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Comunità dell'Isolotto
Via degli Aceri 1 - 50142 Firenze
tel+fax 055 711362
e-mail comis@videosoft.it


NATALE 1999
VEGLIA IN PIAZZA ISOLOTTO:
eresia: anima creativa del millennio.

 


La Veglia, che avrà inizio alle 22,30 del 24 dicembre 1999, in piazza Isolotto, si svolgerà con quattro brevi quadri di esperienze "eretiche" in qualche modo esemplari, a cominciare dall'eresia del Vangelo, recitati e accompagnati con musiche: Celestino V, il papa della Chiesa povera e dei poveri, morto in prigione nel 1296, Margherita Porete, la mistica dello Spirito libero, bruciata sul rogo nel 1310 a Parigi, Giordano Bruno, il filosofo dell'infinito, bruciato sul rogo a Roma nell'anno santo 1600, Zena, la strega bruciata, simbolo di un vero e proprio genocidio di donne sagge, libere e creative.
Le eresie del passato saranno intrecciate, come lo sono realmente, con le testimonianze di eresie creative dell'oggi, eresie religiose e laiche in una società secolarizzata e multiculturale.
Quale spazio per l'eresia creativa nel terzo millennio? E' l'interrogativo che la Veglia consegnerà al tempo che viene e ai giovani che ne sono protagonisti.


Questo è l'ultimo Natale del secondo millennio.
La misura del tempo, in occidente, basata sulla nascita di Gesù ha sancito il trionfo del cristianesimo. Il passaggio dal secondo al terzo millennio rinnova tale trionfo coi fasti del Giubileo e sembra annullare le altre culture.
In realtà, la Nascita di Gesù, che solo nel VI secolo è stata posta come data di inizio di un nuovo computo del tempo, e cioè del nostro calendario e dei suoi millenni, non fonda il tempo del trionfo ma il tempo della eresia. Gesù è in sé stesso una eresia per la cultura e i poteri di quel tempo. E' infatti l'annuncio di un tempo nuovo, il tempo del Regno di Dio, che non è affatto come s'intende comunemente la teocrazia religiosa, ma anzi pone fine al tempio e al trono. Gesù è la profezia che annuncia il tempo della liberazione dal dominio e dalla sudditanza, il tempo della sovranità universale, della responsabilità e autonomia individuale e insieme comunitaria: "non ci sono più né padri né maestri né dottori, ma tutti fratelli". Un tale messaggio evangelico di liberazione è subito osteggiato dall'alleanza fra il potere imperiale e quello religioso. Non viene usato ancora il termine eresia, ma Gesù è definito "pazzo - indemoniato - bestemmiatore - sobillatore" e come tale è crocifisso.
Il messaggio eretico del vangelo s'incarna in diverse esperienze, variamente represse e ampiamente insanguinate, attraverso tutto il primo millennio e diviene anima creativa del secondo millennio. Quando diciamo "anima creativa" non intendiamo mitizzare l'eresia. Intendiamo piuttosto rilevare e valorizzare il carattere dinamico, positivo e costruttivo di tante e tante esperienze e idee, represse come eretiche, che si sono intrecciate o succedute in questi duemila anni, diverse fra loro, tese ad annunciare il tempo della liberazione.

Vogliamo al tempo stesso guardare all'eresia come risorsa per il tempo presente e futuro, per una società pacificata e interculturale.
Se non vediamo, in mezzo al fiume di sangue versato, il sentiero ininterrotto del riscatto, non riusciamo a collocare in una linea di positività la quantità immensa di fatti e persone che hanno animato in particolare il millennio che muore. Restano le realtà emergenti, fatti e persone staccati, isolati. No, i vari eretici, streghe, maghi, profeti, non sono episodi separati, da demonizzare oppure santificare, fanno parte di un processo di liberazione e di riscatto. Ignorare o sottovalutare i processi profondi, frantumare il divenire storico, isolare e perciò mitizzare personaggi e avvenimenti esclude la rilevanza della quotidianità e l'apporto delle persone comuni dette appunto i "senza storia".
E' una frantumazione e disarticolazione e mitizzazione della memoria storica che oggi è sfruttata a piene mani e favorita dal liberismo dominante. Questo ha bisogno infatti di annullare l'identità sociale della gente comune e ha necessità di distruggere la memoria generativa di tale identità per costruire automi smemorati e spaesati. Masse umane senza memoria e senza radici sono la creta informe e malleabile con cui viene creato l'uomo della nuova storia e il fedele della nuova religione: la storia del dominio del mercato globale e la religione del dio-danaro.
C'è bisogno oggi di una "resistenza della memoria", anche in relazione del sentiero storico ininterrotto della eresia, anima creativa del passato e risorsa positiva del tempo presente e futuro. La celebrazione del Natale può e deve per noi dare il suo contributo in tal senso.
 

