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MAESTRI DI STRADA
Comunità dell'Isolotto - Firenze, Piazza dell'Isolotto -20.05.2001 -
riflessioni di Carlo, Claudia, Luisella, Maurizio
 


1. Lettura del Vangelo
2. Premessa
3. L' esperienza delle Piagge e quella della Casa-Scuola "Santiago 1 " di Salamanca
4. L 'esperienza di Marco Rossi Doria
5. Alcune domande e riflessioni
6. L 'esperienza della comunità dell'Isolotto: 5 anni di incontri tra le generazioni sui temi della memoria
(intervento di Enzo Mazzi)

1. Letture dal Vangelo
Dal Vangelo di Luca (2.41): "I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza, ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: "figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose: " perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non comprendevano le sue parole ".
Commento: la nostra bambina, di 5 anni, un giorno tornando a casa da scuola, ha detto che "Gesù è il bambino più buono di tutti!!". Mi sono affrettata a dire che No! Gesù non era il bambino più buono di tutti! che qualche volta a fatto spazientire la sua mamma e il suo babbo (vedi il passo appena letto ). Poi ho cercato nei Vangeli Apocrifi, che più a lungo di quelli canonici raccontano l'infanzia e l'adolescenza di Gesù; qui accanto a tanti "prodigi" di Gesù bambino, vi sono anche molte storie di dispetti ad amici e compagni di giochi, così come un passo (che segue) che mostra la preoccupazione di Maria di fronte al figlio adolescente; un dialogo madre-figlio che, leggendolo nel nostro gruppo, abbiamo sentito molto umano e molto vicino. Gesù, da grande, insegnava e voleva che ci volessimo bene gli uni con gli altri; rinchiuderlo in una cornice di perfezione, lo rende troppo e ingiustamente lontano.

dai vangeli apocrifi (libro armeno dell'infanzia , XXV;
"... Maria disse: Figlio mio, tu hai ancora l'età di un ragazzo, non di un uomo maturo, sii prudente nell'andare qua o là, che non te ne derivi alcun male". Disse Gesù: "madre mia, i tuoi pensieri non sono ragionevoli, perché io so tutto ciò che deve accadere ".
Maria disse: "non ti addolorare di ciò che ti ho detto, perché molte preoccupazioni mi assillano, e non so che cosa fare". Gesù disse: "che cosa pensi di fare al mio riguardo ?" Maria disse: "ecco che cosa mi preoccupa: noi ci siamo curati di farti apprendere tutti i mestieri durante la tua infanzia e tu non ne hai approfittato. Né hai assecondato i nostri sforzi. E ora che sei diventato grande cosa intendi fare e come vuoi vivere sulla terra ? ".
Ascoltando queste parole, Gesù sentì indignazione nell'animo suo e disse a sua madre: "hai detto parole molto sconsiderate. Non capisci i segni e i prodigi che io compio in tua presenza e che vedi con i tuoi stessi occhi ? E sei ancora incredula, dopo il lungo tempo che io sono con te ? Guarda i miei miracoli, considera tutto quello che faccio e abbi pazienza ancora per qualche tempo, vedrai compiute tutte le mie opere, perché ancora non è venuto il mio tempo. Ma tu rimanimi fermamente fedele. " Dette queste parole, Gesù uscì in fretta di casa.

2.Premessa oggi vogliamo raccontare e riflettere su alcune esperienze di scuola e di rapporto con i bambini e i ragazzi maturate in realtà diverse:
- l'esperienza delle Comunità dell'Isolotto che da 5 anni realizza un incontro tra le generazioni, sui temi della memoria sulla cultura contadina, sui modi di vivere dei nonni quando erano bambini, sul fascismo/antifascismo e sulla guerra;
-l'esperienza di una scuola informale con "ragazzi difficili" alle Piagge; 
-l' esperienza della casa-scuola "Santiago 1 " di Salamanca (Spagna) guidata da Padre Corro; --l' esperienza di Marco Rossi Doria e dei maestri di strada a Napoli.
Uno dei temi di "Porto Franco. Toscana: terra dei popoli e delle culture" per l'anno 2001 riguarda la sfera educativa e culturale: nell'ambito di questo tema sono state previste molte iniziative: tra queste:


1) 1'incontro "La memoria e il territorio", che avverrà martedì, 22 maggio 2001 alle ex Baracche Verdi, tra i partecipanti del "campus 2000 sulle culture della storia e della memoria" e le strutture sociali ed educative del Quartiere 4 a cura del CEP dell'Isolotto;


2) il seminario su "Centri interculturali e mediazione socio-culturale" che ci sarà ad ottobre 2001, cui parteciperanno, oltre agli operatori della scuola delle Piagge, Padre Corzo e Marco Rossi Doria.


