
"lo sono Iddio di tuo padre, Iddio di Abramo, Iddio di Isacco, Iddio di Giacobbe".
E Mosè si nascose la faccia perché aveva paura di guardare Dio.


Lettura dal vangelo di Matteo 22,31-32.
Gesù disse ai farisei :
"In quanto alla resurrezione dei morti, non avete letto quello che Dio vi ha detto? lo sono Iddio di Abramo, Iddio di Isacco, Iddio di Giacobbe. Non è Iddio dei morti ma dei vivi".


riflessione:

Riassumiamo la riflessione di domenica scorsa.
Il racconto biblico della creazione dice che Dio in sei giorni creò e il settimo giorno si riposò. Questo mito può contenere una indicazione di senso che va oltre il mito stesso: Dio creatore che si riposa è un Dio che si ritrae, smette di essere lui stesso a creare, produce un vuoto di attivismo e di onnipotenza, lascia spazio alla libertà di che lui ha creato in modo che possa venire alla luce il nuovo, in modo che possa nascere ciò che nella creazione dei sei giorni non ha visto la luce.
Possiamo fare un passo ulteriore. Il vuoto di onnipotenza di Dio nel settimo giorno potrebbe condurci a pensare e cercare un Dio che in realtà non è affatto onnipotente, un Dio che in se stesso è un "Dio vuoto". La cultura orientale ha riflettuto molto su questo senso del vuoto che per noi occidentali è invece un concetto ostico.
Domenica scorsa abbiamo accostato il ritrarsi di Dio alla esperienza dei genitori intelligenti e maturi che a un certo punto dello sviluppo dei figli si ritraggono e creano come un vuoto di potere sui figli perché questi possano realizzarsi in autonomia. Ma noi sappiamo che tale passaggio è reso possibile o meno difficile se i genitori da principio, direi fin dal seno materno, contrastano il senso di proprietà e di potere sui figli. I figli non sono vostri - dice un filosofo - voi siete solo l'arco che lancia la freccia.

Pensare e cercare un Dio-vuoto di potere non riguarda solo le religioni. Perché quello che si dice di Dio delle religioni si può dire di ogni entità che uno pensi sia all'origine dell'universo.
Delle culture orientali abbiamo già detto. Ma ci sono testimoni della cultura laica che hanno indirizzato la ricerca verso questi orizzonti di relativizzazione del potere. Ogni potere costituito tende ad essere assoluto e onnipotente, anche se a parole lo nega: sia il potere della politica, sia il potere del danaro, sia il potere della scienza, sia il potere delle religioni. Quale dio mai, quale potere mai riconosce il suo cancro profondo e cioè l'onnipotenza? Ma scava scava il cancro c'è. Basta guardare all'onnipotenza dei governi delle grandi democrazie occidentali che forti della loro capacità di distruggere il mondo meglio di ogni altro fanno guerra a chi decidono che sia giusto far guerra. Cercare il vuoto di Dio e di ogni onnipotenza è un percorso che oggi ritengo particolarmente urgente. Vuoto di onnipotenza non significa vuoto di autorità o di potere. Ma solo individuare il cancro ed estirparlo riportando il potere alle sue regole di relatività e di limite, regole riconosciute a parole ma negate in pratica.
Forse hanno qualcosa da dire in questo senso i nuovi movimenti?
movimenti?
Rivolgo la domanda a Gregorio Malavolti, collaboratore dell' ARCI, consigliere comunale, animatore del Social Forum e dei girotondi.