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Domenica 16 settembre 2001
(con Gregorio Malavolti e Lidia Clark)
 


Tema dell'assemblea liturgica: Ubbidienza/disubbidienza
resistenza/resa

Vangelo: Matteo 27, 45-50

(Commento di E. Mazzi). Sarebbe importante sapere che cosa voleva dire, quale messagio voleva dare chi ha raccontato e scritto questo fatto.
1. Luca e Giovanni non lo riportano.
Luca scrive una cosa molto diversa: "padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio".
Giovanni invece: "Tutto è compiuto".
Matteo e Marco hanno voluto dire qualche cosa che a Luca e Giovanni non andava molto bene: una cosa sconvolgente: l'"abbandono di Dio".

2. L'abbandono di Dio è un tema presente in tutta la Bibbia. Matteo Aveva buoni appoggi. Ma qui raggiunge un culmine.
L'abbandono di Dio è la risposta del vangelo a tutte le fedi e religioni che cercano in Dio, in un dio, la risposta ai quesiti della vita e della storia, che cercano in Dio una protezione di fronte al male. "liberaci dal male" del Padre Nostro è in contraddizione con questo "Dio mio perché mi hai abbandonato". "Ha confidato in Dio, lo liberi ora!". La risposta è: "Dio mio perché mi hai abbandonato?!"

3. A qulcuno può sembrare scandaloso e sconfortante.
Non al grande teologo Dietrich Bonoeffer, giustiziato il 9 aprile 1945. Dal carcere scrive lettere che riesce a far uscire con la complicità di una guardia carceraria.
"Non possiamo essere onesti..." (pag.137). Questa autonomia e responsabilità la chiama "RESISTENZA", capacità di resistere al male senza l'aiuto di Dio, senza affidarsi ad un dio.
Ora poi mitiga questo rigore. "Spesso qui ho pensato..." (pag.149)
Non sto ad interpretare: d'altra parte era in prigione in attesa di essere ucciso.
Mi riallaccio al "Dio mio perché mi hai abbandonato" di Gesù. Ci vedo questi atteggiamenti di fondo "Resistenza e resa".
Resistenza di chi ha sfidato il potere, disubbidendo, prendendo la frusta, guarendo in giorno di sabato, osando toccare i lebbrosi, mangiare con i peccatori, facendosi toccare da una peccatrice, parlando di distruzione del tempio.
Resa di chi sta morendo sulla croce deludendo chi voleva portare fino in fondo la rivolta (qualche storico dice che Giuda lo ha tradito proprio per la delusione della resa)
Non so... quanto tutto questo possa avere attinenza con la preoccupazione e l'angoscia che ci accompagna...

N.B. Le citazioni di Bonoeffer sono tratte da "Come se Dio non ci fosse" di Rusconi, Einaudi, Torino 2000, pagg. 137 e 149



(Documento letto dalla statunitense Lisa Clark durante l'assemblea liturgica)
lisa.fi@libero.it

Da: lisa <lisa.fi@libero.it>
A: <beati@egroups.com>; <Iilliput-fi@egroups.com>; <bukavu-Iist@egroups.com> Data invio: giovedì 13 settembre 2001 16.13
Oggetto: Da New York
 


Da New York, 11 settembre 2001

Mentre scriviamo Manhattan sembra una città sotto assedio, con tutti i ponti, i tunnel e le metropolitane chiusi, e decine di migliaia di persone che si avviano lentamente a piedi verso nord. Seduti qui, nei nostri uffici della Lega dei Resistenti alla Guerra, il pensiero più immediato va alle centinaia, o forse migliaia, di cittadini di New York che hanno perso la vita nel crollo del World Trade Center. La giornata è limpida, il cielo è azzurro, ma enormi nuvole scure si alzano dalle macerie dove così tante persone sono morte ...

E sappiamo che anche i pensieri dei nostri amici e collaboratori a Washington vanno alle persone intrappolate negli edifici del Pentagono, anch'essi colpiti da un aereo. E pensiamo ai passeggeri innocenti degli aerei dirottati ...In questo momento non sappiamo l'origine di questi attacchi.

Ma sappiamo che Yasser Arafat ha condannato gli attentati. Non ci sentiamo di fare un'analisi: aspettiamo di avere maggiori informazioni.

Ma già da adesso, ci appelliamo al Congresso e a George Bush: qualsiasi risposta o azione gli Stati Uniti intraprendano, chiediamo che questa nazione non colpisca mai più dei civili, ne accetti azioni da parte di altre nazioni che abbiano come obiettivo i civili. Questo comporterà la fine delle sanzioni contro I'lraq che hanno causato la morte di centinaia di migliaia di civili. Significherà non solo la condanna del terrorismo da parte dei palestinesi ma anche la condanna della politica dell'assassinio di leaders palestinesi da parte di Israele e della repressione spietata della popolazione palestinese e l'occupazione della Cisgiordania e di Gaza.

Le politiche militaristiche perseguite dagli Stati Uniti hanno causato milioni di morti, dalla tragedia storica della guerra in Indocina, al finanziamento degli squadroni della morte in America Centrale e Colombia, alle sanzioni e i bombardamenti contro I'lraq. Questa nazione è il maggior fornitore di armi convenzionali al mondo e quelle armi alimentano il terrorismo più feroce, dall'lndonesia all'Africa. L'iniziale sostegno USA offerto alla resistenza armata in Afghanistan ha portato alla vittoria dei Talebani... e alla creazione
di Osama Bin Laden. .

Anche altre nazioni hanno perseguito politiche simili. Negli anni passati abbiamo condannato le azione del governo russo in regioni quali la Cecenia, le violenze perpetrate da tutte le parti in conflitto nel Medio Oriente e nei Balcani. Ma il nostro paese deve accollarsi la responsabilità per le sue azioni. Fino ad oggi ci siamo sentiti al sicuro all'interno delle nostre frontiere nazionali. Svegliarsi, in una mattina soleggiata, nella nostra più grande metropoli sotto assedio, ci ricorda che in un mondo violento nessuno di noi è al sicuro. Impegniamoci per porre fine al militarismo che caratterizza questa nazione da decenni.

Lavoriamo per costruire un mondo in cui la sicurezza sia garantita dal disarmo, dalla cooperazione internazionale e dalla giustizia sociale, non dall'escalation militare e dalle rappresaglie. Condanniamo senza riserva attentati come quelli che abbiamo subito oggi, che hanno colpito migliaia di civili. Che questa profonda tragedia possa ricordarci dell'impatto che le politiche statunitensi hanno avuto su altri civili in altre terre.

Abitiamo un'unica terra, siamo un unico mondo. Vogliamo un futuro vissuto nella paura e nel terrore? O vogliamo lavorare per costruire un futuro in cui si troveranno le alternative pacifiche alla violenza e una distribuzione più equa delle risorse del mondo. In questo momento, in cui piangiamo le migliaia di vite perdute, i nostri cuori implorano riconciliazione, non vendetta.