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Natale 2001 -
Veglia in piazza Isolotto - Firenze
Con quale spirito si può celebrare il Natale in tempo di guerra? Natale è
la magica festa della vita e in questo significato universale è
riconosciuto da tutti. Non c'è bisogno di essere cristiani o credenti per
giudicare anche laicamente la inconciliabilità radicale fra la festa
natalizia della vita e questa attuale festa di morte che accompagna ormai
la nostra vita quotidiana.
E' certo però che per i cristiani tale inconciliabilità è ancor più
radicale. Un testimone della pace, il cardinale Giacomo Lercaro, dopo la
sua rimozione dall'ufficio di vescovo di Bologna, avvenuta nel febbraio
1968, causata dalla sua forte condanna dell'intervento militare americano
contro il Vietnam, lasciava quasi come testamento spirituale ai cristiani
l'impegno a opporsi "con rigore e intransigenza proprio in nome della
fedeltà a Cristo" al "sistema di guerra in cui viviamo", perché "oggi
l'obbedienza allo Spirito passa attraverso il rifiuto del sistema di
guerra e la riscoperta gioiosa della pace come condizione umana di
sviluppo e di adempimento della intera creazione".
Tre anni prima
don Lorenzo Milani, nel 1965, scrivendo la sua autodifesa, nel processo
per aver difeso l'obiezione di coscienza, per cui fu condannato in Corte
d'appello, condensava lo stesso messaggio di Lercaro nella frase
"L'obbedienza non è più una virtù". E' la frase che abbiamo scelta come
tema della nostra veglia a testimoniare che la "disubbidienza" dei
pacifisti ha radici storiche.
Oggi, l'obiezione di coscienza non è più solo rivolta alle armi ma si apre
allo scenario di violenza globale che coinvolge l'economia,
l'informazione, la cultura, le religioni:
- l'obiezione fiscale alle spese militari può diventare una pratica
diffusa e come?
- esistono antidoti contro i virus della informazione che aggrediscono le
nostre consapevolezze?
- è utopia seguire le orme verso una economia del limite e della
solidarietà?
- è ancora e sempre un sogno eretico la religione liberante? Le donne
trasgressive nella Bibbia e nella storia: un mito o una prospettiva?
- come si può contrastare oggi l'esclusione dei "diversi"? Tolleranza,
inclusione, contaminazione?
Non solo dunque ripudio dell'intervento militare in atto, ma insieme anche
semi di non-violenza attiva, solidarietà universale, tolleranza come
accoglienza del "diverso", riscoperta del senso del limite del nostro
progresso e della nostra corsa al privilegio, valorizzazione dell'incontro
e della fecondazione reciproca fra le diversità culturali e religiose.
Questi semi diffusi ovunque, ma così poco visibili perché oscurati da un
clima di omologazione montante verso i modelli di vita e il pensiero unico
imposti dai poteri che dominano il mondo, questi semi di speranza sono
oggi l'essenza della disubbidienza creativa e della riscoperta della pace.
La Veglia di Natale avrà inizio alle
ore 22,30
del 24 dicembre 2001, in piazza
dell'Isolotto e
si comporrà di testimonianze,
letture, canti, simbologie, preghiera.
La Comunità Isolotto-Firenze
ALLA GENTILE ATTENZIONE DEL CAPOREDATTORE
LA REPUBBLICA - FIRENZE
Celebrare Natale in tempo di guerra
Con quale spirito si può celebrare il Natale in tempo di guerra? Natale è
la magica festa della vita e in questo significato universale è
riconosciuto da tutti. Non c'è bisogno di essere cristiani o credenti per
giudicare anche laicamente la inconciliabilità fra la festa natalizia
della vita e questa attuale festa di morte che accompagna ormai la nostra
vita quotidiana.
E' certo però che per i cristiani tale inconciliabilità è ancor più
radicale. Un testimone della pace, il cardinale Giacomo Lercaro, dopo la
sua abdicazione-rimozione dall'ufficio di vescovo di Bologna, avvenuta nel
febbraio 1968, voluta fra gli altri, come sostengono alcuni storici, dal
presidente USA Johnson e dalla CIA a causa dalla forte condanna
dell'intervento militare americano contro il Vietnam, lasciava come
testamento spirituale ai cristiani l'impegno a opporsi "con rigore e
intransigenza proprio in nome della fedeltà a Cristo" al "sistema di
guerra in cui viviamo", perché "oggi l'obbedienza allo Spirito passa
attraverso il rifiuto del sistema di guerra e la riscoperta gioiosa della
pace come condizione umana di sviluppo e di adempimento della intera
creazione". Tre anni prima don Lorenzo Milani, nel 1965, scrivendo la sua
autodifesa, nel processo per aver difeso l'obiezione di coscienza, per cui
fu condannato in Corte d'appello, condensava lo stesso messaggio di
Lercaro nella frase "L'obbedienza non è più una virtù". La "disobbedienza"
dei pacifisti di oggi ha salde radici storiche non solo nell'orizzonte
laico ma anche in area cristiana. Lo sapevamo, ma è bene ricordarlo.
