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Democrazia e partecipazione
Comunità dell'Isolotto - Firenze, Piazza dell'Isolotto -14.02.2002 -
riflessioni di Carlo, Claudia, Luisella, Maurizio, Moreno
 

1. Lettura del Vangelo
2. Premessa
2.1 Lo spunto: le preoccupazioni sugli attacchi alla democrazia in Italia
3. le domande
4. Qualche riflessione sulla democrazia li, j !
5. La democrazia partecipata
5 .1 Esempi di democrazia partecipata
5.1.1 Il bilancio partecipativo
5.1.2 La carta del municipio

1. Letture dal Vangelo
Dal Vangelo ( Matteo, 15-26): "Il governatore Pilato era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: "chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? ". Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribuna/e, sua moglie gli mandò a dire: "non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "chi volete dei due che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti risposero: "Sia crocifisso!".
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: "non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!". E tutto il popolo rispose: "il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli". Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso."

2. Premessa
Quando ci siamo trovati per discutere l'argomento che volevamo approfondire, ossia quel modo di intendere la democrazia, che noi abbiamo chiamato "democrazia partecipata" (e che gli esperti chiamano "partecipante"), anche attraverso esperienze concrete (es. Porto Alegre a Torino) ci siamo resi conto che ci sono stati negli ultimi tempi fatti che - lungi dal favorire la democrazia partecipata - sembrano andare contro anche ai principi fondamentali della "democrazia liberale" che dovrebbero essere il quadro di garanzia per tutti. Allora siamo ripartiti da una riflessione sulla democrazia, sui diversi modi di intenderla, sui modi per garantirla.

2.1. Lo spunto: le preoccupazioni sugli attacchi alla democrazia in Italia
La cronaca degli ultimi tempi mostra fatti che mettono in luce le preoccupazioni di molti sugli attacchi che vengono mossi alla democrazia. Solo alcuni di questi fatti:
1) I fatti di luglio a Genova, dove sono stati commessi molti fatti contrari alla democrazia e allo stato di diritto, come l'irruzione della polizia alla scuola Diaz, anche secondo il Rapporto di Anmesty Intemational;
2) la manifestazione a Firenze, promossa dai docenti universitari, di pochi giorni fa, cui hanno partecipato 12.000 persone, per manifestare le preoccupazioni sugli attacchi alla democrazia che vengono dall'attuale governo;
3) le riflessioni e le dichiarazioni fatte da molti magistrati sulle minacce nei confronti dell'indipendenza della magistratura e del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge;
4) le parole di esponenti del mondo del lavoro - per esempio Cofferati, segretario della CGIL, che riferendosi alle questioni della scuola pubblica/privata, delle telecomunicazioni, dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori dice ".. siamo di fronte ad una pericolosa lesione di importanti pratiche della democrazia..".
5) le parole di molti esponenti dell'attuale maggioranza di centro-destra, per esempio Ferdinando Adornato: "Noi non abbiamo bisogno dei poteri forti perché abbiamo il potere più forte di tutti, quello del voto del popolo italiano. Ritenete che il nostro sia, in quanto democraticamente eletto, un governo legittimo o anche voi pensate che sia un regime a cui resistere?".
6} II presidente Ciampi in una recente dichiarazione pubblica ha affermato che uno degli elementi della democrazia è la possibilità per i cittadini di essere informati in maniera trasparente e oggettiva. Oggi l'Italia è invece nella situazione particolarissima e pericolosissima per la democrazia, che vede il Presidente del Consiglio che possiede la metà delle televisioni e che si appresta a controllare più o meno direttamente la Rai.


2.2 Breve resoconto del dibattito suscitato da Ginsborg

Una lettera di P. Ginsborg "Caro sindaco ascolta i tuoi cittadini" pubblicata su Repubblica il 19/12/2001 ha aperto sulle pagine di questo giornale un dibattito animato che si è protratto a lungo e che è tuttora aperto.