3. L'esperienza delle Piagge e quella della Casa-Scuola "Santiago 1 " di Salamanca (Luisella)
(Intervento libero di Luisella)

4. L'esperienza di Marco Rossi Doria

4.1 Chi è Marco Rossi Doria?
E' un maestro elementare napoletano, di 46 anni, che ha iniziato nel 1976 questo mestiere nelle periferie di Napoli, affrontando le problematiche dell'insegnamento e delle relazioni adulto- bambino nei contesti di forte degrado ed esclusione sociale. Ha studiato a lungo queste problematiche, cercando sempre di coniugare l'esperienza pratica maturata nelle periferie di Napoli, di Parigi, e di alcune città del Kenia e dell'America Latina, con gli studi specifici in materia educativa, didattica e psicologica.
Negli anni '90 è diventato il primo "maestro di strada" italiano, lavorando nelle strade dei Quartieri Spagnoli in collaborazione con l' Associazione Quartieri Spagnoli. Nel 1995 dopo alcuni anni di attività completamente volontaria, il Ministero della Pubblica Istruzione lo ha prestato all'Associazione con uno specifico comando.
Recentemente il Ministro per la Solidarietà Sociale, Livia Turco, ha presentato un "Piano per l'infanzia e adolescenza" approvato dal Consiglio dei Ministri di giugno 2000, dove, tra le altre iniziative, si istituisce la figura del "maestro di strada" e si sottolinea l'importanza di ogni programma che cerchi di promuovere questa figura in altre realtà italiane di emarginazione sociale.

4.2 In che modo opera il "maestro di strada"?
Il maestro di strada è un maestro che opera, in stretta collaborazione con coloro che lavorano a livello sociale, nei quartieri caratterizzati da forte emarginazione sociale e da altissimo rischio di abbandono o insuccesso scolastico, cercando di:
1) instaurare una relazione educativa positiva adulto-bambino/adolescente per tutti quei ragazzi per i quali la scuola tradizionale, pur necessaria, è del tutto insufficiente non solo ad acquisire le competenze del leggere, scrivere e far di conto ma anche di un minimo di crescita equilibrata.
2) di instaurare questo rapporto, andando a cercare i ragazzi in tutti i luoghi in cui questi si ritrovano: la sala giochi, i crocicchi di motorini, i campetti di calcio, i muretti, o più semplicemente la strada per poi offrire anche attività più strutturate - i doposcuola, i laboratori, la lettura di fiabe, attività di formazione-apprendistato, etc... . Dice, Cesare Moreno, un altro maestro di strada del napoletano, che lavora con MRD: "..per insegnare bisogna partire dal luogo in cui il ragazzo sta con il cuore e con la mente. Il ragazzo con il cuore e con la mente non sta a pagina 27 del libro di testo ma al numero civico 325, dove ha lasciato una situazione spesso difficile e brutta... ".
3 ) cerca di svolgere un'attività di mediazione tra le figure adulte (genitori, familiari, insegnanti, operatori) affinché gli adulti più fragili possano essere sostenuti nel loro ruolo di adulti, e affinché tutti possano agire il più possibile in modo concertato per aiutare i bambini e gli adolescenti difficili. Questa attività di mediazione è fondamentale e difficile; dice sempre Cesare Moreno :"..il nostro è un mestiere difficile perché è impossibile definirlo. Noi portiamo i ragazzi dall'allenatore di calcio e questo ci dice che siccome lui non fa lo psicologo né l'assistente sociale, quei mascalzoni non ce li vuole. Li portiamo a un corso professionale e l'insegnante ci dice che lui sta lì per insegnare il restauro del legno e non fa l'assistente sociale. Li portiamo perfino dall'assistente sociale e quella ci dice che non fa la psicologa. Sono stati cacciati dalla scuola, dal meccanico, dal'allenatore di calcio, dall'istruttore di calcio perfino dal catechismo. Insomma nessuno può occuparsi di loro..."..