Non basta dire "pace" per acquietare le nostre coscienze sfidate dalla
violenza globale che coinvolge l'economia, l'informazione, la cultura, le
religioni. E' tempo di seminagioni di non-violenza attiva, apertura alla
solidarietà universale, tolleranza come accoglienza del "diverso",
riscoperta del senso del limite del nostro progresso e della nostra corsa
al privilegio, valorizzazione dell'incontro e della fecondazione reciproca
fra le diversità culturali e religiose. Questi semi diffusi ovunque, ma
così poco visibili perché oscurati da un clima di omologazione montante
verso i modelli di vita e il pensiero unico imposti dai poteri che
dominano il mondo, questi semi di speranza sono oggi l'essenza della
disobbedienza creativa e della riscoperta della pace. Sono probabilmente
l'essenza stessa del Natale.
Enzo MazziAi Caporeddattori de il manifesto - Roma
Invia Enzo Mazzi - Firenze 055782641 - 330451089
20 dicembre 2001
Natale di guerra
Non credo di essere il solo a vivere con senso di grave disagio questo
Natale di guerra. Di fronte alla esplosione della bomba di Hiroshima
Gandhi si domandò e domandò come era possibile continuare ad avere fede:
fede nell'uomo, nell'amore come anima del mondo, nella non-violenza come
forza spirituale che abita tutti gli esseri umani. Le stesse domande
scuotono oggi le nostre coscienze o quantomeno rendono inquieti i nostri
dormiveglia. Non c'è bisogno di essere cristiani o credenti per giudicare
anche laicamente la inconciliabilità fra il "Natale-festa della vita" e
questa attuale festa di morte che accompagna ormai la nostra vita
quotidiana.
Semmai per i cristiani tale inconciliabilità è più radicale. Un testimone
della pace, il cardinale Giacomo Lercaro, dopo la sua
abdicazione-rimozione dall'ufficio di vescovo di Bologna, avvenuta nel
febbraio 1968, voluta fra gli altri dal presidente USA Johnson e dalla CIA
a causa dalla forte condanna dell'intervento militare americano contro il
Vietnam, lasciava quasi come testamento spirituale ai cristiani l'impegno
a opporsi "con rigore e intransigenza proprio in nome della fedeltà a
Cristo" al "sistema di guerra in cui viviamo", perché "oggi l'obbedienza
allo Spirito passa attraverso il rifiuto del sistema di guerra e la
riscoperta gioiosa della pace come condizione umana di sviluppo e di
adempimento della intera creazione". Tre anni prima don Lorenzo Milani,
nel 1965, scrivendo la sua autodifesa, nel processo per aver difeso
l'obiezione di coscienza, per cui fu condannato in Corte d'appello,
condensava lo stesso messaggio di Lercaro nella frase "L'obbedienza non è
più una virtù". La disobbidienza dei pacifisti di oggi ha salde radici
storiche in ogni area culturale. Lo sapevamo, ma è bene ricordarlo. Non
basta dire "pace", bisogna dire e fare "disobbedienza" per vivere con un
minimo di coerenza il Natale in tempo di guerra. "Disobbedienza" è
non-collaborazione alla guerra in tutte le forme possibili come ad esempio
l'obbiezione fiscale alle spese militari proposta da Carta in forma nuova
e più facilmente praticabile da tutti. "Disobbedienza" è opporsi alle
cause della guerra, seminagione di non-violenza attiva, apertura alla
solidarietà universale, tolleranza come accoglienza del "diverso",
riscoperta del senso del limite del nostro progresso e della nostra corsa
al privilegio, rinuncia esplicita e attiva agli assoluti religiosi,
valorizzazione dell'incontro e della fecondazione reciproca fra le
diversità culturali e religiose. Questi semi di "disobbedienza creativa"
diffusi ovunque, ma così poco visibili perché oscurati da un clima di
omologazione montante verso i modelli di vita e il pensiero unico imposti
dai poteri che dominano il mondo, questi semi di speranza sono oggi, io
credo, l'essenza del Natale.