19/12 GINSBORG: si rivolge a Domenici accusando la giunta comunale di Firenze di non tenere
conto nelle sue decisioni delle osservazioni e delle proposte formulate dalle associazioni della società civile che in questo momento, afferma, contano più dei partiti. Ricorda che invece in alcune città d'Europa le amministrazioni locali organizzano dei Forum basati sulla pratica della "democrazia deliberativa" e la stessa città di Torino recentemente ha concluso con successo un percorso simile per decidere della localizzazione di un inceneritore e una discarica.

20/12 DOMENICI: respinge le accuse e assicura che è nelle sue intenzioni cercare forme di incontro e coprogettazione. "Per me politica è sinonimo di partecipazione, così come amministrare vuol dire cercare di coniugare i bisogni di ogni singola realtà con quelli di tutta la città " e conclude ricordando che "esiste una profonda differenza tra coprogettazione intesa come confronto per trovare la soluzione migliore e pressione lobbistica, che vuoI dire cercare di far prevalere il proprio interesse particolare sugli altri

21/12 GIOVANNINI: (professore di sociologia all'Università di Firenze) mette a confronto le due posizioni, quella del sindaco che concepisce i meccanismi decisionali e della partecipazione fondati sul confronto e la discussione tra le forze tradizionali della società civile (dai partiti alle associazioni economiche, dalle istituzioni pubbliche ai potentati privati) e quella di Ginsborg che crede nella produttività di un processo decisionale che parta dal basso, dai bisogni reali e non mediati di singoli o gruppi di cittadini. Afferma che "la democrazia urbana ha necessità di utilizzare tutti gli strumenti e i canali a sua disposizione per dar voce e corpo, accanto alle vecchie, anche alle nuove ed emergenti identità , alle sofferenze e alle sensibilità non rappresentate."

22/12 BONSANTI: il problema per lui "consiste nel far sì che la politica...mantenga il contatto
quotidiano con quei centri di opinione che si sono dimostrati disponibili non solo a dare il loro voto ogni 5 anni, ma anche a portare in buona fede un contributo continuato alla vivibilità urbana. "Ma anche, continua, le forme di aggregazione spontanea debbono a loro volta evitare le semplificazioni, non possono non tener conto delle procedure amministrative e delle norme di contabilità pubblica. Conclude auspicando il superamento dei sospetti e delle contrapposizioni tra le aggregazioni dei cittadini e la gestione della cosa pubblica "occorrono chiarezza, trasparenza, nella divulgazione dei programmi e dei progetti, facilità di accesso agli atti pubblici, moltiplicazione delle sedi e occasioni di dibattito".

23/12 CIONI: constata un'incomprensione di fondo causata dalla carenza di comunicazione e
sostiene la necessità di ritrovare partecipazione, condivisione dei progetti. " Si tratta di trovare o ritrovare un linguaggio comune che, pur nella differenza dei ruoli, consenta di sviluppare una dialettica positiva, fermo restando che spetta a chi amministra l'onere di valutare, fra le tante istanze, quali siano quelle che portano a una vera e complessiva crescita della città nel suo insieme".

24/12 MORISI: afferma di essere convinto che governo municipale e partecipazione civica alle scelte e ai problemi collettivi siano gli ovvi pilastri di una democrazia locale, "il tutto a condizione che il governo sappia affrontare con il necessario coraggio politico le sfide che la società e i suoi conflitti gli oppongono e la seconda sappia fondare le proprie pretese di contare nelle scelte di governo con un minimo di capacità di immedesimazione nella complessità dell'azione amministrativa... e sappia darsi un ancoraggio propositivo e non solo rivendicativo, con un minimo di consapevolezza del problema più generale". Si chiede poi se sia possibile ripensare il vecchio, immaginare e sperimentare il nuovo (quanta, per cosa e quali forme di democrazia deliberativa possiamo escogitare ?) sapendo sempre che non esistono ricette buone per tutte le occasioni.
Invita a integrare una tale riflessione quale parte costitutiva della progettazione strategica cui il governo della città si è impegnato.

