Home                                            Notizie    Storia    Archivio storico     Incontri Domenicali    Esperienze Educative    Libri    Progetti Condivisi     Echi di Stampa   e-Link      Contatti
RICERCA <           Y   '81 '82 '83 '84 '85 '86 '87 '88 '89 '90 '91 '92 '93 '94 '95 '96 '97 '98 '99 '00 > NOTIZIARIO       VEGLIE
               a    b             W  21 22 37 40 42 52          
   

 

21.12.1994.

Annuncio stampa per La Repubblica

 

PER PIETRO IOZZELLI - LA REPUBBLICA - FIRENZE

INVIA ENZO MAZZI - FIRENZE - TEL+FAX 716918.

 

La stalla, la mangiatoia, i pastori, i magi, la stella, sono simboli mitici tratti da tradizioni che nella seconda metà del primo secolo furono inserite nei vangeli di Matteo e di Luca. Su quei simboli si fonda la tradizione religiosa e culturale della festa di Natale.
Gli altri due vangeli, però, non spendono nemmeno una virgola sulla nascita di Gesù. Per il vangelo di Marco, il più antico, e per il vangelo di Giovanni, l'ultimo ad essere composto, l'origine familiare di Gesù e la sua infanzia sono quelle, si suppone, di qualisasi normale bambino. Non ha importanza chi siano "la madre e i fratelli". Per loro è straordinaria un'altra nascita di Gesù: quando egli già adulto si manifesta come "Figlio dell'uomo" e perciò stesso "Figlio di Dio". Gesù, per Marco e per Giovanni è l'uomo del mondo e non di "una" città, di una etnia, di una famiglia. Egli oltrepassa i confini di razza, etnia, religione, chiesa, cittadinanza, sempre segnati dalla violenza e dall'emarginazione, e riscopre le radici comuni della fraternità universale.
Oggi forse abbiamo bisogno di riscoprire la tradizione dei vangeli di Marco e di Giovanni.
Si sta sgretolando il patto fra cittadini, di uguaglianza-libertà-fraternità, che è all'origine della città moderna. Invece di uguaglianza, la società industriale produce corsa al consumo per pochi, mentre fabbrica povertà abissali ad un ritmo frenetico. Crea paura e irrazionali reazioni di difesa nei privilegiati e riserva ai dannati sogni senza speranza. E' così che la fiaccola della statua della libertà ha assunto ormai l'aspetto mostruoso del fungo atomico. E la fraternità universale? La nazione doveva attualizzare nella modernità questo immenso valore. E' degenerata invece nel nazionalismo che esige solidarietà mafiosa fra uguali ed eslusione anche violenta dei diversi.
Un nuovo umanesimo s'impone. Ma il suo centro non è più la città nata dall'umanesimo rinascimentale. Anzi presuppone il crollo delle mura e lo prepara. Le città muoiono sotto l'infuriare di una crisi forse irreversibile. Sarajevo, Mostar, Bihac, Grozny muoiono soffocate nel sangue. Ma anche Firenze, come le altre metropoli del mondo, muore per una condizione di invivibilità senza sbocchi.
E' la rivincita del sangue di Remo, il fratello del mitico fondatore di Roma. Remo, saltando il solco tracciato da Romolo, profana i confini della città e viene ucciso per ristabilisce la sacralità di quegli stessi confini. L'umanesimo rinascimentale ispirò alla cultura romana della città la ricerca di nuova identità per l'intera Europa. Aveva forse dimenticato che i confini della città romana sono segnati dalla violenza e dal sangue.
Oggi, noi abbiamo bisogno di dar voce al grido del sangue di Remo.
In pratica, la comunanza di interessi mercantili e le affinità etniche-culturali-religiose non sono più capaci di fondare pacificamente la convivenza umana. Il nuovo fondamento della cittàdinanza non può che trascendere tutte le maschere e trovarsi nell'essere umano in quanto tale: nel "Figlio dell'uomo", appunto.
Più che di presepi, forse abbiamo bisogno di riscoprire il significato del Natale negli eloquenti silenzi delle tradizioni dei vangeli di Marco e di Giovanni.

 

 

Annuncio


ISOLOTTO 1954-1994
QUARANTESIMO NATALE
FRA MEMORIA E PRESENTE
UN'IDENTITÀ COMUNITARIA
FONDATA SULLA GIUSTIZIA E LA SOLIDARIETÀ




Veglia in piazza Isolotto alle ore 22,30 del 24 dic.

