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Due Poesie di Pescetti Silvano su la MORTE-

E' FINITA LA VACANZA DELLA MORTE

Il lavoro riprende e
anche la morte riprende a mietere.
Distrattamente ma con furore,
colpisce ora in alto, ora in basso.
Illustre la prima,
religiosa la seconda.
Baldanzosa, elegante,
giovane,
preziosa, amata, impaziente,
mediatica
corre all'appuntamento
del proprio disfacimento.
Piccola, malata,
ostinata, ossessionata,
idolatrata,
affezionata alla miseria
come alla bandiera,
e quel che era letale
alla carità clericale
che confonde la giustizia con l'elemosina.
Non seguirò queste strade,
lascerò che la morte
si prenda queste rivincite
improvvise ma giuste.
Le distanze sono alte:
la ricchezza non mi abbaglia
la devozione solitaria
mi sembra egoista come un vizio.
I poveri, inoltre,
non inseguono il paradiso
non vogliono,
semplicemente,
vivere nell'inferno,
creato da chi ha di più.
(Riflessione per due morti, quasi contemporanee: Lady Diana
e suor Teresa di Calcutta).


EVVIVA LA GENTE COMUNE!
Come è bello
appartenere
alle schiere
dei senza cocchiere.

Senza blasoni,
senza destrieri,
senza berlina,
senza mestieri.

Che, oscuratamente
fa il proprio conto
senza paura
di alcun raffronto.

Non fa notizia
la casalinga
che disperata
cuce la seta
per abbellire,
si fa per dire,
la sua giornata.

E l'operaio, dimenticato
dal sindacato,
che moccolando
da mane a sera
grida nell'aria
la sua preghiera.

Il giovanotto
che s'è già "rotto"
per compromessi obbligatori
sogna mestieri,
con principali
meno negrieri.

Di tutto questo
i giornalisti (nessuno escluso) con i cronisti
fingono grande dimenticanza
per chi non ingrassa
la loro pancia.

Questa è la sorte
che rende immune
dai chiacchiericci
la gente comune

(Scritta in reazione al gran bla bla bla della stampa
per la morte di Lady Diana).