| |
|
I nostri dubbi sul diritto all'ingerenza umanitaria
Comunità dell'Isolotto - Firenze, Piazza del1'Isolotto - 06.01.2002 -
riflessioni di Carlo, Claudia, Luisella, Maurizio
l. Lettura del Vangelo
2. Lo spunto: Safya Hussaini, la donna nigeriana condannata alla
lapidazione
3. Intervento e ingerenza
4. Le posizioni sulla "guerra umanitaria"
5 .Esempi di ingerenza (Amnesty International, Beati Costruttori di Pace,
...)
6. I punti di vista di Gino Strada e Khalida Messaoudi
7. Provocazioni
1. Letture dal Vangelo
Dal Vangelo (Giovanni 8-2,8): "Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e
tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora
gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e,
postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in
flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare
donne come questa. Tu che ne dici ? ". Questo dicevano per metterlo alla
prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere
col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo
e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra
contro di lei ". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli,
udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino
agli ultimi."
(Matteo 26,50-52) : "Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a
Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa
mano alla spada, la estrasse [...]. Allora Gesù gli disse: Rimetti la
spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada
periranno di spada".
2. Lo spunto: Safya Hussaini, la donna nigeriana condannata alla
lapidazione
E' al centro dell'attenzione in questi giorni il fatto che riguarda Safya,
una donna nigeriana, condannata alla lapidazione per adulterio; in
particolare, un articolo di Stefano Rodotà su la Repubblica del 18
dicembre scorso si sofferma sulla questione del diritto di ingerenza
umanitaria.
"L 'occidente ha invocato e impugnato il nuovissimo diritto d'ingerenza
umanitaria per condurre azioni militari, e da qui è nata una espressione
inquietante come "guerra umanitaria". E' possibile riscattare quel diritto
dall' immagine sanguinosa che l'accompagna dai giorni della guerra del
Kosovo ? L'occasione c' è, purtroppo. Dico purtroppo perché si tratta di
un caso drammatico. E' quello ormai abbastanza noto della donna Nigeriana
condannata a morte per lapidazione, perché ha avuto un figlio fuori dal
matrimonio. [ ...]. Non è forse questo un caso nel quale ricorrere, in
qualche modo, all'ingerenza umanitaria ? Così quel diritto, apparso odioso
agli occhi di molti perché esercitato con violenza e procurando la morte,
ritroverebbe la sua ragione profonda: quella di essere strumento di tutela
dell'"umanità", in tutte le sue forme. Non solo per proteggere un gruppo,
una minoranza, ma per renderci conto che l'umanità è ferita anche quando
si negano i diritti fondamentali ad una sola persona. [ ...]. L'Europa ha
una specifica responsabilità. Anzi, un dovere. Un anno fa, proprio in
questi giorni, a Nizza è stata "solennemente" proclamata la Carta dei
diritti fondamentali dell'Unione europea, che si apre affermando che "la
dignità umana è inviolabile" e prosegue "Nessuno può essere condannato
alla pena di morte, né giustiziato". Lontana dall'Europa, la Nigeria non è
certo un paese al quale possano applicarsi direttamente questi principi.
Ma l'Unione Europea, proclamando quella Carta, non ha pensato solo a se
stessa, visto che nel preambolo si parla di "responsabilità e doveri" nei
confronti della "comunità umana". [ ...]
Analoga è la posizione di Luigi Bonante, professore alla facoltà di
Scienze Politiche a Torino, che in una intervista su l'Unità del 28
dicembre afferma: "di fronte ad una vicenda tragica ed emblematica come
quella di Safiya Hussaini, la domanda che dobbiamo porci non è se abbiamo
il diritto a intervenire ma se, invece, non incomba su di noi un vero e
proprio dovere. [. ..] Gli Stati Uniti avevano il dovere giuridico di
perseguitare Bin Laden, ma non il diritto di spianare l' Afghanistan. Noi
abbiamo il dovere di ribellarci alla violenza del diritto nigeriano ma non
per questo dovremmo invadere la Nigeria. Ciò significa che noi dobbiamo
elevare non soltanto la nostra voce, ma tutti gli strumenti di pressione e
di coercizione a ogni livello della vita diplomatica, economica e
giuridica per spingere il governo nigeriano a fare rispettare i suoi
doveri nei confronti dei diritti umani."
