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Marta ha vissuto con noi una esperienza di vita e di
spiritualità che ci ha segnato nel profondo; ha realizzato nella Comunità
il suo proprio cammino di crescita spirituale e morale intrecciandolo col
cammino di tutti;
ha testimoniato un grande amore per la vita spargendo sentimenti di
serenità, di gioia, di ottimismo e di coerenza nel pensare e nel vivere
quotidiano.
Che significato può avere la morte di fronte a questi valori di vita?
Tante volte questa domanda angosciosa ha riempito le nostre discussioni e
tentativi di lettura liberante della Bibbia; quando ci interrogavamo sul
senso della nostra esistenza, sul significato della fede e tentavamo di
aprirci a una visione unitaria della realtà che riconciliasse e fondesse
in uno il corpo e l'anima, la materia e lo spirito, l'al di qua e l'al di
là, la gioia e ilo dolore, la vita e la morte.
Nella Bibbia non abbiamo trovato risposte già fatte, pronte per l'uso
della nostra rassicurazione. Gesù stesso, sulla croce, ce ne dà conferma
quando morendo grida:
"Dio mio, perché mi hai abbandonato?!"
La tua parola si offre a noi come una via, un metodo di ricerca, che si
apre sull'orizzonte della verità e della vita.
Ma la ricerca è tutta affidata alla nostra responsabilità di donne e di
uomini.
La nostra fede cristiana è una fede laica non parte da una verità assoluta
e non pretende arrivare mai alla parola conclusiva.
È una fede di perenni viandanti, come la fede dell'emigrante Abramo, come
la fede dell'itinerante Gesù, espressa in parole come queste:
"Quanto poi alla resurrezione dei morti,
non avete letto ciò che Dio vi ha detto:
Io sono il Dio di Abramo. di Isacco e di Giacobbe?
Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!"
Attraverso queste parole il Vangelo è come se Marta stessa ci parlasse,
lei che arricchiva con la sua presenza silenziosa ma viva i cerchi della
Comunità in piazza, alla domenica:
"Io non sono morta.
Non di me vi dovete preoccupare, ma di voi stessi, che non siate dei morti
che si muovono sulla terra, che non vendiate mai la vita per sopravvivere,
che non vi capiti di essere morti prima di morire!"
Che Marta, così come l'abbiamo conosciuta, ci aiuti, continui ad aiutarci
in questa ricerca di vita, restando viva in mezzo a noi.
La Comunità dell'Isolotto
Firenze 12 ottobre 2001
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