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Firenze 30 settembre 1977

AI CONSIGLI DI CIRCOLO E DI ISTITUTO
AI COLLEGI DEI DOCENTI
AGLI ALTRI ORGANI COLLEGIALI
DI TUTTE LE SCUOLE DEI QUARTIERI 4 e 5

AI CONSIGLI DI QUARTIERE 4 e 5
AGLI ORGANISMI SOCIALI
AGLI INSEGNANTI, GENITORI, CITTADINI

 

Il Comitato genitori della scuola media "A. Gramsci" ha inviato ai vari organismi scolastici e agli organismi sociali del quartiere una lettera nella quale, "per il rispetto della libertà di coscienza degli alunni, nello spirito e nella lettera degli articoli 3 e 30 della Costituzione italiana, chiede formalmente... che, in occasione dell'apertura dell'anno scolastico, siano notificate a tutti i genitori, tramite circolare, le norme di legge che riguardano la possibilità di chiedere l'esonero dall'insegnamento della religione cattolica".

Questa lettera ha servito alla nostra comunità come occasione per riprendere un dibattito da allargare a tutto il quartiere. Crediamo, infatti, che il problema dell'insegnamento religioso sia molto serio.
Chiediamo agli Organi collegiali delle varie scuole, alle Commissioni Istruzione e Cultura dei Consigli di Quartiere, al Comitato di gestione della Biblioteca comunale e agli organismi sociali di affrontare l'argomento e di discutere le iniziative da prendere in merito.
Per parte nostra vogliamo portare un primo contributo, frutto di lunga esperienza e riflessione, cha vi sottoponiamo perché sia oggetto di discussione e di confronto.

LA COMUNITÀ DELL' ISOLOTTO



 

 


- FIRENZE SETT. 1977 -
DOCUMENTO DELLA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO SUL PROBLEMA DELL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE.
 


DISTINGUERE FRA "INSEGNAENTO DELLA RELIGIONE" E "EDUCAZIONE RELIGIOSA".
 


Per affrontare correttamente il problema dell'insegnamento della religione, bisogna distinguere nettamente tale "insegnamento" dalla "educazione religiosa" .
Non si tratta di una semplice differenza di parole.
La distinzione si colloca in un contesto più vasto, nel quale si scontrano due modi molto diversi di concepire il rapporto educativo in generale: l'educazione come "insegnamento" di verità (scientifiche, storiche, religiose, ecc.) dall'esterno e l'educazione come liberazione delle facoltà e potenzialità di ogni ragazzo in modo che egli stesso possa cercare la verità; l'educazione autoritaria e l'educazione liberante.
L'insegnamento della religione si colloca apertamente nel quadro della educazione autoritaria.
Parlando in particolare della scuola media, ma il discorso vale sostanzialmente per ogni altro ordine di scuole, l'insegnamento della religione si basa sulla legge, tutt'ora in vigore, n. 824 del 5/6/1930 (ANNO IX DELL'ERA FASCISTA !) e sul Dpr del 24/4/1963. Tali ordinamenti stabiliscono che l'insegnamento della religione:
-deve essere fatto da insegnanti riconosciuti idonei e proposti dal vescovo;
-deve svolgersi "presentando le verità rivelate su Dio Creatore, Gesù Cristo Salvatore e lo Spirito Santo Santificatore" (Dpr. 24/4/1963);
-deve rispettare precise norme impartite dall'Autorità ecclesiastica e usare libri approvati dalla stessa autorità.

Ci sono, bisogna dirlo, insegnanti di religione che si rifiutano di praticare un tale insegnamento, sia perché sollecitati dagli altri insegnanti sia perché i ragazzi della Media a volte riescono a contestare positivamente oppure semplicemente esprimono il loro disagio "facendo baldoria".
Chi garantisce, però, a questi insegnanti la libertà di insegnamento e la possibilità di restare alloro posto? Nessuno, perché la legge 824 dice che "l'incarico (di religione) può essere revocato, anche durante l'anno, d'accordo con l'autorità ecclesiastica".
Quanti insegnanti di religione hanno perso e perdono il posto a causa della loro coerenza e del loro coraggio! E quanti si sentono bloccati nella ricerca di un qualsiasi rinnovamento dalla paura di restare senza lavoro!


I RISULTATI DELL' "INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE"

In una scuola come la "Gramsci" dove la pratica educativa è impostata in senso antidogmatico e antiautoritario e secondo il metodo della globalità e interdisciplinarietà (ma ormai tale ipostazione è sempre più diffusa nelle nostre scuole), l' "insegnamento religioso" appare come una realtà separata, sovrapposta e contraddittoria.
E il risultato? È sotto i nostri occhi ogni giorno.
Il ragazzo rifiuta totalmente il problema religioso in se stesso, che è tanta parte dell'esistenza storica dell'umanità e di quella personale; o si piega passivamente di fronte a questa specie di violenza ideologica; oppure, ed è il caso più frequente, mette insieme le due reazioni e cioè rifiuta la religione in quanto si è fatto convincere che l'unica immagine possibile della religione è proprio quella che cercavano di inculcargli.
Questi sono danni enormi perché il ragazzo subisce una vera e propria mutilazione della personalità che poi egli si trascinerà per tutta la vita, magari come inconscio senso di colpa oppure come angoscia di fronte ai problemi esistenziali o come bisogno di esperienze religiose misticheggianti.


