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"Il mio '68" sarà il tema della veglia di Natale in piazza Isolotto.
 

Si intrecceranno la memoria anche personale dei percorsi di trasformazione emersi trent'anni fa, la realtà dello sbocco attuale di tali percorsi e le prospettive.


La "Comunità dell'Isolotto" iniziò negli anni '60 il suo percorso di "comunità oltre i confini" tradizionali e istituzionali. Un segno di tale esperienza consistette nel vivere l'Assemblea eucaristica ogni domenica nella piazza, per protendersi verso gli "altri", verso quelli che sono emarginati dalla città che vive "dentro i confini", esclusi dalla città chiusa dentro le mura e le porte blindate, calpestati dagli egoismi istituzionalizzati.

 

Quel percorso comunitario ha oggi vari sbocchi, fra cui l'accoglienza. Essa si concretizza ad esempio nella collaborazione alla realizzazione dei laboratori di sartoria-ricamo e di alfabetizzazione per donne rom. Tali laboratori sono un segno forte di una solidarietà concepita e vissuta soprattutto come rapporto alla pari di comunicazione di esperienze fra "diversità" responsabili. Le donne rom offriranno la loro testimonianza e in dono piccoli lavori realizzati nel laboratorio. Una mostra fotografica documenterà l'attività di tale iniziativa.

 

Questo intreccio fra ieri e oggi della Comunità sarà centrale nella Veglia.
Molte altre realtà sociali vissero negli anni '60 il passaggio dalla chiusura "dentro le mura" ai percorsi "oltre i confini". Ad esempio nel mondo della psichiatria nacquero le esperienze che portarono al superamento dei manicomi e all'intreccio fra salute mentale e ricerca di vivibilità complessiva del territorio, intreccio che oggi si concretizza in varie iniziative fra cui in un "Progetto sperimentale Isolotto", per una comunità dove siano resi possibili e favoriti percorsi di salute mentale, cioè di benessere psichico e di felicità per tutti. Lo stesso vale per il mondo della scuola.

 

Prima degli anni '60 la scuola era un mondo chiuso, il sapere veniva trasmesso in modo rigidamente autoritario, la formazione era funzionale alla riproduzione della struttura classista della società. Dal '68 e dintorni s'imbastirono percorsi forti di superamento di tali confini. Le attuali mobilitazioni studentesche sono in questa linea. E in particolare lo è la difesa della scuola pubblica contro il .progetto di parità che potrebbe trasformare l'universo della scuola in un insieme di compartimenti stagno.

 

Lo stesso vale per il mondo del lavoro, per l'orizzonte della giustizia, fino al mondo della musica. Senza dimenticare il grande impulso che ebbe il pacifismo di fronte alle aggressioni degli USA contro il Vietnam e dell'URSS contro la Cecoslovacchia. Il movimento per la pace da allora ha avuto alterne vicende ed oggi, di fronte all'intervento bellico in Irak, non dimostra ottima salute. Conviene interrogarsi in proposito.
Non mancheranno testimonianze da alcuni di questi settori della società, che intrecceranno appunto il '68 all'oggi.


Sarà presente alla veglia una delegazione di donne curde, una cinquantina, che faranno tappa all'Isolotto nel loro viaggio dalla Germania a Roma, dove la mattina di Natale parteciperanno all'udienza di papa Wojtyla, per chiedere a lui un intervento in favore della causa curda.
 


La Veglia in piazza Isolotto

avrà inizio alle ore 22,30

del 24 dicembre.
 


In occasione della Veglia e anche nei mesi successivi la Comunità dell'Isolotto in collaborazione col Q4 e con la Biblioteca Comunale del viale dei Pini attuerà l'iniziativa di raccogliere le memorie personali legate al '68.


Proponiamo a chi ha vissuto il '68 e anche ai più giovani che sono stati in qualche modo segnati dalle trasformazioni avvenute in quel periodo di ricercare in sé qualcuna di tali memorie e di scriverla, nella modalità più semplice e libera, anche poetica, che racconti comunque l'esperienza personale, le crisi e le critiche, il proprio vissuto.