Enzo Mazzi
Preghiera
della Eucaristia
Maria diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia
perché non c'era posto per loro nell'albergo.
Quando venne il tempo
portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.
Simeone lo benedisse e parlò a Maria sua madre:
"Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori".
Il Vangelo è un evento che si rinnova. nei vangeli di oggi.
L'esistenza di Gesù si incarna di continuo
in ogni annunzio di gioia per la vita che nasce
e al tempo stesso in ogni segno di contraddizione
capace di svelare i pensieri di molti cuori.
Anche oggi le stelle
con la loro lungimirante saggezza
indicano il senso del cammino umano e il senso della vita
orientando le nostre coscienze
verso ciò che viene alla luce fuori dai luoghi del potere
alle periferie delle grandi storie,
s'illuminano capanne fragili e precarie
mentre ci vengono annunciati crolli di mura, apparati,
fortezze del potere rivestite di eterno.
Rovinano su se stesse le odierne mura di Gerico
erette indistruttibili
per proteggere, difendere, rendere eterni il possesso,
la verità, la vita stessa.
Nuovi orizzonti si aprono
per una riconciliazione e amicizia dentro ognuno di noi,
fra le persone e i popoli, con la natura.
Così incarnata, non è vuota ripetizione
la memoria di Gesù,
i1 quale, la sera prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola con i suoi apostoli,
prese del pane, lo spezzò, lo distribuì loro dicendo:
"prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".
Poi, preso un bicchiere, rese grazie,
lo diede loro e tutti ne bevvero.
E disse loro: "questo è il mio sangue
che viene sparso per tutti i popoli".
Il tuo Spirito trasformi questi segni,
questo spezzare e condividere
frutti del lavoro e gli alimenti della vita
perché divengano gesti concreti e coerenti,
di pace nella giustizia e nella non-violenza.
CRONACA DELLA VEGLIA DI NATALE, 24 DICEMBRE 2001, IN PIAZZA
ISOLOTTO - FIRENZE
Vegliare in piazza non è un rito ripetitivo avulso dalla storia, ma un
momento di intensa partecipazione anche emotiva. Fa parte ormai
dell'identità dell'Isolotto e dell'intera città. Vi si intrecciano varie
culture, diversi simboli e molti modi espressivi.
In piazza
dell'Isolotto a Firenze quattrocento persone hanno vegliato la notte di
Natale all'insegna della disobbedienza verso la guerra e le sue
cause. Un grande cartellone interattivo, con spazi per la partecipazione
creativa, riportava la frase di don Milani: "L 'obbedienza non è più una
virtù".
Un
obbiettore storico ha spiegato come oggi l' obiezione fiscale alle spese
militari può cessare di essere un fatto di elite e diventare di massa
evitando i pignoramenti. Un rappresentante del Centro missionario
diocesano ha spiegato a sua volta come si può boicottare il finanziamento
bancario alla produzione anche legale degli armamenti. Lisa Clark dei
Beati Costruttori di pace e della Rete Lilliput ha raccontato le campagne
per una economia della solidarietà e del limite nel consumo. Maria Pia
Passigli di "Fuori Binario" ha letto poesie e lettere dal carcere. Giorgio
Antonucci, psichiatra, ha dato testimonianza sul come si può contrastare
oggi l' esclusione e sui metodi di cura capaci di accogliere e valorizzare
anziché soffocare la personalità del "diverso". Un rappresentante di
Amnesty ha spiegato le attuali campagne per il rispetto dei diritti umani
di persone concrete.
Ha animato la
veglia il simbolo dell'acqua: l'acqua esempio di "disubbidienza creativa"
in quanto "è utile a tutti i viventi perché non s'identifica con nessuna
forma e cerca sempre il posto più basso" (dal Tao, il libro della
vita); l'acqua che ha bisogno di essere liberata da una spietata
violenza accaparratrice per esprimere la sua universale capacità
fecondatrice della vita umana, della terra e dei semi.
In un tale
contesto di immersione nella vita e di partecipazione alla storia si è
inserita senza forzature la preghiera e il segno cristiano della
eucaristia.
E' stata la
trentaduesima veglia in piazza lsolotto.
LA COMUNITÀ
ISOLOTTO
Firenze 25
dicembre 2001
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