   
   

(Appunti per la Veglia di Natale 1999)

 

 Volgere lo sguardo all’eresia come anima creativa del tempo cristiano è un modo coerente per noi di vivere il passaggio di millennio.

          L’eresia crocifissa del Vangelo.

 

 La misura del tempo, in occidente, basata sulla nascita di Gesù ha sancito il trionfo del cristianesimo. Il passaggio dal secondo al terzo millennio rinnova tale trionfo coi fasti del Giubileo e sembra annullare le altre culture.

La Nascita di Gesù non è affatto, come è ben noto, inizio del tempo cristiano, che invece è stato codificato cinquecento anni dopo. Con Gesù nasce semmai un nuovo annuncio e una nuova consapevolezza. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e prendete consapevolezza del significato di questo gioioso annuncio”: sono le prime parole che Marco mette in bocca a Gesù e forse è proprio questa l’essenza della primitiva predicazione del messia. E’ compiuto il tempo dei re, dei sacerdoti, e di tutti i dominatori di questo mondo, è venuto il tempo in cui Dio stesso regna senza la mediazione di nessuno: “Credimi donna, dice Gesù alla samaritana, è venuto il tempo in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre…ma viene il tempo anzi è questo in cui i veri adoratori adoreranno il padre in spirito e verità”. E’ l’annuncio della liberazione dal dominio e dalla sudditanza e la valorizzazione delle esperienze di responsabilità e autonomia individuale e insieme comunitaria: “né padri né maestri né dottori, ma tutti fratelli”.

 

Un tale messaggio evangelico è subito osteggiato dall’alleanza fra il potere imperiale e quello religioso del tempo. Non viene usato ancora il termine eresia, ma Gesù è definito ”pazzo – indemoniato – bestemmiatore – sobillatore” e come tale è crocifisso.

  L’eresia creativa anima del secondo millennio, scomunicata e arsa sui roghi.

 Il messaggio eretico del vangelo s’incarna in diverse esperienze, variamente represse e ampiamente insanguinate, attraverso tutto il primo millennio e diviene anima creativa del secondo millennio.

Quando diciamo “anima creativa” non intendiamo mitizzare l’eresia. La verità assoluta non sta per noi da nessuna parte, nemmeno nell’eresia evangelica. Intendiamo piuttosto rilevare e valorizzare il carattere dinamico, positivo e costruttivo di tante e tante esperienze e idee, represse come eretiche, che si sono intrecciate o succedute in questi duemila anni, tese ad annunciare il tempo della liberazione.

 

Se non vediamo, in mezzo al fiume di sangue versato, il sentiero ininterrotto del riscatto non riusciamo a collocare in una linea di positività la quantità immensa di fatti e persone che hanno animato in particolare il millennio che muore. Restano fatti e persone staccati, isolati. No, non sono episodi separati, fanno parte di un processo di liberazione e di riscatto.

Ignorare o sottovalutare i processi profondi, frantumare il divenire storico, isolare e perciò mitizzare personaggi e avvenimenti esclude la rilevanza della quotidianità e l'apporto delle persone comuni dette appunto i "senza storia".

 

E' una frantumazione e disarticolazione e mitizzazione della memoria storica che oggi è sfruttata a piene mani e favorita dal liberismo dominante. Questo ha bisogno infatti di annullare l'identità sociale della gente comune e ha necessità di distruggere la memoria generativa di tale identità per costruire automi smemorati e spaesati. Masse umane senza memoria e senza radici sono la creta informe e malleabile con cui viene creato l'uomo della nuova storia e il fedele della nuova religione: la storia del dominio del mercato globale e la religione del dio-danaro.