E' accettabile il principio che ogni paese costruisca il suo sistema
giuridico sulla base delle proprie tradizioni? A questa domanda Bonante
risponde "...ora, così come è inimmaginabile che dei cittadini europei
possano essere sottoposti a legislazioni difformi, per il semplice fatto
che la civiltà giuridica europea sia ormai attestata su livelli largamente
condivisi, allo stesso modo non si può accettare che la Nigeria, come
qualsiasi altro Paese, rivendichi una sua superiorità nei confronti dei
fondamentali diritti umani, che non soltanto furono dalla stessa Nigeria
sottoscritti, ma che superano per definizione qualsiasi legislazione
nazionale".
3. Intervento e Ingerenza
Francesco Occhetta, nella rivista dei Gesuiti "A-S Aggiornamenti Sociali"
in un numero del marzo 1999 si è occupato della questione della ingerenza
umanitaria; riportiamo alcuni passi che ci paiono interessanti:
-"Precisazione terminologica.
L'ingerenza umanitaria indica azioni, anche a carattere militare, condotte
all'interno di uno Stato sovrano, con l'esclusiva finalità di proteggere
popolazioni civili vittime di gravi e prolungate violazioni dei loro
diritti umani fondamentali.
Il linguaggio corrente spesso confonde l'ingerenza umanitaria con
l'intervento umanitario, che è un termine più generico e ampio.
Quest'ultimo riguarda gli aiuti di tipo sanitario e alimentare e l'insieme
degli interventi di cooperazione internazionale che hanno lo scopo di
aiutare i Paesi in difficoltà afflitti da calamità naturali, guerre
civili, sottosviluppo, povertà strutturale, debito internazionale, ecc.
Si può parlare per la prima volta di intervento umanitario dopo la
risoluzione n. 43/131 dell'Assemblea Generale dell'ONU dell' 8 dicembre
1988, che ha stabilito il principio di libero accesso alle zone in cui si
trovano vittime di una catastrofe naturale e in altre situazioni
d'urgenza.
Tuttavia, pur avendo gli stessi fini di tutela della persona umana,
l'ingerenza umanitaria si differenzia dall'intervento umanitario poiché la
prima entra in contrasto con il principio della sovranità degli Stati.
- La nuova concezione del diritto internazionale.
La risoluzione n. 688 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, del 5 aprile
1991, fortemente voluta dalla Francia, ha sancito per la prima volta il
principio d'ingerenza umanitaria per difendere il popolo curdo dalla
repressione esercitata dal Governo iracheno. E' solo da allora che il
diritto internazionale accetta, sebbene ancora in forma non codificata, il
principio dell'ingerenza umanitaria, in quanto per almeno quattro secoli
ha sostenuto il principio opposto, quello della non ingerenza, che
considerava la sovranità statale principio indiscutibile e assoluto goduto
dallo Stato sul proprio territorio.
Questo è garantito a sua volta dal principio di non ingerenza, regolato
dall'art. 2, par. 7, del cap. I della Carta dell'ONU. Tuttavia, il venir
meno del bipolarismo USA-URSS ha prodotto effetti destabilizzanti a
livello internazionale, favorendo l'insorgere di numerosi conflitti locali
e guerre civili, implicanti gravi violazioni dei diritti delle popolazioni
civili. Questa nuova situazione ha indotto il diritto umanitario
internazionale e il diritto internazionale dei diritti umani, che nasce
con la Dichiarazione dei Diritti Universali dell'Uomo nel 1948, a mettere
in discussione il principio assoluto di sovranità dello Stato e quello
connesso di non ingerenza nei suoi affari interni.
Questo nuovo corso del diritto internazionale, tutt'altro che compiuto, ci
permette di dedurre da alcuni principi generali che l'ingerenza
umanitaria, pur non essendo codificata, è legittimata come consuetudine.
Infatti se l'art. 2, par. 7, del cap. I dello Statuto dell'ONU ribadisce
che nessuna disposizione dello Statuto stesso autorizza le Nazioni Unite
"a intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla
competenza interna di uno Stato", dall'altro lato l'art. 56 dello stesso
Statuto consente di giustificare il diritto d'ingerenza. In esso infatti
viene precisato che gli Stati membri si impegnano ad agire,
"collettivamente o singolarmente, in cooperazione con l'Organizzazione",
per il perseguimento dei suoi
fini, tra i quali, afferma l'art. 55, "c'è il rispetto e l'osservanza
universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti,
senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione".