ALTRA COSA È L' "EDUCAZIONE RELIGIOSA"

Vale, per quella che noi chiamiamo "educazione religiosa", tutto quanto è ormai ben noto a proposito dell'educazione liberante in generale.

a) IL RAGAZZO E NON LE VERITÀ AL CENTRO DELL'INTERESSE EDUCATIVO
Al centro dell'interesse educativo non ci sono le "verità" da trasmettere, ma il ragazzo con i suoi problemi, le sue richieste, i suoi bisogni, le sue possibilità, i suoi limiti, la sua volontà di vivere, di crescere, di divenire autonomo. L'educatore non considera il ragazzo come un recipiente vuoto e passivo in cui mettere la scienza o la rivelazione. Lo vede, al contrario, come una realtà dinamica, in continua ricerca, tesa a sviluppare tutto il proprio essere.
L'educatore considera so stesso non un depositario della verità, ma un semplice sostegno alla ricerca della verità da parte del ragazzo. I genitori, gli altri compagni, la comunità sociale sono altri sostegni.

b) RISPETTO VERSO TUTTE LE FACOLTÀ E POTENZIALITÀ
L'educazione religiosa, come ogni pratica educativa non dogmatica e non autoritaria, tende a riSpettare al massimo l'esigenza che ha il ragazzo di compiere la ricerca della verità usando tutti gli strumenti di cui potenzialmente dispone: l'intelligenza e la memoria, ma anche l'affettività, la socialità, l'immaginazione, la critica, le facoltà senso-motorie, ecc.
L'insegnamento religioso, con i suoi dogmi e le sue risposte  scontate ai problemi della vita, blocca le facoltà critiche e  creative sviluppando solo la memoria e, qualche volta, l'affettività indirizzata, però, verso un Gesù e una Madonna molto deformati.
Mentre l'educazione religiosa evita di porre il ragazzo di fronte a risposte già pronte, lo stimola a cercare in ogni direzione e non solo nella direzione della religione cattolica, lo aiuta a guardare criticamente alle risposte offerte dalle varie tradizioni culturali e religiose, lo spinge a immaginare risposte nuove che tengano conto del passato ma per andare avanti, lo invita a unirsi agli altri ragazzi per cercare meglio e per comunicare le proprie conquiste.

c) RISPETTO DEI TEMPI DI SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ
Il ragazzo, inoltre, ha bisogno di confrontarsi prima di tutto con la natura, con la vita, con la storia, partendo dalla realtà a lui più vicina.
Solo in un secondo momento, a un certo grado di sviluppo della personalità potrà e dovrà compiere il lavoro di riflessione teorica e di confronto con le ideologie e con il patrimonio della fede.
Questa gradualità non è affatto rispettata dall'insegnamento della religione. A volte, fino dalla scuola materna si pretende di parlare di Dio Creatore, di Gesù Figlio di Dio, dello Spirito Santo, del peccato, ecc. Sono tutte realtà o concetti filosofici complessi coi quali bisogna arrivare a confrontarsi molto gradualmente.
E invece si pretende di considerarli come cose scontate e di infilarli per forza nella mente e nella memoria dei ragazzi, facendo loro violenza.
Oggi, questa violenza viene spesso camuffata usando facili accorgimenti didattici. Non si insegna più in modo scoperto la "dottrina cristiana". Magari si fanno raccontini vari o si legge il vangelo, ma con un tipo di interpretazione che porta sempre lì, a quelle verità assolute e indiscutibili. È una violenza più sottile e forse più pericolosa.
L'educazione religiosa, invece, parte dalla vita, dai problemi concreti, dalla solidarietà fra compagni, dagli avvenimenti di ogni giorno.
Il primo passo è proprio quello di scoprire e giudicare il valore religioso presente in tutte queste realtà.
Poi viene il confronto fra queste realtà attuali e la storia umana passata e quindi anche il confronto col vangelo, letto però non in maniera ideologica, così come il confronto con altre tradizioni e culture religiose, pur tenendo conto che, di fatto, il cristianesimo ha segnato tutta la cultura occidentale.
Infine, si potrà e si dovrà giungere a contatto con gli aspetti più ideologici del cristianesimo e delle altre religioni.
Bisogna fare in modo, però, che il giovane possa incontrarsi con vari modi di intendere Dio, Cristo, il messaggio evangelico, ecc.; modi anche molto diversi fra loro ma tutti presenti nella secolare tradizione cristiana e anche oggi oggetto di dibattito all'interno delle chiese.
Via via che il giovane si sentirà maturo per fare una scelta di fede di carattere confessionale, sarà lui stesso a cercare liberamente la chiesa o la confessione in cui realizzarla e nessuno dovrà ostacolarlo.


AUTENTICITÀ DELLA SCELTA DI CHIEDERE LA DISPENSA DALL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE

A questo punto nasce una domanda: questa che abbiamo chiamato "educazione religiosa" in che cosa alla fine si distingue dalla educazione liberante presa in senso generale? Il lavoro di gruppo, la ricerca, la cooperazione, il confronto con la storia, lo studio degli usi, religioni e costumi dei popoli, non sono vera educazione religiosa? Non è un torto fatto alla stessa religione il separarla considerandola una "materia" a parte? Non è meglio valorizzare gli aspetti autenticamente presenti in tutta quanta l'educazione?
Una tale fusione fra educazione liberante in generale e educazione religiosa, che da tempo noi stessi sperimentiamo con  esiti positivi e di cui il nostro ultimo Notiziario riporta una esempio significativo, è negata dagli ordinamenti attuali e da quelli finora proposti nell'ambito della riforma del Concordato. Essi vogliono l' "insegnamento della religione cattolica" il quale, pur indorato, aggiornato, camuffato, sempre "indottrinamento" rimane.
Finché la scuola di religione sarà fatta in ore a parte,  finché sarà sottoposta a una autorità confessionale, a incominciare dalla autorizzazione degli insegnanti, per finire ai programmi e ai libri di testo, la richiesta di dispensa, oltre che pienamente legale, è una scelta autentica per il bene dei ragazzi.