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Comunità lsolotto
Centro Educativo Popolare
Archivio storico della Comunità Isolotto
 


Firenze 30 ottobre 2001

Progetto OLTREFRONTIERA
LA "CITTÀ SATELLITE": MEMORIA E STORIA
Progetto di recupero della memoria orale delle persone che a vario titolo hanno preso parte alla nascita dell'Isolotto di Firenze.

1 - Memoria e storia

La memoria delle persone che hanno partecipato a vario titolo alla nascita della "città satellite" dell'Isolotto di Firenze, alla fine degli anni '50 del secolo passato, va ben oltre la dimensione contingente spazio-temporale della esistenza di singoli individui.
In ognuna dl. tali memorie è racchiusa la storia di una trasformazione di epoca e di un passaggio dl civiltà. Raccogliere quelle memorie e essenziale per alimentare una ricerca storica che non sia puramente accademica e avulsa dalla vita reale. E' importante anche per offrire alla ricerca di identità della società attuale la esperienza positiva di un crogiolo vivo in cui culture diverse si sono fuse in mezzo a mille difficoltà creando una identità comunitaria oltre i confini all' altezza delle sfide di quell'epoca.
Il senso del progetto di recupero della memoria orale delle persone che a vario titolo hanno preso parte alla nascita dell'Isolotto si può meglio delineare rileggendo la descrizione che di tale nascita ha fatto Eros Cruccolini, Presidente del Consiglio di Quartiere 4, nell'Introduzione alla pubblicazione della Comunità dall'Isolotto "Il mio '68", ed. Centrolibro, Scandicci-Firenze, 2000:
"L 'Isolotto è nato almeno due volte: una prima volta nel novembre 1954, quando furono consegnate le chiavi del lotto iniziale di circa mille alloggi di quella che era stata progettata come. la prima "città satellite" nella piana a sud-ovest di Firenze; la seconda nascita avviene nell'autunno 1968 quando la massa della popolazione dell'Isolotto, ingranditasi dismisura e divenuta ormai davvero quasi una città dotata di identità propria e di vari aspetti di autonomia, partecipò, pur se con diversi livelli di consapevolezza e intensità, al processo di trasformazione della società destinato a cambiare nel profondo la cultura e i modi di vivere.
Ambedue le nascite, o meglio le due fasi di un unico processo di nascita, si collocano in momenti cruciali della trasformazione della società italiana e a tale trasformazione dando un contributo originale e incisivo.