 

L’eresia dunque anima creativa del millennio.

 L’eresia del “Vangelo eterno” di Gioacchino da Fiore.

 La trama profonda che lega le eresie del secondo millennio è costituita da un intreccio di tanti fili. Possiamo individuare uno di tali fili nel “Vangelo imperituro” o “Vangelo perenne”: così è stata chiamata per molti secoli una visione rivoluzionaria della storia fondata sulla profezia millenaristica che risale al monaco del dodicesimo secolo Gioacchino da Fiore.

Gioacchino da Fiore, vissuto nella seconda metà del XII secolo, monaco del monastero cistercense di S.Giovanni in Fiore, nella Sila, si rese interprete delle attese delle classi umili di quel tempo e tentò di dare loro un orizzonte ideologico.

 

A cominciare già dagli inizi del secondo millennio era avvenuta una grande trasformazione della società feudale: il declino del sistema di dipendenza della servitù della gleba e la nascita di comunità di villaggio dotate di una certa autonomia e formate da contadini non più servi della gleba. Questo porta una nuova cultura, la cultura della cooperazione e della solidarietà. Nascono costumi e tradizioni collettive, sorgono spazi comuni di uso collettivo, la povertà è vista non più come destino ma come frutto della dipendenza dai ricchi, le stesse chiese che sorgono nei villaggi non sono più viste come proprietà del signore gestite da preti a servizio del signore stesso (le pievi) ma come luoghi di culto collettivo e soprattutto di vita comunitaria, per riunioni della comunità di villaggio. Questa ventata di comunitarismo, di indipendenza e di autonomia coinvolge anche le relazioni più intime come la relazione uomo-donna. “Nelle comunità rurali - scrive Simone de Beauvoir - gli sposi vivono in condizioni di uguaglianza; la donna non è né una cosa né una serva: questi sono lussi da uomo ricco; nel lavoro, la donna conquista una autonomia concreta perché un suo peso economico e un suo ruolo nella società”.

 

Varie sono le cause di questa nuova cultura di comunitarismo egualitario, solidale e autonomo. Fra queste c’è la nascita di un nuovo ordine monastico, l’ordine cistercense fondato in Francia (Citeaux – Cistercium) nel 1098, da una ventina di monaci che non accettano più di vivere il modo di vita aristocratica del monachesimo benedettino-cluniacense che sfrutta pesantemente i servi della gleba. I cistercensi impostano la loro vita al modo dei contadini, tornano a vivere di lavoro proprio, si vestono di abiti comuni, mangiano poveramente, evitano di consumare legna per riscaldarsi. e impostano tutta la loro vita al modo dei contadini.

E’ in questo clima che il monaco cistercense Gioacchino da Fiore riprende alcuni temi dell’Apocalisse biblica e in particolare il brano che dice: “Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, ed aveva un Vangelo eterno da annunciare a coloro che abitano la terra, ad ogni nazione e tribù e lingua e popolo”.

 

Per Gioacchino il Vangelo eterno è l’annuncio della liberazione da tutti i poteri che in diversi modi dominano dall’alto e l’avvento di una società dello Spirito e dell’amore universale.

Finita l'epoca dell'onnipotenza divina e della servitù umana (l'Antico testamento), finita anche l'epoca della paternità divina e della ubbidienza filiale alle autorità legittime e alla Chiesa (Nuovo Testamento), si apre l'età dello Spirito. In essa Dio si manifesta nell'intimo e dall'intimo di ogni persona attraverso la libertà spirituale e l'amore universale, eliminando la necessità del Tempio e del Trono.

 

 Il "Vangelo eterno" condannato come eretico e combattuto con tutti i mezzi dal potere, s'inabissò periodicamente nelle coscienze e in circoli clandestini nei periodi più difficili, riemergendo però come aperta dottrina rivoluzionaria ogni volta che le classi escluse trovavano uno spiraglio. Ad esempio nella esperienza di Francesco d’Assisi, nella rivoluzione fiorentina dei "profeti disarmati", nelle rivolte contadine del sedicesimo secolo, nella elaborazione intellettuale di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella, nella rivoluzione inglese, nella rivoluzione francese, e in forma del tutto secolarizzata nelle teorie del materialismo storico e nel socialismo. Tracce della profezia di Gioacchino da Fiore si possono ritrovare anche oggi nei movimenti della liberazione post-moderna come ad esempio nella Teologia della liberazione.

