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COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO  FIRENZE


LETTERA APERTA
ALLA
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Le vostre recenti prese di posizione in relazione alla legge italiana che regolamenta 1'aborto ci chiamano in causa come cristiani, cioè come porzione del Popolo di Dio, otre che come cittadini.
Accettate dunque che esprimiamo il nostro pensiero e che esercitiamo il diritto di critica nei vostri confronti.

Innanzi tutto vogliamo affrontare la questione della libertà dalla Chiesa che, secondo i vostri comunicati, sarebbe minacciata dalle reazioni degli ambienti cosiddetti laici giunte sino a formali denunce.
Esiste certamente un problema di accrescere la libertà di espressione per tutti i cittadini e tutte le formazioni sociali e soprattutto di allargare tali libertà rimovendo gli ostacoli che finora hanno impedito a grandi masse popolari di usufruirne in pieno; ma, se volete essere sinceri, dovete ammettere che le reazioni laiche e in particolare la denunzia del giudice di Camerino non fanno che ritorcere, per la prima volta, contro di voi strumenti che voi stessi finora avete usato ampiamente per reprimere le voci profetiche all'interno della Chiesa e della società.
E solo ora alzate la voce!

Ricordiamo alcuni fatti, come semplici esempi, perché il discorso non appaia campato in aria.
Nel 1963 il primo obbiettore di coscienza cattolico, Giuseppe Gozzini, veniva Condannato a sei mesi di reclusione. Avete avallato col silenzio non solo la condanna ma anche le ingiurie di don Stefani pubblicate sulla "Nazione" di Firenze.
Eppure voi sapevate bene che Gozzini difendeva la vita e lo faceva anche come testimonianza evangelica. Purtroppo, anche allora, rimanevano isolate le voci del card. Bea e di padre Balducci, il quale, a sua volta, veniva incriminato per il sostegno aperto a Gozzini.

Balducci è processato e infine condannato in base ad articoli del Codice Penale analoghi a quelli che ora si ritorcono contro di voi; e voi, non solo non avete sollevato, allora, la questione della libertà religiosa, ma avete accettato che altri "processi" più subdoli e più penosi si svolgessero contro di lui presso gli organi provinciali degli Scolopi, presso la Curia fiorentina c presso il S. Uffizio.
 

La stessa sorte tocca a don Milani nel 1965. Anch'egli è condannato per aver difeso gli obbiettori di coscienza, mentre il vescovo di Firenze lo sconfessa pubblicamente con affermazioni del seguante tenore: "Se i sudditi non fossero tenuti a obbedire o a subire le conseguenze penali delle loro scelte, le leggi emanate dallo Stato resterebbero dipendenti dall'opinione soggettiva del singolo, il che, in questo come in tutti gli altri campi dal diritto, equi varrebbe a togliere il fondamento dell'ordine sociale, cioè l'anarchia".
Il 14 settembre 1968 il vescovo di Parma fa intervenire la polizia all'interno del duomo par allontanare un gruppo di giovani cattolici che, insieme a1 proprio prete, chiedono di testimoniare la loro fede verso una chiesa povera e dei poveri. Segue la imma11cabile denunzia per "vilipendio alla religione dello Stato".

Ancora nel 1968 ha luogo l'incriminazione dei membri della nostra comunità su denuncia della Curia, con un processo che vede il vescovo ausiliare in veste di testimone d'accusa.

Facciamo un salto di dieci anni e terminiamo con il doloroso e avvilente spettacolo della Forza pubblica che, nel novembre 1978, nella chiesa parrocchiale di Lavello (Potenza), a seguito delle azioni giuridiche del Vescovo, tenta di interrompere la celebrazione eucaristica presieduta da don Marco Bisceglia e partecipata dalla massa del popolo .

In questi dieci anni centinaia di casi simili, da quelli di tanti insegnanti di religione licenziati dallo Stato per vostro diretto intervento a causa dalla loro fede e delle loro idee non collimanti perfettamente con le vostra linee
pastorali, a quelli di intere comunità portate in tribunale e colpite dalla legge penale dello Stato coma a Lavello .

Tutto questo strapotere, questo "usare" dello Stato a piene mani lo chiamate "libertà religiosa"! Mentre gridate alla persecuzione al primo timido accenno di un mutamento dei rapporti di forza nella società italiana.
Ci sarebbe piuttosto abbondante materia por sollevare la questione dei diritti dell'uomo all'interno della Chiesa.
Tale questione è già matura nella coscienza civile e passerà presto - ritenetevene certi - al pettine della storia.

Detto questo, con la stessa franchezza manifestiamo il nostro pensiero anche verso certe reazioni ai vostri recenti interventi.
A nostro avviso, la logica concordataria, o anche quella dl1e norme penali contro reati di opinione, rimane scorretta e contraddittoria sia quando à praticata da voi sia quando si tentasse di usarla contro di voi. In questo secondo caso si cadrebbe anche in una palese ingenuità tant'è vero che la denunzia del giudice di Camerino ha un significato dichiaratamente dimostrativo, senza la volontà (né l'illusione - aggiungiamo noi) di arrivare a una condanna.


Il fatto è che la scorrettezza e contraddittorietà delle norme penali legate alla logica concordataria o di quelle contro i reati di opinione non ha rilevanza quando colpisce, come è accaduto quasi sempre finora, gente senza potere, mentre risulta clamorosa quando qualcuno si prova a rivolgerla contro il potere specialmente quello ecclesiastico.

