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DOMENICA 8 OTTOBRE ALLE ORE 15
RIUNIONE-INCONTRO DI VERIFICA
APERTA A TUTTI
INDETTA DALLA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
ALLE BARACCE VERDI
VIA ACERI 1 - FIRENZE


La Comunità dell'Isolotto, a dieci anni dai fatti del 1968, ritiene opportuno dare un significato più incisivo alla verifica che, come ogni anno, viene fatta all'inizio dell'autunno.


A questo scopo, Domenica 8 Ottobre  alle ore 15, alle Baracche verdi,
si farà una riunione-incontro fra tutti coloro che hanno vissuto  questa esperienza da protagonisti e guardano ad essa con interesse e fra quanti hanno a cuore i problemi  e i temi sui quali la Comunità è impegnata.



Sarebbe importante una partecipazione non convenzionale ma critica e costruttiva, che ci permetta di fare una valutazione realistica,seria e aderente alla realtà attuale.

Alcuni problemi per la discussione:

-In tutti questi anni si è cercato di contribuire a un cambiamento e a un
rinnovamento della chiesa.

Abbiamo raggiunto degli obbiettivi? Quali sono stati i limiti e gli errori?
In relazione alla situazione attuale, cosa si dovrebbe cambiare, quale impegno è possibile e doveroso esprimere ancora?

-Abbiamo anche vissuto l'esperienza di comunità di base come contributo e  partecipazione ai processi di crescita, di maturazione, di liberazione, di riappropriazione delle masse popolari.

E' importante una verifica di questo impegno espresso finora.
Ma non basta guardare indietro. Occorre continuare la ricerca delle prospettive, degli ostacoli, degli spazi reali, delle caratteristiche che deve avere un serio lavoro di base.


COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO

Firenze, 18.10.1978


Domenica 8 ottobre ci siamo ritrovati alle baracche per l'incontro di verifica che si fa ogni anno e che questa volta doveva avere un carattere di maggior incisività, a dieci anni dal '68.

Hanno portato il loro contributo anche persone che da tempo avevano diradato il loro rapporto con la Comunità e inoltre membri di altre Comunità cristiane, dei "Cristiani per il socialismo", di Testimonianze, dell' AGESCI, delle ACLI, degli organismi sociali del Quartiere.
Circa 150 persone hanno dato vita a un dibattito che dalle 15,30 si è protratto fino alle 19,30.
Dopo che un membro dell'AGESCI ha espresso la necessità e la disponibilità a un rapporto più stretto anche a livello operativo sopratutto nelle attività giovanili, un membro della Comunità ha cercato di ricostruire il clima del settembre-ottobre 1968 leggendo alcuni brani del libro "Isolotto 1954/1969" e ricordando una cosa che era sfuggita un po' a tutti: proprio i1 9 ottobre di dieci anni or sono si svolse, nei locali della parrocchia, l'assemblea nella quale fu data notizia della lettera del card. Florit che intimava un aut-aut a don Mazzi e fu presa la decisione di consultare tutto il Quartiere.
È stata letta poi una traccia di discussione con molti interrogativi sui quali si è sviluppata la discussione.
Alle 19,30 si è deciso di interrompere l'incontro. Qualcuno proponeva di passare subito alla fase operativa con riunioni particolari:

1. fra i membri più coinvolti nella vita della Comunità, per riprendere il lavoro dei gruppi di ricerca (le altre attività come l'ìmpegno con i ragazzi, le riunioni del venerdì, la lettura della Bibbia, la compilazione del Notiziario, ecc., sono già in funzione);
2. fra gli organismi sociali del Quartiere per far ripartire il movimento;
3. fra le Comunità toscane per realizzare un collegamento più efficace anche in vista del Seminario di dicembre.

Molti altri, però, non erano d'accordo e hanno espresso l'esigenza di non strozzare così il dibattito, proponendo di riprenderlo alla fine del mese. Tutti siamo stati d'accordo.
A questo punto è stato deciso di inviare ai presenti e a quanti altri potessero essere interessati una sintesi della discussione avvenuta (in modo da poterla riprendere più facilmente e senza ricominciare da capo) e la comunicazione della data precisa del nuovo incontro.

Nella riunione di venerdì scorso si è discusso di come compilare

la sintesi e si è deciso di raggruppare i vari interventi in modo tale da mettere in evidenza i temi emersi.

