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Errori, mali ma anche i rimedi secondo i papi Pio IX e Leone XIII.


MALI ED ERRORI

Dall'Enciclica di Pio IX "Quanta cura" - 1864

...Le quali false e perverse Opinioni tanto più sono a detestarsi, in quanto mirano, in ispecial guisa a fare che sia impedita e rimossa quella salutare forza che la cattolica Chiesa, per instituzione e mandato del suo divino Autore, deve liberamente esercitare fino alla consumazIone del tempi, non meno verso i singoli uomini, che verso le nazioni, i popoli e i supremi lor Principi; e che .sia tolta di mezzo quella mutua società e concordia di consigli, tra il Sacerdozio e l'Impero, che sempre riuscì fausta e salutare alle cose tanto sacre come civili.
...
E contro la dottrina delle sacre Lettere, della Chiesa e dei santi Padri, non dubitano di asserire "ottima essere la condizione della società, nella quale non si riconosce
nell'Impero il debito di reprimere con pene stabilite i violatori della cattolica religione, se non in quanto lo dimanda la pubblica pace"

...Colla quale idea di sociale governo, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l'opinione sommamente ruinosa per la cattolica Chiesa e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio, cioè "la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo, che si ha da proclamare e stabilire per legge in ogni ben custodita società, ed i cittadini avere diritto ad una totale liberta che non deve essere ristretta da nessuna autorità o ecclesiastica o civile, in virtù della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti quali che sieno, o verbalmente, o per mezzo della stampa, o in altra maniera"

...Né lasciate parimente d'insegnare c che la reale podestà non fu data solamente pel reggimento del mondo, bensì massime per il presidio della Chiesa, e nulla vi è che ai Principi e ai Re possa recare maggior profitto e gloria, quanto, come un altro sapientissimo e fortissimo Nostro Predecessore, S. Felice, inculcava a Zenone imperatore, il lasciare che la Chiesa cattolica... si serva delle sue leggi, e il non permettere che alcuno si opponga alla sua libertà... Giacché è certo che sarà loro utile che, quando si tratta della causa di Dio, si studino secondo la legge sua, non di anteporre ma di sottoporre la regia volontà ai sacerdoti di Cristo".


MALI ED ERRORI

dall'Enciclica di Leone XIII "Diuturnum" - 1881

QUELLA LUNGA e nequitosissima guerra mossa alla divina autorità della Chiesa ha condotto al punto a cui essa tendeva, vale a dire al comune pericolo della umana società e specialmente del civile principato, sul quale massimamente poggia la pubblica salvezza. - Il che apparisce avvenuto specialmente in questo nostro tempo. Difatti oggi le popolari cupidigie ricusano più audacemente che mai qualsiasi autorità di comando e tanto è dovunque la licenza, tanto frequenti le sedizioni e i tumulti, che coloro i quali reggono la cosa pubblica non solo si veggono spesso negata la obbedienza, ma non abbastanza tutelata la stessa incolumità personale. Da lungo tempo infatti si è ope-rato in guisa che essi venissero in dispregio e in odio alla moltitudine, ed allo erompere delle fiamme del concepito livore, molte volte in breve spazio di tempo la vita dei principi è stata con occulte insidie o con aperti assassinii cercata a morte. Fu presa testé d'orrore tutta Europa alla nefanda uccisione d'un potentissimo imperatore, e mentre sono
ancora attoniti gli animi per la grandezza di tale scelleraggine, uomini perduti non hanno ritegno di lanciar pubblicamente minacce ed intimidazioni agli altri principi d'Europa.

L'AUTORITÀ E LA SUA ORIGINE
-Benché l'uomo, spinto da una tal superbia e contumacia cerchi spesso di spezzare i freni del comando, tuttavia non mai arrivò a potere non obbedire a nessuno. Perché in qualunque società e comunità umana è necessario vi sieno alcuni che comandino; affinché la società, priva del principio e del capo da cui sia retta, non si sfasci e non sia impedita di conseguire quel fine pel quale si formò e si costituì. Però se non si poté arrivare a togliere dal seno della società civile la potestà reggitrice, furono certo adoperate tutte le arti per togliere ad essa forza e sminuirne la maestà, e ciò massimamente nel secolo XVI, quando una funesta novità di opinioni infatuò moltissimi. Da quel tempo, la moltitudine non solo volle dare a se stessa una libertà più larga del convenevole, ma sembrò altresì voler foggiare a suo talento la origine e la costituzione della civile società. Che anzi moltissimi dei tempi nostri camminando sulle orme di coloro che nel secolo passato si dettero il nome di filosofi, dicono che ogni potere viene dal popolo: per cui coloro che esercitano questo potere, non lo esercitano come proprio ma come dato a loro dal popolo, e altresì colla condizione, che dalla volontà dello stesso popolo, da cui il potere fu dato, possa venir revocato. Da costoro però dissentono i cattolici, i quali il diritto di comandare derivano da Dio, come dal suo naturale e necessario principio.