Nel 1954, quando si verifica il primo atto di nascita dell'Isolotto, si era nel pieno della grande migrazione che in pochi anni cambierà volto alla penisola. Masse di popolani dei quartieri storici delle città vengono espulse dalle loro case, sfrattate dalla strategia economica e politica che dominava l'Italia del boom e che puntava a liberare i centri storici per favorire la speculazione edilizia, dare spazio al terziario, creare città-museo funzionali al turismo di massa. In secondo luogo c'era bisogno di risucchiare nelle città gli abitanti delle campagne e specialmente i meridionali da riciclare nell'industria affamata allora di manodopera dequalificata per lavori ripetitivi in catene di montaggio senz'anima. In dieci anni, dal '51 al '61, la campagna italiana dimezzerà letteralmente la sua forza lavoro mentre le città specialmente del nord Italia avranno un incremento che le porterà ad esplodere. Nelle periferie delle grandi città nascono i fenomeni delle baraccopoli e dei quartieri-dormitorio. In questi insediamenti inumani si crea la spersonalizzazione della massa della popolazione dalla vecchia identità contadina, artigianale e di classe verso la scalata alla nuova condizione di individuo piccolo-borghese, piccolo proprietario, produttore e consumatore, egoista insaziabile. Tutte le grandi città italiane vivono tale transizione quasi senza batter ciglio.
A Firenze la politica esprime invece un progetto culturalmente e socialmente più nobile e più razionale, prima col sindaco Mario Fabiani e poi, dal '51, con Giorgio La Pira il quale si lascia ispirare dall'umanesimo di urbanisti come Giovanni Michelucci. "II tetto è una cosa sacra, un diritto primario inalienabile... Firenze ha il problema delle case, faremo le case": questo era l'impegno che aveva preso il neo-sindaco, La Pira appunto, nella riunione per l'insediamento della nuova Giunta, il 5 luglio 1951. E l'emergenza dell'immigrazione fu in effetti affrontata con una politica adeguata al bisogno. I soli casi più urgenti erano 3000 in quell'anno. Si incominciò con la creazione di un apposito "Ufficio alloggi". Si proseguì con la requisizione di alcune
grandi ville gentilizie praticamente inutilizzate, in base alla riesumazione di una legge del 1865 che estendeva le competenze del sindaco fino alla requisizione in caso di pubbliche calamità. Si dette il via alla costruzione veloce di complessi di "case minime" per tamponare le emergenze più immediate. Ma il sogno di La Pira non erano solo le case, erano le città come simbolo e concretizzazione della fraternità universale, città umane e umanizzanti. L'utopia che animava il suo impegno politico era la pace mondiale fondata sull'incontro fra le città. Dove hanno fallito gli Stati, riusciranno i popoli. Il 6 novembre 1954 consegnando le chiavi di quasi mille appartamenti, nella indimenticabile cerimonia d'inaugurazione dell'Isolotto, spiegò il senso di quella che egli definì come città-satellite. La città è un'unità organica che ha tutti gli elementi -disse - per stabilire, cementare, accrescere, una comunione fraterna di scambi e di vita. Città-satellite è una vera città, la quale, seppure orbitando intorno alla metropoli, ha tutti i servizi e le strutture che la rendono autonoma.
La prima nascita dell'Isolotto sembrò dunque dare un'anima al "Piano Fanfani" di edilizia popolare a livello nazionale. E fece discutere e creò opposizioni.
II sogno della politica fiorentina infatti non era per niente condiviso dai centri di potere che avevano consentito che si scucissero i finanziamenti dello Stato per realizzare l'insediamento abitativo. L'utopia della città a misura di persona umana fu usata finché si ritenne che servisse politicamente per fermare il comunismo nelle sue stesse roccaforti. Senza convinzione, però. La Pira fu tradito. L'Isolotto di fatto nacque anch' esso come quartiere dormitorio al pari di tutti gli altri, mancante di tutti i servizi.
Ma proprio da qui, dalla disgregazione urbanistica cinicamente programmata, nacquero ovunque in Italia e anche all'Isolotto straordinarie esperienze di socialità, di identità comunitaria, di "comunismo dal basso". Perché la mancanza di servizi essenziali, come la scuola, i mezzi di trasporto, l'ambulatorio medico, la farmacia, il mercato e la chiesa stessa, mise in moto energie incredibili di solidarietà. E la lotta per ottenere i servizi negati creò unità oltre le divisioni ideologiche e fece scoprire identità di interessi al di là delle separazioni di bandiera e di credo. Il territorio che doveva essere quasi un anti-fabbrica, nel senso che doveva servire a omologare la
gente nella cultura dell'individualismo egoista e a ghettizzare nella fabbrica la conflittualità sociale, si legò invece proprio al mondo operaio. Si creò un'alleanza tra fabbrica e territorio che mise paura. La disgregazione urbanistica produsse indubbiamente i suoi frutti distruttivi dell'anima sociale, ferì profondamente il sogno di una società comunitaria oltre i confini perseguito dallo sforzo immenso di un secolo e più di esperienze e lotte sociali per la giustizia, il riscatto dei poveri, la solidarietà, ma generò anche, per contraddizione, nuove identità comunitarie. Il sogno negato dal potere fu perseguito e in parte realizzato dal basso.