Il tempo assai ristretto non ci ha consentito di fare un lavoro di sintesi molto accurato. Ci scusiamo se non sempre si è riportato fedelmente il pensiero.



Il prossimo incontro è fissato
per domenica 29 ottobre, alle ore 15
alle Baracche verdi, via Aceri 1
 


E' inutile ripetere che 8 aperto a tutti e specialmente a quanti hanno vissuto l'esperienza da protagonisti e sono interessati ai temi sui quali la Comunità è impegnata.


Anche questa volta l'incontro cade a dieci anni da un avvenimento piuttosto eccezionale: la grande assemblea del 31 ottobre.
La coincidenza è ancora una volta fortuita, ma in questi mesi è difficile trovare una data che non si ricolleghi ai fatti del '68, tanto quel periodo fu denso di avvenimenti.
 



(SINTESI DEGLI INTERVENTI
DELLA DOMENICA 8 OTTOBRE)



ASPETTI DELLA VITA E DELLA PARTECIPAZIONE NELLA COMUNITÀ

-Un tempo si usava porgere il microfono a tutti, ora non mi sembra più così. Forse la comunità si sta ripiegando su se stessa?
Con l'organizzazione dei gruppi che preparano l'assembla domenicale, non è subentrato un modo scolastico di portare avanti il discorso da parte di alcuni che hanno più capacità?

-Non ci si può fermare a personalismi, di fronte a un lavoro collettivo di enorme portata. Le difficoltà individuali e le crisi personali vanno superate perché l'esperienza comunitaria è globalmente positiva.

-Nel '68 il valore del "personale" era dimenticato. Si era convinti che in nome della rivoluzione si dovesse dimenticare ogni desiderio di realizzazione personale. Il "personale" doveva essere schiacciato in nome dell'obbiettivo collettivo. Da alcuni anni siamo convinti che una comunità ben ordinata è quella dove ogni singola persona ha uno spazio di rispetto e di espressione completa e totale. Vanno rivalutati in questo senso anche certi aspetti della liturgia che erano stati messi da parte per una reazione troppo radicale verso una liturgia magica.

-La nostra comunità ha portato avanti il messaggio di papa Giovanni: il messaggio della liberazione per tutti e non solo per una parte, per un partito, per una bandiera. Ma poi sembra che ci siamo un po' fermati perché non si è capito e forse si è torna ti all'ideologia.

-L'appello che viene da un insegnante è questo: forse avete un po' troppo abbandonato il discorso prettamente religioso. Mai come ora si è sentito il bisogno di riaffermare dei valori che sfuggono. Oggi, anche sul piano politico, si deve immergere la conquista del potere da parte delle forze del movimento operaio, nella ricerca di valori che vanno al di là del possesso. Tante persone che stavano intorno alla comunità forse cercavano questo e voi, in tal senso, avete ancora un compito: quello di privilegiare la ricerca di valori umanistici e religiosi verso cui desiderano proiettarsi tanti e in particolar modo i giovani,i quali fuggono nella droga ma cercano la speranza.

IL PROBLEMA DEI RAPPORTI CON LA CHIESA ISTITUZIONALE

-È un fatto che nella chiesa fiorentina siamo completamente isolati; non esiste alcun rapporto con gli organismi istituzionali; o siamo ignorati o siamo tenuti lontani per paura.
Ci troviamo nella stessa situazione di don Milani a Barbiana. Cosa si deve fare per uscirne?

-Non credo che l'Isolotto sia veramente isolato. La nostra posizione è ancora dirompente nella chiesa istituzionale, dietro un'apparenza di disinteresse. Il nostro metodo di lavorare, di leggere il Vangelo mette in crisi l'istituzione.

-Mentre subito dopo il '68 il movimento viveva, anche nella chiesa, una fase montante, ora si verifica una fase di riflusso. Basta vedere le folle che seguono in massa i funerali e le elezioni del Papa o che vanno a vedere la sindone. Vi sono una serie di valori che sono venuti meno e ne riemergono altri di natura alienante e regressiva.In momenti di riflusso come questo, è necessario impegnarsi più di prima perché ci sono grossi interessi che vogliono ricacciarci indietro.