In questo quadro di condizioni storiche mutate e di soggetti
internazionali nati solo dopo la seconda guerra mondiale, un diritto
d'ingerenza umanitaria non è più da mettere in dubbio. Tuttavia la
dottrina prevalente del diritto internazionale, per poter legittimare l'
ingerenza umanitaria, esige le seguenti condizioni:
a) lo Stato colpito dall'azione di ingerenza deve essere colpevole di
gravi e ripetute violazioni dei diritti umani di vasti gruppi della sua
popolazione nelle loro varie forme: genocidi, crimini contro l'umanità,
stupri, pulizia etnica, schiavitù;
b) l'intervento non deve provocare conseguenze peggiori dei mali che si
vogliono rimediare;
c) l'intervento di ingerenza deve essere autorizzato dalla Comunità
internazionale (concretamente dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU), e solo
quale extrema ratio, in seguito al fallimento di altre misure
sanzionatorie, ad esempio l'embargo, il boicottaggio economico e sanzioni
di vario tipo. La stessa Comunità deve inoltre esercitare un controllo
sulle modalità dell'intervento;
d) deve trattarsi di una operazione di polizia militare internazionale,
non di un'operazione di guerra in senso stretto. Mentre le operazioni di
guerra mirano a distruggere la potenza militare del nemico e le
infrastrutture anche civili che le fanno da supporto, le operazioni
militari di polizia internazionale hanno il solo scopo di proteggere le
popolazioni civili vittime di ingiusta aggressione, disarmando
l'aggressore."
4. Le posizioni sulla "guerra umanitaria"
Dalle precisazioni esposte precedentemente risulta chiaro che nessuna
azione di guerra può essere accompagnata dal pretesto di rappresentare una
azione umanitaria; riportiamo alcune opinioni a questo proposito :
Il testo è tratto dall'articolo di Giovanni Sartori "Una guerra
sbagliata", Il Corriere della sera, 25 maggio 1999:
"Finora le guerre sono state difensive o aggressive, giuste o ingiuste,
necessarie o no. Le guerre invasive e aggressive sono un male assoluto. Le
guerre difensive o giuste sono un male minore, e comunque un male
necessario ma ora siamo andati inventando la guerra umanitaria: un
intervento militare che viola la sovranità degli Stati che violano in modo
intollerabile i diritti umani dalle loro minoranze. E', questa, una buona
idea? Se per buona idea si intende che l'idea è moralmente buona, la
risposta è sì. Ma se per buona idea si intende un'idea che funziona bene,
allora temo che la risposta sia no. L'intenzione buona ma l'esito rischia
di essere pessimo. Il diritto di ingerenza umanitarie persegue il bene ma
di fatto produce e ingigantisce il male. Per quanto giusta, la guerra
umanitaria è controproducente. Perché siamo intervenuti in Kosovo? Perché,
ci viene detto, un sanguinario tiranno stavo attuando la pulizia etnica,
se non addirittura il genocidio, degli albanesi kosovari. Ma questo era,
al momento dell'attacco, un processo alle intenzioni. E' vero che
Milosevic aveva privato i kosovari della loro autonomia e che stava usando
il pugno di ferro dell'oppressore. Ma è altrettanto vero che il genocidio,
nella misura a tutt'oggi ignota in cui è avvenuto, è stato sicuramente
intensificato dall'intervento Nato. Può darsi che le bombe bastino a far
vincere la guerra. Ma sempre più ci fanno perdere la pace. Le bombe Nato
distruggono il Paese, uccidono troppi innocenti, e soprattutto
moltiplicano a dismisura l'odio e il desiderio di vendetta delle parti. [
...] . Oltre all'Africa con l'ultima (in ordine di tempo) tragedia del
genocidio in Ruanda, la periferia dell'ex Unione Sovietica è piena di
bombe pronte a scoppiare. Per fortuna nessuno se la sente di teorizzare un
diritto di intervento umanitario contro la Russia, e nemmeno contro la
Cina (per il Tibet), l'India e il Pakistan(anche se lì mussulmani e indù
si scannano tra loro). Dunque, il mondo è pieno, pienissimo di focolai di
incendio. E il caso jugoslavo rischia di attizzarli. "
Il testo seguente è tratto nuovamente da " A-S Aggiornamenti Sociali" del
marzo 1999 e riporta la posizione del Papa sulla questione della ingerenza
umanitaria :
"II 5 dicembre 1992 Giovanni Paolo II, nel suo discorso alla Conferenza
internazionale sulla nutrizione nella sede romana della FAO, si pronunciò
per la prima volta, in termini generali (anche se con trasparente
riferimento alle atrocità che si stavano commettendo in Bosnia ed
Erzegovina contro la popolazione civile), a favore del diritto-dovere di
ingerenza umanitaria. Egli affermò: "la coscienza dell'umanità [...]