RIMEDI

dall'enciclica di Leone XIII "Diuturnum" - 1881

Se questi precetti tutelano la cosa pubblica, vien tolta ogni
cagione ed ogni cupidigia di sedizioni: saranno poste al sicuro l'onore e l'incolumità dei principi, la quiete e a salute della città. Ottimamente pure si provvede alla dignità dei cittadini: ai quali nell'obbedienza stessa è dato conservare quel decoro che è consentaneo al grado dell'uomo. Poiché essi comprendono che innanzi al giudizio di Dio non esiste né schiavo, né libero, e che uno è di tutti il Signore, ricco "verso tutti quelli che lo invocano" e che quindi essi son soggetti ed obbediscono ai principi perché questi portano in certo modo la immagine di Dio, "a cui servire è regnare".

-Dopo che gli Stati ebbero principi cristiani, molto più insistente fu la Chiesa nell'affermare e nel predicare quanto fosse inviolabile l'autorità dei governanti: dal che doveva avvenire che ai popoli quando pensavano al principato, veniva innanzi alla mente una specie di maestà sacra, dalla quale erano spinti a nutrire verso i principi maggior riverenza ed amore. E perciò sapientemente provvide affinché i re fossero solennemente consacrati, come per comando di Dio era stabilito nell'Antico Testamento. -Quando poi la civile società come suscitata dalle ruine dell'Impero romano risorse alla speranza della cristiana grandezza, i pontefici Romani, istituito il sacro impero, consacrarono in modo singolare la politica potestà. Una nobiltà grandissima s'aggiunse con ciò al principato: né è da porsi in dubbio che questa pratica avrebbe sempre grandemente giovato alla religiosa e civile società, se i principi ed i popoli avessero sempre avuto mire uniformi a quelle della Chesa. -E infatti le cose rimasero quiete ed assai prospere finché fra le due potestà durò concorde amicizia. Se tumultuando peccavano i popoli, era pronta conciliatrice di tranquillità la Chiesa che tutti richiamava al dovere, e le violente cupidigie raffrenava, parte colla dolcezza, parte coll'autorità. Similmente se nel governo peccavano i principi, allora essa andava dinanzi ai medesimi e ricordando loro i diritti, le necessità, i giusti desideri dei popoli, li persuadeva alla equità, alla clemenza, alla benignità. Per tal modo, spesse volte fu ottenuto di rimuovere i pericoli di tumulti e di guerre civili

Il PRESIDIO DELLA RELIGIONE.
-Per la qual cosa è da ritenere che ottimamente i Romani Pontefici provvidero ai comuni vantaggi, perché di continuo ebbero cura di abbattere i superbi ed irrequieti spiriti dei Novatori, e spessissimo ammonirono quanto questi sieno pericolosi anche alla civile società. A questo proposito è degna di essere ricordata la sentenza di Clemente VII a Ferdinando RE di Boemia e di Ungheria: "In questa causa della fede è racchiusa anche la dignità e utilità tua e quella degli altri principi, giacché non può quella essere divelta senza trar seco la rovina delle cose vostre, il che chiarissimamente in alcuni di cotesti luoghi si è veduto". E allo stesso riguardo risplendette la somma provvidenza e fortezza dei Nostri Predecessori, specialmente poi di Clemente XI, Benedetto XIV, Leone XII, i quali, serpeggiando più largamente nei tempi susseguenti la peste delle prave dottrine, e crescendo l'audacia delle sette. si adoperarono colla loro autorità a chiudere ad esse l'adito. Noi stessi abbiamo parecchie volte denunziato quanto gravi pericoli sovrastino e nel tempo stesso abbiamo indicato quale sia la miglior maniera di allontanarli. Ai principi ed agli altri reggitori della pubblica cosa, offrimmo il presidio della religione.