-L'Isolotto si è caratterizzato per una insistenza tenace di ritenersi chiesa e non fuori della chiesa. Questo è stato un aspetto positivo del cosiddetto dissenso. La chiesa non è riuscita a ricacciare il movimento fuori dalle sue istituzioni, ma ha dovuto subirlo e confrontarsi con esso. Il fatto negativo è però che queste esperienze sono messe come in un limbo: non stanno né fuori né dentro. Il tentativo è di stringere sempre di più questo cordone sanitario fino a farle esaurire per soffocamento. Un grosso punto da approfondire è questo: che cosa vuol dire oggi considerarsi all'interno di questa chiesa? Ci sono dei grossi fenomeni nella chiesa istituzionale, coi quali si deve fare i conti: per esempio la presa che hanno le parrocchie e il riemergere del discorso religioso e mistico nei giovani. Alcune cose sono cambiate anche all'interno della chiesa: secondo me, in questi dieci anni la chiesa cattolica è l'istituzione che è più cambiata rispetto alle altre istituzioni anche dello Stato, pur tenendo conto che sono da discutere i fini. Ci sono fermenti nuovi che si muovono all'interno della istituzione; nelle parrocchie esiste un maggior pluralismo politico; perfino tra i vescovi c'è una certa articolazione.
Con tutto ciò noi dobbiamo fare i conti, tentando di riallacciare rapporti con un'area presente anche a Firenze, un'area che vive pur con disagio una certa situazione istituzionale, con gruppi giovanili che vivono all'interno delle parrocchie, con alcuni preti che si pongono delle problematiche abbastanza nuove.
Ci si crede alla possibilità di riallacciare tali rapporti?
Si ha la volontà di farlo? Cosa vuol dire impegnarsi in questo
senso oggi a Firenze?

-Per incidere nella Chiesa ci vogliono dei canali appropriati.
Una volta l'istituzione faceva da canale alle varie iniziative che prendevamo. Mancando i rapporti istituzionali, l'incidenza si fa problematica. D'altra parte l'azione nel sociale solo a lunga scadenza e di riflesso incide nella chiesa. Si tratta di trovare nuovi collegamenti. Poiché noi agiamo sia a livello di prassi che di elaborazione, a mio parere, dovremmo tenere costantemente informata la chiesa fiorentina nelle sue varie realtà, sia sulla nostra prassi che sulla nostra elaborazione teorica. Non possiamo limitar- ci ad occasioni sporadiche come si è fatto con il lavoro sull'Eucarestia.

-I canali attraverso i quali tentare di rompere l'isolamento e di creare collegamenti io non li ho in mente, però vedo che questa è l'unica strada. E' importante che una comunità di base sia incisiva nella chiesa, perché il suo apporto serve alla chiesa stessa non perché si adegui meglio a un mondo che gli sfugge di mano, ma perché sia più fedele e coerente agli insegnamenti del Vangelo.

IL PROBLEMA DEL RAPPORTO BASE -ISTITUZIONI

-L'esperienza della comunità ha dato notevoli frutti nel quartiere ed è stata punto dio riferimento e di confronto per molti. Secondo me, la comunità in quanto tale è stata di stimolo anche negli organismi e nelle commissioni del consiglio di quartiere. Essa deve continuare a partecipare e definire sempre meglio il suo ruolo.
Forse sarebbe da rivedere anche la decisione presa un anno fa di partecipare alle commissioni non come comunità in quanto tale ma attraverso i suoi gruppi di lavoro. Di fronte al riflusso che si verifica anche nell'impegno politico, nel quartiere si sta lavorando per un programma di riaggregazione e di partecipazione del movimento specialmente intorno ai problemi dei giovani e degli anziani.

-L'errore di coloro che operano per il cambiamento è spesso quello di illudersi che certe conquiste, una volta fatte, sono acquisite per sempre; invece vanno rinnovate di continuo. Per esempio, il lavoro di preparazione fatto nella parrocchia prima del '68 e che fu alla base della esplosione del caso Isolotto, deve continuare a caratterizzarci senza preoccuparsi troppo di risultati immediati. L'Isolotto ha dato finora un insegnamento fondamentale e cioè che la gente di base ha la possibilità e la capacità di dirigere la propria vita: è su questa linea che bisogna continuare.

