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COMUNITA' DELL'ISOLOTTO
FIRENZE - VIA DEGLI ACERI 1
23 dicembre 1992




L'INTRECCIO PIAZZA-RESISTENZA-NONVIOLENZA
IN PIAZZA ISOLOTTO A FIRENZE LA NOTTE DI NATALE.


Torna di attualità l'intreccio piazza-resistenza-nonviolenza, di fronte al disvelarsi e allo scatenarsi del progetto di morte di potenti forze aggressive quali: mafia, corruzione politica, neo-fascismo, razzismo, xenofobia, antisemitismo...
In piazza Isolotto a Firenze, dove quell' intreccio è di casa, la notte di Natale si svolgerà una Veglia che avrà per filo conduttore il motto:
"Fra uccidere e morire c'è una terza via: vivere - resistere",
di Christa Wolf, fatto proprio dalle "donne del digiuno" di Palermo.
Parteciperanno con testimonianze, insieme a rappresentanti della "Nuova resistenza siciliana", giovani della comunità ebraica e del Comitato contro razzismo e antisemitismo, membri delle comunità d'immigrati fra cui somali, curdi, palestinesi, rom, saharawui e pacifisti di ritorno da Sarajevo.
Ci saranno letture, canti, preghiere, convivialità, simboli come il fuoco della ribellione, l'albero della memoria viva che richiama l'albero di Falcone, le fiaccole della vigilanza fatte dalle donne nere di Soweto, i lenzuoli-sudari trasformati in segni di solidarietà e di vita dalla mano dell'artista curdo Fuad Aziz, il quale ha dipinto uno striscione di figure simboliche e di colore, lungo venti metri che verrà appesa sotto la tettoia della piazza.
La Veglia inizia alle ore 22,30 del 24 dicembre.

La Comunità dell'Isolotto



RACCONTI DI NASCITE
NEI VANGELI DI OGGI



dal libro "Mi chiamo Rigoberta Menchù"

Mi chiamo Rigoberta Menchù. La testimonianza che voglio dare non è qualcosa che ho imparato sui libri né tantomeno che ho appreso da sola. L'ho imparata assieme al mio popolo.In Guatemala ci sono ventidue etnie indigene. Io appartengo all'etnia quiché.
Vorrei cominciare a raccontare da quando ero bambina, o anche da quando stavo ancora in seno a mia madre.
Quando la donna arriva al settimo mese di gravidanza, è il momento che si deve porre in relazione con tutta la natura, come vuole la nostra cultura
Si alza alle tre del mattino, sbriga i suoi lavori, poi esce a camminare, im comunione con gli animali e con tutta la natura.
Uscirà per i campi, se ne andrà a camminare per i monti. E così il bambino comincia ad affezionarsi alla natura.E inizi un dialogo costante con il figlio, mentre è ancora nel suo ventre.
Al parto è bene che siano presenti, oltre alla levatrice e ai nonni, una coppia eletta dalla comunità e questo sta a significare che il bambino sta per essere accolto dalla comunità. E per la comunità è molto importante che un bambino entri a farne parte e non sia solo un fatto personale.
Per il bambino che nasce si uccide una pecora, perché se ne cibi la famiglia.
Per otto giorni si preserva la purezza che il bambino si porta dalla nascita. Solo lui, il neonato ha diritto di stare con sua madre fino al momento del suo ingresso nella famiglia che avverrà alla fine di questo otto giorni.
Alla fine degli otto giorni si ammazza un altro animale per porre fine al diritto esclusivo del bambino di stare solo con la madre. Ma, come dicevano i nostri padri, anche per intergrarlo nell'universo; per accendegli le prime candele e perché questa candela sia parte della candela dell'intera comunità.
Al quarantesimo giorno i genitori si assumono l'impegno di integrarlo nella comunità. E' allora che avviene il battesimo, come parte della sua iniziazione alla vita della comunità. I genitori s'impegnano a insegnargli tutti i segreti, perché nessuno possa distruggere la nostra cultura, le nostre tradizioni. Questa cerimonia è molto importante, in quanto il bimbo è considerato qui come figlio di Dio, ossia del padre unico. Questa parola, Dio, noi forse non l'abbiamo, perché esiste solo il padre unico, che è il sole, il cuore del cielo; ma come via per arrivare a lui bisogna amare il mais, il fagiolo, la terra.
Preghiera eucaristica
da lla "Confessione di fede" scritta dalle Comunità evangeliche palermitane, pubblicata su "Confronti" 7/'92