RIMEDI

Dall'enciclica di LEONE XIII "Arcanum" - 1880

Se si ricerchi a qual fine fosse ordinata la divina istituzione del matrimonio, apparirà evidentissimo che Dio volle in essa racchiudere fonti ricchissimo di pubblica utilità e salvezza. E di vero, oltreché essi provvedono alla propagazione dell'umana famiglia, hanno altresì questo scopo, di rendere di rendere migliore e più felice l vita dei coniugati; e ciò per più cagioni, cioè per gli scambievoli aiuti nell'alleviare le necessità loro, per l'amore costante e fedele, per la comunanza di tutti i beni, per la grazia celeste che viene dal sacramento. I medesimi poi conferiscono assaissimo alla salvezza delle famiglie, giacché i matrimoni finché saranno conformi alla natura, e risponderanno pienamente ai consigli di Dio, potranno senza dubbio raffermare la concordia degli animi tra genitori, guarentire la retta istituzione dei figlioli, moderare la patria potestà sull'esempio della potestà divina, rendere obbedienti i figli ai parenti, i servi ai padroni. Da tali connubi poi le città possono con ogni cagione aspettarsi una stirpe e una successione di cittadini che sieno ottimamente animati, e che assuefatti all'ossequio e all'amore verso Dio, si reputino a stretto dovere il prestare obbedienza a quei che giustamente e legittimamente esercitano io comando, portare a tutti benevolenza, non recar offesa ad alcuno.


...Noi dunque, mossi dalla considerazione di tali cose, come altre volte con la maggior cura, così al presente esortiamo di nuovo con ogni calore i Principi a congiungersi in buon accordo e amistà; ed ai medesimo con paterna benevolenza Noi per primi porgiamo la destra, offrendo loro il soccorso della sup0rema Nostra potestà, il quale è tanto più necessario in questo tempo, quanto l'autorità sovrana nell'opinione degli uomini, quasi per ferita ricevuta, è resa più debole.
Essendo gli animo accesi di procace libertà e rifiutando con empio ardire il giogo di qualsivoglia autorità, anche la più legittima, salvezza pubblica richiede che le forze dell'una e dell'altra potestà si uniscano insieme, a fine di allontanare i danni che si veggono sovrastare non solo alla Chiesa ma alla medesima società civile.


MALI ED ERRORI

Dall'enciclica di Leone XIII "Quoad apostolici muneris" - 1878

Senza alcun dubbio intendete, Venerabili Fratelli, che Noi parliamo di quella setta di uomini, i quali con diversi e quasi barbari nomi. Socialisti, Comunisti o Nichilisti si appellano; i quali, diffusi per tutto il mondo e da iniquo patto fortemente fra di loro collegati, non chiedono, più sicurezza delle clandestine adunanze alle tenebre, ma palesemente, fiduciosamente uscendo alla luce, "si sforzano di mandare ad effetto la già da gran tempo iniziata impresa di gettar sossopra le fondamenta d'ogni civil società.
Essi sono certamente che, secondo attesta la divina parola, la carne insozzano, l'autorità dispregiano, la maestà bestemmiano. Nulla, di quanto fu per le umane e per le divine leggi alla incolumità e al decoro della vita statuito, intatto ed inoffeso lasciano. La obbedienza ricusano alle più alte potestà, alle quali, giusta il precetto dell'Apostolo, conviene che ogni spirito sia sottomesso, come a quelle che tengono da Dio il diritto di comandare.
....

Dell'uomo della donna la naturale unione, eziandio sacra per le barbare genti, disonorano; e il vincolo della stessa per il quale precipuamente la domestica società si raffrena, impugnano e danno in preda alla licenza...
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Finalmente solo spinti dalla cupidigia dei beni presenti, "la quale è radice di tutti i mali, e desiderosi della quale per vero dalla fede errarono" il diritto della proprietà dalla legge naturale sancito impugnano; e, con delitto grandissimo, mentre sembrano provvedere a tutti i bisogni degli uomini e soddisfare a tutti i desideri degli stessi, qualunque cosa, o a titolo di legittima eredità, o con lavoro di mano o d'ingegno, o con temperanza del vivere acquistata, s'adoperano di rapire ed aver come comune proprietà.
E queste mostruose opinioni, nelle loro adunanze manifestano, con libelli consigliano, e con un nugolo di effemeridi spargono nel volgo. Perocché la veneranda maestà e possanza dei >Monarchi è fatta segno a tanta invidia della sediziosa plebe, che facinorosi felloni, d'ogni freno impazienti, non una volta in breve spazio di tempo, con empio ardimento, contro gli stessi Monarchi della terra, abbiano rivolto il ferro.
....

Quindi con una certa empietà sconosciuta perfino agli stessi pagani furono costituiti governi, niun conto tenendo di Dio e dell'ordine da lui prestabilito; e venne strombazzato che la pubblica autorità non prende né principio né maestà, né la forza d'imparare da Dio, ma bensì dalla moltitudine del popolo, la quale credendosi sciolta da qualunque sanzione divina, volle obbedire soltanto a quelle leggi, le quali essa stessa a suo piacimento avesse fatte...
...Sparse in lungo ed in largo codeste dottrine e nata ovunque tanta licenza di pensare e di fare , non dee recare meraviglia se uomini d'infima condizione, annoiati della meschina casa o dell'officina, agognino ai palagi ed alla fortuna de' più ricchi, né sorprende che ormai non vi sia più tranquillità né per la pubblica e privata vita e che già l'umano genere sia quasi giunto all'estrema rovina.
...

