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SAN FRANCESCO E LA SANTITÀ DELLA FOLLIA
Perché ricordare San Francesco in questa settimana di Natale? Sarebbe
sufficiente ricordare che San Francesco è stato il primo ad "inventare" il
presepe vivente, quello di Greccio, nel 1223, ma vogliamo anche segnalare
una notizia apparsa su La Repubblica circa un mese fa. L' articolista di
Repubblica ci informava che i frati francescani avrebbero cambiato lo
stile e il colore del saio.
Ve lo leggo: "Via il "nero contemplativo" dei frati conventuali, demodé
"il marrone sorella terra" dei Cappuccini, superato perfino il
"bruno-beige cercatore" dei Minori. Il colore "trendy" tra gli oltre
quarantamila francescani di tutto il mondo sta per diventare "il grigio
penitenziale", il colore delle origini, quello del saio che indossava San
Francesco e che è conservato nel sacro convento di Assisi" e ancora: "Un
giovane stilista ha disegnato la tonaca, che torna alle origini ma avrà
anche due tasche e una lunga cerniera lampo".
Si vuoI far passare la decisione di cambiare saio come un ritorno
all'antico, come una voglia di essere fedeli agli ideali francescani,
confesso che invece io sono inorridita e scandalizzata del fatto che di
questo si occupi "un giovane stilista". San Francesco non aveva scelto il
colore e lo stile del saio, aveva semplicemente adottato la stoffa più
povera e più anonima che ci fosse in circolazione.
E allora ci è venuto in mente questo bellissimo libro di Chiara Frugoni,
in cui si parla di come l'ideale francescano sia stato travisato,
misconosciuto, cancellato, già all'epoca in cui San Francesco era negli
ultimi anni della sua vita.
Francesco voleva che fosse approvata una regola che per la Chiesa era
troppo rigida e alla fine, rendendosi conto che l'ordine non si sarebbe
sviluppato come lui voleva, si ritirò in volontario esilio sul monte della
Verna, fino quasi alla morte.
Le due biografie scritte da Tommaso da Celano vennero occultate e
distrutte in quasi tutti i conventi (quelle che noi conosciamo sono state
ritrovate per caso nel 1800 in uno sperduto convento della Calabria) e fu
autorizzata solo la storia della vita scritta da Bonaventura, che
costruisce un San Francesco tutto diverso, per esempio senza stimmate. La
Professoressa Chiara Frugoni ha però ricercato il primitivo Francesco nei
quadri dei primi pittori che si occuparono di lui: quei quadri non
potevano evidentemente essere cancellati. Una di queste tavole, dipinta da
Bonaventura Berlinghieri, si trova nella chiesa di San Francesco a Pescia.
Alcuni studiosi, fra cui il Tocco, sostengono che i frati minori furono i
veri interpreti del pensiero di Gioachino da Fiore, e che non erano
lontani dalla purezza morale dei Catari, anche se non ne condividevano il
manicheismo. Nella Cronaca delle Tribolazioni, altro testo perduto e
ritrovato di recente, si parla di questo primo periodo eroico del
francescanesimo; purtroppo tutto questo, appena trentadue anni dopo la
morte di Francesco, era stato così travisato e stravolto che i Francescani
furono incaricati, nel 1258, di gestire ufficialmente i processi
dell'Inquisizione in gran parte delle regioni d'Italia e di Francia
(Lombardia, Sardegna, Bosnia).
Una parte dei francescani, gli spirituali, ha sempre cercato di ritornare
alla fedeltà nei confronti di San Francesco, ma la Chiesa cattolica si è
sempre opposta. C' è voluto il Concilio e le aperture di papa Giovanni
XXIII perché una personalità così bella come Martino Morganti potesse
esprimersi. Ma anche in questo caso l'ordine l' ha richiamato e infine lo
ha espulso nel 1997.
Però proprio questo mi sembra il messaggio importante del vero
francescanesimo: lo stare dalla parte degli umili, fino quasi alla follia,
come era stato per San Francesco baciare i lebbrosi, parlare agli animali,
lodare e rispettare la natura. E' solo se uno si lascia prendere dalla
follia d'amore che può raggiungere la vera santità.
Bibliografia-
Mariano d' Alatri "Eretici e inquisitori" Istituto Storico dei Cappuccini,
Roma, 1986, vol.I
Fontes Franciscani, ed. Porziuncula, Assisi, 1995
Chiara Frugoni "Francesco e l'invenzione delle stimmate" ed. Einaudi,
Torino 1993
Felice Tocco "L 'eresia nel Medioevo -Catari, Valdesi, Gioachino da
Fiore", ed. I Di oscuri, Firenze, 1989.
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