Crediamo nel dio

 

 

 

COMUNICATO STAMPA
 


COMUNITA' DELL'ISOLOTTO
FIRENZE
26 DICEMBRE 1992



LA VEGLIA DI NATALE IN PIAZZA DELL'ISOLOTTO

"La storia non registra i quotidiani episodi d'amore e di dedizione. Registra solo quelli di conflitto e di guerra. In realtà questo mondo è tenuto insieme da vincoli d'amore e di generosità come la Terra è tenuta insieme dalla forza di gravitazione". Questa citazione di Gandhi ha aperto la veglia di Natale in piazza Isolotto ed è stata il filo conduttore delle numerose testimonianze. "Caricarsi di energia positiva - è stato detto - è indispensabile per contrastare questo inquinamento della vita e delle coscienze, della quotidianità e della politica, che assume nomi e connotazioni diverse, mafia, tangentopoli, razzismo, xenofobia..., ma ha un solo sbocco prevedibile: la guerra di tutti contro tutti in una specie di 'iugoslavizzazione' generalizzata".
Moltissimi giovani insieme ad alcune centinaia di persone di ogni età creavano un grande cerchio di intensa partecipazione che ha raggiunto momenti di commozione quando ha parlato il regista-attore Paolo Coccheri, impegnato a Palermo nel rione insanguinato dell'Albergheria; o quando un giornalista, profugo dalla Bosnia, ha raccontanto i suoi tentativi di ricostruire faticosamente e caparbiamente identità, senso della vita e dell'impegno pacifista, dopo essere fuggito da uno dei famigerati campi di prigionia e di tortura, e dopo esser rimasto senza più famiglia, essendogli state uccise la moglie, due figlie e la madre, e senza più casa né sede del giornale, ambedue incendiate.
"Energia positiva" promanava anche dalle testimonianze dei giovani di ritorno dalla missione di pace a Sarajevo", dall'espressione poetica di una ragazza del popolo saharawi, dimenticato nel deserto ma non vinto, dalle testimonianze, infine, di rappresentanti delle comunità somala e kurda.
La ricerca dei segni della speranza era espressa anche dalla simbologia che animava la piazza. Colpiva, in particolare, un grande striscione lungo venti metri, dipinto appositamente da un artista curdo, Fuad Aziz, con simboli di speranza e di vita. L'intenzione, forse riuscita, era quella di assumere i lenzuoli-sudari, segno dell'uso terroristico della morte da parte dei poteri violenti, mafiosi, razzisti, neonazisti...., trasformandoli in segno di resistenza e di rinascita del movimento non-violento, con chiara allusione al movimento dei lenzuoli di Palermo.
Infine il ricordo di due maestri fiorentini della resistenza-nonviolenza, Ernesto Balducci, scomparso di recente, e Luigi Rosadoni, del quale ricorrono venti anni dalla morte.
Canti ebrei si sono intrecciati con canti palestinesi, kurdi, zingari, nel tentativo di coinvolgere anche la musica nella tensione positiva. Lo stesso intreccio significatico per la simbologia religiosa, con preghiere tratte da diverse tradizioni religiose, per tentare di incominciare ad attuare l'utopia di p. Balducci e cioè "liberare la fede dalla violenza della religione che è la violenza più profonda, più sottile e forse fra le più distruttive".


Un momento di festiva convivialità ha concluso la veglia.