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DOMENICA DOPO PASQUA O DOMENICA IN ALBIS


-Lettura: Luca 24, 13-35. I discepoli di Emmaus

-La narrazione di Luca è già l'inizio di una ricerca che accompagnerà la chiesa di tutti i tempi: la ricerca della presenza viva di Cristo risorto. La narrazione è certamente il frutto di una esperienza e di un metodo di ricerca vitale praticato dalle prime comunità cristiane. I primi cristiani cercavano Cristo e pensavano di riconoscerlo nello spezzare del pane. Ma che significava per loro questo "spezzare il pane"?
E per noi oggi cosa significa?

-Quello che significava per i primi cristiani ce lo dicono gli Atti degli Apostoli: il libro che racconta la vita della primitiva comunità cristiana. Spezzare il pane voleva dire mettere in comune tutti i loro beni o, per lo meno, tentare di farlo.
E oggi?
Per una parte della chiesa lo spezzare il pane corrisponde a un rito di rassicurazione; non è più un sentiero di ricerca da scoprire sempre nel groviglio degli avvenimenti umani; ma è semplicemente il segno che garantisce ed esprime una sicurezza: Cristo è nelle mani della chiesa e in particolare del clero e l'eucaristia è la moneta con cui si può acquistare.
Nell'epoca moderna, una tale concezione del rapporto con Cristo si è perfettamente adeguata e inserita nel quadro generale della organizzazione della società, di quella società che si dice "borghese": dal medico si compera la salute, dal tecnico il benessere materiale, dal politico la soluzione dei problemi generali, dal giornalista l'informazione, dall'intellettuale la cultura e dal prete la salvezza individuale e spirituale. E così la nostra povera umanità si trova perfettamente smembrata.

-C'è però tutta un'altra parte della chiesa che nella storia ha sempre continuato a cercare Cristo vivente in mezzo agli uomini. E' stata una ricerca faticosa e fallibile, ma sempre feconda.

Il 12 aprile si compiono 20 anni dalla morte di don Mazzolari. Egli è stato uno di quei cristiani che ha portato avanti una tale ricerca con una passione e un amore che gli sono costate care. Ecco una sua testimonianza:

"Le nostre civiltà, le nostre culture, le nostre tradizioni, perfino le nostre basiliche possono essere divenute il luogo dove gli uomini di un'epoca l'aveva posto. Ma il comandamento è un altro: "andate e dite ai discepoli che egli vi precede". Dove? Dappertutto, ovunque l'uomo pianterà le sue
tende, farà la sua giornata di fatica e di avventura, spezzerà il suo pane, piangendo o cantando, sorridendo o imprecando".

-Ma in questi venti anni la ricerca è andata avanti.

-Un filosofo marxista francese, Roger Garaudi, ha recentemente lanciato ai cristiani questo appello: "Voi, gli scopritori della grande speranza che Costantino ci ha rubato, voi, gente della chiesa, restituitecelo! La sua vita e la sua morte sono anche di tutti noi, di tutti coloro per i quali questa vita e questa morte hanno un senso. Di tutti noi che da lui abbiamo appreso che l'uomo è stato creato creatore".
L'appello di Garaudi è stato raccolto anche da settori della gerarchia.

Ecco una testimonianza da un documento di vescovi latino-americani che esprime bene tutta la nostra tensione e la nostra fede:

"Lo Spirito di Cristo, agendo oggi come ieri, dà alla storia il suo impulso e si manifesta nella solidarietà fra coloro che lottano per la libertà, in un sentimento di amore veramente lucido per i fratelli oppressi".

Questa mi sembra che si possa considerare uno dei punti più alti della ricerca del significato dello spezzare il pane .