"Ebbene: create anche voi, in questa città satellite, un focolaio di civiltà: ponete a servizio dei più alti ideali dell'uomo (..) i talenti di cui siete ricchi: fate che in questa città satellite sia coltivato, per le generazioni future, un seme Ifecondo di bene e di civiltà ( ..)
Non vi siano tra voi divisioni essenziali (...): ma la pace, l'amicizia e la carità fraterna fioriscano in questa città come 1'ulivo a primavera.
Dite, giovani, è un sogno ?
Sia pure: ma la vera vita è quella di coloro che sanno sognare i più alti ideali e che sanno poi tradurre nel tempo le cose intraviste ( ..)"
 

Giorgio La Pira, sindaco di Firenze.

"In mezzo a noi a nessuno sarà fatto oltraggio, se sapremo amarci come fratelli e soprattutto se non dimenticheremo il motto: la pace è opera della giustizia"

Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze.

Dai discorsi per l'inaugurazione del quartiere dell'Isolotto,
il6 novembre 1954

Con quelle parole, quarant'anni fa, La Pira e Dalla Costa inaugurarono il villaggio dell'Isolotto consegnando le chiavi di circa mille appartamenti.
Il loro "sogno" penetrò nelle coscienze e si trovò in sintonia con gli ideali di giustizia, fraternità e pace di molti degli assegnatari, i quali venivano da una convinta militanza nella lotta per la giustizia e la pace.
Intreccio fecondo, questa sintonia fra le parole ispirate alla profezia biblica, pronunciate dal sindaco e dal vescovo, e le parole dell'esperienza umana, vive nel cuore di tanti assegnatari. Una fecondità che si svilupperà negli anni successivi, dimostrando quanto fosse lungimirante quell'augurio iniziale.
Energie incredibili di solidarietà furono messe in moto dalla mobilitazione per ottenere i servizi: l'autobus, la scuola, la chiesa, la farmacia, l'ambulatorio medico, il mercato...
Il quartiere-dormitorio, nei disegni dei poteri dominanti, doveva creare individualismo ed egoismo e doveva essere quasi un'anti-fabbrica, nel senso che doveva servire a ghettizzare nella fabbrica la lotta per la giustizia e la cultura operaia della solidarietà. All'Isolotto si creò invece una cultura di "pace che nasce dalla giustizia". La fabbrica e il territorio si scoprirono uniti. Vennero certo la disgregazione, l'individualismo e tutte le distorsioni della società del consumo; ma nacquero anche identità comunitarie e fiorirono mille germinazioni diverse di socialità fraterna e solidale come aveva augurato il sindaco La Pira.
Si creò infine un fecondo intreccio fra movimenti e istituzioni decentrate, come il Quartiere 4.
Il sogno negato dal potere fu perseguito e in parte realizzato dal basso.
Oltre le divisioni ideologiche, di credo, di partito, si creò un'alleanza di base che mise paura.
E giunse la repressione. Poteri molto forti si opposero a questa piccola e debole esperienza: gli stessi poteri che negli anni '60-'70 tentarono di normalizzare l'intero paese.

Le prime squadre neo-fasciste si scatenarono proprio qui, nella nostra chiesa, nel gennaio 169. E il processo penale alla nostra comunità fu uno dei ventimila processi a studenti, operai e sindacalisti del biennio caldo, '68-'69.
E venne anche per noi la strategia del terrore. Le bombe di piazza Fontana e di piazza della Loggia è come se fossero scoppiate anche in piazza Isolotto. E poi il riflusso e l'ebete scalata del paradiso negli anni '80.
Nonostante tutto ciò il nostro quartiere ha mantenuta viva l'identità comunitaria fondata sulla giustizia e la solidarietà.
Vale per il nostro quartiere ciò che vale a livello generale: la riconciliazione non può essere il funerale della memoria; la memoria va tenuta viva se si vuole andare oltre; la vita nuova nasce sempre dai semi o dalle radici.