chiede che sia resa obbligatoria l'ingerenza umanitaria nelle situazioni
che compromettono gravemente la sopravvivenza di popoli o di interi gruppi
etnici: è un dovere per le nazioni e la comunità internazionale". (L
'Osservatore Romano, 6 dicembre 1992).
Ai membri del corpo diplomatico il 16 gennaio 1993 il Papa ribadì:
"Esistono interessi che trascendono gli Stati: sono gli interessi della
persona umana, i suoi diritti. [...]. I principi della sovranità degli
Stati e della non-ingerenza nei loro affari interni (che conservano tutto
il loro valore) non possono tuttavia costituire un paravento dietro il
quale si possa torturare e assassinare" (L 'Osservatore Romano, 17 gennaio
1993).
Nonostante questa posizione, a noi chiara, da molte parti è stata
criticata la mutata posizione della Santa Sede rispetto al periodo della
guerra del Golfo, in cui il Papa condannò con fermezza 1'uso delle armi. A
tale riguardo va precisato che il Santo Padre ha continuato a riaffermare
il no della Chiesa alla guerra come mezzo per risolvere i conflitti. Solo
qualora ogni tentativo diplomatico o di ingerenza umanitaria pacifica
fallisca, la Santa Sede non esclude un intervento armato della Comunità
internazionale per ragioni umanitarie, che sarebbe peraltro da
considerarsi legittimo, per analogia, solo nei casi in cui ricorrono i
criteri fissati dal nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica in tema di
ricorso alla forza per la legittima difesa (parr. 2263-2267, 2306, 2308).
Da Adista del dicembre 2001 le parole del cardinale Martini : "[ ...] la
pace è il più grande bene umano, perché è la somma di tutti i beni
messianici. Come la pace è sintesi e simbolo di tutti i beni, così la
guerra è sintesi e simbolo di tutti i mali. Non si può mai volere la
guerra per se stessa, perché è sistematica violazione di sostanziali
diritti umani. Vi saranno al limite casi di legittima difesa di beni
irrinunciabili. Però il contrasto all'azione ingiusta, non di rado
doveroso e meritorio, deve restare nei limiti strettamente necessari per
difendersi efficacemente. Potranno anche essere necessarie coraggiose
azioni di ingerenza umanitaria, e interventi volti alla restituzione e al
mantenimento della pace in situazioni di gravissimo rischio. Ma non
saranno ancora la pace. Pace non è solo assenza di conflitto, cessazione
delle ostilità, armistizio. Non è neppure soltanto la rimozione di parole
e gesti offensivi, neppure solo perdono e rinuncia alla vendetta, o saper
cedere pur di non entrare in lite. Pace è frutto di alleanze durature e
sincere, a partire dall'Alleanza che Dio fa in Cristo perdonando 1'uomo,
riabilitandolo e dandogli se stesso come partner di amicizia e di dialogo,
in vista della unità di tutti coloro che Egli ama. [ ...]"
5. Esempi di ingerenza
Amnesty International è un movimento internazionale indipendente da
governi, gruppi politici, interessi economici e religiosi che dal 1961
lotta per i Diritti Umani; Amnesty ha ottenuto nel 1977 il premio Nobel
per la pace, con la motivazione "per il suo contributo nel porre le basi
della libertà, della giustizia e, perciò stesso, anche della pace nel
mondo".
L'azione dei volontari di Amnesty inizia con il lavoro di attivisti e
ricercatori incaricati dal Segretariato Internazionale di svolgere
accurate istruttorie sui casi da adottare e prosegue con l'attività di
quanti (più di un milione di soci e simpatizzanti nel mondo ), "armati di
penna" indirizzano lettere e petizioni ai governi e alle autorità
responsabili di sparizioni, esecuzioni extragiudiziali, incarcerazioni per
motivi di opinione o religione, tortura, morte e altri trattamenti crudeli
o degradanti.
