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INTERVENTO DEL SINDACO ELIO GABBUGGIANI

IN OCCASIONE DEL PRIMO ANNIVERSARIO

DELLA LIBERAZIONE DEL NICARAGUA -

 17 luglio 1980



Cari compagni e amici dell'Isolotto,
il nostro incontro di questa sera ha soprattutto un significato: di ascoltare, di maturare le nostre convinzioni, di stabilire quali siano gli strumenti più efficaci per aiutare quello del Nicaragua e gli altri popoli in lotta per ottenere o rafforzare la loro indipendenza nazionale, a realizzare dignità, sviluppo, libertà, pace.


Non è questa, perciò, una occasione per esprimere solo generiche e retoriche solidarietà, anche perché molti dei cruciali problemi del nostro tempo passano attraverso la lotta per la costruzione di un nuovo ordine internazionale politico ed economico.
Nella sua emblematicità il problema del Nicaragua può essere un esempio del dramma che ci coinvolge ma anche delle nostre speranze. Si tratta, infatti, di un paese in lotta dopo la recente, dolorosa e gloriosa riconquista della indipendenza politica, per rafforzare la sua autonomia e la sua struttura civile e ricreare per tutti i suoi abitanti, i suoi cittadini, premesse e certezze di sviluppo generalizzato e giusto.


Sconfitta la dittatura di Somoza, il movimento sandinista e tutti coloro che hanno conquistato contro l'imperialismo politico ed economico l'indipendenza, sono di fronte ai problemi della ricostruzione e della crescita. La strada che dovranno seguire è solo in parte segnata, trattandosi per alcuni versi di un percorso inesplorato; ma saranno il nostro fraterno aiuto, la nostra capacità di vedere in questo tema apparentemente ristretto, una delle prove chiare nell'attuale vicenda internazionale della lotta per le esigenze di libertà e giustizia dei popoli, a segnare gli elementi essenziali di questa ricerca.


Il Nicaragua è un punto cruciale di una zona tormentata del mondo, nella quale sta divenendo endemica e drammatica la questione del Salvador, dove il Guatemala, i cui problemi sono meno conosciuti, ma non a Firenze, per la testimonianza viva che ne potevamo avere sino nel nostro Consiglio Comunale, è in una situazione di violenza e di incertezza dove, per scendere verso il Sud America, il Cile, l'Argentina, lo stesso immenso Brasile, sono di fronte ai problemi del sottosviluppo, del rispetto dell'uomo, della dittatura.


Di questi giorni il sanguinoso colpo di Stato in Bolivia compiuto dai militari per impedire l'insediamento del nuovo Presidente costituzionale Siles Zuazo, rappresentante delle sinistre. Dirigenti dei partiti comunisti e socialisti sono incarcerati e altri, addirittura assassinati. I carri armati affrontano i lavoratori in sciopero, ma in tutto il paese si sta già organizzando una resistenza democratica. Recenti alte testimonianze, non politiche certo, hanno aiutato ad aprire uno squarcio sconvolgente e insolito su questiproblemi.


Ma la vicenda del Nicaragua è emblematica anche per quelle aperte nelle altre parti inquiete e tormentate del mondo dove permangono problemi di indipendenza nazionale, di riconoscimento dell'autonomia politica dei popoli, di sviluppo, di giustizia, di rifiuto dello sfruttamento.
La nostra attenzione di questa sera non è quindi settoriale, ma universale, anche se siamo riuniti avendo di fronte i problemi del Nicaragua. La nostra solidarietà con questo paese e con il suo popolo che ha conquistato la democrazia è perciò, innanzi tutto, un contributo concreto ai problemi dell'indipendenza, della giustizia, della pace.
L'indipendenza nazionale è la via attraverso la quale ogni paese può, nella responsabilità e nella autonomia del suo popolo darsi regole sue per la costituzione civile e lo sviluppo che desidera.

