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Bozza di documento da inviare

alle autorità politiche e religiose israeliane,

palestinesi, italiane e alla stampa.



Prendiamo la parola sul dramma che si sta consumando in Palestina perché riteniamo che nessun contributo anche minimo, come può essere il nostro, debba essere negato a.la ricerca di uno sbocco pacifico della crisi attuale che sta scivolando pericolosamente verso una nuova guerra.


Siamo combattuti fra il desiderio di essere vicini agli israeliani, che vorremmo sicuri nel loro Stato e invece sono angosciati dalla paura e in lutto per la morte di otto loro militari, e il bisogno di essere coerentemente solidali con le vittime palestinesi di una repressione che dall'ONU stessa è stata dichiarata eccessiva e che fino ad ora ha causato 130 morti e quattromila feriti, alcuni dei quali poco più che bambini che lanciano sassi contro carri armati, armi pesanti, sofisticati missili ed elicotteri, per affermare il diritto che anch' essi hanno di uno Stato sicuro entro i confini stabiliti dalle risoluzioni dell'ONU.


Siamo combattuti dalle enormi contraddizioni che rendono complessa e difficilmente decifrabile la situazione. Una cosa però abbiamo chiara: la guerra che si sta pericolosamente profilando è certamente una sconfitta per tutti e non è affatto inevitabile. Non c' è alternativa reale alla pace. Risolvere con la forza i conflitti è la tentazione storica dell'umanità.

 

La guerra ha raggiunto talvolta obbiettivi considerati irrinunciabili ma non ha mai pareggiato nemmeno lontanamente il conto delle sofferenze inflitte e del sangue versato. Bisogna domandarsi se gli stessi obbiettivi si potevano raggiungere per strade pacifiche. Noi riteniamo che esistano sempre vie di uscita di carattere pacifico e che tali possibilità ci siano anche nella situazione attuale in Medio Oriente. È quello che ci dicono i movimenti per la pace sia israeliani sia palestinesi a cui va tutta la nostra solidarietà. A tali movimenti la diplomazia internazionale e italiana dovrebbe dare più credito. Lo si è visto anche in Jugoslavia dove non la guerra, che noi abbiamo giudicato inutile e irrazionale, ma il sostegno internazionale alla opposizione democratica e pacifica ha contribuito a far cadere il regime sanguinario.


Riteniamo che la crisi palestinese sia resa più acuta dalla sostanziale assenza dell'Europa e in particolare dell'Italia. Le ragioni di tale assenza sono molte ma ci sono anche ragioni che dovrebbe spingere a uno sforzo più grande per evitare i gravi pericoli per la pace costituiti da un mondo dominato da una sola grande potenza. Chiediamo ai nostri governanti di impegnarsi per la pace con più determinazione.


Anche 1e autorità religiose hanno la loro responsabi1ità in un conflitto che sappiamo essere politico ma in cui vari e contrastanti interessi religiosi sono tentati di gettare benzina sul fuoco. Quella tentazione va contrastata in ogni modo. Il Dio delle tre religioni abramitiche nel suo cammino storico insieme alle donne e agli uomini di tutti i popoli della terra è giunto ormai nelle coscienze di molti credenti ad aborrire il sacrificio, il sangue versato, la guerra santa o giusta o umanitaria. È un processo di trasformazione e maturazione della fede sia cristiana, sia ebrea, sia musulmana, che va favorito e accelerato come contributo alla pace in Medio Oriente e nel mondo.


La Comunità dell'Isolotto