27/12 LUCCHI: Dopo aver fatto riferimenti all'esperienza di Porto Alegre, ricorda l'esito negativo dei contratti di quartiere alle Piagge per quel che riguarda la partecipazione progettata dei cittadini. Conclude affermando che il desiderio del sindaco di elaborare una politica partecipata si scontra con l'assenza di strumenti adatti: "Non esistono, ce li dobbiamo inventare, perché non basta più eleggere un sindaco e i consiglieri comunali per garantire la partecipazione alla cosa pubblica. La proposta è quella di creare una sorta di costituente dei rapporti tra cittadini ed amministrazione, dove tutti gli attori interessati, ma tutti davvero dalla Confcommercio al Centro popolare autogestito, possano confrontarsi non solo sulla concezione di città, ma anche su come vada gestita."

30/12 SILIANI: una democrazia che si manifestasse solo al momento del voto, dando una delega in bianco al sindaco, dice Siliani, sarebbe una democrazia misera e sempre border line con il totalitarismo, ma la partecipazione dei cittadini al governo si può realizzare solo a un patto: "i governanti accettano di cedere quote di sovranità (cioè condividere con altri il potere di decidere), ma gli altri accettano di condividere quote di responsabilità. E' una sfida per entrambi, ma per me è l'unico modo sensato di governare la complessità delle città contemporanee, costruendo un consenso che non sia fine a se stesso e permettendo ai cittadini di comprendere quale difficile impresa sia governare oggi". Sostiene anche che le forme di organizzazione dei singoli sono un valore intrinseco per la democrazia e che oggi tali soggetti sono anche i comitati spontanei dei cittadini.

In questo dibattito possiamo inserire anche stralci degli articoli di E. Mazzi, del 26 Gennaio su Repubblica, del 27 sul Manifesto, che, all'indomani della manifestazione dei "professori" di Firenze, scrive "Sembra che sia crescente il bisogno di partecipazione democratica in forme "non canoniche" come segno di allarme e come stimolo, senza la pretesa di costituire alternativa o contrapposizione alle forme consolidate. Ne è riprova la manifestazione dei "professori"... Il prossimo passo potrebbe essere un segno di partecipazioni ai tentativi di emersione della cittadinanza "fuori le mura". Perché la democrazia si difende e si realizza quanto più si "apre" e per cittadinanza "fuori le mura " si intende i giovani, i "senza tetto", i Rom, gli immigrati.

3. Le domande

1) Questi fatti vanno interpretati come "normale polemica politica tra posizioni differenti" o ci sono davvero motivi di preoccupazione?
2) L 'art.1 della Costituzione dice che "L 'Italia è una Repubblica democratica"; tutti i partiti politici oggi si dichiarano democratici. Possiamo pensare che la democrazia è davvero un fondamento da tutti accettato nella sostanza e non solo a parole? Possiamo dire che c'è un nucleo di valori da tutti condivisi grazie ai quali possiamo fidarci gli uni degli altri?
3) Non è forse vero che la democrazia si fonda sulle decisioni della maggioranza? Perché, e in base a quali criteri/principi, le parole di Adornato suonano come una specie di minaccia?
4) Non è forse vero che la gente spesso ignora ciò che è bene [per la collettività] e lo confonde con ciò che gli piace, gli è comodo e gli conviene? Non è forse vero che la gente non conosce, materie difficili come l'economia e spesso non gli interessa nemmeno informarsi? Non è forse vero che spesso la gente preferisce dare ascolto ai demagoghi (gente che promette ben sapendo che non potrà mantenere) piuttosto che persone che spiegano come le cose spesso siano complesse, espongono problemi e difficoltà?
5) Nella percezione di molti (anche grazie al messaggio dei media) si associa molto spesso il concetto di democrazia occidentale agli Stati Uniti, sorvolando sul fatto che il meccanismo elettorale (la necessità di registrarsi per poter votare) esclude di fatto una parte della popolazione, che il presidente viene eletto da meno della metà degli aventi diritto al voto, che le campagne elettorali costano centinaia di miliardi e sono sovvenzionate da potenti lobby, che il presidente si trova nelle mani un immenso potere con il tacito consenso ad esercitarlo con ampia discrezione.