Grazie al rigore e alla autorevolezza con le quali Amnesty opera, l' ONU
la riconosce con lo status di Osservatore presso le Nazioni Unite.
Fra i risultati ottenuti, oltre alla risoluzione di casi riguardanti
singoli (uno fra tanti, quello di Luis Sepulveda), Amnesty ha lanciato
varie campagne contro la tortura per l'abolizione della pena di morte e ha
promosso la istituzione del Tribunale Penale Internazionale Permanente
(che si è occupato fra gli altri dei casi di Pinochet, dei crimini di
guerra nella ex Jugoslavia, dei massacri in Ruanda.
Beati Costruttori di Pace è il titolo di un appello promosso da un gruppo
di preti del triveneto nell'autunno del 1985 e nasce dalla coscienza che
la pace come obiettivo, compito e impegno è centrale anche per la Chiesa.
Il movimento inizialmente non si è mai preoccupato della organizzazione,
affidando a gruppi e singoli la responsabilità dell'impegno per la pace;
dopo l'assemblea nazionale del 1996 è stata costituita una commissione per
la stesura dello statuto di una Associazione Nazionale.
Fra le iniziative di Beati Costruttori di Pace ci sono l'educazione alla
mondialità e alla pace, il sostegno all'obiezione di coscienza alle spese
militari, l'impegno per il disarmo e la riconversione dell'industria
bellica, l'interposizione pacifica durante la guerra.
A questo proposito, 500 aderenti a "Beati Costruttori di Pace" la sera
dell'11 dicembre 1992 sono entrati a Sarajevo rompendo per la prima volta,
nonviolentemente, l'assedio alla città. Vi sono entrati nell'esercizio del
diritto-dovere di ingerenza pacifica della società civile ovunque siano
violati i diritti delle persone e delle comunità umane. Hanno realizzato
una missione di diplomazia popolare, rischiosa ed esemplare, asserendo la
loro soggettività politica internazionale per costruire un vero percorso
di pace in Bosnia Erzegovina e in tutta la ex Jugoslavia.
6. Punti di vista
In occasione del V meeting sui diritti umani, organizzato dalla Regione
Toscana, il 17 dicembre hanno partecipato fra gli altri ad un
dibattito-incontro con i ragazzi delle scuole Gino Strada e Khalida
Messaoudi; entrambi si sono resi protagonisti con i fatti di azioni a
difesa dei diritti umani, ma le loro opinioni sono diverse.
Gino Strada: "Io sono profondamente contrario al terrorismo. Questa è la
ragione per cui sono contro questa guerra, perché questa guerra è un'altra
forma di terrorismo internazionale. La logica di questa guerra è quella
del terrorismo. Come definireste altrimenti le cluster bombs che vengono
sganciate sui villaggi afgani e che ogni giorno mutilano i bambini?" "Io
non sono affatto anti-americano, ma credo che essere contro la politica
degli Stati Uniti sia oggi un dovere morale: perché io non accetto la
logica del 'vivo o morto', del 'non si fanno prigionieri'. Queste parole
stanno bene in bocca a Bin Laden, non a Paesi civili".
Ma qual'è allora l'alternativa possibile per fermare il terrorismo? Ha
chiesto Gad Learner, conduttore del Meeting. "L'alternativa è quella del
dialogo, laddove dialogo vuoi dire capire le ragioni degli altri. Se non
capiamo i motivi che hanno prodotto il terrorismo, difficilmente si
riuscirà a sconfiggerlo". "Non si può fare informazione a senso unico,
come non si può identificare i cattivi solo con i talebani, visto che
questi ultimi sono stati messi al governo proprio dagli Stati Uniti. E che
dire di Saddam Hussein, mostro del passato ma anch'esso armato dagli Usa,
per non parlare poi delle armi che gli americani forniscono agli
israeliani... Io ho pietà dei 3000 morti di New York, ma non credo che per
rendere giustizia a loro si debba fare la stessa quantità di morti a Kabul
".