I quarant'anni dell'Isolotto possono essere davvero visti come un segno, un piccolo esempio che vale oltre i confini del nostro territorio.
Le utopie non si uccidono: come i semi trovano sempre il modo di rinascere.
Gli ideali non si soffocano mai definitivamente: se gli si sbarra la strada, trovano comunque il modo di passare.
In linguaggio evangelico si può dire così: "L'amore è più forte della morte".
Anche la politica dovrebbe ritrovare un tale universale valore etico, oltre il vuoto dei giochi di potere.


Per testimoniare questa radice di vita e di speranza, la "Comunità di base dell'Isolotto" è ancora lì, sulla strada aperta dal vescovo Dalla Costa, dal sindaco La Pira e dalla coscienza laica di tanta gente umile che ha fatto la storia e l'identità del nostro quartiere.



LA NOTTE DI NATALE,

CON QUELLI CHE VORRANNO ESSERCI,
RICORDEREMO TUTTA QUESTA RICCHEZZA DI VITA

PER APRIRCI AL FUTURO.
 


LA COMUNITÀ DELL ISOLOTTO

FIRENZE, NATALE 1994

 

 

 

RIFLESSIONI

Nel presentare i Vangeli pubblicati dall'Unità, il cardinale Martini mette giustamente in evidenza la loro pluralità. Perché quattro e non uno solo? - si domanda il presule biblista. Perchè - egli risponde - esistono diversi modi di accostarsi all'unico mistero di Cristo. Ma noi, da tempo, abbiamo finito per ridurre la pluralità dei vangeli ad un unico indistinto vangelo omogeneizzato. E questo è il frutto e il segno della perdita di pluralismo nella Chiesa.
Prendiamo la festa del Natale. Tutta la ricca simbologia natalizia riconduce alla somma dei racconti dell'infanzia di Gesù riportati dal Vangelo di Matteo e da quello di Luca. Ma il vangelo di Marco non sa nulla della nascita di Gesù e della sua infanzia. Eppure è il primo ad essere scritto e forse è la fonte principale degli altri due. Una dimenticanza dell'autore del vangelo di Marco? Gli studiosi ritengono proprio di no. Il vangelo di Marco rispecchia il clima in cui erano immerse le comunità cristiane più antiche, i loro sentimenti, attese, identità, esperienze. Soprattutto rispecchia l'immagine di Gesù che esse avevano. Per loro Gesù nasce quando riceve il battesimo da Giovanni e si manifesta come "Figlio dell'uomo". Per le comunità dalle quali è uscito il vangelo di Marco, Gesù è il "Figlio dell'uomo" e non il figlio di "un" uomo. Tant'è vero che lo stesso vangelo di Marco non ha nessuna genealogia di Gesù. Anzi è svalutata la parentela del sangue: "E chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?".

 

 

 

 

 

 La festa di Natale è un po' spuria. Tant'è vero che vede luce viva solo nel IV secolo, in pieno trionfo del cristianesimo, per sostituire la festa pagana del "sole invitto".
Il vangelo di Marco, che è il più antico, non sa niente della nascita di Gesù. Incomincia dalla predicazione di Giovanni Battista. Le prime comunità cristiane sono tutte prese dall'attesa dfi cambiamenti radicalie traumatici: la fine del vecchio mondo, l'avvento del regno di giustizia, il ritorno di Gesù. A loro interessa l'identità di Gesù in relazione al futuro imminente e non in rapporto al passato di lui. Non c'è nessuna genealogia di Gesù nel vangelo di Marco. Anzi è svalutata la parentela del sangue: "E chi è mia madre e chi sono mai i miei fratelli?". Gesù è soprattutto "Il Figlio dell'uomo" e non il figlio di "un" uomo. E in quanto "Figlio dell'uomo" è "Figlio di Dio" in linea retta, senza mediazioni di genealogie. Quello che dicono di Gesù, le primissime comunità cristiane lo dicono di se stesse. Gesù è il fondamento ma anche lo specchio delle loro esperienze e attese. Le genalogie dividono, separano e generano una società violenta. L'attesa della fine del vecchio mondo e dell'inizio di un mondo nuovo unisce tutti a cominciare dalla radice, a partire dalle pietre scartate, dai poveri e dagli emarginati, e crea una società pacifica. La "manifestazione" di Gesù quale messia è la sua vera nascita. Come del resto l'illuminazione" è la vera nascita di Budda e la vocazione profetica quella di Maometto.
Mi sono addentrato nella infida e affascinante foresta dell'aratura del vangelo per concludere che rivisitare la tradizione del vangelo di Marco sarebbe un buon modo di celebrare il Natale.
Fare del Natale la festa dei diritti fondamentali della persona umana, diritti sociali compresi. Festa dell'essere umano in quanto tale e non in quanto appartenente a una famiglia, a una tribù, a una etnia, a una nazione, a una religione, a una chiesa. Festa della discendenza diretta da Dio di ogni esistenza personale e di ogni coscienza. Festa della comunità umana planetaria, come galassia di infinite comunità di persone che, a partire dalla coscienza dei diritti di ogni essere umano, liberamente si aggregano per esercitare tali diritti e i doveri che ne derivano, per renderli veramente fruibili da tutti, per rivendicarli per tutti.
Non sarebbe in tal modo più credibile lo scambio degli auguri di "Buon Natale"?
 