4. Qualche riflessione sulla democrazia

Definizione: la Democrazia è quel un sistema politico in cui la sovranità appartiene a tutti i cittadini, che la esercitano direttamente o attraverso dei rappresentanti liberamente eletti.
Governo di tutti, in opposizione a Aristocrazia (governo dei "migliori ", nella storia i migliori sono coincisi con i nobili per nascita), a Oligarchia (governo di pochi) o Teocrazia (governo di Dio, ovviamente attraverso i suoi rappresentanti).

Le regole della democrazia:
La Democrazia, dice Bobbio, (N. Bobbio, Quale socialismo?, Torino, Einaudi, 1976) descritta in termini generali, si risolve in queste "regole":
1) "tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età senza distinzione di razza, di religione, di condizione economica, di sesso, ecc.. debbono godere dei diritti politici;
2) il voto di tutti i cittadini deve avere peso uguale";
3) "tutti i cittadini ...debbono essere liberi di votare secondo la propria opinione formatasi quanto più liberamente possibile...";
4) "tutti i cittadini debbono essere liberi ...anche nel senso di avere reali alternative"
5) "vale il principio della maggioranza numerica";
6) "nessuna decisione presa a maggioranza deve limitare i diritti della minoranza, in particolare il diritto di diventare, a parità di condizioni, maggioranza " .

I principi della democrazia
I principi della democrazia sono:
l) la sovranità popolare: la sovranità appartiene al popolo e tutti i cittadini hanno il diritto-dovere di esercitare tale sovranità in forma diretta o rappresentativa ( eleggendo i propri rappresentanti);
2) la divisione dei poteri: il potere legislativo spetta al Parlamento, quello esecutivo al Governo, quello giudiziario alla Magistratura.
3) Il principio di isonomia, ossia "uguaglianza di tutti i cittadini";
4) il principio di maggioranza: le scelte e le decisioni vengono prese dalla maggioranza eletta dai cittadini;
5) i diritti democratici: le libertà individuali e di associazione;
6) l'etica della responsabilità: i governi e i poteri democratici hanno la responsabilità di svolgere i loro compiti nel quadro delle leggi democratiche. E i cittadini hanno la responsabilità di partecipare, controllare, intervenire.

Su questo punti si possono fare alcune riflessioni, che nella consapevolezza della loro limitatezza e parzialità possono essere utili per affrontare questo argomento:
1) Sulla sovranità popolare: nella storia delle democrazie di questo ultimo secolo, la rappresentanza si è realizzata attraverso i partiti. Per una serie di ragioni i partiti sono diventati sempre più impermeabili alla critica e al controllo dei cittadini. Si è innescato un meccanismo di delega-disinteresse-impotenza, che porta i cittadini a pensare "tanto i politici fanno comunque quel che gli pare..." e molti politici ad aver tutto l'interesse a tenere lontani i cittadini dalla politica.
P. Savater scrive: "..Questo pericolosissimo atteggiamento va combattuto in tre modi: a) applicando con severità le leggi e non lasciando impuniti i delitti di nessuno... b) cercando di relativizzare il ruolo dei partiti politici ...c) sviluppando altre forme possibili di partecipazione alla vita pubblica della comunità: i comitati di cittadini, le assemblee di quartiere, le associazioni di lavoratori, ecc..

2) Sulla divisione dei poteri: I tentativi di sottomettere il potere giudiziario al potere politico dell'esecutivo, sfruttando il malcontento della cittadinanza rispetto alle carenze del sistema giudiziario (processi troppo lunghi) va contro questo fondamento della democrazia. Ed è un grande pericolo non tanto/soltanto per la magistratura ma per tutti i cittadini.

3) Sul diritto dei cittadini a formarsi un'opinione il più liberamente possibile: Una delle regole della democrazia dice che "tutti i cittadini... debbono essere liberi di votare secondo la propria opinione formatasi quanto più liberamente possibile... " e che "tutti i cittadini debbono essere liberi ...anche nel senso di avere reali alternative ". E' fondamentale quindi che scuola, informazione, televisione siano in reali condizioni di libertà e indipendenza. La situazione presente in Italia di un Presidente del Consiglio che possiede metà del sistema televisivo (Mediaset) e che si appresta a controllarne l'altra metà (Rai) è una cosa pericolosa per l'intera democrazia.