La scrittrice algerina Khalida Messaoudi, condannata a morte dai
fondamentalisti, una donna di religione musulmana, che da anni combatte
contro il fondamentalismo, per i diritti umani, per la laicità e la
democrazia del suo paese, non è d'accordo con Gino Strada. Dice: "Io
capisco l'atteggiamento del medico che ogni giorno salva vite umane - ha
detto la Messaoudi - ma non credo sia possibile stabilire un dialogo con
questo terrorismo così totalitario, autoritario. I cittadini musulmani
hanno diritto alla libertà, a battersi per la libertà" ..."Guardate la mia
gamba. È ferita. Stavo dimostrando nel mio Paese, 1'Algeria, per i diritti
delle donne. Una manifestazione pacifica. Ma ci hanno attaccato, con i
fucili, con le bombe. Era il 1994. 1o sono stata colpita ma altre sessanta
donne sono morte. E allora chi la fa la guerra?" ..."La mia gente non
combatte per vivere ma lotta per sopravvivere. Ed è ancora tutto da
cominciare"... "È pericoloso, pericolosissimo mettere sullo stesso piano
il crimine economico dei Paesi occidentali capitalistici e i crimini
contro l'umanità".. "ci sono Paesi, come 1'Algeria, in cui i civili
vengono sgozzati, le donne trattate come animali, i bambini non hanno
diritti "solo perché si è contro il fondamentalismo e non c'è alcuna
possibilità di dialogo". "E allora bisogna chiedersi se non si abbia il
diritto di difendersi combattendo". "Una situazione che continua da dieci
anni". "Due anni fa il nostro governo propose alle otto organizzazioni
terroristiche attive sul territorio, di deporre le armi, di cominciare un
dialogo per avviare una nuova pagina e chiudere definitivamente col
passato. Sei accettarono la proposta e si sedettero a un tavolo. Ma due
no.
Intransigenti rifiutarono ogni possibilità di apertura e tuttora la
rifiutano". "Nel mio Paese abbiamo due enormi problemi. Il primo è quello
di cui ho parlato ora, l'impossibilità di fermare gli uomini di queste due
organizzazioni terroristiche. Il secondo riguarda i parenti delle
centomila vittime di questi anni. Che reclamano giustizia, che non
accettano una resa pacifica, un colpo di spugna, senza qualcosa in cambio.
E allora che si fa? "
Guarda diritto negli occhi Khalida Messaudi mentre parla. "Buttiamo bombe
su villaggi e montagne? No. Noi non buttiamo bombe perché non vogliamo
colpire il nostro popolo. Ma abbiamo la necessità di fermarli. Allora
bisogna andarli a prendere, stanarli dai loro nascondigli. Perché noi
sappiamo benissimo dove sono. Ma per farlo ci occorrono mezzi: visori
notturni, satelliti, tecnologia che non possediamo. La possiede
l'Occidente. Ma non ce la da. Dovremmo chiedere l'elemosina? La
chiederemo". Ma con tutta la dignità di un popolo che sa "che con alcuni
criminali, nonostante nessuno di noi sia per la guerra, non si può
discutere. Si deve fermarli e basta ". E che sa anche che "solo
intervenendo e sostenendo lo sviluppo di questi paesi anche l'Occidente
investirà su un futuro migliore. Chi vuole combattere contro il terrorismo
- ha concluso Khalida - deve prima di tutto aiutare i movimenti
democratici dei Paesi musulmani alla cui testa ci sono soprattutto donne".
Tiziano Terzani (giornalista e scrittore, corrispondente dall' Asia dagli
anni '70) scrive sul Corriere della Sera del 16 settembre: "[. ..] solo se
riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette
la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità,
cominceremo a capire chi siamo e dove siamo. ..Duemilacinquecento anni fa,
un indiano, chiamato poi l'illuminato, spiegava una cosa ovvia : che
l'odio genera solo odio, e che l'odio si combatte solo con l'amore. Pochi
l'anno ascoltato, forse è venuto il momento. .."
Qualche giorno dopo, sullo stesso giornale, replica Giovanni Sartori : "L'
amore va costantemente predicato, sennò sarebbe ancora peggio. Ma non
combatte niente.. Ritenere che Stalin, Hitler, Saddam Hussein, Bin Laden
sarebbero stati o sono combattibili con l'amore, è una fuga nell'
assurdità [...]".
7. Provocazioni
- l'infibulazione è una tradizione da rispettare o una barbarie da
combattere ?
- gli antiabortisti sono nel giusto quando si oppongono energicamente a
chi pratica l'aborto?
- qual'è l'efficacia di una ingerenza umanitaria non violenta verso chi ne
resta insensibile ?
- esperienze come quella della mancata condanna di PoI Pot e dei Khmer
Rossi in Cambogia da parte dell'ONU fanno giustizia nei confronti delle
centinaia di migliaia di cambogiani uccisi ?
|
|
|