4.3 L' Associazione Quartieri Spagnoli
Marco Rossi-Doria è stato prestato dal Provveditorato all' Associazione "Quartieri Spagnoli".
I Quartieri Spagnoli sono un vecchio quartiere del centro di Napoli, di circa 20.000 persone, dove circa un terzo sono bambini e adolescenti, dove la maggioranza degli adulti è disoccupata, dove le donne che lavorano sono un'eccezione, dove le donne vivono in modo molto precoce e spesso da sole la maternità, dove è presente più che altrove la microcriminalità e la piccola illegalità. Ma, scrive MRD, "..il Quartiere non è solo malaffare. Ha una sua robustezza e tradizione produttiva. E una sua rete non rada di servizi. Vivono fianco a fianco a tutto il resto...".
L'Associazione Quartieri Spagnoli è una delle associazioni più note e frequentate del quartiere; è una "grande stanza sempre aperta sulla strada" in cui i volontari cercano di dare ascolto ai disagi e ai bisogni delle persone, di favorire quei meccanismi, in base ai quali sono le stesse persone in difficoltà che, parlando a voce alta dei loro problemi - problemi di mancanza di lavoro, di malattia, di maternità troppo precoci, di droga, di affitti da pagare o sfratti, di problemi con la giustizia - individuano in se stessi o nel quartiere le soluzioni possibili. L' associazione cerca inoltre, con un lavoro continuo, di attivare emettere in collegamento tra loro, le risorse sociali del quartiere e della città per fare fronte al disagio e all'esclusione.

Nota: In particolare il lavoro specifico di Marco Rossi Doria è un "work in progress" con una base oraria di 36 ore settimanali, di cui:
-24 dedicate alle attività educative e di osservazione (di cui alcune di osservazione nelle classi delle scuole elementari e medie affiancando gli insegnanti, 15 di doposcuola nella associazione, 3-5 dedicate ai laboratori di psicomotricità, ascolto di fiabe, laboratori e alcune di osservazione delle attività spontanee di gioco e socializzazione dei ragazzi).
-12 dedicate al coordinamento degli attori dei processi educativi (genitori, insegnanti, assistenti sociali, volontari, etc..), alla registrazione di incontri, dati e osservazioni.
 