 

 

 

L’eresia di Giordano Bruno.

 Dialogo fra Giordano, un fraticello e poi il cardinale inquisitore Bellarmino, nel carcere romano della Inquisizione

(periodo di Natale 1499)

 Fraticello  :Mi hanno detto che avete scritto tutta la notte. Come fate a vincere il sonno?

 

Bruno:Opera di magia

 

Fraticello: Vi burlate sempre di me

 

Bruno :Potrai dire di aver parlato col più grande dei maghi, quando tornerai al paese

 

Fraticello:  Vorrei tornare al paese per stare un po' con la mamma. Guardate! questa immagine della Madonna col bambino le assomiglia, sembra il suo ritratto.

 

Bruno: Mia madre era sempre in ansia …suo marito faceva il soldato mercenario…un bel modo di campare la vita… lei stava male…temeva che qualche giorno non sarebbe tornato…quando mio padre ritardava e non aveva notizie mi abbracciava…il cuore le batteva forte ed io mi stringevo a lei

 

Fraticello :Dite, perché non vi basta pregare Dio, come dicono i Padri;  con la vostra ostinazione correte un grave pericolo.

 

Bruno :Stai imparando il mestiere ragazzo!?

 

Fraticello :Io credo che ogni uomo potrebbe pregare Dio in pace e con le buone opere celebrare la sua gloria

 

Bruno :Ma allora sei un fior di teologo! Ebbene io l'Arcidiavolo Filippo, detto Giordano, dico di essere d'accordo con te. Proclamo che Cristiani, Turchi , Indios e frati hanno il medesimo Dio che è Uno e Infinito

 

si sentono dei passi

 

Fraticello :Tacete! Vengono a trovarvi

 

entra Bellarmino, da solo. Con un gesto allontana il giovane frate

 

Bellarmino:  Sono venuto a trovarvi, come vedete, da solo

 

Bruno :Credo di sapere perché

 

Bellarmino :Vi è stato consegnato un documento. Una completa abiura degli errori che vi sono attribuiti e una sincera sottomissione…

 

Bruno:Volete dire che in cambio avrò salva la vita?

 

Bellarmino:Non ne sono sicuro, il vostro libro, Spaccio de la bestia trionfante, e nuove testimonianze hanno molto aggravato la situazione. Vi si accusa di aver avuto intelligenze con i protestanti in Inghilterra…

 

Bruno: Ho già chiarito questo punto…non ho nulla in comune con chi ha sostituito il culto delle immagini col feticcio del denaro

 

Bellarmino:Su questo vi credo, ma vi è un punto più grave…se riconoscerete il vostro errore farò il possibile per salvarvi dalla pena capitale

 

Bruno:Dite. La vita è un bene prezioso

 

Bellarmino :Non bastava l'eresia di Lutero e di Calvino, l'avanzata dei Turchi, una nuova ferita può incancrenirsi fra gli astronomi e la Chiesa. Il libro di Copernico, che ho letto con attenzione, può divenire fonte di turbamento

 

Bruno:E' straordinario, un giurista si occupa dell'osservazione del cielo!

 

Bellarmino:Sapete bene che non si tratta soltanto dell'osservazione del cielo. Non vi siete limitato a divulgare l'ipotesi di Copernico, avete affermato che la terra ruota realmente attorno al sole in un universo infinito

 

Bruno:Sostengo che negando l'infinità dell'universo si nega la causa infinita che l'ha prodotto

 

Bellarmino :Così negate l'autorità della Bibbia

 

Bruno :Eminenza, in questo nostro tempo la terra è stata quasi del tutto esplorata, le navi solcano i mari abbandonando rotte millenarie, perché è così difficile ammettere che i pianeti si muovono nei cieli senza il sostegno di antiche superstizioni? Io affermo che la Bibbia si rivolgeva ad uomini privi di nozioni fisiche adeguate