Nelle trattative per il rinnovo del Concordato, chi ha veramente a cuore la laicità dello Stato e la difesa dei diritti umani anche all'interno della Chiesa, dovrebbe considerare attentamente quanto è venuto alla luce proprio in questi giorni e cioè la impraticabilità della logica concordataria per regolare i rapporti tra Stato democratico e Chiesa.


Molti hanno reagito alla vostre dichiarazioni affermando che, in base al Concordato, non sarebbe consentito alla Chiesa affrontare temi che esulino dal suo campo specifico che è quello religioso. In realtà, in questa occasione meglio che in altre, è risultato chiaro che il Concordato non ha né può avere altro che formule generiche e equivoche e che dallo stesso articolo 7 della Costituzione, "sarà sempre difficile ricavare quale sia l'ambito e i limiti effettivi a cui si estende e in cui ha termine 1'ordine di competenza indipendente a sovrana riconosciuto alla Chiesa nel nostro ordinamento e in cui viceversa comincia quello proprio dello Stato" (D'Avack) .
D'altronde la puntuale ripartizione per materia tra Stato e Chiesa non c'è nella legge perché non c'è nelle cose: è un falso ideologico, è il prodotto di una cultura separatista ormai antiquata che non ha mai voluto "riconoscere" la politicità di tutte la dimensioni umane.

Per questi motivi noi pensiamo che non si debba in alcun modo limitare la vostra libertà di espressione alla pari di quella di qualunque altro cittadino.
Per gli stessi motivi crediamo che lo Stato non debba più sostenervi con i propri ordinamenti giuridico-penali e con le proprie strutture di polizia nei vostri tentativi di usare la forza dello Stato per regolare le questioni interne  della Chiesa e specialmente per reprimere e soffocare nella Chiesa stessa il pluralismo, la partecipazione responsabile, la libertà di espressione. Come, del resto, affermiamo da tempo che lo Stato non deve più sostenere economicamente le istituzioni e le opere ecclesiastiche che non diano verificabili garanzie di democraticità interna.


Allora un maggior numero di cristiani prenderebbero coscienza e coraggio e apparirebbe chiaro, per esempio, come notevole parte del Popolo di Dio non si riconosce affatto nelle vostre recenti prese di posizione, nelle scomuniche, nelle mobilitazioni confessionali: sono teologi che cercano la verità senza pretendere di possederla in proprio, pastori e perfino vescovi che : "conoscono" il popolo e partecipano alla sua vita, laici che testimoniano il Vangelo all'interno della società attuale senza presunzione e intolleranza, intere comunità che vogliono essere fedeli alla nuova stagione storica aperta da papa Giovanni e dal Concilio.
L'affermarsi e il venire alla luce di un tale pluralismo, di una tale "libertà religiosa", oggi ostacolata soprattutto da quel connubio fra potere ecclesiastico e potere statale, non solo aprirebbe gli occhi a tanta gente, ma crediamo che sarebbe utile anche a voi.

Vi impedirebbe, infatti, di perdere contatto con i mutamenti storici e vi costringerebbe a mantenere un rapporto più  diretto con la gente e i suoi problemi, vi aiuterebbe a ritrovare un ruolo più autentico del vostro "servizio" e "carisma", permetterebbe a tutta la Chiesa di annunziare con più credibilità ed efficacia il Vangelo.


In particolare, per quanto riguarda l'aborto, avreste anche voi la possibilità di conoscere meglio il punto di vista di tanta parte del mondo femminile. Capireste forse che condannare, colpevolizzare, "lapidare" in primo luogo la donna, sia un atteggiamento farisaico, tenuto conto che in questo paese, governato da forze cattoliche, si verifica, rispetto agli altri paesi europei, il più alto tasso di mortalità infantile e di mortalità per motivi di parto a causa dello condizioni di vita, dalla carenza di servizi, di una adeguata educazione sanitaria. Capireste che molta gente attribuisce a voi le parole di Cristo ai farisèi: "Legano pesi insopportabili sulle spalle della gente mentre essi non li muovono neppure con un dito". Vi rendereste conto che fondare la legge su uno spirito sostanzialmente repressivo e affidare alla paura l'adesione dei fedeli verso i vostri insegnamenti, non difende affatto la vita ma anzi la mortifica, specialmente in un campo di tale rilievo sociale.
Tocchereste con mano come certi principi ideologici (che caratterizzano le vostre dichiarazioni circa il ruolo dipendente della donna, la famiglia, il controllo delle nascite, la sessualità, ecc., e i metodi che continuate ad usare per imporre l'attuazione di tali principi, sono fra le cause principali del1'aborto clandestino e, come non hanno sconfitto finora la piaga sociale dell'aborto, così sono destinati a uguale sorte in futuro: otterrete solo di alienare dalla Chiesa le masse femminili come da tempo è avvenuto per il movimento operaio.

Noi invece riteniamo, che, secondo lo spirito del Vangelo,
occorre aver fiducia nel processo di liberazione della donna e assumerlo partecipando anche alle sue contraddizioni storiche, perché è un processo vitale e positivo, portato avanti da una realtà fra le più emarginate (ricordate le "pietre scartate" di cui parla il Vangelo, che diverranno "pietre d'angolo"?), destinate - noi crediamo - a far scaturire dal suo interno la più formidabile difesa della vita anche del feto e il più efficace rimedio alla piaga sociale dell'aborto.

LA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
RIUNITA IN ASSEMBLEA EUCARISTICA

Firenze, domenica 14 gennaio 1979