-Nella situazione attuale, qualsiasi tipo di istituzione ha un pese crescente, sia per la crisi, sia per mancanza di altri modelli, sia per l'impoverimento di certi valori ideali: con tutto ciò noi dobbiamo fare i conti.

-Al Vingone viviamo in una situazione di isolamento non solo della chiesa ma anche all'interno del quartiere. Nella stessa area della sinistra, nel nostro quartiere, i vari gruppi politici vivono isolati tra di loro e addirittura in contrapposizione. Così i giovani si limitano ad esprimere la loro rabbia nelle piazze, magari spaccando macchine ed altro. Personalmente, non sono d'accordo sul loro modo di esprimersi e di stare insieme, ma constato che veramente non hanno spazio. C'è anche una grossa maggioranza di giovani e di gente che i politici definirebbero qualunquista perché non partecipa a nessuna attività, ma che io sono convinto che abbia molti valori e una sana rabbia da esprimere e non lo fa per paura rinchiudendosi in casa.
Questi conflitti passano anche attraverso il gruppo più impegnato della parrocchia del Vingone, con notevoli complicazioni. Una comunità cristiana, come si pone in una situazione come questa? La gente non parla più tra di se; ci si parla solo a gruppi omogenei: che funzione si può avere? Io non ho una risposta. Quella dell'isolamento da tutti i punti di vista è dunque la situazione che pesa molto anche su di noi.

Oggi c'è una grande difficoltà a credere nella partecipazione.
Ormai le realtà istituzionali hanno rioccupato tutti gli spazi culturali e politici, rendendo difficile ogni iniziativa di base.
Io sono convinto che molta della gente che partecipa alle istituzioni a parole è scontenta di come vanno le cose, ma nei fatti nessuno ha il coraggio di organizzare questa scontentezza. Ricollegandomi all'1solotto devo dire che per me esso è stato la prima realtà che mi ha insegnato che la direzione giusta non è quella del cambiamento a qualsiasi prezzo, ma del cambiamento che nasce dalla partecipazione di base. E' questo per me un valore in cui credo profondamente ma del quale la gente non vuol più parlare.
Nelle istituzioni che io ho sott'occhio, di partecipazione non c'è proprio nulla. Chi conta sono due o tre persone e guai a chi dissente. Perché ciò? Forse perché organizzare il dissenso fa fatica e poi anche perché ci viene fatto, da parte delle istituzioni, il ricatto del caos, della crisi, della criminalità, ricatto che ci costringe ad obbedire. Le istituzioni esercitano una funzione di controllo sociale spaventoso da cui probabilmente è difficile uscire. La
conclusione di tutto questo è che per noi l'esperienza dell'1solotto ha affermato il valore di una vera partecipazione, di essere dentro le istituzioni appassionatamente sul filo del rasoio, contestandole sempre quando non ci tornano. Questo è l'unico modo di stare al mondo. La comunità dell'1solotto è dunque oggi, dopo dieci anni, di una attualità sconcertante. Fra l'1solotto e Don Milani o Don Mazzolari, c'è, secondo me, una differenza qualitativa notevole.Lì si trattava di persone importanti,intelligenti,di geni eccezionali; qui si tratta veramente di aver iniziato a risolvere il problema fondamentale della società che è quello di cominciare a dar voce alla gente che genio non è ed ha una personalità normale.

-Oggi partecipare alle istituzioni democratiche stando sul filo del rasoio significa vivere un problema drammatico: o stare nelle istituzioni ed essere strumenti di controllo, o venir fuori creando nuovi spazi di partecipazione reale che fanno avanzare la società. Di fronte a questo dilemma abbastanza tragico c'è però una realtà che non offre molte speranze: c'è l'autonomia sindacale, l'esasperazione dei giovani, l'individualismo e l'arrivismo personale, la
sfiducia verso tutto... Fare dei nuovi sforzi di ripresa mi lascia sgomenta perché siamo sempre i soliti a dover ricominciare da capo. Forse ha ragione Gori quando dice che è un momento di ripensamento. Essere dentro le istituzioni è soffocante, la gente non conta, tutto si risolve nella spartizione di piccoli e grossi poteri. La comunità ha una tensione verso il futuro e verso gli ideali di partecipazione di base. Credo che però non si sappia bene come fare. Va riflettuto su quanto ha detto Fabio, ma è attraverso anche delle iniziative concrete che si scopre il modo di realizzare il proprio essere umano.