La Bibbia parla al cuore. Non s’intende giungendo le mani, alzando gli occhi al cielo, menando passi al tempio, inginocchiandosi davanti ai simulacri dei santi e delle madonne. Ma col venir al più intimo di sé, considerando che Dio è vicino, con sé e dentro di sé più ch'egli medesimo esser non si possa; come quello ch' è anima de le anime, vita de le vite, essenza de le essenze: atteso poi che quello che vedi alto o basso, o incirca (come ti piace dire) degli astri, son corpi, son fatture simili a questo globo in cui siamo noi, e nelli quali non più né meno è la divinità presente che in questo nostro, o in noi medesimi

 

Bellarmino :Mi chiedo se in voi prevalga il coraggio o l'ostinazione

 

Bruno: Perché Eminenza non vi chiedete se sia giusto costringere un uomo a sacrificare la propria ragione a conoscenze  vecchie di secoli, sorrette soltanto dall'autorità e dalla costrizione

 

Bellarmino: Una vostra condanna aprirà un solco fra gli uomini di scienza e la Chiesa. Pensate ad un futuro nel quale con umiltà e rispetto convivano scienza e fede. Voi potete collaborare  a questo futuro.

 

Bruno:Eminenza, a Venezia  avrei raccolto la fune che mi gettate, allora tenevo molto alla vita: in que carcere ho cercato di difendermi, di trovare un compromesso, ma inutilmente. Ora mi chiedete di sconfessare quanto ho pensato e insegnato con più convinzione. La vita è il bene più prezioso,  ma non a questo prezzo. La mia abiura cadrebbe come un masso,  una cappa di menzogna sull'umanità in cammino. Ora sono convinto che la salvezza è la testimonianza della verità. Di una cosa però mi avete convinto: tentare di imprigionare la curiosità e l'immaginazione  comporterà una repressione costante, processi, condanne, roghi. Ma alla fine, Eminenza, anche gli uomini che si piegano sull'aratro e sulle panche consunte delle pievi di campagna si domanderanno perché la Chiesa sia una fortezza da difendere a prezzo di sofferenze e di sangue.

Ecco ho raccolto in questi fogli la mia risposta al vostro documento, credo sia l'ultima

 

Ho lottato; ed è già tanto;

ho creduto di poter vincere…

invece la natura e la sorte

hanno represso l’impegno e lo sforzo.

Tuttavia ho fatto quel che potevo:

non aver temuto la morte,

non aver ceduto a nessun mio simile,

aver anteposto una morte coraggiosa

a una vita imbelle.

 

Bellarmino:Vorrei dirvi di pensarci ancora, ma vedo che ormai avete deciso.

Sarete condannato al rogo!

 

Bruno:E’ maggiore forse la paura con cui voi pronunciate la sentenza di quella che provo io nel riceverla.

 

Con un lumino in mano alcuni personaggi si rivolgono veloci battute

 

Prima dama (trascinando per mano l'amica) :Mi hai fatto fare tardi

 

Seconda dama :Io non volevo venire

 

Vecchio :Ma non si sente nulla

 

Vecchia:Io sento la litania dei frati

 

Giovanotto:Gli hanno messo la mordacchia

 

Giovanetta:Che?!

 

Giovanotto:Gli hanno imprigionato la lingua

 

Giovanetta:Oh Dio non può nemmeno gridare

 

Giovanotto:Proprio per questo gli hanno messo la musaruola

 

Giovanetta:Ma dappertutto bruciano questi eretici come a Roma? Mi pare una cosa malvagia, una pazzia

 

Vecchio:E invece è bene che i nemici della Chiesa vedano come si bruciano gli eretici a Roma

 

Gli inquisitori leggono la sentenza:

 

In questi scritti, diciamo, pronunziamo e sentenziamo e dichiariamo te fra Giordano Bruno eretico, impenitente, pertinace e ostinato

E perciò essere incorso in tutte le censure ecclesiastiche e pene imposte agli eretici confessi, impenitenti, pertinaci e ostinati

E ordiniamo e comandiamo che tu sia degradato da tutti gli ordini ecclesiastici

E ti scacciamo dal foro nostro ecclesiastico e dalla nostra santa e immacolata Chiesa

Della cui misericordia ti sei reso indegno

E ti consegniamo al Governatore di Roma, qui presente, per punirti delle debite pene

Pregandolo però efficacemente che voglia mitigare il rigore delle leggi circa la pena della tua persona

Di più, condanniamo, riproviamo e proibiamo i tuoi libri come eretici, ordinando che siano pubblicamente bruciati in piazza San Pietro e che siano posti nell'indice dei libri proibiti

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, degradiamo, scacciamo e preghiamo nel miglior modo che possiamo

 

Così, oggi, 17 di febbraio dell’anno santo 1600, in Campo di Fiore fu abbruggiato vivo quello scelerato frate domenichino da Nola….et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità”.