 

 

RESOCONTO

 

 

"Isolotto 1954-1994: un'dentità comunitaria dal basso, fondata sulla giustizia e la solidarietà. Quarantesimo Natale, fra memoria e presente".
I quarant'anni dell'Isolotto possono essere visti come un segno, un messagio di ottimismo:
le utopie non si uccidono; l'amore è più forte della morte. Oltre il vuoto della vita ridotta a competizzione senz'anima e oltre il tentativo di costringere la politica in puri giochi di potere, ci resta il realismo dell'utopia o meglio un uovo intreccio fra fede, ideali, vita quotidiana e politica.

Questo il tema della Veglia di Natale, che si è svolta in piazza Isolotto. Vi hanno partecipato circa quattrocento persone soprattutto giovani. La veglia si è composta di significative simbologie. Ha fatto da sfondo alla piazza un grande "murale" che ripercorreva le tappe della storia singolare del quartiere fiorentino dell'Isolotto: dalla sua nascita, quando il 6 novembre 1954 il sindaco La Pira inaugurò la prima "città satellite" d'Italia, fino all'identità attuale in cui sono chiari e vivi i segni dei valori di solidarietà, pur in un oggi segnato dalla crisi di vivibilità e socialità che opprime ogni agglomerato urbano.
A tutte le persone presenti sono state consegnate foto significative della storia del quartiere con frasi che invitavano a compiere una riflessione critica e a dare la propria testimonianza. Molti hanno voluto esprimere la loro esperienza di vita fra i disagi di un quartiere-dormitorio. emarginato e vilipeso, le lotte per renderlo vivibile, lo scontro col potere, le frustrazioni senza fine, ma anche le soddisfazioni di vedere lentamente nascere questa creatura sociale, questa identità di quartiere fondata su valori di solidarietà e apertura.
Testimonianze sono state portate dai "senza fissa dimora" la cui identità è impressa sui selciati dei marciapiedi. Erano presenti anche abitanti delle Piagge che iniziano oggi il difficile cammino dell'identità in periferie degradate; rappresentati del Comitato di Piazza Tasso, nell'antico storico quartiere di San Frediano, dove l'identità ha il sapore dei secoli, ma deve essere difesa e attualizzata; ; rappresentanti degli operai della Galileo, eredi della cultura operaia che ha segnato l'identità della città e del quartiere dell'Isolotto; studenti delle okkupazioni e autogestioni, che hanno portato il gusto attuale di un'dentità che si crea dal basso, nell'impegno per l'intreccio scuola-società, unica speranza di vero rinnovamento; il Presidente del Quartiere 4, Eros Cruccolini, il quale ha decisamente contribuito alla fecondità dello scambio fra identità dal basso e istituzioni.
Il tutto in una cornice di canti, letture, preghiere, condivisione, convivialità.

CREARE CREARE
CREARE NELLA MENTE CREARE NE MUSCOLO CREARE NEL NERVO
CREARE NELL'UOMO CREARE NELLA MASSA
CREARE
CREARE CON GLI OCCHI ASCIUTTI
AGOSTINO NIETO
LEADER DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE DELL'ANGOLA

CREARE CREARE
STELLE SULLA MAZZA DEL SOLDATO
PACE SOPRA IL PIANTO DEI BAMBINI
PACE SUL SUDORE PACE SULL'ODIO
CREARE
CREARE PACE CON OCCHI ASCIUTTI.
AGOSTINO NIETO
LEADER DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE DELL'ANGOLA

