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COMUNICATO STAMPA

In piazza Isolotto, la notte di Natale, sotto la tettoia del mercato, fragile riparo a una fitta nebbia, si è svolta la Veglia organizzata dalla Comunità dell'Isolotto e della Resurrezione e dal Coordinamento dei Comitati per la pace. Tema dominante: la pace. Ma una pace vista dal basso, secondo la logica dei popoli e non in base alla logica delle grandi potenze.

"Non è prima di tutto la paura che ci unisce - è stato detto -
ma la volontà di vivere e di fare spazio a ciò che nell'uomo e nella società preme per venire alla luce, nonostante tutti i disegni di morte... insieme alla volontà di lotta contro l'installazione dei missili a Comiso e in tutta l'Europa, è vivo in molti settori della società l'impegno per trasformazioni profonde nel senso della giu-stizia e della liberazione, della solidarietà. Si tratta spesso di germi vitali, di semi che la coltre di gelo della guerra fredda e della crisi nascondono ma non possono uccidere...".

Su questa linea di fondo si è sviluppata la Veglia con letture di uomini della pace del nostro tempo, da papa Giovanni a Gramsci, dal Vangelo a Neruda, e con testimonianze dirette di persone impegnate nel mondo del lavoro, nel movimento delle donne, nel mondo contadino, nella solidarietà internazionale.
Varie centinaia di persone formavano un grande cerchio intorno a
un quadrato di tavoli sui quali la gente deponeva spontaneamente
simboli della v1ta, frutti della terra e dolci 1ns1eme ai segni tradizionali della eucaristia, cioè il pane e il vino.

E' stata la quindicesima Veglia che la Comunità dell'Isolotto ha
svolto nella piazza del quartiere. Non sembra attenuata l'impegno e l'efficacia con cui viene portata avanti una difficile ma rigorosa e significativa ricerca di un intreccio profondo, non integristico, fra l'impegno nel tessuto laico, i suoi valori e i suoi progetti di nuova società e l'appartenenza alla realtà ecclesiale, un'appartenenza sofferta e in parte conflittuale ma non certo priva di autenticità.