Ogni contributo dovrebbe contenersi in due o tre pagine ed essere spedito o consegnato, entro il marzo 1999, alla Biblioteca comunale dell'Isolotto, viale dei Pini 54 - 50142 Firenze (telefono e fax 055710834) o alla Comunità dell'Isolotto via degli Aceri 1 - 50142 Firenze (telefono e fax 055711362).
I contributi saranno raccolti, stampati in un volume e presentati in uno o più incontri.
 

   
   

   
   

 

Riflessione sul Natale 1998

 

Il sogno, il dolore e la volontà di riscatto del mondo che hanno dato nei secoli anima e senso alla gioia festosa del Natale hanno abbandonato da tempo il teatrino insulso della nostra ritualità natalizia, sia sacra che profana.

 

Erano simboli vivi la gestante del magico cantico, il “Magnifica”, che annuncia il “rovesciamento dei potenti dai loro troni e l’esaltazione dei poveri”, la vergine che concepisce e partorisce per opera dello Spirito e non per decreto del potere del “padre”, la grotta fuori dalle mura inospitali della città, la illuminazione dei pastori, anch’essi vigilanti “fuori dalle mura”, la stella che rifugge il “palazzo” e guida avventurosi “stranieri”, i magi, verso la vita che nasce dalla realtà umana emarginata e repressa. E via di questo passo. Ma oggi, che hanno da dire di vitale il bambinello e gli altri personaggi del presepio?

 

Oggi qui da noi, dove il sogno e il riscatto sono al lumicino, il Natale affoga nel trionfo del mercato. E’ divenuto una festa senz’anima. Vale ancora la pena di guardare l’altra faccia, quella vitale e generativa? Interessa a qualcuno? Oppure è solo archeologia? Ma si può abbandonare completamente la presa su una simbologia così potente? Forse conviene rischiare senza perdere la fiducia. Anche nella nostra “notte” c’è tanta gente che veglia.

 

E’ un dato ormai ben acquisito dalla storiografia che le narrazioni evangeliche della nascita e dell’infanzia di Gesù non sono fedeli agli accadimenti reali. Nulla si sa di preciso sulla notte fatidica che ha dato origine al Natale e che potrebbe essere stata anche un pieno meriggio. Perfino l’anno è incerto. Lo ha riconosciuto il papa stesso. Che si deve pensare dunque quando si leggono i primi capitoli dei Vangeli di Matteo o di Luca? Che è tutta una invenzione?

 

Più che di invenzione si dovrebbe parlare di creatività e di linguaggi. Le comunità cristiane del primo secolo, piccole, sparute e povere, da cui sono nati i vangeli, più che di Gesù parlano si se stesse. O meglio, parlano di sé raccontando creativamente di Gesù. Il miracolo natalizio, vero e palpabile, è la loro esistenza e resistenza in un mondo in cui nulla può essere concepito, nascere e vivere se non per decisione e concessione del potere: è il potere che dà la vita e che la toglie.

 

Le primitive comunità cristiane dalle quali i vangeli della nascita di Gesù sono usciti esprimevano una visione della esistenza opposta a quella dominante e cioè vedevano e vivevano la storia come unico grande processo, fecondato e animato dallo Spirito, proteso alla nascita e alla vita senza fine: la morte non finisce nulla.

 

Che queste donne e uomini delle prime comunità cristiane fossero ispirati da Dio è questione di fede particolare, ma la loro visione della storia e della vita, il loro coniugare in modo creativo e vitale memoria e presente è cosa che può interessare tutti e che si rivela di grande attualità.

Ricostruire la memoria storica e intrecciarla col presente può significare individuare i segni di valori che non sono mai scomparsi, far emergere le tracce di un movimento sotterraneo, vedere l'inquieto lavorio di semi interrati, scoprire la nascita come unico grande evento generativo non solo della storia umana ma del cosmo intero.

 

Oggi, allo stesso modo di venti secoli fa, quando nacquero le prime comunità cristiane. Oggi, come nel Natale del ’68, quando fuori delle mura e degli orizzonti dei poteri, nella strada e nella piazza, nell’utero verginale della storia umana, furono concepite e nacquero dal basso tante esperienze di vita e di società: nuove e al tempo stesso antiche “come le montagne”.