QUESTE AGGREGAZIONI INFORMALI, NON BUROCRATICHE, DINAMICHE E APERTE - TUTTA QUESTA "POLIS PARALLELA" - NON SONO LA PREFIGURAZIONE EMBRIONALE O IL MICRO-MODELLO SIMBOLICO DI QUELLE PIU' SIGNIFICATIVE STRUTTURE POLITICHE "POST-DEMOCRATICHE" CHE POTREBBERO FONDARE UN MIGLIORE ORDINAMENTO DELLA SOCIETA'?
VACLAV HAVEL
DISSIDENTE CECOSLOVACCO ORA PRESIDENTE DELLA SLOVACCHIA

UN FUTURO PIU' LUMINOSO E' VERAMENTE E SEMPRE SOLTANTO IL PROBLEMA DI UN LONTANO "LA'"?
NON E' INVECE QUALCOSA CHE E' GIA' QUI DA UN PEZZO E CHE SOLO LA NOSTRA MIOPIA E LA NOSTRA FRAGILITA' CI IMPEDISCONO DI VEDERE E SVILUPPARE INTORNO A NOI?
VACLAV HAVEL
DISSIDENTE CECOSLOVACCO ORA PRESIDENTE DELLA SLOVACCHIA

A TENERE UNITE QUESTE AGGREGAZIONI (I GRUPPI DEL DISSENSO CECOSLOVACCO) - CHE OPERANO SENZA LA POSSIBILITA' DI UN SOCCESSO CLAMOROSO E IMMEDIATO E CHE VIVONO QUINDI DELLA PERCEZIONE DI UN SENSO PIU' PROFONDO - NON E' FORSE QUELL'ATMOSFERA IN CUI I LEGAMI FORMALIZZATI E RITUALIZZATI POSSONO ESSERE SOSTITUITI CON IL SENSO VIVO DELLA SOLIDARIETA' E DELLA FRATELLANZA?
VACLAV HAVEL
DISSIDENTE CECOSLOVACCO ORA PRESIDENTE DELLA SLOVACCHIA

ASSISTIAMO OGNI GIORNO, DOVE PIU' DOVE MENO, IN TUTTE LE PARTI DEL VASTO MONDO, ALLO SPETTACOLO DOLOROSO DELL'UOMO SEMLICE SCHIACCIATO, UMILIATO E ADATTATO, TRASFORMATO IN SPETTATORE TELEGUIDATO DALLA FORZA DEI MITI CREATI DAI GRANDI POTERI.
E' L'UOMO TRAGICAMENTE SPAVENTATO, CHE TEME LA CONVIVENZA AUTENTICA E DUBITA PERFINO CHE SIA POSSIBILE...
IN BRASILE, MA FOSE OVUNQUE, TOCCATO IL FONDO IL POPOLO HA INCOMINCIATO A EMERGERE DANDO INIZIO ALLE PROPRIE ESPERIENZE DI PARTECIPAZIONE E CREANDO DAL BASSO IDENTITA' COMUNITARIE NUOVE, DINAMICHE, APERTE.
PAULO FREIRE
FONDATORE DEL MOVIMENTO DI CULTURA POPOLARE IN BRASILE,
HA SCRITTO FRA L'ALTRO "LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI".

ASSISTIAMO OGNI GIORNO, DOVE PIU' DOVE MENO, IN TUTTE LE PARTI DEL VASTO MONDO, ALLO SPETTACOLO DOLOROSO DELL'UOMO SEMLICE SCHIACCIATO, UMILIATO E ADATTATO, TRASFORMATO IN SPETTATORE TELEGUIDATO DALLA FORZA DEI MITI CREATI DAI GRANDI POTERI.
E' LA PERSONA CHE SI PIEGA AL GREGARISMO E CHE, PER PAURA DELLA SOLITUDINE, HA PAURA DELLA LIBERTA',.MENTRE L'AGGLOMERRATO URBANO IN CUI VIVE MANCA DI QUALSIASI VINCOLO CRITICO E AMOROSO CAPACE DI CREARE UN'UNITA' ORGANICA E DI GENERARE UNA CONVIVENZA AUTENTICA IN CUI L'INDIVIDUO POSSA REALIZZARSI.COME PERSONA.
IN BRASILE, MA FOSE OVUNQUE, TOCCATO IL FONDO IL POPOLO HA INCOMINCIATO A EMERGERE DANDO INIZIO ALLE PROPRIE ESPERIENZE DI PARTECIPAZIONE E CREANDO DAL BASSO IDENTITA' COMUNITARIE NUOVE, DINAMICHE, APERTE.
PAULO FREIRE
FONDATORE DEL MOVIMENTO DI CULTURA POPOLARE IN BRASILE,
HA SCRITTO FRA L'ALTRO "LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI".

