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DOCUMENTO DELLE COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE ITALIANE
SUL FINANZIAMENTO ALLE SCUOLE PRIVATE



Mentre la scuola pubblica annaspa fra i numerosi problemi che la assillano da anni, alcuni settori del mondo cattolico, rilanciano in grande stile la scuola privata, prima con la presentazionE del progetto statale che prevede l'erogazione di "un buono scuola" ai genitori degli alunni che scelgono gli istituti privati, e poi con l'approvazione di leggi regionali sul diritto allo studio il più possibile favorevoli a questi ultimi.


Laddove i rapporti di forza glielo hanno consentito, la democrazia cristiana, con l'appoggio della gerarchia ecclesiastica, ha approvato, senza preoccupazione, norme tendenti ad equiparare "tout court" le scuole private a quelle pubbliche (è il caso recente della Puglia, vedi Paese Sera del 19 aprile) e quando ciò non era possibile (in Toscana), si è opposta con ostinazione alla introduzione di condizioni richieste alle scuole private per poter usufruire dei contributi regionali.


Per quanto riguarda quest'ultima vicenda, non è bastato che si fosse manifestata una maggiore disponibilità da parte delle forze politiche che governano la regione Toscana a che la legge risultasse più favorevole della precedente (in quella del 1975, il finanziamento avveniva solo nel caso che nella zona non fosse presente la scuola pubblica, in questa a patto che la scuola privata "si configuri come componente di un sistema integrato di pubblico servizio"): in consiglio il gruppo democristiano ha affrontato il dibattito in termini di netta contrapposizione e il governo centrale gli ha fatto da eco rinviando la legge per la illegittimità, a suo dire, delle condizioni che vi sono poste. In sostanza alle scuole private si deve solo dare, ma bisogna guardarsi dal chiedere.


Nell'avanzare la pretesa di sostenere le scuole private con denaro pubblico si afferma che esse sono la espressione della ricchezza della società civile che la società politica non può impoverire, e che il diritto alla eguaglianza e di scelta fra scuola privata e pubblica sarebbero lesi se chi frequenta le
scuole private fosse penalizzato da una tassa di iscrizione o, come in questo caso, da una privazione del diritto allo studio.


Noi riteniamo che queste siano considerazioni ed argomentazioni ipocrite e singolari che nascondono solo la volontà di riproporre, ancora oggi, luoghi di conservazione e di perpetuazione di una identità ideologica integralistica
ed autoritaria, estranei al confronto culturale che, pur con molta difficoltà, si sta realizzando nella scuola pubblica. Si pretende in effetti un premio ad una operazione discriminatoria, il contributo di tutti per soddisfare il desiderio di alcuni, sottraendo alla scuola pubblica disponibilità già scarse. Simili battaglie ci riportano verso schemi di contrapposizione e verso orizzonti angusti superati dalla crescita della coscienza civile recepita e a sua volta stimolata dal Concilio Vaticano II.


Molti cristiani ed intere comunità considerano essenziale oggi, per la loro stessa testimonianza di fede, oltre che per il loro impegno civico, lottare con tutti gli uomini di buona volontà per il miglior funzionamento, nel campo della istruzione come in quelli della salute e della assistenza, delle strutture pubbliche.


Solo per mezzo di tali strutture riteniamo che si possa dare a ciascuno uguali opportunità educative; soltanto al1'interno delle istituzioni pubbliche, cioè di tutti e per tutti autenticamente e positivamente laiche, noi crediamo possibile esprimere un impegno costante e anche una lotta serrata verso i seguenti tre obbiettivi fondamentali:

1- allargare e approfondire la partecipazione democratica, favorire il processo di decentramento e di programmazione unitaria, sburocratizzare la gestione dei servizi, giungere ad una loro reale apertura e integrazione nel territorio fino verso forme di autogestione;

2- esprimere e valorizzare un reale pluralismo di posizioni ideali, di riferimenti culturali, di scelte politiche, di interessi materiali, che non escluda il confronto e il dibattito democratico fra operatori, tecnici, amministratori, utenti dei vari servizi, finalizzato all'arricchimento reciproco, alla crescita individuale e sociale, all'unificazione progressiva della società nel rispetto delle diversità.

3- sviluppare senza sosta la lotta contro le forme sia di ingiusto privilegio, sia di emarginazione e di discriminazione, le forme vecchie che resistono a quelle nuove che si sviluppano costantemente nelle mutate situazioni. in modo da "rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3 della Costituzione).

Come cittadini e come comunità cristiane sentiamo il dovere di opporci a quelle posizioni che, sotto il manto ipocrita della libertà di educazione o di assistenza, tendono in realtà alla frantumazione corporativa della società. alla spaccatura ideologica e confessionale, alla spartizione della torta del denaro pubblico destinato ai servizi.
Mentre denunziamo il carattere profondamente antidemocratico e anticostituzionale, e per noi anche anticristiano, di queste posizioni, facciamo pressione sugli organi istituzionali cui compete la legislazione in materia di diritto allo studio, (così come in materia di assistenza o salute) perché si mantenga una ferma intransigenza nell'attuare la Costituzione che prevede la libertà di istituire scuole private ma senza oneri per lo Stato.


L' Assemblea del V Convegno Nazionale
delle Comunità Cristiane di Base Italiane
su proposta delle Comunità Cristiane di base toscane


Verona, 27 aprile 1980