 

 Il Nicaragua è come un simbolo di tutte le lotte per la indipendenza e l'autonomia politica che si svolgono oggi nel mondo. La capacità del popoli di decidere da sé, con la loro cultura, con la loro civiltà, è anche il punto di partenza per la realizzazione del nuovo ordine internazionale.
Non ci sarà però ordine senza la giustizia: ed allora bisognerà prendere coscienza del fatto che fra i popoli e gli stati dovrà essere ritrovata la proporzione giusta nei loro rapporti reciproci.
La suddivisione che conta non è più oggi soltanto tra Oriente e Occidente, ma anche tra nord e sud e nel mondo in via di sviluppo, tra paesi petroliferi e paesi non petroliferi.

I paesi non sviluppati e non detentori del petrolio,nelle vicende degli ultimi anni e degli ultimi mesi, sono quelli che più degli altri stanno subendo le conseguenze della crisi economica internazionale.
Lo scambio ineguale che ha avuto ed ha la sua testimonianza esasperata in tutte le diverse manifestazioni con le quali si è presentato, ieri e oggi, l'imperialismo, diviene troppo spesso segno di fatalistica impotenza, e ragione ci sopraffazione e di ingiustizia. La società del benessere, con i suoi sprechi, convive con la carestia e la distruzione potenziale e reale dell'uomo e della sua civiltà in ampi spazi dei continenti.
Il disordine e la conflittualità crescente nel rapporto fra gli stati, basato sulle pretese errate della politica di potenza, si accompagnano con l'estremo pericolo che stanno correndo, oggi, popoli e civiltà abbandonati a se stessi.


La lotta per la giustizia è strettamente connessa a quella per la pace.
Non possiamo non concludere il nostro appello per il Nicaragua con un richiamo a tutti perché venga ricostituita la speranza attorno alla ripresa dello spirito di coesistenza pacifica.
Esso sembra essersi dileguato, appena all'inizio di una esperienza che tutti avevano riconosciuto essere difficoltosa, ma che consideravano anche esaltante per la nostra capacità e volontà di costruire un mondo nuovo. Certo, la distensione che auspichiamo non potrà essereun nuovo modo di dividersi le sfere di influenza o solo un diverso equilibrio di precari interessi politici ed economici, di sconvolgenti e distruttivi armamenti atomici, neutronici, missilistici.


I popoli e gli stati che si trovarono ad Helsinki, cinque anni fa, per sanzionare i principi attivi di una costruttiva coesistenza avranno nel prossimo appuntamento di Madrid la occasione di riprendere la strada. Gli stati, quelli europei in particolare, quelli che hanno riproposto negli ultimi tempi in modo specifico alcuni elementi concreti di ripresa del dialogo, dovranno ridivenire protagonisti delle scelte per la pace. Anche il nostro paese, con le sue incertezze, debolezze, contraddizioni .


L'esempio del Nicaragua, la sua originalità nel percorrere la strada dell'indipendenza anche e soprattutto in questa occasione non potranno essere dimenticati.
La nostra città, di fronte alle vicende internazionali di questi ultimi decenni, non è mai stata assente. Al contrario ha sempre levato la sua voce di pace e di solidarietà. Lo testimoniano, ultimi nel tempo, il convegno per la libertà in Cile, il convegno sul dialogo euro-arabo, il convegno sul dissenso nei paesi dell'est, le varie iniziative e prese di posizione del Consiglio comunale per il Vietnam, la Cambogia, l'Eritrea, lo Zimbawe, il Polisario e così via, nonché i nuovi rapporti di amicizia e collaborazione istaurati con città di altre nazioni e altri continenti, tra questi di particolare valore il gemellaggio con Nanchino.


Tutto ciò è stato reso possibile grazie all'impegno delle forze politiche democratiche del Consiglio comunale e di quanti avvertono l'esigenza di nuovi assetti dì pace e di giustizia sociale.
Noi siamo convinti, lo abbiamo ripetuto più volte e ad ogni livello, che non solo le politiche degli stati e dei governi possono contribuire alla costruzione di una società più giusta e pacifica, ma anche le comunità locali, diretta espressione dei rispettivi popoli. Esse infatti sono in grado di offrire, grazie anche alla formula dei gemellaggi - "unire le città per unire le nazioni" - un rilevante impulso alla realizzazione di nuovi rapporti di convivenza umana.
Questo ha fatto fino ad oggi la nostra città, la nostra Amministrazione comunale, questo continuerà a fare, con rinnovato slancio, nei mesi e negli anni che ci stanno davanti.