 

   
   

PREGHIERA

 

Celebriamo il Natale cristiano
testimoniando il significato profondamente "eretico",
in senso positivo e costruttivo
che per la nostra comprensione del Vangelo
ha la nascita di Gesù e tutta la sua vita.
Ogni aspetto, parola, simbolo, gesto,
dei racconti evangelici della natività
porta in sé il carattere della diversità liberatrice.
C'è un rovesciamento di valori fin dal cantico di Maria:
"ha rovesciato i potenti e innalzato gli umili".
E' lo stesso rovesciamento che troviamo in Gesù
quando lava i piedi agli apostoli e spezza con loro il pane
dicendo "prendete e mangiate, questo è il mio corpo"
e offre loro il vino, dopo aver reso grazie, dicendo
"prendere e bevete questo è il mio sangue versato per voi,
fate questo in memoria di me".
L'eresia profetica del vangelo,
per opera dello Spirito,
si è incarnata in diverse esperienze
variamente represse e ampiamente insanguinate,
attraverso tutto il primo millennio
ed è divenuta anima creativa del secondo millennio.
Che lo stesso Spirito animi il presente e il futuro
con l'eresia creativa di cui facciamo memoria,
eresia che sgorga dal profondo della esistenza umana,
e illumini con la speranza di pacificazione universale
l'orizzonte nuovo che si apre.
 

   
   

Articolo per LA REPUBBLICA

22 DICEMBRE 1999

Stanno esplodendo i luoghi del rito, non tanto quelli del rito propriamente religioso, quanto quelli del rito laico del consumo. Ormai però è sempre meno marcata la differenza fra le due ritualità, perché la religione sta diventando consumo, lo si vede col Giubileo, e il consumo religione. La frenesia della festa rende più difficili i gesti quotidiani e accentua la invivibilità della città. La convenzione ha la meglio sulla vita. La festa perde così il suo scopo. Essa dovrebbe essere un momento essenziale di rottura con la quotidianità. Senza la festa il ritmo quotidiano diviene ossessivamente ripetitivo: non solo esaurisce le energie ma svuota di senso il vivere stesso. Non si sa più perché si corre e si lavora, si gioisce e si soffre, si ama e si odia. Abbiamo bisogno della festa per liberarci dal dominio delle cose, degli orologi, delle maschere, dei ruoli, per ricostruire e assaporare la gratuità delle relazioni, ma soprattutto per riorientarci nei due sensi del vivere: nella dimensione del tempo, attraverso la memoria storica creativa come ad esempio la memoria del Natale, e nella dimensione della interiorità, dove vive la memoria generativa dell’individuo e della specie. Purtroppo però la festa ci consente sempre meno di raggiungere gli obbiettivi per i quali essa esiste. Ci disorienta con i suoi messaggi invadenti e allettanti ma fatui e ci sottrae più energie della feria. Il sette gennaio è probabile che saremo tutti più svuotati, annoiati e stanchi. La città nel suo insieme come un organismo vivente risente anch’essa di questo svuotamento e di questa fatica: perde ancor più il suo significato di comunità viva, radicata nella memoria, intessuta di relazioni e diviene caotico ammasso di individui che si sfiorano e magari si urtano ma per lo più non si vedono.

Riflettere criticamente sulla festa di Natale può forse servire a rendere meno soffocante il dominio della convenzione e più dignitosa e autentica la celebrazione sia in senso religioso che semplicemente laico.

La misura del tempo, in occidente, basata sulla nascita di Gesù ha sancito il trionfo del cristianesimo. Il passaggio dal secondo al terzo millennio rinnova tale trionfo coi fasti del Giubileo e sembra annullare le altre culture.