LA RADICALIZZAZIONE, CHE COMPORTA IL RADICARSI DELLA PERSONA O DELLA COMUNITA' NELLA SCELTA CHE HA FATTO, E' POSITIVA PERCHE' E' UN GESTO EMINENTEMENTE CRITICO.
CRITICO E AMOROSO, UMILE E COMUNICATIVO.
LA PERSONA RADICALE NELLE SUE SCELTE NON IMPEDISCE ALL'ALTRO DI SCEGLIERE A SUA VOLTA, NON PRETENDE DI IMPORRE LA SUA SCELTA, NE FA MATERIA DI DIALOGO; E' CONVINTA DI CIO' CHE FA E DELLE SUE AFFERMAZIONI, MA RISPETTA IL DIRITTO DELL'ALTRO DI GIUDICARSI ALTRETTANTO SICURO. ANCHE SE HA IL DIRITTO, PROPRIO IN FORZA DI UNA QUESTIONE DI AMORE, DI REAGIRE ALLA VIOLENZA DI CHI VUOLE IMPORRE IL SILENZIO.
PAULO FREIRE
FONDATORE DEL MOVIMENTO DI CULTURA POPOLARE IN BRASILE,
HA SCRITTO FRA L'ALTRO "LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI".

SONO EVIDENTI I RAPPORTI TRA ASSITENZIALISMO E MASSIFICAZIONE. L'ASSISTENZIALISMO E' LA CAUSA PRIMA DELLA MASSIFICAZIONE.
L'ASSISTENZIALISMO NON GENERA IDENTITA' COMUNITARIE; GENERA SOLTANTO I GESTI PROPRI DELL'ADDOMESTICAMENTO E DELLA PASSIVITA'.
IL VERO AIUTO DA DARE ALLA PERSONA CONSISTE NELL'AIUTARLA AD AIUTARE SE STESSA. lA MEDESIMA COSA VALE PER LE COMUNITA' UMANE.
PAULO FREIRE
FONDATORE DEL MOVIMENTO DI CULTURA POPOLARE IN BRASILE,
HA SCRITTO FRA L'ALTRO "LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI".

L'ASSISTENZIALISMO E' UN MODO DI FARE CHE RUBA ALLA PERSONA E ALLA COMUNITA' UMANA LE CONDIZIONI NECESSARIE PER VIVERE UNA DELLE ESIGENZE FONDAMENTALI DELL'ESISTENZA: LA RESPONSABILITA'.
L'ASSISTENZIALISMO NON COMPORTA LA RESPONSABILITA' PERCHE' NON SOLLECITA DECISIONI.
SI GENERANO COMUNITA' CONSAPEVOLI QUANDO LE PERSONE COMINCIANO A RIFLETTERE INSIEME SU SE STESSE, SULLA PROPRIA VITA, SUL PROPRIO TEMPO, SULLE PROPRIE RESPONSABILITA', SUI PROPRI COMPITI E SOPRATTUTTO QUANDO COMINCIANO A DECIDERE INSIEME.
PAULO FREIRE
FONDATORE DEL MOVIMENTO DI CULTURA POPOLARE IN BRASILE,
HA SCRITTO FRA L'ALTRO "LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI".

PER SODDISFARE L'ESIGENZA (DI ESSERE RESPONSABILI DI SE STESSI), BISOGNA CHE LA PERSONA POSSA COSTANTEMENTE ASSUMERE TUTTE LE DECISIONI, GRANDI O PICCOLE CHE SIANO, RIGUARDO AI PROBLEMI SUOI E DEGLI ALTRI CON I QUALI SI STENTE IMPEGNATA.
SIMONE WEIL
SCRITTRICE FRANCESE, EBREA, IMPEGNATA.
AUTRICE FRA L'ALTRO DI "OPPRESSIONE E LIBERTA'".