4) Sul principio di uguaglianza di tutti i cittadini: storicamente c'è stata una distinzione tra l'uguaglianza formale, ossia l'uguaglianza giuridica e politica: tutti i cittadini debbono avere uguali diritti politici, devono essere uguali di fronte alla legge, e l'uguaglianza sostanziale, ossia 1'uguaglianza economica e sociale. Questa distinzione è oggi in disuso, perché entrambe le due accezioni sono considerate fondamentali. La nostra Costituzione, per esempio, all' art. 3 recita: "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione politica di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese"
Naturalmente invece ci sono molti problemi su come mettere insieme queste cose nella pratica.

5) Sulla legge della maggioranza "Voglio che ti sia chiaro che, pur essendo la maggioranza a prendere le decisioni democratiche, la democrazia non è soltanto la legge delle maggioranze. Anche se la maggioranza decidesse che i cittadini di pelle nera o di religione buddista non devono partecipare alla vita pubblica del gruppo, questa non sarebbe affatto una decisione democratica. Non lo sarebbe neanche accettare a maggioranza l'uso della tortura, la discriminazione sessuale e la pena di morte... .Oltre che essere un modo di prendere delle decisioni la democrazia ha dei principi irrevocabili: il rispetto delle minoranze, dell'autonomia personale, della dignità e della vita di ogni individuo. Sullo sfondo di questa fondamentale unità di leggi si configura la pluralità dei modi di vivere...Io ho il diritto di credere in una religione che vieta alle donne di fumare, di votare o di guidare la macchina ma non ho il diritto democratico di impedire che le donne che lo vogliono fumino, votino e guidino la macchina. E non ho neppure il diritto di creare una comunità speciale a cui si debba appartenere per forza (per nascita, famiglia, origine ,etc..) dove le donne non possano fumare, votare o guidare la macchina. E' necessario imparare a convivere con le scelte ideologiche e di vita con cui non siamo d'accordo ma questo non significa tollerare comportamenti che vadano direttamente contro i principi della democrazia. Per poter invocare la protezione democratica dei propri credo e modi di vivere è fondamentale accettare la democrazia stessa (laica, pluralista, protettrice dei diritti umani) come cornice in cui inquadrarli. ..." (F. Savater - Politica per un figlio)

6) Sull'etica della responsabilità: i poteri democratici hanno la responsabilità di svolgere il loro
compito nel quadro delle leggi democratiche. Essere responsabili, assumersi delle responsabilità
significa: l) poter dire "sono stato io!"; 2) poter dire "ho fatto questo per queste ragioni". Le democrazie attuali (partiti, Amministrazioni pubbliche, etc...) danno pessimi esempi sul fronte dell'etica della responsabilità: è difficilissimo trovare un amministratore pubblico che riconosce un errore, che si dimette; o un ufficio che non demanda ad altro ufficio la responsabilità. Questo modello di irresponsabilità pubblica ha un complice in tutta quella vasta parte della cittadinanza che delega, si lamenta, alza le spalle dicendo "tanto...". "Questo modello di irresponsabilità governatica si coniuga con quello di coloro che pensano di non dover rispondere di niente perché è compito dei governo occuparsi di tutto. ...Nella società democratica i cittadini possono e devono rivendicare il diritto (che in una certa misura è anche un obbligo) di intervenire, di collaborare, controllare, aiutare se c 'è bisogno... .Sia chiaro gli irresponsabili sono nemici delle libertà pubbliche e della democrazia" (Savater)

5. La democrazia partecipata (cfr. Allegati)

5.1 Il Bilancio partecipato (documento allegato di G. Allegretti)
5.2 La carta del nuovo municipio (documento allegato - Vari autori)
(I due documenti sono tratti da Almanacco 2001 Democrazia, pgg. 42-43 e 45-46)



Materiali consultati:
1) F. Savater, "Politica per un figlio", Bari, Laterza, 1993
2) Stato e società - Dizionario di Educazione civica, Firenze, La nuova Italia, 1991
3) Vari numeri di Carta-Cantieri Sociali
4) Zagrebelsky, "Il crucifige e la democrazia", Einaudi
5) La Repubblica - Vari articoli
6) Il Manifesto - Vari articoli