La Nascita di Gesù non è affatto, come è ben noto, inizio del tempo cristiano. Il calendario che inizia il tempo dalla nascita di Gesù è stato codificato nel VI secolo. Con Gesù nasce semmai il tempo della eresia. Ogni aspetto, parola, simbolo, gesto, dei racconti evangelici della natività porta in sé il carattere della diversità liberatrice.

C’è una inversione di valori fin dal cantico di Maria: “ha spodestato i potenti e innalzato gli umili”.

Ed eretica in senso positivo e creativo appare tutta la esistenza di Gesù. Il messaggio eretico del Vangelo s’incarna in diverse utopie ed esperienze, variamente represse e ampiamente insanguinate, attraverso tutto il primo millennio e poi diviene anima creativa del secondo millennio.

Quando dico “anima creativa” non intendo mitizzare l’eresia. La verità assoluta non sta per me da nessuna parte, nemmeno nell’eresia evangelica. Molte eresie inoltre sono quanto meno contraddittorie. Intendo piuttosto rilevare e valorizzare il carattere dinamico, positivo e costruttivo di tante e tante esperienze e idee, represse come eretiche, che si sono intrecciate o succedute in questi duemila anni, tese ad annunciare il tempo della liberazione.

Ritrovare il senso profondo della festa cercandolo non solo nella storia fatta dai vincitori ma anche nella testimonianza degli eretici, crocifissi o bruciati sui roghi o in qualsiasi altro modo oscurati e annullati, penso che sia una prospettiva di speranza per il tempo che viene.

 

                                                        Enzo Mazzi

 

 

   
     

Articolo per IL MANIFESTO


22 dicembre 1999


La festa, nella sua essenza, dovrebbe essere un momento di rottura positiva con la quotidianità. Senza la festa il ritmo quotidiano diviene ossessivamente ripetitivo: non solo esaurisce le energie ma svuota di senso il vivere stesso. Non si sa più perché si corre e si lavora, si gioisce e si soffre, si ama e si odia. Abbiamo bisogno della festa per liberarci dal dominio delle cose, degli orologi, delle maschere, dei ruoli, per ricostruire e assaporare la gratuità delle relazioni, ma soprattutto per riorientarci nei due sensi del vivere: nella dimensione del tempo, attraverso la memoria storica creativa, sia quella laica che quella religiosa come ad esempio la memoria del Natale, e nella dimensione della interiorità, dove vive la memoria generativa dell'individuo e della specie. Purtroppo però la festa ci consente sempre meno di raggiungere gli obbiettivi per i quali essa esiste. Ci disorienta con i suoi messaggi invadenti e allettanti ma fatui e ci sottrae più energie della stessa feria. Il sette gennaio è probabile che saremo tutti più svuotati, annoiati e stanchi. La città nel suo insieme come un organismo vivente risente anch'essa di questo svuotamento e di questa fatica: perde ancor più il suo significato di comunità viva, radicata nella memoria, intessuta di relazioni e diviene caotico ammasso di individui che si sfiorano e magari si urtano ma per lo più non si vedono.
Riflettere criticamente sulla festa di Natale può forse servire a rendere meno soffocante il dominio della convenzione e più dignitosa e autentica la celebrazione sia in senso religioso che semplicemente laico.
La misura del tempo, in occidente, basata sulla nascita di Gesù ha sancito il trionfo del cristianesimo. Il passaggio dal secondo al terzo millennio rinnova tale trionfo coi fasti del Giubileo e sembra annullare le altre culture.
La Nascita di Gesù non è affatto, come è ben noto, inizio del tempo cristiano. Il calendario che inizia il tempo dalla nascita di Gesù è stato codificato nel VI secolo. Con Gesù nasce semmai il tempo della eresia. Ogni aspetto, parola, simbolo, gesto, dei racconti evangelici della natività porta in sé il carattere della diversità liberatrice.
C'è una inversione di valori fin dal cantico di Maria: "ha spodestato i potenti e innalzato gli umili".
Ed eretica in senso positivo e creativo appare tutta la esistenza di Gesù. Il messaggio eretico del Vangelo s'incarna in diverse utopie ed esperienze, variamente represse e ampiamente insanguinate, attraverso tutto il primo millennio e poi diviene anima creativa del secondo millennio.
Quando dico "anima creativa" non intendo mitizzare l'eresia. La verità assoluta non sta per me da nessuna parte, nemmeno nell'eresia evangelica. Molte eresie inoltre sono quanto meno contraddittorie. Intendo piuttosto rilevare e valorizzare il carattere dinamico, positivo e costruttivo di tante e tante esperienze e idee, represse come eretiche, che si sono intrecciate o succedute in questi duemila anni, tese ad annunciare il tempo della liberazione.
Ritrovare il senso profondo della festa cercandolo non solo nella storia fatta dai vincitori ma anche nella testimonianza degli eretici, crocifissi o bruciati sui roghi o in qualsiasi altro modo oscurati e annullati, penso che sia una prospettiva di speranza per il tempo che viene, per una società secolarizzata e multiculturale, minacciata con tanta violenza dall'antieresia cioè dal pensiero unico.