È poi cosa dolorosa che coloro ai quali è affidata la cura del comun bene, aggirati dalle frodi ed atterriti dalle minacce di empi uomini, sieno sempre stati con sospettoso ed anche iniquo animo contro la Chiesa, non comprendendo che gli sforzi delle sette sarebbero stati vani, se la dottrina della Chiesa cattolica e l'autorità dei Romani Pontefici fosse sempre rimasta nel debito onore e presso i principi e presso i popoli. Imperocché la Chiesa del Dio vivo, la quale è colonna e fondamento di verità, insegna quelle dottrine e precetti coi quali più che in altra maniera si provvede alla quiete della Società, e si svelle dalla radice la nefasta pianta del socialismo.

RIMEDI

Dall'Enciclica di Leone XIII "Quoad apostolici muneris" - 1878

... Imperocché l'ineguaglianza di diritto e di potestà emana dallo stesso Autore della natura dal quale si nomina ogni autorità in cielo e in terra.
Con ciò sia cosa ché Colui che creò e governa ogni cosa, nella sua provvida sapienza, dispose che le infime cose per via delle mezzane, e le mezzane per via delle altissime arrivino ciascuna al suo fine. Pertanto in quella guisa che nello stesso regno celeste volle che vi fossero cori di Angeli distinti fra loro e gli uni agli altri soggetti; in quella guisa ancora che nella Chiesa stabilì vari gradi di ordini, ed una moltitudine di ministeri, onde non tutti fossero Apostoli, non tutti Pastori, non tutti Dottori; così dispose del pari che nella società civile fossero vari ordini distinti per dignità, per diritti e per potere, onde la città, a somiglianza della Chiesa, rendesse immagine di un corpo che ha molte membra, le une delle altre più nobili, ma insieme scambievolmente necessarie e sollecite del comune vantaggio.
...
Finalmente la Sapienza cattolica, poggiata sui precetti della legge naturale e divina, mirabilmente provvide alla pubblica e domestica tranquillità anche colle dottrine che professa ed insegna intorno al diritto di proprietà ed alla divisione dei beni, che son fatti per i bisogni ed i commodi della vita. Perocché, mentre i socialisti rappresentano il diritto di proprietà come un ritrovato umano contrario alla naturale eguaglianza degli uomini, ed anelando alla comunanza dei beni, stimano non doversi supportare di buon animo la povertà, e potersi impunemente violare le sostanze e i diritti dei più doviziosi; la Chiesa molto più saviamente ed utilmente anche nel possesso dei beni riconosce disuguaglianza tra gli uomini, per forze fisiche ed attitudine d'ingegno naturalmente diversi, e vuole intatto ed inviolabile per tutti il diritto di proprietà e di dominio che dalla stessa natura deriva.
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...Per la qual cosa, Venerabili Fratelli, Noi ai quali presentemente è affidato il governo di tutta la Chiesa siccome fin dal principi del nostro Pontificato ai popoli e ai Principi sbattuti da fiera procella mostrammo il porto ove sicuramente raccogliersi; così adesso, commossi dall'estremo pericolo che sovrasta, di nuovo innalziamo verso di essi l'Apostolica voce; ed in nome della propria salute e di quella dello Stato con ogni istanza li preghiamo scongiurandoli che accolgano ed ascoltino come maestra la Chiesa tanto benemerita della pubblica prosperità dei regni; e si persuadano che le ragioni della religione e dell'impero sono sì strettamente congiunte, che quanto vien quella a scadere, tanto dell'ossequio dei sudditi e della maestà del comando si scema. Che anzi conoscendo che la Chiesa di Cristo possiede tanta virtù per combattere le peste del Socialismo, quanta non ne possono avere le leggi umane, né i costringimenti dei magistrati, né le armi dei soldati; ridonino alla Chiesa quella condizione di libertà, nella quale possa efficacemente dispiegare i suoi benefici influssi a favore dell'umano consorzio.

....
Infine siccome i seguaci del Socialismo principalmente si cercano tra gli artigiani e gli operai, i quali avendo per avventura preso in uggia il lavoro, si lasciano assai facilmente pigliare all'esca delle speranze e delle promesse altrui, così torna opportuno di favorire le società artigiane ed operaie, che poste sotto la tutela della religione avvezzino tutti i loro soci a tenersi contenti della loro sorte, a sopportare con merito la fatica, e a menar sempre quieta e tranquilla la vita.