4.4 Con che stile opera il "maestro di strada" Marco Rossi Doria?

1) partire sempre dalla realtà. MRD sostiene che non si può che partire dalla realtà di sofferenza ed emarginazione che vivono i bambini e gli adolescenti della zona in cui si opera. Com'è la realtà di Napoli? "Napoli è una città... che si attrezzano come sanno a sopravvivere ma a me sembra un nuovo Presepe senza gloria, senza cometa, senza magi, senza annunciazione ...dove tutto ma proprio tutto (linee aeree, acquedotto, manto stradale, insegne, palazzi alzati da venti anni) è mal messo e mal posto... ". "Cosa muove questo Presepe? " ..."Sono i soldi a muovere tutto questo, sono piccoli e grandi soldi che scorrono ovunque ...ma quali soldi? Non ci sono quasi più i soldi sudati nelle campagne ...e nemmeno i soldi pubblici dei pastifici che non ci sono più e che non ritorneranno più a fabbricare ziti e spaghetti di grano duro ...e nemmeno i soldi del contrabbando di sigarette di qualche anno fa... Ora il presepe di alluminio lo muove l'eroina... Fianco a fianco, nello stesso caseggiato, nella stessa famiglia c'è chi campa sull'ultima campagna che è rimasta, chi sul contrabbando che non durerà, chi sul lavoro a casa, chi uscendo in mare o scaricando al porto, ci sono gli ultimi operai e chi afferra i soldi dell'eroina che sembra durerà in eterno ...non c'è innocenza in questo Presepe, tutti sanno, sono fianco a fianco,fratelli, cugini, compari di battesimo... tutti sanno e non c'è innocenza in questo Presepe!!".
2) Convinzioni senza dogmi: è importante cercare di maturare idee, convinzioni e progetti, ma è anche importante che queste idee non diventino mai certezze o dogmi, e che queste vadano sempre verificate sulla base della realtà e con il "dialogo comunitario" con le persone, con gli operatori.
3) Tenere al centro i bambini e riuscire a svolgere il ruolo di adulto. La relazione educativa adulto-bambino/adolescente ha come protagonista il bambino/adolescente e come condizione necessaria per la crescita la figura adulta: i bambini/adolescenti hanno bisogno di adulti (genitori, insegnanti, educatori, etc..) che pongano, con chiarezza, semplicità e costanza, adeguate condizioni per la crescita, che pongano in modo autorevole, non autoritario ma nemmeno falsamente tollerante, regole e limiti, che sappiano sostenere, contenere e accompagnare la crescita. Spesso invece, gli adulti o sono assenti (assenti, distratti, stupidamente tolleranti) o sono ingerenti (perché autoritari o semplicemente perché organizzano tutti i tempi e gli spazi dei ragazzi non lasciando la possibilità fondamentale dell'auto organizzazione ).
4) Niente miracoli, ci si attiene al possibile ma lo si fa con fantasia e continuità: le donne egli uomini dell'Associazione Quartieri Spagnoli, così come i maestri di strada che vi operano, ripetono spesso che "non fanno miracoli", che spesso la loro azione ha più a che fare con le difficoltà e con gli insuccessi che con i miracoli. Il loro lavoro contro l'esclusione sociale è una specie di arte, e scrive MRD, "..e come in un'arte che si è nutrita soprattutto, nel corso del tempo, di esperienza, non si millantano miracoli e non si sognano capovolgimenti risolutori. Qui ci si attiene al possibile - penso - ma lo si fa con fantasia e con continuità da anni.. ".
5) Rassegnarsi ma senza mai rassegnarsi: questo lavoro richiede di sapersi rassegnare senza mai rassegnarsi. Di accettare i limiti e gli insuccessi continuando a lavorare con fantasia e determinazione. MRD scrive "..ci sono ragazzi che non si acchiappano più. Vivono una loro radicale determinatezza. Uno andava a pescare sul molo. Girovaga. Fuma molte sigarette. Lavora presso un negozio e poi lascia e poi va da un altro e lascia. E' gentile e alquanto solitario. E a scuola non ci va più. ...E' duro rassegnarsi e non bisogna rassegnarsi: fare le due cose insieme è quello che vedo fare all'Associazione".
6) Niente moralismi o stupide pregiudiziali "liberal": è inutile essere moralisti, è stupido essere ideologicamente "liberal" in campo educativo. Siamo accesi sostenitori dei limiti come categorie indispensabili per la crescita. "... Gianni è un ragazzo di 14 anni che, ottenuta la licenza media per toglierselo di torno, come succede a tanti ragazzi non contenibili in una classe, ha passato la vita in strada per un anno... Per 4 mesi Gianni ha lavorato come ragazzo in un bar gestito da una coppia sensibile ai problemi del quartiere, che gli hanno dato anche consiglio e ascolto. E' stato sfruttato, certo, ha lavorato al nero almeno 7 ore al giorno, a 60mila lire a settimana... ma questa esperienza lo ha anche contenuto, gli ha fornito limiti e orari e una relazione referente quotidiana: era molto meno distruttivo, più sereno e propositivo nel gioco dopo il lavoro, capace di socialità anche pacata ...".
La prima volta che si è sentito parlare di "maestri di strada" è stato negli anni '70 all'Unicef.
Poi nel '94 MRD ha cominciato nei Quartieri Spagnoli. A Milano c'è il Centro di Educazione Permanente che fa recupero di drop-out da almeno venti anni con educatori comunali. A Torino c'è il progetto "Provaci ancora Sam": è un gruppo di volontari che si occupa di recupero e che lavora in appoggio alla scuola. A Roma c'è l'associazione Professori di Borgata. E ancora a Napoli c'è il "Progetto Chance", lo sviluppo del progetto originario dei maestri di strada proposto da MRD: E probabilmente ci sono anche altre esperienze meno note. Si tratta comunque di esperienze nate indipendentemente l'una dall'altra, che ora si stanno conoscendo, riconoscendo e che stanno cercando di scambiarsi informazioni, di realizzare un dialogo costante e una rete di collegamento.

5. Alcune domande e riflessioni .

-il 68 ha spazzato via, nel mondo della scuola, la forma autoritaria del rapporto ragazzo-adulto, allievo-insegnante, ma c'è chi sostiene che oggi la scuola (salvo alcune eccezioni) non ha ancora saputo trovare forme autorevoli per questo rapporto, abdicando dal proprio ruolo e compito educativo. E' vero?
-Don Milani insegnava che il padrone è padrone perché conosce 1000 parole e l'operaio perché ne conosce 10, e che per difendersi nella vita era necessario imparare tutte le parole del padrone. E' ancora vero.
-L' esperienza dei maestri di strada e del Progetto Chance, oltre al valore in situazioni di marginalità come quelle in cui è maturata, ha dato luogo ad una impostazione metodologica sulle ragioni e i metodi dell'apprendimento e dell'insegnamento che è valida in assoluto, ovvero anche nelle situazioni di scolarizzazione "normale" .


Riferimenti bibliografici:
1) Marco Rossi-Doria, "Di mestiere faccio il maestro", Ed. L'Ancora, Napoli,1999
2) P. Tavella, "Gli ultimi della classe. Un anno con i ragazzi e i maestri in una scuola di strada di Napoli", Mondadori, 2000.
3) Porto Franco : www.cultura.regione.toscana.it
4) Ulteriore documentazione di varia provenienza disponibile a richiesta