Enzo Mazzi


 

   
   

Cronaca della Veglia di Natale 1999 in piazza Isolotto.
.
L 'eresia creativa come chiave di lettura della storia dei due millenni cristiani è stato il filo conduttore della veglia che la Comunità dell'Isolotto Firenze ha vissuto nella piazza del quartiere, con la partecipazione di circa trecento persone, in gran parte giovani. Tale tema è stato vissuto con particolare intensità di fronte all'invadenza aggressiva, soffocante, antagonista del trionfalismo sia ecclesiastico che laico.
L 'eresia è stata vista nei suoi aspetti profetici, positivi e creativi e non solo come specchio negativo dell'intolleranza. Non quindi vittimismo dei vinti ma riscatto della vitalità delle esperienze eretiche che hanno animato il tempo cristiano e in particolare il millennio che si chiude.
La Veglia si è sviluppata attraverso un continuo accostamento fra la memoria e il presente. A cominciare dalla memoria della esperienza eretica del Vangelo della natività, dove ogni aspetto porta il segno della "diversità", accostata alla lettura della "Lettera al mondo" in cui la comunità di base fiorentina delle Piagge chiede scusa al mondo per il trionfalismo vuoto del Giubileo ufficia1e, propone una interpretazione evangelica dell'evento conciliare, reclama un Giubileo delle genti e non solo esclusivo della Chiesa Cattolica Romana, concludendo che "se questo non avverrà saremo costretti a disubbidire per non partecipare a questo ennesimo tradimento del Dio biblico, del Dio della vita".
Un gruppo di giovani ha quindi drammatizzato brani tratti da quattro vicende storiche, viste come emblematiche di una linea di continuità "eretica" che ha attraversato tutto il millennio presente: Celestino V, il papa della Chiesa povera e dei poveri, morto in prigione ne11296, Margherita Porete, la mistica dello Spirito libero, bruciata sul rogo nel 1310 a Parigi, Giordano Bruno, il filosofo dell'infinito e dell' immedesimazione natura-uomo-dio, bruciato sul rogo a Roma nell'Anno santo 1600, Zena, la strega bruciata nel VI secolo, simbolo di un vero e proprio genocidio di donne sagge, libere e creative. A ognuno di tali brani è stata accostata una esperienza in qualche modo "eretica" del presente, finendo con la esperienza di Seattle, dove si è verificata una saldatura storica, fragile e contraddittoria e tuttavia densa di futuro e di speranza, fra soggetti portatori di diritti diversi ma convergenti: diritti della terra, diritti umani, diritti dei popoli indigeni, diritti dei lavoratori.
Attraverso il gesto di passarsi un drappo rosso, come l' amore, il sangue, il fuoco, via via che si snodavano le drammatizzazioni, da una esperienza all' altra e dalle testimonianze del passato a quelle del presente, si è voluto significare il legame della continuità. Proprio questa costante positività dell'eresia è stata correttamente percepita dal giornalista del T3-Toscana, Stefano Vidori, e messa in evidenza nei suoi servizi televisivi di Natale dove egli pone il messaggio proveniente dalla Comunità dell'Isolotto come chiave di lettura delle varie iniziative cittadine tese a vivere un Natale di partecipazione e solidarietà verso i più deboli e come "monito per il Giubileo che si apre, evento spettacolarizzato e ampliato su maxischermo in molte chiese, un monito che speriamo - ha concluso Vidori -che qualcuno ascolti".