2 -Itinerario e metodologia delle interviste

Il progetto prevede la effettuazione di un centinaio di interviste secondo il seguente itinerario metodologico:
- scelta dei soggetti con bilanciamento dei sessi, con varietà di provenienze e professioni, con diversità di scolarizzazione; vanno intervistati anche alcuni autoctoni della zona dell'Isolotto: i cernitori, i contadini, gli artigiani;
-uso del magnetofono da non spengere mai durante 1'intervista per non perdere le notazioni che al momento possono sembrare non pertinenti o secondarie;
- mettere l'intervistato a suo agio e spiegare bene che l'intervista non ha altri scopi che valorizzare e tramandare la memoria;
- utilizzare sia interviste individuali che di gruppo: la memoria individuale e quella di gruppo sono simili ma non identiche e poi in gruppo la memoria del singolo si ravviva e si arricchisce di aspetti dimenticati; anche l' oblio può essere un processo attivo della memoria;
-lasciare l' iniziativa o almeno una parte dell'iniziativa agli intervistati e quindi lasciar parlare anche al di fuori delle risposte alle domande dell'intervistatore;
- verificare il più possibile le date dei fatti raccontati e la loro contestualizzazione;
- far sempre firmare una autorizzazione alla utilizzazione dell' intervista.
Se sarà possibile si potrà usare la videocamera. Si dovrà però tener conto delle resistenze che tale mezzo suscita e dei problemi che crea. Parlare al magnetofono non è la stessa cosa che parlare alla videocamera e soprattutto non dà gli stessi risultati. Si pensa però che nonostante i problemi valga la pena riprendere in video le interviste, specialmente quelle collettive, ove sia possibile.
Le interviste vanno poi trascritte e infine rese leggibili e liberate da ripetizioni, curando però la assoluta fedeltà.
Le domande devono comprendere le notizie e i temi descritti qui sotto in 3b ).


3 - Pubblicazione delle interviste.

La pubblicazione dovrebbe contenere:

a) la presentazione di uno storico (Cesare Bermani, Alessandro Portelli, Michele Ranchetti?) o di un sociologo (Paba?)
b) le interviste, possibilmente raggruppate per grandi temi, per evitare l'effetto "mucchio" che renderebbe poco appetibile la loro lettura. Siccome presumibilmente i temi sotto descritti figureranno e s'intrecceranno tutti o quasi tutti in ogni testimonianza, il raggruppamento potrebbe avvenire sulla base della prevalenza di uno o dell'altro dei temi stessi nella singola testimonianza:
" la provenienza dal meridione, dal centro storico, dalla campagna, dai centri profughi;
" i vecchi abitanti dell'Isolotto, contadini, cernitori, e il loro rapporto con la città satellite e i suoi abitanti;
" l'identità perduta: nostalgia o liberazione? La nuova identità: paura o speranza?
" assenza-presenza dei servizi e le risposte individuali e collettive ai bisogni nuovi; la gestione dei bisogni e della pressione per ottenere servizi; dialogo-conflitto con le istituzioni (INAcasa, Comune, Istituzioni scolastiche...);
" dalla socialità statica degli agglomerati tradizionali (centro storico-paese- borgo di campagna-centro sfrattati o profughi ) alla socialità dinamica da creare ex novo; la nascita delle nuove amicizie; i conflitti di vicinato e la loro gestione; le esperienze dei bambini e dei giovani;
" la gestazione e la nascita della solidarietà "oltre i confini" cioè oltre i tradizionali legami di cultura (meridionali-settentrionali. ...), oltre i vincoli di clan familiari, oltre le affinità ideologiche (comunisti-cattolici), oltre le appartenenze di classe (analfabeti-istruiti...);
" il protagonismo delle donne nelle strategie di inserimento e di creazione di nuova identità;

c) una appendice riguardante la ricerca documentaria sulla nascita della "città satellite" presso gli Archivi storici del Comune di Firenze, dell'INAcasa, della Fondazione La Pira, della Fondazione Michelucci e sulle fonti giornalistiche del tempo;

d) una documentazione fotografica tratta dall' Archivio storico della Comunità Isolotto e da altri archivi;

e) ove si ritenesse opportuno sarebbe possibile inserire il racconto di Enzo Mazzi "La piazza oltre le mura" già pubblicato in "Oltre i Confini" - LEF, Firenze, 1995.